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Full text of "Storia della Toscana sino al principato con diversi saggi sulle scienze ..."

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STORIA 

DELLA TOSCANA 



VOLUME III. 



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STORIA 

BELLA TOSCANA 

SINO AL PRINCIPATO 
CON DIVERSI SAGGI 

SULLE 

SCIENZE, LETTERE E ARTI 

DI 

LORENZO PIGNOTTI 

ISTORIOGRAFO REGIO 



TOMO TERZO 

P4RTE PRIMA 



PISA 

GO' CARATTERI DI DIDOT 
MDCCCXIIJ. 




/ 



J * 



DELL' ISTORIA 

DELLA TOSCANA 

LIBRO TERZO 



CAPITOLO l 

SOMMARIO 

Stato della Toscana dopo la morte deila Contessa Ma- 
tilde. Potenza e imprest de' Pisani. Crociate. 

JLi antica Toscana si estendeva dalla foce del- 
la Magra a quella del Tevere . Sotto i Du- 
chi, e Marchesi fu distinta in tre parti coi 
nomi di Toscana Reale, Ducale, e Roma- 
HH (i), i confini delle quali andarono spesso 
yariando . La Repubblica fiorentina ne con- 
quistb una parte , e finalmente passati i suoi 
dominj sotto i M edicei Soyrani , e i loro sue- 
cessori ^ e restato il nome di Toscana all' an- 
tico Stato fiorentino aggiuntoyi il sanese , e il 
pisano . Questo e il paese , della di cui istoria 
ci occuperemo adesso , percorrendo i tempi , 
in cui sciolto il yincolo feudale , che lo tene- 

(i) Chorograph. medii aevi. Mur. Scrip, ital. torn. lo. 

r. 111. p, L I 



i 



2 STORIA Dl TOSGANA. 

va debolmente unito all' Impero , le sue cittk 
come quelle del resto d' Italia si costituirono 
in turbolente repubbliche . Fra queste fissera 
la nostra attenzione specialmente Firenze, 
che mirando alia conquista della Toscana ab- 
braccia ne'suoi avvenimenti le piii impor- 
tanti vicende delF altre citta . 

Conservo la Toscana un' ombra di depen- 
denza dalla Contessa Matilde finch' ella visse , 
pill per un timore reverenziale , che per la 
di lei reale possanza. Gia molte citta si go- 
vernavano ct)me independent; e piii volte 
troviamo Pisa, e Lucca, che si fantio la guer- 
ra , benche signoreggiate almeno in apparen- 
za da Matilde . Si puo assicurare, che se v'era 
dependenza fin ch' ella visse , resto afTatto 
tolta alia di lei morte : molto piu essendo la 
sua eredita contrastata da varj pretendenti . I 
di lei successori Corrado, Ulrico, e Guelfif, 
che ne riceverono Y investitura , appena si tro- 
vano nominati . II vincolo di dependenza del* 
le varie citta di Toscana ando rilassandosi , e 
finalmente si sciolse , ma in varj tempi . 

Una delle citt^ di Toscana, forse la prima 
a sottrarsi al feudale go verno , fu Pisa • Stra- 
bone , ed altri autori hanno data ad essa una 
greca origine (2) . Situata vicino al mare sul 

(2) Strabone ( Geography lib. 5 ) racconta , che fu 
fabbricata dai Pisei del Peloponneso , che andati con 



1 "* 



LIB. I. CAP. I. 3 

triangolo formato nelle passate eta dalla con- 
fluenza di due fiumi Y Arno , ed il Serchio (3) , 
era attissima al commercio , ed alia naviga- 
zione in tempi in specie, nei quali questa si 
faceva con legni sottili . La troviamo percio 

Nestore alV assedio di Troja^ nel ritorno furono spinti 
altri sul lido toscano ov* e situeUa Pisa^ altri a Meta* 
ponto sul confine d* Italia^ secondo lo stesso autore era 
Pisa meno celebre a^ suoi tempi di quello fosse stata 
una volta ; si distingueva pure per lafertilita del ter^ 
reno , per legni da costruzione , e per la Lapidicina . 

(3) Tale e la posizione di Pisa notata da Strabone 
Lib, 5. Cost e descritta da Rutilio Nurnaziano , tanto 
tempo dopo , ne^ seguenti versi: 

« Alpheae veteris contemplor originis urbem 
« Quam geminis cingunt Arnus, et Auxer aquis. 

« Gonum piramidis coeuntia flumina clucunt, 
« Intratur modica frons patefacta solo. 

« Sed proprium retinet coroaiuni in gurgite nomen, 
« Et pontum solu5. scilicet Arnus adit. 
Kon e ben noto in che tempo il Serchio si sia ditnso^ 
dalF Arno : ambedue questi Jiumi hanno lefoci in 
mare distanti circa 6 miglia. E strana cosa, come 
una siffiuta notizia sia sfuggita alia diligenza del 
Chiarissimo Gibbon (Antiquities of aheHause of Bruns- 
wich ) , che gli ha creduti sempre uniti. Che siano stati 
sempre disuniti , e che il piccolo Oseri sia indicato 
neir Auxer non si pub sostenercy percKe le descriuoni 
di Strabone y e di Rutilio considerano F Auxer come 
unjiume quasi eguale alPAmOy giaeche se fosse stato 
un piccolo influeruey non avrebbe questi detto delVAr^ 
nOy dopo la congiunzione 

« Sed proprium retinet communi in gurgite noraen 
« Et pontum solus scilicet Arnus adit. 



¥. 



>S^ 



4 STORIA DI TOSCANA 

assai per tempo ricca, e mercantile, e fre- 
quentata da tutte le barbare nazioni, come 
appunto dalla ridicola querela che fa contro 
di essa il piii ridicolo poeta Donizone si de- 
duce (4) . I popoli navigator! sono stati sem- 
pre potenti, si per ie ricchezze, come per le 
cognizioiii utili, che coUa navigazione acqui- 
stano . Fino alia fine del secolo XV* quasi 
tutta la navigazione de' popoli europei , e di 
quelli delFAsia, e deU'Affrica che avevano 
communicazione, e commercio coi primi , si 
limitava al Mediterraueo , Adriatic©, Arcipe- 
lago , e Ponto Eusino, e le prime tre italiane 
Repubbliche Pisa, Genova, e Venezia ne fu- 
rono per molto tempo le dominatrici . Pisa , 
fino dall'anno 925, era la principale citta di 
Toscana per testimonianza di Luitprando(5). 
Nel principio del secolo XL cioe nelF anno 
1 004 , troviamo negli Annali Pisani , che que- 
sti fecero guerra coi Lucchesi, e gli vinse- 

(4) Doniz, nella vita delta Contessa Matilde scritta 
in barbari versi latini si lamenta aspramente che la 
di lei Madre Beatrice sia sepolta piuttosto in Pisa che 
in Canosstty e fa cost parlar Canossa 

« Qui pergit Pisas vidit illic monstra marina . . . 
« Hsec urbs Paganis , turchi^, Libicis, quoque Parthis 
« Sordida Chaldaeis sua lustrant litora tetri ec. 

(5) Questo Scrittore nel raccontarci che Ugone , m- 
s^itato al Regno d* Italia y sbarco a Pisa aggiunge quae 
est Tusciae Provincial caput. 



^T' y 



. A'sp— y '^''j , 






LIB. III. CAP, I. 5 

ro (6) ; ed e la prima impresa di una citta ita- 
liana contro di un altra, lo che mostra che 
gia ella agiva dii per se, e si era o totalmente, 
o almeno in gran parte sottratta al dominio 
del Duca di Toscana. Si legge negli Aniiali ioo4 
Pisani , ed in altri scrittori una serie d' iin- 
prese , varie delle quali oscuramente narrate , 
o forse esagerate . Cos\ nellanno ioo5, trovia- ioo5 
mo , che per una spedizione dei Pisani con- 
tro della citta marittima di Reggio , essendo 
stata lasciata sprovvista di difensori Pisa , Mu- 
setto Re, o Capo dei Saraceni , che occupava- 
no la Sardegna, colse questo tempo per farvi 
un'invasione, e dopo averle da to il sacco, si 
part\, o ne fu scacciato (7), Mentre intanto 

(6) « Fecerunt bellutn Pisani cum Lucensibus , et 
« Ticerunt eos ad aquam bongam . Ann* Pis. 1004. 

(7) jinn. Pis. Racconta il Tronci che una donna 
delta Kinseca Gismondi^ nel momento delPinvasione ^ 
corse gridando al Palazzo d^ Rettorij efece suonar la 
campana a martello , per cui radunati i Pisani ne 
cacciarono i Saraceni; che una statua Ju eretta nel 
quartiere di quella donna atta^cato dai Saraceni ^ e 
che ha dato il nome al quattiere suddetto : ma tutto 
il racconto e unafavola. Piii verisimilmente erq quC" 
sto il quartiere abitato daglijirabiy e Caldei che traf* 
ficavano in Pisa , Nelle tre fingue araba , caldea , ed 
ebraica la parol a Kinza o Kinseia ( giacche varia^ 
mente e pronunziata ) significa riunione , sinagoga , 
e congregazione sacra, o prof ana. Era probabilinente 
questo il quartiere os^e abitavano quel Jbrestieri, e vi 
poteva essere la Chiesa loro. 



t 
f 



6 STOHIA DI TOSGANA 

"^^ la flotta pisana gli scoiifisse presso Reggio , e 
di C. se crediamo alle stesse memorie se ne impo*- 
sesso ancora ( lo che pero non e asserito da 
alcun contemporaneo scrittore ) , questi Bar- 
bari stazionati in Sardegna duravano sotto 
la condotta di Musetto ad infestare il litto- 
rale d' Italia, ed occuparono improvvisamen- 
1016 te la citxk di Luni. Temendo il Poritefice Be- 
nedetto VIII. che vi si fermassero , si dice (8) 
che vi mandasse un' armata ; ma non essendo 
allora i Pontefici in stato di aver deirarmate, 
e pill probabile che eccitassero i Genovesi , e 
' i Pisani ad espellere un potente nemico da 
un posto , che per essere egualmente vicino 
ad amendue i territorj, avevano queste due 
citta lo stesso interesse di cacciarlo (9) . Si 
racconta che Musetto appena potfe salvarsi 
coUa fuga, che la maggior parte di quei bar- 
bari resto tagliata a pezzi , e la stessa Reina , 
i di cui ornamenti preziosi furono inviati dal 
Papa al Re Arrigo IL Era molto naturale che 
i Pisani , e i Genovesi , i quali doveano star 

(8) Diimar Chron. Lib. FIL 

(9) E notato negli AnnaJi Pisani y anno 1017. „ Pi- 
sani, et Januenses feceruDt bellum cum Sfugeto, et 
Ticerunt ilium ,, . Ditmaro pone la spedizione dtata 
nelV annx) at^anti, ma o qualche errore in quei tempi 
assai comuney o la i>aria maniera di cotnputar Pan* 
no y pub accomodare la cronologia . 

6 



\ 



LIB. I. CAP. 1. 7 

sempre in timore delle piraterie, e iiivasio- "jj^ 
ni di quei barbari , finche occupavano la Sar- di C. 
degna, pensassero seriamente a snidarli da ^^^^ 
quel paese : il Papa stesso spedi a bella posta 
ai Pisani Legato il Vescovo d' Ostia per ani- 
marli a tale impresa : quest! uniti ai Genovesi 
conquistarono la Sardegna (lo), cacciandone 
i Saraceni ; e il Papa per quel diritto , che 
credeva di avere su tutti i regni della terra , 
investi del dominio i Pisani , non senza ge* 
losia dei Genovesi, i quali meno potenti in 
quel tempo, dovettero cedere alia forza. II 
bisogno scambievole di difendersi dal comu- 
ne nemico gli tenne uniti , ed essendo nellan- 
no 1 020, quei barbari sotto lo stesso Con- 
dottiero sbarcati in Sardegna , ne furon riuo- 
vamente cacciati : restb preda dei vincitori 
tutto il loro tesoro , che per una indennizza- 
zione delle spese fu concesso ai Genovesi . 
La potenza navale di Pisa andava sempre 
crescendo : noi non ci arrestiamo sopra altri 
avvenimenti avvolti nelF incertezza , e oscuri- 
ta dei tempi (11). L'anno io63 h assai glo- io63 

(10) j^nn, Pisan. Rerum Ital, Scrip. Tom, 6. 

(11) Tali sono la presa di Cartaginef anno io35, 
della citta di Lipari cal saccheggio di qiielV Isola^jg 
la conquista di Roma ( Sigon. de regno itaL Ann, Pis. 
Tronci )y ed altre simili imprese che negli Annali Pi^ 
sani, Rerum Italic. Scrip., ed in quelli del Tronci si 
narrano . 



8 STORIiW DI TOSCANA 

"J^ rioso per Pisa . Con una potente flotta anda- 
di C. rono i Pisani ad attaccare la citta di Paler- 
'^ mo: egli e difficile il credere che la prendes- 
sero come asseriscono gli Annali Pisani. Una 
citta tanto popolata di gente guerriiera come 
i Saraceni , non si occupa facilmente da quel- 
la gente da sbarco, che poteva esser suUa flot- 
ta pisana ; piu verisimile e cio che narra il 
Malaterrg , che accorsa alia difesa dal vicino 
paese^ al comparir della flotta , una innume- 
rabile quantita di Mussulmani uniti ai citta- 
dini , si contentassero i Pisani , rotta la cate- 
na che serrava il Porto, di bruciare quattro 
navi, e condur seco loro la piu ricca, del 
bottino della quale assai grande , fu fatto uso 
per cominciare la magnifica Cattedrale (i2). 
Si accese intanto il fervore delle Crociate, 
impresa tanto lodata negli antichi , biasimata 
nel secolo presente. II religioso entusiasmo 
e r ignoranza del tempo nascondevano cioc- 
che la ragione, e la sana politica potevano 
chiaramente mostrare . Avrebbero queste 
sconsigliata un' impresa si lontana, la quale 
se aveva felice esito , era facile il prevedere 
che non si poteva lungamente tenere da' Cri- 

( f a) J? cib narrato da una delle principali iscrizio'- 
ni posta nella facciata del Duomo , ove pero non si 
pari a della presa di Palermo , lo che , se fosse stato 
veroy non si sarebbe taciuto nelPiscrizione , 



LIB. III. CAP. I. 9 

stiani una si lontana conquista; la religione "^[^ 
illuminata non avrebbe permesso lo spargi- di C. 
meiito di tanto sangue innocente • Era certa- ' ^^^ 
mente onorevole pe' Cristiani il possedere il 
suolo ove r Autore della loro Religione nac- 
que , visse , e coUa morte comp\ il mistero 
della Redenzione : la vista di questo suolo 
poteva ispirar pensieri santi , ed incitare ad 
atti virtuosi : questi pero sono accetti al Cielo 
in qualunque paese : nondimeno V impresa 
sara sempre riguardata con occhio rispettoso 
non tanto per la venerazione religiosa che 
vi si .attacca senza molto esaminarla , quanto 
per esser resa immdrtale , e posta per le boc- 
che de' dotti , e degl' indotti da uno de' piii 
sublimi , e piii soavi pezzi di poesia , che ab- 
bia prodotto Tingegiio umano, in cui tutto 
h eroismo , quasi tutto e religione . II freddo 
istorico per altro, che riguarda con occhio 
imparziale quelli avvenimenti , vede piii mi- 
lioni d'ingannata gente condotta al macello, 
costretta a depredar , per vivere , i paesi cri- 
stiani per cui passava , ispirando un egual or- 
rore agli amici, e ai nemici, morendo la mag- 
gior parte di stento , o di ferro , perdersi per 
1m strada<) pochi giungere alia difficile con- 
quista^ e in mezzo al sacco, agli stupri, e al 
sangue di cui inondarono Gerusalemme (i3), 

(i3) La strage orribih fatta da* pii guerrieri nel 



10 STORIA DI TOSCANA. 

j^^ andare a prostrarsi al Santo Sepolcro . A que- 
di C. sta impresa ^ allora tanto gloriosa, si mossero 
'^^^ le potenze marittime italiane, i Veneziani, i 
Genovesi , i Pisani spinti egualmente dalV a- 
raor della religione , e del guadagno . Essi fu- 
rono i provvisionier^ di queste armate : porr 
tarono loro viveri , armi , munizioni , e si ar- 
ricchirono delle spoglie dell' Asia : il Tasso , 
che ha con molta esattezza seguitato i veri 
avvenimenti della sacra giierra , che piii volte 
ha fatto onorevol menzione de' Genovesi , e 
ne' cui versi il ligiure Guglielmo fabbricatore 
della fatal Torre h tanto distinto^ ha obliato 
i Pisani (i4). Ma egli non ebbe il torto, giac- 



tetnpio diSalomoney descritta dal Tasso , Canto ig,^ 
un fatto istorico , colla sola differenza che invece di 
Rinaldoy can cui il Tasso voile onorare la Casa d*Este, 

vi si trovo Tancredi in teniplo se concluserunt , 

ergo Tancredus cum suis adveniens , expugnare eos 
coepit: nee mora fores patefactae . . . • caedes immensa 
peracta est , adeo ut in cruore peremptorum , pedes 
nostrorum tenus suras pene tingerentur, neque fa9- 
minis, neque parvulis pepercerunt ;3 . Gesta Dei per 
Francos, 

(i4) // Guarini non anuco del Tasso nota quest^ O" 
missioncy come animosithj in quel sonetto sul Giuoco 
del Ponte . 

Quale or di guerra in simulacro c^rmata 
Di valors indivisa Arno divide ^ 
E qualfu semprey ove pill Marte ancide, 
Pisa a pugnare inuitta : a vincer nata ; 



/ 



LIB. I. CAP. I. 



II 



che giunsero tardi a quell' impresa , guidati'"^ 
dal loro Arcivescovo Daiberto (i5). Bench^diC. 
avessero si poco dritto alia conquista , ci si *^^^ 
manifesta la potenza dei Pisani , e del loro 
Arcivescovo, nelle indiscrete di lui preten- 
sioni . 

Create Patriarca di Gerusalemine per quel- 
I'autorita, che si arrogavano i Papi di esser 
temporali padroni del mondo , dei quali Dai- 
berto era il Vicario , pretese questi esser Y ar- 
bitro del nuovo regno. II pio Goffredo si 
piego a prendeme da lui Y investitura : un 
quarto della citta fu ceduto alia Chiesa, colla 
condizione che, alia morte di Goflfredo senza 
successione , o quando nuovi acquisti ne aves- 
sero accresciuto il piccolo regno, la santa 
citta assieme con GiafTa ritornerebbero al 
sovrano Signore , cioe alia Chiesa . U esten- 
sione ilella pisana possanza in quella citta e 



Tal da penna famosa invidiata 

Pugnar Goffredo in sul Giordan la vidcj 
E schiere dissipar Perse , e Nwnide 
Di sacre spoglie^ e piu di gloria ornata. 

Se tal era (TEtruria il vinto stuolo 
Al periglioso varco , allor che volse 
JJ intrepid o Romano a lei la f rente; 

Lafama , che canto d^ Orazio solo 

Contro Toscana^ or narreria, che tolse 
Un sol Toscano a tutta Rama il Ponte . 

(i5) Vedi Gesta Dei per Francos . 



12 STORIA DI TOSCANA. 

conferinata dal nome di CasteUo Pisano, che 
fu dato aH'antica Torre Psephina detta anche 
la Torre di David, ove il Tasso dopp la presa 
della citta fa ricoverare il Soldano con Ala- 
dino . 

C'APiToio n. 

SOMMA^IO 

* • • • 

Origine di Firenze. Suo incremento. Situazione delle 
sue mura. Pandette trovate dai Pisani iir Amalfi. 
Varie Repubbliche in Toscana . Governo di Siena « 
Impresa delle B^leari fatta dai Pisani. Altri acquisti 
e pote^za.de* medesinii . 

I ^ , . • 

Ua quelle medesime cause che lentamente 
operando avevano prima indebolito, e poi 
distrutto il potere degl' Imperatori , e dei Du- 
chi suUe citta di Toscana , Firenze. si trovo 
libera, benche piii tardi che Pisa: la potenza 
maggiore, che le riccheafce acquistate dal 
commercio davano a quella citta , furon pro- 
babilmente la causa , che si ponesse in liberta 
prima di Firenze; per molto tempo non fu 
che una piccola citta, e di poco rilievo. Nata 
probabilmente dair industria di coloro che 
dal mare , e dalla ricca e commerciante citta 
di Pisa col comodo delF Arno , trasportayano 
le merci alia popolata citta di Fiesole , dove- 



LIB. 111. CAP. II. l3 

vano i suoi abitatori stabilirsi suUa sponda 
dell' Arno specialmente dalla parte fiesolana , 
quando per Y arte , o per lente operazioni 
della natura, rotto ed aperto il sassoso in- 
ciampo che alia Golfoliiia probabilmente im- 
pediva il libero corso delF Arno, Tacque la- 
sciarono scoperta la piaiiura fiorentina (i). 
L' industria , ed il commercio chiamando le 
ricchezze , e queste la pbpolazione , dovette 
la citta accrescersi , e la comoda situazione 
chiamarvi a poco a poco gli abitatori di Fie- 
sole . Cos! Firenze figlia di Fiesole si aumento 
spogliando de' suoi abitatori la madre (2) , 
specialmente quando le incursioni dei Bar- 
bari del Settentrioiie esserido*- cessate , meno 
necessaria si rendeva la sicura posizione d' un 
monte , e quando la forza crescente della fi- 
glia era giunta a segno di poter resistere al 
par della madre alFaccidentali violenze e dei 
Signori feudali , o di emule citta . Che Firen- 
ze fosse una colonia romana dedotta da Silla , 



(i) f^edi Introduz, anche il Landino lo attesta. 
« Sillans primus fugienus asperrima montis 

" Purgavit nostros arte oolonus agros, 
« Atque Arnuin recta contractum undique liiiiphift 

« Obice disrupto eonipulit ire via. 
(a) « E il fiorentino popolo inaligno , 
« Che discese da Fiesole ab antiquo , 
« E tiene ancor del sasso , e del macigno ec. Dan, 



1 4 STORIA DI TOSCANA 

fix credenza comune degli storici di questa 
citta, appoggiata piu sulla incerta tradizio- 
ne , che sopra autentici monumenti . Polizia- 
no ha mostrato che la colonia fu dedotta dai 
Triumviri Augusto , M. Antonio , e Lepido (3); 
e se quando ha parlato come poeta ha chia- 
mato Firenze citta Sillana (4) , scrivendo poi 
come critico ne ha mostrata la vera origine 
coU'autorita di Frontino (5). Ai coloni sol- 
da ti Cesariani furono assegnati 200 jugeri di 
terreno , ed e molto probabile che da questi 
veterani guerrieri fosse eretta la statua di 
Marte, che si conservb fino ai bassi tempi, e 
fabbricato ilTempio a questoDio, convertito 
poi in quello del Batista (6) . Anche il nome 

(3) Epist. lib. (. epist. 2. ad Petrum Medic. 

(4) Elegia in obitu Albierae Albitiae. 

(5) Juli Front, de agrorum mensuris. Kedi Borghi- 
Hi deW origine di Firenze, 

(6) Son divisi gli Arttiquarj su questo Tempioj cre-^ 
dendo alcuni, che sia stato sempre Battistero : anclie 
la statua di Marte si crede dai piu, che fosse la sta^ 
tua di qualche antico Romano y Patrono della Colonia^ 
e se Deramente era a cas^allo, V opinione e giusta, per* 
die il Dio Marte non si rappresentas^a a cavallo . Oltre 
questi monumenti ^ gli Antiquarj hanno trowUo nella 
citta vestigj del circOy delle ternUy ed altri antichi 
edifizj. Chi si eompiace di siffatte notizie pub consul^ 
tare Borgkini, Diss. sulC origine di Firenze y il Manni in 
molte diss, ec. Pel Tempio di S. Giovanni vedasi il 
Meiy Lettera al Borghiniy ma in specie Gio. Battista 



LIB. I. CAP. I. 1 5 

di Florentia e motivo di gran questione : fra 
tante congetture quella sembra la piii verisi- 
mile che dal nome dei fiori, ossia dei gigli 
fiorentini, de' quail erano tanto sparse le cam- 
pagne, prendesse il nome (7). Comunque cio 

NelU^ che con assai solide ragioni lo crede eretto nei 
tempi longobardici . 

(7) Forse Arva florentia^ coni^evtito in Fiorenzay 
ciocche anco dalla moneta Jiorino y in cui e impresso 
lo stesso fiore^ da S, Maria deljiore^ e da tanfaltre 
testimonianze vien confermato , essendo facile poi il 
convertire un giglio in un altroy o mutame il colore y 
come spesso awenne nellefauonL Campus erat ad Mu- 
nionis ripas florum omni genere, sed praecipue liliorum 
fecundissimus . Scala hisufior. Ed allora il Mugnone 
passai>a per la citta . II Kettori ( Fior, illustr. ) sostiene 
che la sola parola Florentia significa Gigli traendolo 
dal lib, 2. de* Paralipomeni ec. II Menochio spiega la 
parola Florentia per flores liliorum . // Dott. Lami 
nelle sue Lezioni dH Antichiia toscane Lez, i. 2. ec, ha 
preteso sostenere che Firenze fosse Jahhricata dagU 
antichi Etrusci: molte delle sue congetture sono deho'^ 
lissimcy alaine ingegnosey ma tutte insieme incapaci a 
pro^arlo . // crederla citta etrusca , perclte la sua edift* 
cazione non e nominata nelV istoria romana , e debo" 
lisshno argomento. Pache citta sono state solennemen^ 
te fabbricate in guisa da esserne tenuto conto dagli 
storici : moltissime son note da poche case riunite in^ 
siemcy accreseiute insensibilmente y eper circostanzefa* 
voreifoliy d^oscuri castelli dis^enute poi grosse citthy come 
e accadiUo a Firenze, U essersi scavati in Firenze y o 
piuttosto nelle vicinanzey dei monumenti etruschiy non 
prova se non che Firenze e statafabbricdta sopra suolo 
etrusco . Se sopra alcuni deserti terreni, sotto i quali 



l6 STORIA DI TOSCANA 

sia, e per lo piu delle citta, come degli uo- 
miiii; la loro infanzia e sepolta neiroblio. 
Questa fu assai lunga nella citta di Firenze , 
e se s' eccettua il passeggiero lampo di valore 
de' Fiorentiiii iiel sostener Tassedio di Rada- 
gasio , non comincio a brillare finche non fu 
costituita in repubblica. L'estensione delle 
sue mura era assai piccola , e si trovaya tutta 
suUa riva destra dell' Arno: tale fu il suo pri- 
me cerchio : cominciando da levante , al canto 
dei Pazzi era la Porta detta di S. Pietro , dal- 
la chiesa di questo nome situata fuori di es- 
sa : di qui si volgeano le mura verso tra- 
montana a S. Maria in Campo , e poi verso 
al Canto alia paglia, ma curvandosi, ove ora 
h il principio della via de' Servi , era una pic- 
cola porta o postierla , come allora dicevasi , 
ed un altra simile ove oggi e il principio di 
Via de' Martelli : trovavasi poi la seconda 

sono stati trovatiimportanti monumenti etruschi , fos- 
sero innanzi state fabbricate terre^ o castelliy V inven* 
zione di quel monumenti non caratterizzerebbe quel 
castelli per Etruschi: per concludere^ tutti i barlumi 
delle congetture di quel dotto uomo non vagliono a 
contrabilanciare il silenuo perpetuo degli Scrittori sul- 
r esistenza di Firenze in tempi anteriori alia deduzio-' 
ne della Colonia, e s*era uria citta considerabile etru- 
sea ornata di teatri, anfiteatriy bagaiy ippodromi ec. 
di laiforo J e tempi etrUschi come sostiene F Jutore ^ 
sarebbe stata qualcke volta nominata come Etrusca 
dagli antichi Storici, e Geografi. 



LIB. III. CAP. 11. 17 

Porta principale al Canto alia paglia^ detta 
Porta del Duomo , o del Vescovo ; quindi cur- 
vandosi le mura^ si giungeva alia terza Porta 
detta di S. Pancrazio dalla chiesa di quel no- 
me , situata fuori di essa : piegandosi verso 
mezzogiorno trovavasi una postierla detta 
Rossa press' a pbco nel luogo ehe ne ritiene 
ancora il nome: di qua giungevasi alF ultima 
Poi'ta detta di S. Maria , da una chiesa di tal 
nome (8) : da quel punto girando le mura al 
luogo ov' e situate il Palazzo de' Giudici di 
Rota , e allora probabilmente Castello , detto 
Altafronte, includendo S. Piero Scheraggio, 
e la Badia , si ricongiungevano a Porta S. Pie- 
tro. Dentro s\ piccolo spazio era racchiusa 
r antica Firenze , ed un solo ponte allora fuo- 
ri della Citta , nel posto ove Arno e piii ri- 
stretto , serviva a questa piccola popolazio- 
ne, che per essere il piii antico di tutti con- 
serva ancora il nome di Pontevecchio (9) . Co- 
minciando la citta a liberarsi da un oppress 
sivo governo, e a prendere vigore se ne au- 
ii^ento presto la popolazione; e molti sub- 

(8) Disfatta quella Chiesa. , o cangiato il suo nome , 
e mutata la Porta y ha durato il loco a chiamar si Por 
S, Maria : U Ammirato dice ;=; La chiesa di cui pren- 
deva il nome ritirata piti addentro , e thiamata 5. Bia^ 
gio indarno cercherehbe alcuno di rinvenire . 

(9) Malasp, Villaniy Varchi^ Amm. 

r. IIL p. L 3 



I 



l8 STORIA Dl TOSCANA 

borghi furono fabbricati fuori del primo re- 
ciiito . Divenuti quest! assai estest fu d' uopo , 
e per porgli al coperto del nemici assalti, e 
per crescere 1' entrate del Pubblico coi dritti 
delle porte , cingere di mura la novella parte 
della citta . Chiu&a da queste la Chiesa di. 
S. Pietro , presso di essa fu situata la Porta 
di questo iiome , e volgendosi per quella stra- 
da che passa d' avanti a S. Maria Nuova , giun- 
gevasi a S. Lorenzo , che ne era compreso , e 
la Porta ne prendeva il nome. Di qui circo- 
larmente si veniva ad Arno , nel quale spazio 
erano due porte, cioe Porta a S. Paolo, e 
Porta Carraja sulF Arno , e fra queste , due po- 
stierle, indi le mura secondavano il fiume 
fino al Castello d' Altafronte , o Palazzo dei 
Giudici 'y d! onde slontanandosi dal fiume an^ 
davano nuovamente a ricongiungersi con la 
Porta di S. Piero: Fu cominciato questo lavo- 
ro nell'anno 1078, e continuato per piii an- 
ni. Nello spazio dei due segueati secoli era 
tanto accresciuta in specie suUa sinistra riva 
deir Amo , che fu d' uopo di nuo^e mura cir- 
condarla ( anno 1 285 ) , lo che fu eseguito 
coir opera d un illustre aichitetto, Arnolfo , di 
Lapo , il qual recinto con qualche variazione 
e giunto fino ai nostri tempi . L' epoca preci- 
sa, in cui Firenze onninamente sottratta al 
dominio de' Duchi di Toscana , si costituisse 



LIB. 111. CAP. rf. 1^ 

in repubblica , non e ben nota . Siccome pero 
il freno con cui la reggevano , andava sempre, 
come abbiam visto, allentandosi, si scorgo- 
no talora esercitarsi da Fireilze, e da altre 
citta degli atti di citta libera, forse in quel- 
r inter valli, nei quali la potenza de' Duchi 
era indebolita^ o nella loro lontananza. Al- 
cuni pero di questi fatti narrati dagli antichi 
storici, sono con molta ragione negati dai 
modemi (lo). Cosi riguardasi adesso come 
una favola che i Fiorentini , ai quali Fiesole 
dava ombra^ benche tanto diminuita^ nella 
festa solenne di S. Romolo che in quella citta 
si solennizzava , andati colassii in numerosa 
schiera , quando mena se V aspettavano i Fie- 
solani ^ date le mani alle armi se ne impadro- 
nissero , e smantellando le case costringessero 
gli abitatori a scendere a Firenze (i i) . Scar- 
se ed incerte notizie abbiamo degli avveni- 
menti di questa citta fino alia fine del dodi- 
cesimo secolo , in cui si scorge la Repubblica 
stabilita, e se ne comincia a conoscer piii 

(lo) Murat, Ann, d^ItaL an, loio. 

(ii) Le memorie delF anno 1027, ci mostrano nel 
Diploma di Corrado Primo , // contado Jiesolano di- 
stinto dal fiorentino : esistes^a sempre il suo F'escovo , e 
le lettere d* Jacopo vescovo di quella citta riportate 
dair Vghelli , fanno menzione Civitatis Fesulanae: non 
Bra dunque quella citta distrutta . 



20 STORIA. m TOSCANA. 

chiaramente V indole del governo. In questo 
non piccolo spazio di tempo, in cui Firenze 
non fu intieramente serva , ne libera , si tro- 
vano negli antichi storici avvenimenti, che 
partecipano molto del romaiizo : noi percib 
vi passeremo sopra rapidamente . La potenza 
marittima di queste repubbliche ne faceva 
ricercar spesso I'ajuto da varie potenze: Ro- 
berto 11. Principe di Capua a dispetto delF in- 
vestitura , e de' soccorsi di Papa Onorio II. 
era stato cacciato dal suo dominio dal cele- 
bre Ruggieri IL, Conte, e poi Re di Sicilia ; 
e ad onta della Grociata bandita in suo favo- 
re, Roberto si era trovato costretto col Papa 
istesso a ricovrarsi in Pisa a sollecitar 1' ajuto 
della Repubblica . Mossi da zelo di religio- 
ne, e dair oro i Pisani, approntarono una 
flotta , e alia fama che Ruggieri fosse morto , 
con 20 grosse navi trasportarono Roberto a 
Napoli, ove accolto con quell' applauso , che 
r istabilita del popolo suol fare a ogni Prin- 
cipe ultimo giunto, credette in un momento 
di divenire il padrone del regno . La flotta pi- 
sana si accrebbe in seguito di altre 20 navi, 
colle quali fu dato il guasto alia costa , sac- 
cheggiate delle citta, e fra queste Amalfi, de- 
caduta dalFantica gloria , e potenza, ma sem- 
pre assai ricca (12) . Fu grande il bottino dei 

(i 2) Cronica variaPisaaa. Murat. Renini, itaLtoin.%* 



LIB. 111. CAP. 11. 21 

Pisani ; ma la part^ piu preziosa si asserisce 
che fossero le Pandette , perdute , o quasi 
obliate in Italia . Si controverte perb il fatto , 
e non e questo il loco di criticamente esarai- 
narlo (i3) , ma supponendolo vero, e assai 
onorifico ai Pisani che in quella eta di pochi 
lumi , in mezzo a'feroci , ed avidi guerrieri , vi 
fosse chi pregiasse tanto quest' opera di ri- 
putarla degna di adornare la patria . La Re- 
pubbliea fiorentina credette il prezioso ma* 
nuscritto un trofeo degno delle sue vittorie ; 
e dopo la conquista di Pisa lo trasportb in 
Firenze ove e guardato sempre dai forestieri 
con una venerabile curiosita. II supposto ii33 
acquisto delle Pandette ha resa celebre la pi- 
sana spedizione piii della conquista delle Ba- 
leari , e lie questioni insorte in seguito su quel 
Codice hanno contribuito ad illustrare Y isto- 
ria di quella Repubblica; ma Timpresa non 
fini felicemente pe' Pisani • Ruggieri vivea 
sempre : la morte della sua diletta moglie lo 
avea gettato in cupa melanconia per cui in- 
visibile a tutti stava rinchiuso in una came- 
ra, e il pubblico avido sempre di noviti, e 
pronto a far congetture , e a convertirle indi 
in certezza , ne avea immaginata la morte. 

(i3) Parleremo piu a lungo di tal questions a sua 
iuogo . 



22 STORIA Dl TOSCANA 

"■^^Riscosso dalla malinconia Tattivo Ruggieri 
di G. alle nuove delF invasione di Roberto , e dei 
^ Pisani , volando rapidamente di Sicilia al con* 
tinente, trovati i Pisani alFassedio della Frat"^ 
ta, li ruppe facendo moltissimi prigioni (i4), 
e li costrinse a ritirarsi precipitosamente col 
Principe Roberto a Pisa. Nella venuta pero 
in Italia di Lotario III. Imperatore, che so- 
stenne il Papa, ed occupb la Calabria, e la 
Paglia^ i Pisani con grande armata andarono 
a coadiuvar V impresa , occupando , e sac- 
cheggiando molte citta della costa, ed asse- 
diando Salerno ; da cui indi o per dispetto 
concepito contro V Imperatore , ed il Papa , o 
per altro motivo non ben noto, si ritiraro- 
no (i5). Per molto tempo si segnalarono i 
Pisani nelle marittime imprese quasi sempre 
nemici de'Genovesi, e talora dei Venezia- 
ni (i6), essendo queste le potenze che si con- 
tfrastavano V impero del mare . 

Le imprese di terra awenute in Toscana 
in questi tempi fra le citta recentemente li- 
bere non sono di gran conto . Oltre la fioren- 
tina I) e la pisana erano nate in Toscana molte 
altre repubbliche , secondo la forma di quei 
tempi , come abbiamo a suo hiogo osserva- 

(i4) Breviar. Pisanae historiae . Mur. Rer.ital.tom.6. 

( 1 5) Romual, Paler. Chron. Rer. ital, torn, 7. 

(16) Dandol, in Chron. Rer, itaL torn, i3. 



LIB. III. CAP. If. 23 

to . Lucca tiominata piii volte dai dassici'JJf 
scrittori (i^)«, fuantica Colonia dei Romani. diC. 
Ne' bassi tempi pero la sua celebrita divenne ^ ' 
maggiore per essere stata piii frcquentemente 
la capitale di Toscana , o sia la sede de' Duchi , 
e Marchedi (i8), e aver in appresso mutata 
forma di governo, per la poteuza a cui fu 
sollevata dall' ingegno , e valore di un suo 
cittadirio ^19). L' origine di Siena non h s\ 
receiite come e stata V opinione di molti 
scrittori (20) . Siena fu anch' essa Colonia 



( 1 7) Cicer. Lw. Veil, Pater, Tolom, ec. Fu stabilita 
Colonia Rom. ia8 anni avanti Fbra Crist, Veil, Pater, 
lit. J. Up, lib.^i. Si rammentano delle dispute fra i 
Pisanif e i iMCchesi a motisfo di Territorio . Liv. lib. 45. 

(18) Fiorentini Mentor, sulla Co nt essa Matilds , 
(rp) Castruccio Castracani Antelminelli . 

(20) L Istor. di Giov, Fill, lib, i, c. 56, e plena d* a* 
nacronismi sulV origine di Siena, Biorulo Flavio^ e 
Leonardo Bruni appoggiano le loro a^serzioni sopra 
instabilissimi fondamenti, Strabone, TolomeOy e Plinio 
ia nominano tra le citta di Toscana • La Sena Gallira , 
o Sinigaglia e di origine piii antica detta dai Galli * 
Senoni =3 ec clans ^ et Rubicon , et Senonum de nomi- 
ne Sena s . Ai Senesi toscani deve applicarsi il raocon" 
to di Tacito , che da essifu battuto probabilmente coi 
pugni , ( giacche non si parla di bastoni ) // Senatore 
Manlio , Un congetturale antiquario potrebbe trovare 
in tal awenimento la disposizione di quel popolo al 
giuoco dei pugni. Manlius patritius Senator pulsatum 
se in Colonia Senensi coetu multitudinis, et jussu ma- 
gistratum quaerebatur , Tocati qui arguebantur et oo-> 



2^ STORIA DI TOSCANA 

■"Ij^de' Romani (21), che per esser creata tale ai 
cHG. tempi del regno della famiglia Giulia, e pro- 
' * ^ babilmente d' Augusto , fu chiamata Siena 
Giulia. La sua celebrita pero coraincia all'e- 
poca deir italiane repubbliche. Come Firenze , 
Pisa , ando ella estendendo il suo territorio , 
soggiogando i Signori feudali , e si estese fino 
al mare su i desolati paesi di Populonia, e di 
Rosselle, si occupo nel commercio ^ cui apri- 
va un comodo passo il porto di Talamon© 
utile in seguito anche alia fiorentina Repub- 



gnita caussa in convictos vindicatum , additumque Se- 
natus Consultum, qnoSenenses modestiae admonentur. 
(» i) Ne^r/i anticki itinerarj si trosfa Sena julia pik 
volte per indicare la Siena Toscana : Plinio racconta 
le colonie stabilite s Falisca Rusellana, Senensis ec, 
lib. 3. c, 5. r ingegnoso Autore Chorographiae Itilise 
medii aevi carregge il Cluverio , che asserisce Siena non 
esser nominata prima de^ tempi d^ Augusto , riportando 
un passo diAppiano Alessand. Guerr, cii^il, torn, i . os^e si 
legge che Pompeo nella guerra di Silla contro Mario , 
e Car bone wnse Mario presso di Siena , ed espugno la 
Citta . Ma si deve egli intend^re la Siena Toscana o 
la Gallica cioe Sinigaglia ? e almeno incerto . PurM 
sapendo da IP anterior racconto , che Pompeo avea dis" 
fatto Carbone presso Rimini y che Silla y in di cui fa^ 
^)ore militai^a Pompeo y assediava Mario in Prenesto y 
e facile eongetturare y che Pompeo dopo la prima vit" 
toria si ai^anzasse uerso Silla per porgerli ajutOy e 
che la Siena o^e segui il fatto fosse la Siena Gallica . 
Anche il racconto di Plutarco pub confermare la no* 
stra congettura . f^ita di Pomp. 



LIB. III. CAP. IT. *x5 

blica, quando le fu serrate il porto pisano. "^^ 
II suo governo fu simile in gran parte a quel- di C. 
lo di Firenze misto di nobilta , e popolo , e " '^ 
percio turboleiito, contrastandosi spesso quei 
due Ordini la suprema autorita , e togliendo 
sela a vicenda . Siena rivaleggio in .potenza 
in qualche tempo colla stessa Firenze. Pisa, ^ 
Firenze, che erano sempre alleate , furono in 
guerra contro Lucca , e Siena parimente con- 
federate , coUe quali era unito il Cotite Guido 
Guerra della celebre famiglia, che ebbe tanto 
dominio in Italia; ma queste furono sconfit- 
te , e devastate le castella del Conte Guido dai 
Fiorentini : i Sanesi colti a un' imboscata re- 
starono quasi tutti prigioni, ed il territorio 
lucchese fu dai Pisani miseramente saccheg- 
giato (22). II vigore, con cui combatterono 
fra loro le nominate Repubbliche , o per im- 
pulse delle fazioni, o per ambizione di sopra- 
stare alFaltre, ci risveglia una trista riflessio- 
ne , che unite avrebbero potuto arriestare , e 
respingere le forestiere invasioni, che per 
tanti secoli hanno desolata Y Italia . 

I Pisani , che divenivano una delle prime 
potenze marittime, avendo preparata la spe- 
dizione contro Majorca posseduta allora dai 
Saraceni, erano inquietati dai Lucchesi loro 

(a a) AnnaL Pis, torn. V. rer. itaL 



26 STOm\ DI TOSCANA 

"■][^ coiifinanti , e nemioi . In qiieste spedizioni si 
di C. poneva sulle navi la piii gran parte della 
gente atta alle armi : restando solo a casa le 
donne ^ i fanciuUi , ed i vecchi , turba mal at- 
ta alia difesa , poteva agevolmente la citti es- 
ser saccheggiata , e molti degli abitatori fatti 
schiavi : ricorsero percio ai Fiorentini . Man- 
dnrono quest i a Pisa gente ohe bastasse alia 
difesa . II Capitano fiorentino volendo evitare 
i disordini che una truppa anche arnica suol 
porta re in una citta ove e stazionata^ accam- 
possi due miglia fuori di Pisa, dando i piu 
seven ordini che niuno de' suoi soldati ardis- 
iii4 se d'entrarvi. Uno solo disobbed\, fu preso^ 
e condannato alia morte: intercessero in di 
lui favore colla piu gran preinura i Pisani , 
ma inesorabile il Capitano lo fece appiccare, 
L' impresa delle Baleari h una delle piii glo- 
riose ai Pisani . La religione, Fonore, Tin- 
twesse gli stimolavano a distruggere un nido 
di corsari Saraceni , che in mezzo al M editer- 
raneo insultavano le coste di Francia, e d'l- 
talia: infestavano il mare ponendp in schia- 
vitii i Cristiani, interrompendo , e ruinando 
il commercio. II Pontefice Pasqaale II. gl'isti- 
gava a questa impresa utile, e gloriosa: do- 
dici Ambasciadori furono a lui mandati per 
concertarla , alia testa de' quali era il loro Ar- 
civescovo Pietro, che fu poi il condottiero 



LIB. III. CAP. ir* 27 

della spedizione . II Papa mando Bosone Car- JJJ7" 
dinale come suo Legato, e diede ai Pisani diC, 
stendardi ed indulgenze, 

Era difficile Y attaccare isole popolate di 
gente giierriera , e che dalle viciiie coste d* Af- 
frica, e di Spagna, dominata in gran parte 
anch' essa dai Saraceni , potevano ricevere 
grandi ajuti : non bastava lo sbarcarvi felice- 
mente: conveniva formar Tassedio di piazze 
assai forti , e che , secondo i metodi di quelle 
guerre , duravano lungamente : facea d' uopo 
poFtarvi di lontano le provvisioni -, e le com- 
plicate macchine d' assedio . Non atterriti da 
questi ostacoli , ne fecero i Pisani Y impresa . 
Oltre FArcivescovo Pietro principal duce, si 
leggono i nomi dei Gherardeschi , Gualandi, 
Yisconti , celebri sempre nella pisana istoria . 
I feudali Signori , che dominando suUe coste 
di Provenza, di Linguadoca, di Catalogna, 
bramavano la distruzione di quei barbari , co- 
me Guglielmo Signore di Montpelieri , Al- 
merico di Narbona , Raimondo Conte di Bar- 
cellona , vennero personalmente con dei gran 
rinforzi . I soli Genovesi , benche avessero lo 
stesso interesse, non dettero che delle vane 
promesse : forse videro il tentativo assai dif- 
ficile; ne dispiaceva loro, che la potenza pi- 
sana, che era forse la dominatrice del Medi-f 
terraiieo , fosse umiliata da qualche disgrazia. 



28 STORIA DI TOSCANA 

^j^ Se i raccdnti non sono esagerati , tra grandi: 
di C. e piccoli era la flotta pisana composta di 5oo 
^ ""* legni (28) . Tre sono qiieste Isole , che si slen- 
dono dalla costa dr Valenza verso il Slid , Ivi- 
ca la pill vicina alia costa , Minorca , la piii 
lontana , Majorca situata in mezzx) . Pare che 
r armata pisana cominciasse Y attacco suUa 
prima (^4), e che in dieci giorni in circa s im- 
padronisse dopo molti assalti delle principal!, 
citta , di cui ruino intieramente le fortificazio- 
ni , liberando gran quantita di schiavi cristia- 
ni ; passata indi alia principale, cioe a Major- 
ca ov' era la forza maggiore degF inimici , vi 
trovo la piu gran resistenza. Prima che i Pisa- 
. ni si accostassero alia principale citta, sosteh- 
nero dei feroci attacchi dai Saraceni , che li as- 
salironb a campo aperto , e in ordinata batta- 
glia (jiS) . Sconfitti perb piii volte si ritiraro- 
110 nella principale lor citta, ove furono as* 
sediati ; e per molto tempo varia fu la fortu- 
na della guerra . Ne' molti assalti si distin- 



(23) Tronci Ann. Pis. ann, iii4. 

(24) J^ Tronci la confonde con Minorca che chiama 
£buso . E noto che Ebuso era Is^ioa . Cluver. Introd. ad 
Geograph, lib. a. cap. 7. 

(25) Non bisogna prestar fede alle esagerazioni de^ 
gli annali pisani y e del Tronci y che Ja ascendere a 
JO mila fantiy 3 niila cavalliy e 4 mila arcieri i Sa^ 
raceni. 



LIB. III. CAP. II. 29 

sero con segnalati tratti di valore oltre varj "^^ 
Pisani , Giiglielmo di Montpelieri , e Ameri- di G. 
go di Narbona , e il Conte di Barcellona, che * ' 
vi resto malamente ferito: furono pero i Pi- 
sani replicatamente respinti , ed insultati dai 
Mori. La lunghezza delFassedio, il cattivo 
nutrimento , Y aria poco sana risvegliaro- 
no un' epidemia pericolosa nell' esercito : i 
Signori ausiiiari minacciavano di abbando- 
nar Y impresa : mancavano le vettovaglie , e 
i denari ; era nato lo scoraggimento , e il de- 
siderio di ritirarsi. Giunte le nuove a Pisa, 
si fecero nuovi sforzi, e si animarono i di- 
fensori, i quali avendo in piii volte supe- 
rato il triplice recinto delle mura ^ finalmen- 
te presero la citta per assalto, avendola i Mo- 
ri contrastata palmo a pal mo. Minorca se- 
guito presto il fato della principale iso- 
la (26) . II numero dei Mussulmani trucida- 
ti, de'Cristiani liberati dalle catene eccede 
la probabilita: il bottino fu immenso: Y oro, 
le gemme , le preziose spoglie , frutto delle 
rapine di tanti atiiii di quei corsari , cadde 
in preda dei vincitori , e fu tra loro diviso. 
La fama di questa vittoria riempie di giubi- 
lo il mondo cristiano . Ritornarono i Pisani 

(26) Tronci Ann. Pisan. an. 11 16. Breviarum hi- 
stor. Pisaiiae rerum Italic. Script. Tom. 6. Gesta Trium- 
phal. Pijian. ibidem . 



30 STORI'A Dl TOSGANA. 

"J^in trionfb . II suolo conquistato Hon par- 
di C. ve sepolcro decente pe' loro inorti , onde 
^ ^ * ^ s imbarcarono quelli forse piii distinti; e 
per non fiinestare la gioja del ritorno con 
questa vista lugubre , furono sepolti in Mar- 
siglia nella Badia di S. Vittore, con una i- 
scrizione che esisteva ai tempi del Tronci . 
Fra i prigionieri che adornavano il trionfo 
si contava la moglie , ed il figlio del Re di 
Maiorca Nuzzaradeolo ^ morto nel tempo del- 
Tassedio, e Bui^abe, clie eragli succeduto. La 
Regina ed il figlio divennero cristiani (a-y). 
Qiiesto giovine, che si dipinge come saggio, 
e modesto, ascritto fra i canonici della Catte- 
drale di Pisa, indi , per testimonianza del 
Tronci, rimandato a governare il suo nativo 
paese di Maiorca come Re, o ahneno Gover- 
natore, e uno de'tanti esempi dei scherzi del- 
la sorte . I Pisani donarono della ricca preda 
riportata, come iin monumento perenne di 
gratitudine, ai Fiorentini guardiani della loro 
citta le due colonne di porfido , che stanno 

(27) Sono attestati questi fatti dalla seguente Iscri" 
zione situata nella facciata della Cattedrale. 
« Regia me .... genuit, Pis» rapuere .... 

a Hie ego cum nato beUica prsetla fiii . 
« Majorioae regnum tenui, nunc condita saxo 

« Quod cernis jaceo fine potita meo . 
« Quisquis es ergo .... meiuor esto conditiouis, 

« Atque pia pro uxe meute precare Deum « 



LIB. III. CAP. 11. 



aricora inoperose accanto alia porta di San "J^ 
Giovanni. Questa impresa fu compita nellotHC. 
spazio di due anni (28) in circa : poteva esse- ^ * * ^ 
re tema degno d'un epico poema, giacch^ la 
religione, la gloria^ il pubblico vantaggio 
delle nazioni , che navigavano nel Mediterra- 
neo, erano atti a risvegliare Feroismo piu 
dell' impresa degli Argonauti , o delF assedio 
di Troja; e se il Diacono Pietro Vernense, che 
con barbaro stile ha cantato in sette libri di 



(28) Dice il Tronci che i Pisaru partirono nelF art'- 
no iii4> ^ Agosto ^ e >che V impresa restb compita il 
dX i iC Aprile 11 17. Ma egli s^nganna. f^i sono pe^- 
ro mjohi imbarajoi nella Cronologia , giacche nella 
Cronica intit. Gesta Triumph. Pisan. si pone la presa 
di Maiorcay e il ritorno de^ Pisani nelP an. 11 16. 
L* Ughelli nel Catalogo degli Arcivescovi Pisani ^- 
duce con piii certezza che F impresa Ju compita negli 
anni iii^ e i^y e il Poeta L. F'ernense piii autore\H)' 
le di tutti perchi scrittore contemporaneo , ed autore 
diunPoema latino ove describe la spediTAone^ lo ter» 
mina con questi versi: 

Tunc fuit a Christo tecto velaniine carnis 
Centenus quintus decimus miilesimus annus. 
Era esso Diacono delF Arcivescovo Pietro y non si sa 
la sua Patria; alcuno lo ha creduto Veronese tramu^ 
iandoWevnensis i/iVeronensis: non potrebbe esser egli 
di Vernio ? si troi^a il sua Poema nel Tom. 6. Murat. 
rer. ital, script. Per questa impresa vedi il citato Poe^ 
ma; il Tronci; Gesta triumphalia per Pisaoos: Bre- 
yiarumPisanae historise etc. fragmenti riuniti nel Tom* 
6. Rerum italic, script. 



32 STORIik DI TOSCANA 

"^[^versi latini quelUimpresa, avesse avuto Tim- 

di C. maginazione , e la cultura di Omero , di Ma- 

^^^^ rone-, e di Torquato, le gesta dei Gherarde- 

schi , dei Gualandi -, dei Visconti , che ora son 

coperte d'oblio , suonerebbero per le bocche 

degl'Italiani (29) . 

Sitfatta conquista accrebbe al sommo la 
foiza della pisaua Repubblica. Aveva essa, 
suUe principali coste dei mari allora naviga- 
bili, grandi stabilimenti : col possesso della 
Corsica , della Sardegna , delle Baleari domi- 
na va una gran parte delF occidentale Med i- 
terraneo, con quelli della Siria Torientale; 
e presso Asof nel mar Nero un porto , a cui 
avea dato il nome di Porto Pisano , e lo con- 
servava fino nel decimoquinto secolo . Questi 
stabilimenti rendevano il suo commercio il 
pill florido: non e da maravigliarsi pertanto 
se Temula sua perpetua, Genova, che aveva 
veduto terminar V impresa delle Baleari con 

(29) La potenza delle letterey e in specie della Poc" 
$ia ad onta de^suoi de4rattori sara sempre grandissi- 
ma per dareiy o toglier lafama^ e £ avvera sempf^ 
V aureo detto di Orazio- 

, . . • non semel Ilios vexata non pugnavit ingens 

Idomeneus, Stenelusve soius 

Vixere fortes ante Agamennona 

Multi, sed omnes illacrimabiles 

Urgentur orco ignotique ionga nocte, carent quia 
vate sacro . Uh, 4* Ode 9. 



LIB. 111. CAP. II. 33 

successo tanto differente da quello avea spe-""^ 
rato , ne prendesse maggior gelosia ; Si ruppe di C. 
la guerra fra di esse: combatterono con varia ^ '^^ 
fortuna : i successi son variamente narrati 
dai genovesi , e pisani istorici (3o) . Alia gelo- 
sia di commercio si aggiungeva la vanita: 
mal soffrivano i Genovesi , che alia Sede ar- 
civescovile di Pisa fossero soggetti i Vescovi 
di Corsica . II Papa Callisto II. che tolse al- 
Farcivescovado di Pisa quel lustro, invece di 
sedare^ accrebbe V incendio. Seguito gran 
tempo questa piratica guerra , i successi del- 
la quale perb pare fossero poco favorevoli ai 
Pisani (3i). 



(3o) f^edi Caffar. Lib, i. Ann. Pis, Murat^ rerum 
Italic, torn. 6. 

(3i) Cciffar, lib, i. Ughelli ItaL sacra. 



T, UL P. L 



34 STORIA m TOSCANAl 

CAPITOLO III. 

SOMMARIO 

Diftcesa iti Italia di Federigo I. Dieta di Roncaglia. 
Dritto imperiale delle Regalie ammesso . Ribellione 
delle Gitta Italiane , e Lega Lombarda. Pace di Co- 
stanza. Nuova Lega delle Gitta di Toscana. Inve* 
nitura della Sardegna data da Federigo ai Pisani. 
Avvenimenti in Oriente . Odj tra i Pisani e i Geno- 
vesi. 



Andava seinpre piii consolidandosi il go- 
verno repubblicaao ddle citta italiche^ che in 
mezzo anche a qualche turbolenza, ond' era- 
no agitate, il commercio rendeva ricche, e 
potenti . Contro la nascente loro liberta e in- 
dustria, sorse frattanto una tempesta perico- 
losa. XjSl mancanza di forza, e di consiglio 
de' passati Imperatori avea rallentate tanto 
le redini del regio potere su quelle , da dare 
loro agio finalmente di porsi in liberta . Era 
comparso sul trono imperiale Federigo L 
della casa di Svevia, principe pieno di talen- 
to, di coraggio, e d'orgoglio, avido di glo- 
ria , e di stati , che mal soffrendo la perdita 
de'dritti imperiali suU' Italia, venne con po- 
tente esercito per riconquistarli . La sua pre- 
senza sparse il terrore da per tutto. Le citta 
lombarde , contro cui fu diretta specialmen-- 



LIB. III. CAP. in. 35 

te la marcia , erano fra loro discordi, onde"^^ 
iionpoterono validamente opporsegli. I Mi- diC. 
lanesi, gia rei a' suoi occhi d'avere spt^giati ^'^^ 
gli ordini imperiali , sofifrirono specialmente 
la sua rabbia : stretta Milano d' assedio , f u 
obbligata alia piii umiliante oapitolazione , 
preludio alia totale sua distruzione , che av- 
venne 4 anni dopo per le stesse armi. Intan- 
to tutte le citta di Lombardia atterrite da 
questo attivo Imperatore, intimate a man- 
dare i lor o deputati alia gran Dieta di Ron- 
caglia sul Piacentino , ubbidirono pronta- 
mente . In quella Dieta espose diffusamente 
Federigo gl' imperiali dritti sulF Italia , ne 
mQStro la violazione ; e perche una vernice 
di equita meglio colorasse ciocche era abba- 
stanza sostenuto dalla forza delF armi , fra i 
Principi ecclesiastici , e secolari , fra i Depu- 
tati delle citti (i) fece intervenire alia Dieta 
alcuni dei piii celebri Professori legisti .della 
Universitk di Bologna ^ il Bulgaro ^ il Gosia , 
Jacopo , ed Ugone da Porta Ravegnana , che 
decidessero sul dritto delle regalie , contro- 
verso tra le italiane Citta , e V Impero . Niu- 

(f) Pisa era del partita di Federigo j e come depu^ 
tatiy e legisti intervennero cJla Dieta per quella cittk 
Tacito Duodij Onorio Lanfranehi, e Rosso Bottac* 
ci, tutti tre dottori, onorevolmente ricekfuti dalVlmpe-- 
ratore , Tronci Ann. Pis. 



36 STORIA Dl TOSCANA. 

•^JJ^na scienza e piii pieghevole della legge; e la 
di C. sottigliezza dell' interpetrazioni sa trovare 
'* delle ragioni invisibili aU'occhio del senso 
volgare. Quei Legist! altamente onorati, e 
premiati da Federigo, non mancarono di 
trovare le pretensioni imperiali le piu giu- 
ste . I Deputati delle citta non contradissero , 
credendo che un possente Sovrano alia testa 
d' un numeroso esercito non potesse aver 
torto . Gli furono percib unanimamente 
concesse le regalfe (2) . Gli Uffiziali pero , e 
i Potesta mandati dall'Imperatore a governa- 
re le citta sottomesse, esercitavano con du- 
rezza un impero, che anche dolce dovea mal 
soffrirsi da popoli usati al libero governo . 
Si ribellarono le oppresse citta, e ammae- 
strate dagli anterioriavvenimenti si unirono 
insieme formando la celebre Lega Lombarda, 
fomentata dal Papa, dal Re di Napoli , e fino 
dal greco Imperatore, nemici di Federigo. 
Pote questa Lega far fronte alle di lui forze ; 
consumato il suo esercito all' assedio di Ro- 
ma per una epidemia assai comune in quel- 

(2) Le regalie sono spiegate da RadevicOy lib, a. cap* 
5. Turn episcopi quum primates et civitates uno as- 
sensu, uno ore in manum principis regalia reddi ole- 
re . . . . Ducatus, marc^ius, comitatus, consulatus, 
monetas, telonia^, fodrum, vettigalia, portus, pedati- 
ca, etc. 



LIB. III. CAP. Ill* 37 

r aria, Federigo si trovo obbligato a ritirarsi"^[^ 
col miserabile avanzo de'suoi guerrieri , ediC. 
dopo piccole azioni^ e inutili tentativi esc\ 
precipitosamfente d' Italia , costretto per sal- 
varsi fino a travestirsi. Ansioso pero di re- 
cuperare Fautorita suUe ribellate citta, tor no 
con grosso esercito in Italia . Dopo varie in- 
fruttuose negoziazioni , F esercito imperiale 
venne alia mani con quello delle citta coUega- 
te fra Legnano, e il Ticino: fu sanguinosa, ed 
ostinata la battaglia, ma F esercito imperiale 
resto totalmente sconfitto ad onta delle mag- 
giori prove di talento , e di personal valore 
date da Federigo . Questo colpo rovesc io la 
sua pptenza in Italia . Comincio ad ascoltar 
voci daccordo; e finalmente, dopo varj ne- 
goziati si fece la celebre Pace di Costanza, 
in cni si stabilirono i privilegi, e la liberta 
delle citta longobarde (3) . Non s' era mesco- 
lata in questi avvenimenti , ne aveva aderito 
alk Lega alcuna citta di Toscana , ma irrita- 
te ancor queste dalF intollerabil governo te- 
desco ne scossero il giogo , e le citta princi- 
pali di Toscana, Firenze, Lucca, Siena, A- 
rezzo, Perugia ( eccetto Pisa, sempre ade- 
rente alF Impero ) formarono fra loro una 
nuova Lega (4) . Nel trattato di Pace di Co- 

(3) Sigon. de regno itaL lib, i5. 

(4) Vita Innocen, 3, apud Mura. diss. 48. Ciyitates 



38 STORIA DI TOSCA-NA 

"J^ Stanza , oltre il riconoscere la liberta delle 
di C, citta longobarde , Fedeiigo si trova obbliga- 
to a ceder le regalie • Restb solo V alto domi- 
nio airimperatore« Si eleggevano le citta i 
loro Consoli , che doveano esser confermati 
dair Imperatore ^ qbbligo che andb presto in 
disuso: si riserbavano alia sua autorita gii 
appelli , e il dritto di decider le questioni tra 
le Comunita^ ei Signori confinanti: fu costi- 
tuito percio in Italia un Vicario imperiale^ 
e a questa carica f u scelto Obizo d' Este ^ e si 
stabil\ su questa base la liberta italiana. La 
I^ga Lombarda fonnava una repubblica fie- 
derativa , nella quale ogni citta si regoLiva 
independentemente dalle altre ne^ suoi affari 
intenii : ma per gli esterni , che riguardava- 
no la pace 9 la guerra, la comune sicurezza, 
esisteva un generale Consiglio formato dai 
Rettori , deputati delle varie Comunita^ che ^ 
dirigeva i puU:>lici^ e comuni negozi. Questo 
dacideva le liti, che nascevano fra le citt^ 
coUegate , e quella che avesse redi^ata la de- 
cisione era messa al bando de'Lombardi. Si 
rinvigoriva questa Lega, di cui s era provato 
il benefizio, quando qualche estera potenza 

Tusciae propter importabilem Alemannorum tiranni- 
dem^ societatem invicem inierunt prseter Civitatem Pi- 
sanam, quse nunquam potuit induci ad banc socie'^ 
tatem. 



LIB. Ill GAP. fll. 39 

ihinacciava T Italia, ese fosse durata Tavreb-"^ 
be assicurata daU'iestere invasioni s\ frequen- diC. 
ti . Pare che diagraziatamente per questo in* ' ^ 
felice paese non si sostenesse che poco piii 
di un sedolo , restando distrutta nelle fazio- 
ni de' Guelfi ^ e dei Ghibellini , che na cquero 
m seguito , e che non solo citta da citta , ma 
drvisero con le piu sanguinose agitazioni cit- 
tadini da cittadini, e parenti da parenti . Pisa, 
come abbiamo notato, non ebbe parte n^ alia 
Lega Lombarda^ne alia Toscana. Federigo con 
tutti gli artificj avea cercato di guadagnarsi 
Famicizia delle potenze marittime (5) , dise* 
gnando far uso delle forze loro contro Gu- 
glielmo Re di Sicilia . L'importanza^ che que* 
8to guerriero Sovrano poneva nelFami^cizia 
dei Pisani, e dimostrata da molti fatti . Oltre 
i varj privilegi, che concesse a Pisa, sofl(r\ 
talora anche il tuono of goglioso , con cui oso 

(5) Si veggano le ampie concessioni fatte da Fed^ 
rigo ai Pisani net Diploma riportato dal Tronciy in 
cui specialmente si concedono loro citta , e terre di Si» 
cilia sotto la speranza di Jiuura conquista . Gunrero 
Ligurino y lib, 3, descrivendo il passaggio di Federigo 

Occurrere Duci proceres quos bellica Pisa 
Miserat aequoreis celeberrima Pisa triumphis , 
Pisa peregrinis statio bene nota carinis, 
Hoft jubet in Siculum condicto tempore regeiD 
Gogere belligeras atque emunire carinas. 
Fedi Tronciy Annali Pisani, 



4o STORIA DI TOSCANA 

"^ di parlargli quando si credette offesa : Ban- 
die. sone, cittadino pisano, uno dei Giudici, o 
Governatore della parte della Sardegna del- 
ta y4rborea, ebbe la vanita di farsi dichiarare 
Re di queirisola, ed offrendo a Federigo 
4ooo marche d'oro coUa mediazione de'Ge- 
novesi, n' ottenne il titolo . Non potendo 
sborsar pero i denari, era in procinto di an- 
dar cattivo in Germania; pagarono per lui 
i Genovesi, ma Barisone ebbe la sorte del 
del Re Teodoro, resto prigioniero insolven- 
te de'Genovesi. I Pisani spedirono a Fede- 
rigo un Console, che gli rimproverb un'in- 
giusta concessione in termini altieri (6) , e pro- 
testo che i Pisani si sare bbero opposti con 
tutte le loro forze , come veramente fecero 
occupando colle arrai FArborea . L'anno ap- 
presso pero Federigo per riconciliarsi con 
essi, persuaso ancora dall' oro , rivocb il pri- 
vilegio, concedendo la Sardegna ai Pisani, e 
dandone Y investitura al loro Console: e in 
fatti Pisa abbraccio sempre i suoi interessi . 
Fino dalFanno 1167 per istigazione di Fe- 
derigo i Pisani mandarono dodici galore sul- 
la spiaggia romana , che rimontato il Teve- 
re, e giunte presso Ronia, infestarono i con- 

(6) Gome mai, g/i disse, per pochi denari potest! 
concedere ad altri qiiello che non fe tuo? Fofiet hist 
genuen, lib, 2. 



LIB. III. CAP. III. 4^ 

torni , impedirono il trasporto de' viveri , e "^^ 
costrinsero quel popolo a condescendere aj- Ai G. 
le richieste imperiali (7). Desiderando Fede- " ' 
rigo gFistessi servigi dai Genovesi, avea ten- 
tato di por d' accordo le due repubbliche , 
ma invano ; quantunque il suo Arcicancellie- 
re Cristiano , Areivescovo di Magonza , non 
aderendo i Pisani alle sue proposizioni con- 
ciliatorie , gli avesse messi al bando del- 
r Impero : tuttavia lo stesso Federigo rista- 
biFi poi fra loro almeno una breve appa- 
rente riconciliazione (8). 

Non piu di 188 anni contervarono i Cri- 
5tiani Gerusalemme, frutto di tanto sangue^ e 
tante fatiche . Saladino , Soldano di Babilonia 
e di Egitto, ne fece la conquista. Questo Prin- 
cipe e riguardato da'suoi amici, e da'suoi 
nemici come pieno di eroismo, di genero- 
sita, e di prudenza; e i tanti racconti, mol- 
ti dei quali probabilmente favolosi , mos- 
trano almeno V opinione delle sue grandi 
qualita, la quale quando e universale ka 
sempre una base vera. Questi e probabil- 
mente queltEroe prognosticato da Ismeno, 
nella Gerusalemme Liberata , al fuggitivo 
Soldano , per consolarlo in mezzo alle sven- 



(7) Ann Pis. Tom. 6. rer. ItaL 

(8) AnnaL Pisan. Cajfar. Ann. genuen. lib. ^. 



4^ STORIA DI TOSCANA 

"^turcjinleggiadri, e sublimi versi , pieni ^i 
die. grandezza, e di veriti (9). Tentb il Soldano 
* ' ^ cacciare i Cristiani da tutto il resto del pae- 



(9) Interrogato Jsmeno dal Soldano sulV esito di 
quella guerra Hsponde: 

Ma ch'io scuopra il futuro, e ch'io dispieghi 
DelFocculto destin gli eterni annali, 
Troppo e audace desio, tropp* aid preghi, 
Non e tanto concesso a noi inortali : 
Giascun quaggiii le forze, e il senno impieghi 
Per ayanzar fra le sciagure, e i mali, 
Che sovente addivien che il saggio, il forte 
Fabbro a se &tesso e di beata sorte . 

Ma pur dir6 perche piacer ti debbia 
Cio che oscuro yegg*io quasi per nebbia? 
.. Veggio, o parmi vedere, anzi che lustri 
Molti rivolga il gran piaiieta eterno, 
Uom ohe TAsia ornera co'fatti ilhistri, 
E del fecondo Egitto avri il governo: 
Taccio i pregi delUozio, e Tarti industri, 
Mille virtii che non ben tutte io scerno : 
Basti sol questo a te, che da lui scosse 
Non pur saranno le crtstiane posse, 
^a infin dal Ibndo suo X inipero ingiusto 
Svelto sar4 nelle ultime contese ; 
E r affliue reliquie entro un augusto 
Giro sospinte, e sol dal mar difese. 
Questi fia del tuo sangue ec. 
Non e da ontetter^ do cha narra Bern ardo Tesoriere 
(^Cronic, cap. 166. rer. ItaL script,) che una gran 
cfuantita di Cristiani cacciati di Gerusalemme si rico" 
i^rb (od Alessandria d* Egitto ^ ovejurono hen trattati 
e nutnti dai Ministri di Saladino :■ ch^ comparse ivi 



LIB. III. CAP. III. 4^ 

8e , ctie tenevano in Soria : nella valorosa di- -jjj^ 
fesa che fece la citta di Tiro dalle armi a- di G. 
siatiche , difesa che onoro tanto Corrado fi- 
glio del Marchese di Piemonte, ebbero non 
poca parte i Pisani, coirajuto de' quali avea 
gi^ battute due volte le navi nemiche. La 
pisana flotta scorrendo il mare prese molti 
legni destinati a portare i viveri all' annate 
diSaladino: indi, perseguitando nove galee 
piene di monizioni , e di viveri , costrinse i 
barbari a porvi il fuoco per sottrarle al ne- 
niico(io). Quisle ripetute perdite costrin- 
5ero il Saladino a levar I'assedio da Tiro, 
facendo per isdegno , e dolore tagliar la co- 
da al proprio cavallo per spronare i suoi sol- 
da ti alia vendetta (ii). Fu perb questo un 
piccol vantaggio de' Cristiani per tante per* 

al marzo la flotta dei f^enezianiy Genovegiy e Pisa'- 
nij Jurono imbarcati coloro che aveano da pagare il ^ 
nolo J e rigettati gli altri. Cib inteso il Goi^ernatore 
Saraceno, riprese aspramente i Comandanti sulla pO' 
ca carita iferso i loro fratelli y h cui la generosita dk 
Saladino avea risparmiata la schiaffitu : gli fece rice* 
vere sulla flotta y e gli approvisionb di biscotto a sue 
spese. 

(lo) Rerum itaL Scrip. Bent, Tesor. 

(i i) Hear, Epis. Chronic, rer, ItaL Tom, 7. Si con^ 
gettura die da questo atto di Saladino nascesse il co* 
stume dei Turchi d^ attaccar le code de^cavalli alio 
Stendardo per segnale guerriero. Mur. Ann, d^ltal, 
anno 11 87. 



44 STORIil DI TOSCANA 

"^[^dite: non restarono ad essi di tutte le con- 
di C. quisle che le tre sole citta di Tiro, Antiochia, 
' ^ ^ e Tripoli . La nuova della perdita di Gerusa- 
lemme , spargendo per tutta V Europa il do- 
lore, e la vergogna , riaccese nuovamente gli 
spiriti raffreddati a quella impresa . II prin- 
cipale attore in questa guerra fu il celebre 
Federigo Barba-rossa Imperatore , che spin- 
to o dalla gloria , o dalla religione , o dai ri- 
morsi di tanto sangue sparso, e di tanti ol^ 
traggi fatti ai Pontefici, credette soddisfare a 
tutto con questa impresa ^ conducendo seco 
anche suo figlio: molti Italiani vi accorsero: 
una grossa flotta vi fu condotta dai Venezia- 
ni , a cui unirono la propria i Pisani guidati 
dai loro Arcivescovo Ubaldo . Nel tempo che 
r Imperator Federigo si era arrestato in Gre^ 
cia trattenuto dalla mala fede , e dalF insidie 
de' Greci , Guido Re di Gerusalemme, che 
Saladino ay ea messo in liberta , postosi alia 
testa dei Crociati, che in grandissima quan- 
tita erano giunti a Tiro da varie parti del- 
r Europa, e in specie d' Italia , mise Fassedio 
a Tolemaide , ossia Acri . Si trovo alia tes- 
ta dei Pisani il loro Arcivescovo Ubaldo: 
mentre V assedio si continuava col piu 
grand' ardore , il vigilante Saladino vi ac- 
corse con una potente armata, e si pos- 
to in gmsa , che gli assediatori divennero 



LIB. III. CA.P. III. 45 

quasi assediati : si diedero da ambe le parti "^^ 
le maggiori prove di valore : stavano per re- di G. 
star soccombenti i Cnstiani , mancanti di tut- ^ ' ' / 
to, quando FarriYO di una numerosa squadra 
di Frisia, e di Danimarca porto loro ajuto 
d' armati , e di vettovaglie . Intanto Federigo , 
passato in Asia, dopo molte valorose azioni 
bagnandosi per evitare il caldo nelle fredde 
acque del fiume Salef in Armenia, ebbe la dis- 1 190 
grazia d'esser come Alessandro Magno sor- 
preso da un insulto morboso, ma dissimile 
neir esito , perch^ in poche ore resto mor- 
to (12). Prese il comando dell'armata il suo 
figlio Federigo , e seguitando il viaggio verso 
Tdiemaide, perdette la maggior parte delle 
sue genti ; giunse con piccola scorta a quella 
citt^, ove dopo poco tempo finl di vivere. 
Seguito ancora Y assedio per due anni circa , 
ricevendo sempre i Cristiani nuovi soccorsi , 
e giuntivi finalmente i Re di Francia , e d'ln- 
ghilterra, con grandissime forze fu presa la 
citta: e il feroce Riccardo Re d' Inghilterra 
fece tagliare a pezzi cinque mila Saraceni . 
Questa barbara azione fu un vergognoso con- 
trasto coUa generosita di Saladino di sopra 
narrata • Era intanto successo nell' Impero a 
Federigo il suo figlio Arrigo VI. molto dis- 

(12) Altri dicono che vi affogo . 



46 STORIA DI TOSCAWA 

"^ simile dal padre uella grandexza d' animo , e 
die. nel valore. Avea egli sposata Costanza, che 
"^^ figlia del Re Guglielmo di Sicilia privo d'al- 
tra prole , portava seco i diritti di quel regno. 
Alia morte pero di Guglielmo furono usur- 
pati i suoi stati da Tancredi Conte di Lecce. 
La sollecita morte di questo usurpettore, e 
del suo primogenito Ruggieri , 1' infaozia di 
un pupillo restato sotto la tutela della Regi- 
na Sibilla , invitarono Arrigo a riconquistare 
quelli stati: volendo invader Napoli, e la Si- 
cilia area bisogno di forze marittime: gua- 
dagno pertanto coll^ piii larghe promesse i 
1 194 Genovesi , e i Pisani (i3) . Furono felici i pro- 
gressi della sua armata ; ma V odio inveterato 
tra i Pisani , e i Genovesi die origine a molti 
sconcerti . Ei^ano stazionate a Messina le loro 
flotte: gli scambievoli insuiti, che Todio na- 
zionale sempre genera, gli fece venire alle 
mani in mare^ e in terra. La strage, il sac^ 
cheggio de' loro fondachi in Messina £a scam* 
bievole ^ e i mezzi usati per aggiustargli dal- 
r imperial Siniscalco non furono che pallia- 

(i 3) Aiprimi oltre ilprometter Siracusa dhse :=: che 
dopo Dh riconoscerebbe da quel Regno Tsi Erifque non 
meuin sed yestmiQ =: Caffar. Ann. gen, Ai Pisani Jin 
d^ allora concesse la meth di Palermo j di Messina, 
Salerno, eNapoli, tuMa Gaeta, Trapani, e Mazzera, 
quando fossero conquistate.* 



LIB. III. CAP. III. 4? 

ti vi . Arrigo impadronitosi di Sicilia esercito "^[^ 
il breve suo impero con uno scettro di ferro. di C. 
Violando la fede data, imprigionb la Regina "^^ 
col figlio , che avea promesso crear Duca di 
liccce : fece morire , e acciecare molti de' prin- 
cipal! Baroni, e per insultare fino le ceiieri 
dei morti , schiuso il sepolcro di Tancredi , e 
del figlio Ruggeri , fu per suo ordine strap- 
pata loro dal capo la corona: niuna manten- 
ne delle magnifiche promesse ai Pisani , e ai 
Grenovesi : privo i second! fino del dritto di 
tenere il Console nei port! d! Sicilia , e la- 
gnandos! ess! d! tanta !rig!ust!zia , 1! minac- 
cio d! d!strugger Genova . Torno in Ger- 
mania carico d' oro , e d* esecrazion! delle 
spogliate prov!nc!e . S! mantenevano sempre 
gli odj , e le ostilita tra i Pisani , ed i Genove- 
si . Aveano ! pr!mi occupata Siracusa . Udita 
SI fatta nuova ! Genoves! , moss! dall' isole del 
Levante , ove s! trovavano con una squadra , 
non osando soli attaccarl!, g!unt! a Malta tras- 
sero nel loro partito Arrigo Conte di quelF I- 
sola , celebre Ammiraglio , o Pirata d! que! 
temp! , e unite le due armate assalirono Si- iao5 
racusa, e dopo sette giorn! di ostinato con- 
trasto se ne impossessarono , facendo gran 
strage dei Pisani (i4) . Invano nel seguente an- 

(i4) Caff, An. Genue : lib. 4 s 



48 STORIA. DI TOSCANA 

"■^uo teiitarono i Pisani riguadagnarla, attac- 
diC. candola per mare, e per terra. II Conte di 

Malta , restate vi alia custodia, valorosamente 

gli respinse. 

CAPITOLO IP\ 

SOMMARIO 

Governo Repubblicano in Firenze . Demolizione di 
varj Castelli feudali . Dissensioni interne. Fazione 
de*Guelfi, e Ghibellini. Guerre con Pisa, e con 
Siena. Guerra de' Pisani co'Genovesi. Federigo II. 
Iroperatore, e Pier delle Vigne. Diverse faziuni in 
Toscana. Monete battute in Firenze. Imprese dei 
Fiorentihi 4 Nuove guerre e Thiprese de* Pisani . Tur- 
bolenze in Firenze. Battaglia di Monteaperti tra i 
Guelfi e i Ghibellini. 

In questo tempo la citta di Firenze era an- 
data crescendo itt popolaziooe, e in ricchez- 
ze . I suoi cittadiiii simili alle api industriose 
lavoravano in silenzio; le manifatture d'ogni 
genere, e in specie quella della lana, d*utilita 
tanto universale , vi erano incoraggite, e pre* 
miate. Benche non sia accertato con sicurez- 
za il tempo preciso, in cui Firenze si costi- 
tuisse in vera, e stabile Repubblica, cio dovea 
essere avvenuto assai prima della fine del XIL 
secolo . L' autorita imperiale abbattuta dalla 
Lega Lombardica ; \ indipendenza di questa 



lib! 111. CAP. IV. 49 

riconosciuta dalF Imperatore ael trattato di 
Costanza , aprivano la strada alia liberta an- 
che delle citta toscaue ; e quantuuque piii tar- 
di queste formassero la Toscana Lega , e qual- 
che avanzo di autorita restasse agl'Imperato- 
ri, o piuttosto ai loro miiiistri, ando questa 
presto svaneudo ; e al principio del seco- 
lo XIII. si trova il governo di Firenze stabi- 
lito in vera forma repubblicana . I primi ma- 
gistrati delle citta libere furono i Consoli , 
nome consacrato alia liberta della romana 
grandezza . Le citta d' Italia , appena postesi 
ill liberta, presero questi Rettori: in diversi 
tempi il immero fu vario: alcuni amministra- 
vano gli affari politici , ed erano detti Con- 
soli maggiori (i), ad altri erano commessi i 
civili, e criminali piati. Siffatte Magistrature 
si adottarono anche dalle terre , e castelli per 
voglia d' imitare le grandi repubbliche . Nei 
piimi tempi talora anche il Vescovo entro a 
parte del governo politico, specialmente se 
qualche dritto ne avea ricevuto dall' Impera- 
tore , se era decorato del titolo di Conte , e se 
la sua ricchezza , e dominio gli dava una po- 
tenza straordinaria , come al Vescovo d' Arez- 
zo . Dopo qualche tempo perb , o la parzialita 
de' Consoli pei loro amici, o le dissensioni 

(i) Statuti della Citta di Pistoja. 

T. IIL P.L 4 



5o STORIA DI TOSCANA. 

che nascevano nell' amministrazione , o le di-^ 
scordie de^cittadini neU'elezioni, fece prima 
diminuire Y autorita di questi Magistrati , indi 
a poco a poco abrogarla , e s' istitui la carica 
di Potesta . La legge stabil\ ch' esser dovesse 
forestiero perche privo di relazioui, d'amici- 
zia, o di parentela potesse con maggiore in- 
tegrita esercitar la giu&tizia , e terminato V u- 
fizio partendosi , non si trovasse e^posto al ri* 
j^ntimento^ e alle vendette a cui la giustizia 
anche esattamente amministrata espone ta- 
lora i pill incorrotti giudici. Non sdegnavano 
quel posto i priniarj Signori . Era per lo piii 
ornato il Potesta del cingolo militare , giac- 
che nelle occasioni marciava alia testa delle 
truppe, conduceva seco una corte splendida^ 
e per ammiuistrar la giustizia, alcuni asses- 
sori, o giudici civili, e criminali. II suo ufizio 
si ristringeva al termine di un anno , e di ra- 
do otteflea la conferma : niun suo parente lo 
poteva accompaguare , e di rado si permet- 
teva alia stessa moglie: era vietato al Pote- 
sta, e a' suoi ministri il familiarizzarsi cogli 
abitanti , e dare , o ricevere da essi pranzi , e 
cene . Nella prima istituzione essendo tanta 
r autorita di questa Carica, o che ne abusas- 
sero i Potesta , o che paresse al popolo che 
egli troppo favorisse la nobilta, o la gelosia 
repubblicana non vedesse senza timore riu- 



LIB. III. CAP. IV. 5 1 

niti nefia stessa persona il poter civile , cri- 
minale, e il comando delle truppe, fu Tau- 
torita divisa , e si creb il Capitano del Popo- 
lo , che non solo lo conduceva alia guerra , 
ma nelle sedizioni e tumulti iiiterponiBva 
r autorita, e la forza. L'ufizio del Potesta fu 
poi limitato quando in appresso si elessero 
i Pi'ior i , e poi il Gonfaloniere . Questi Ma- 
gistrati furono per lo piii comuni alle citta 
libere d' Italia, e percib di Toscana, non sen- 
za perb molte variazioni , e modificazioni in 
varj tempi, che sarebbe troppo nojoso il mi- 
nutamente dettagliare , e che solo accennere- 
mo quando lo richiedera Timportanza del 
soggetto (2) . In questo tempo Firenze aveva 
i suoi Consoli : essi trovansi quivi , ed altrove 
anche innanzi , ma non h sicuro segno di to- 
tale liberta (3) . Oltre i Consoli , il di cui nu- 
mero e incerto (4) ^ v' erano i Priori delF arti , 
un Potesta, un Seiiatore, dieci Buonuomi- 
ni , un Consiglio generale , un altro partico- 
lare. In mano di questi era il governo; Tufi- 
zio del Potesta, di cui si ha menzione anche 



(2) Murat. jintiq. hat. Diss. 

(3) Nel diploma della pace di Co stanza si dice che 
i Consoli dovean esser confermati dalV Itnperatore ^ 
onde si vede che gia esiste^ano tali Magistrate anche 
aifan^ T intiera liberta delle citta italiane , 

(4) Amm, Jst, Fior. lib, i , 



5:2 . STORU Dl TOSCANA. 

qualche tempo innanzi, si troVa in quest' an- 
no saldameute stabilito . 

Per molto tempo i Fiorentini presero po- 
ca parte nelle guerre d' Italia , e furono piut- 
tosto occupati ad assicurare il territorio dal- 
le altrui violenze . Era stata la Toscaua , come 
il resto dltalia, ripiena di feudali Signori , che 
situati in monti, in rocche, in castelli assai 
forti, infestavano le pubbliche strade, svali- 
giando, e prendendo prigionieri , e facendo 
pagare grossi riscatti a quei viandanti , che 
sibbastanza ricchi aveano la disgrazia di pas- 
sar per le strade ad essi vicine . Tale era la 
rocca di Montebuoni, posseduta dai Signori 
Buondelmonti , tale monte di Croce dai Conti 
Guidi, il castello di Pogna, monte Orlandi, 
monte CacioUi , ove prepotenti Signori erano 
annidati (5) . I Fiorentini intoUeranti di tai 
disordini aveano gia da molti anni in varj 
tempi gastigato costoro , disfacendo la rocca 
di Montebuoni , Monte di Croce , il fortissi- 
mo castello di Pogna , e molti altri , o sotto- 
mettendoli alia loro obbedienza . La terra di 
Semifonte era stata una di quelle che aVea 
dato pill impaccio ai Fiorentini. Posta nella 
Valdelsa tra Lucardo e Vico sopra d' un pog- 
gio , la situazione, le mura^ le rocche la ren- 

o 

(5) Amm, Istor. Fior. lib. i. 



\ 



MB. III. CAP. IV. 53 

devano assai forte . N' erano stati Signori i 
Conti Albert!, che battuti, e intimoriti dalla 
fiorentina potenza , mentre trattano di ce- 
derla a questa Repubblica, avutone sentore i 
Semifohtesi , sollevatisiye giltato dalle fine- 
stre del pubblico palazzo il Rettore degli Al- 
bert!, oi^iiiarotio una repubblichetta di go- 
verno popolare , la quale animata dai Sanesi 
contro i Fiorentini, piii volte fece scorrer le 
sue genti sul fibrentino territorio; e quan- 
ttinque in seguito le armi di questi glr costrin- 
gessero a di venire loro sudditi , si erano poi 
ribellati; otide nelF anno 1202 fu con tutto 
il vigore intraipresa dai Fiorentini la guerra 
contro Semifonte, ed uno dei (]onsoli vi an- 
db ad oste . Si difesero i terrazzani con un 1202 
vigore inaspettato; ricusarono. piu volte ag-' 
giustamento con ottime concjiizioni , che il 
Console scoraggito dalla soverchia resistenza 
offerse loro : ma ad onta della piii b^Ua dife- 
sa , una terra di non piu di Spo fuochi nan 
potea resistere alle forze sempi* crescenti dei 
Fiorentini. Fu a forza espugnata, e benche si 
perdonasse la vita ai terrazzani , e si facesse 
un aggiustamento per cui restarono sudditi 
dei Fiorentini; o che nuovamente si ribellas- 
sero , o per qualunque altra causa , fu final- 
mente diroccata affatto Semifoilte, e in oggi 
si pub additare solamente il poggio nudo, 



X 



^ 



^ 



1^^ 



y^ 54 STORIA. DI TOSCANA 

""^[^ ove era situata (6) . Si mescolo Fireiize in 
>^ di C. qualche altra guerra di poco conto o contro 

raoa j j^^^^jj^^j ^ q J Sanesi per lo piu unita in al- 

leanza coi Pisani . La mal organizzata repub- 
blicana costituzione di Firenze avea comin- 
ciato presto pero a produrre delle divisioni 
interne. La famiglia degli Uberti era la piu 
ricca , e potente. Mal soffrendo costoro d'es- 
sere come tutti gli altri cittadini soggetti alle 
comuni leggi , fino dagli scorsi tempi avean 
dato assai inquietudine a Firenze , giacche 
tielFanno 1 182, formata una potente associa- 
zione con altre famiglie contro il Governo, 
si divise la citta in due partiti , ed ebbe luogo 
una guerra civile, la quale cessando, e rico- 
minciando secondo le circostanze, duro pres- 
so a cinque anni (7), e fin\ per stanchezza 
delle parti. 

(6) Pa4:e di Certaldo . Guerra di Semif. Giov. VilL 
1st. lib, S, cap. op. Duro fatica a credere che la fio^ 
rentina Repubblica diafacesse questo castello per gelo" 
sia^ e che la sua crescente ^randezza potesse farh om^ 
bra come hanno creduto il Manni^ e il Bors^hini ( Ori" 
gine di Firenze ) riportando quel dettato che correva 
comunemente : Fiorenza, fatti in Isi, che Semifonte si 
fa Htta. Sara questo ironicamente j eper derisione del" 
r or^oglio de^ Semifontesi stato dettOy non potendo mai 
un Castello di soli Zoo fuochi dar omhra ad una citta 
eome Firenze y ma Ju disfatta per prevenire nuos^e ri* 
bellioni . 

(7) Ric, Malas. Ammir. Jst.Jior, lib. i. 



LIB. III. CAP. IV. 55 

Era stafo questo un preludio delle sangui-"^^ 
nose turbolenze che doveano agitar la fio-diC. 
rentina Repubblica, e che presto si accesero. '^'' 
In quest* anno poi comincio la piu fatale di- 
scordia ; e la bellezza femrainile ne fu la cau- 
sa . Una delle prime , e piu ricche famiglie 
era quella dei Buondelmonti, che gia prepo- 
tente in contado , messa in dovere dai Fioren- ' 
tini, s'era stabilita in Firenze. Buondelmon- 
te^ capo della famiglia, leggiadro giovane, 
avea promesso di prendere per isposa una 
fanciuUa degli Amidei, famiglia egualmente 
potente. La bellezza d'un' altra della famiglia 
Donati , anch' essa delle prime , lo colp\ tanto , 
e le insintiazioni della di lei madre tanto pote- 
rono, che mancando al primo impegno, spo- 
so la Donati .Quest' offesa ai d\ nostri finireb- 
be neH'attirare il disprezzo sopra un giovane 
leggiero , ne altra pena incorrerebbe che V uni- 
versal condanna d'uomo senza carattere; ma 
ntfn era cos\ in quei tempi di costumi feroci e 
sanguinarj . Gli Amidei con i loro parenti la 
credettero un' offesa da lavarsi col sangue ; e il 
di di Pasqua di Resurrezione , mentre Buon- 
delmonte vestito di bianco sopra un bianco 
cavallo venfa d' oltre Arno verso le case degli 
Amidei presso a S. Stefano, passato il Ponte- 
vecchio , questi lo assalirono accanto alia sta- 
tua di Marte situata a pie del ponte e V uccise- 



56 STORIA DI T0SCAN.4 

"■^^ ro (8) . Questa morte pose in scompiglio la cit- 
di C. ta, la quale si divise in due partiti . Prese le ar- 
' ^ * mi , sbarrate le strade , i cittadi ni combatteva- 
no nelle vie , nelle piazze , dalle case , dalle tor- 
ri, e duraron degli anni a battersi nella piii 
crudel maniera. In questa occasione entro 
nella citta un'altra politica epidemia , che de- 
sola va gia r Italia, e di cui quantunque abbia 
fatto sparger tanto sangue e stata assai con- 
troversa roriginc, cioh la fazione dei Guelfi^ 
e de' Ghibellini (9) , accostandosi i primi ai 
Buondelmonti , i secondi agli Uberti , che era 
la pill potente famiglia delF altro partito ; e 
percio essa piuttosto che gli Amidei vi si po- 
se alia testa. Infieri per molto tempo la civile 
guerra fra i cittadini, rimanendo intanto se- 
polte in una opportuna oscurita le azioni di 

(8) Malasp, cap, 104. 

(9) La pill verisimile opinio ne e che questa fazione 
sia nata in Germania: ecco il passo piii autorevole 
per istabilirla : Factum est sub Conrado II. Svevo , qui 
circiter annum 102 5, imperium iniit in pugna quam 
gessit cum Guelpho Bavariae Duci .... cum in ea pu- 
gna Guelphi Bavariae ducis auxiliares simbolum hoc 
haberentss Hie Guelphi ti qui vero sub Conradi Gaesa- 
ris =3 hie Guibeling C2 clamarent, quod Conradus in 
vetustae nobilitatis pago Waiblingen nutritus esset, in- 
de primum Caesarian is Guibellini , Pontificiis Guelphi 
nomen haesit quod Guelphus Italica Pontificis auxilia 
contra Conradum Caesarem adduxit c= Felic, Osi* nota 
38. rubr, 6. Histor. Alhertini Muss. Muratori Antic. 
Esten, torn, i. cap, 3i. Rer, ital. disser, 3. 



LIB. Ill CAP. IV* 57 

barbaro valore, che insanguinarono la co-"^[^ 
mune patria. Una citta, come Firenze, di cui diC. 
la molla principale era il commercio, non 
potea restar lungamente in guerra, senza che 
quello ruinasse; percio combattuti dairani- 
mosita , e dall' interesse facevano i cittadini 
sovente delle temporarie tregue, indi si tor- 
nava alle armi . Fu un palliative a questo 1217 
male V ardore risvegliato d' una nuova Cro- 
ciata . Molti Fiorentini d' animo feroce , e 
guerriero , lasciando le domestiche brighe an- 
darono a questa impresa (10): e celebre fra 
di essi il nome di Buonaguisa de'Galigari, 1219 
che neir assalto di Damiata fu il primo a salir 
sulle mura , ed a porvi lo stendardo , o gon- 
falone bianco e rosso , insegna della sua pa- 
Jtria, che per meraoria di azione si illnstre fu 
appeso nel tempio di S. Giovanni (11). I di- 
scendenti di quest' uomo per onorarsi del suo 
nome, lasciato il vecchio casato de'Galigari, 
presero quello de' Buonaguisi . 

Fra le repubbliche di Pisa, e di Firenze si laao 
ruppe in quest' anno la pace finora da tanto 
tempo continuata . Gli Ambasciatori pisani 
vennero alle mani co'i fiorentini in Roma, 

(10) Ricord, Malas, cap. 106. 

(11) // Malaspina racconta che alia sua eta si mo'^ 
strava il di di S. Gioi^anni, Gio, Villani lo conferma^ ' 
s aggiunge che v' era ancora ai suoi tempi. 



.** 



58 STORIA DI TOSCANA 

"■^^ ove si trovavano per assistere alia corona- 
di C. zione di Federigo II. II motivo (se pure h vero) 
fii assai ridicolo , ed indegno degli effetti che 
produftse (12). Ma probabilmente v'ebbe par- 
te qualche altra causa ^ che dagli storici non 
s' accenna . Era assai facile aggiustare uno 
sconcerto nato da piccolissimo motivo, senza 
venire ad una pericolosa rottura. I !Pisani 
probabilmente cominciavano a mirar con 
occhio di gelosia la crescente potenza de'Fio- 
rentini, il commercio de'quali andava conti- 
1221 nuamente aumentandosi . Era no le loro mer- 
ci oU)ligate a passar di Pisa , e per mezzo del 
suo porto escir dal continente : non e f uor di 
proposito che prendessero questa occasione 
per interromperne il corso ; realmente confi- 
scarono subito le merci de' Fiorentini che si 
trovavano in Pisa. L' ostinazione dei Pisani 
non sol a ritenerle ^ ma il negar fino di resti-. 
tuire in loro vece delle balle di stoppa come 
si contentavano i Fiorentini , purche con 
questa apparente restituzione fosse salvato 
il decoro (i3), chiaramente mostra Taliena- 
zione dei Pisani da una reconciliazione , e 

(12) Un cane promesso da uno smeinorato Cardi" 
nale prima ad uno degli Ambasciatori pisani y indi 
ad uno de* fiorentini glifece venire alle mani. Malasp. 
cap. 1 1 3. 

(i3) Malasp, cap. 11 3. 



LIB. HI. CAP. IV. 9^ 

conferma la nostra congettura. Si dovette '^^ 
pertanto venire alle anni . I Pisani mastri di di C. 
guerra per mare non lo erano egualmente ^ 
sulla terra; venuti alle mani i due piccoli 
eserciti presso Castel del Bosco (14)-) furono 
sconfitti i Pisani restandone, oltre i morti, 
prigionieri i3oo. Non ci tratterremo sulla 
guerra de' Fiorentini coi Sanesi sostenuta in 
difesa di Montepulciano ^ che pero fu preso, 
e mezzo rovinato da' Sanesi . Se ne vendica- 
rono i Fiorentini con devastazioni alle sanesi 
campagne , colF inutile assedio di Siena e con 
villani insulti contro della citta (i5) . Duro 
questa piccola guerra di scorrerie circa sei laSi 
anni ; ad al fine col mezzo del Cardinale Pre- ia3si 
nestino, a cio deputato dal Papa, si fece la i2i33 
pace (i6). ia34 

Le civili discordie, che la guerra sacra avea i235 
alquanto calmate, traendo fuori di Firenze 
r umore morboso che Y agitava , si risveglia- 
rono. II contrasto tra il Sacerdozio e I'lm- 
pero non era stato mai estinto: Y interesse 
mondano , e non lo zelo di religione lo avea 
{ semprej risvegliato ; onde gU Imperatori , e i Lj 
Papi, che si disputavano il temporale pos- 

(i4) Malasp, cap. 1 14, 1 1 ^. 

(i5) V^ era Puso iP insult are una citta collo sca^- 
gliarvi dentro c6* man^ani asini^ e brutture, 
(i6) AnnaL Senen. Rer, ItaL Script, torn. i5« 




n 



60 STOKIA DI TOSCANA 

"^ sesso d' Italia , erano sostemiti dalle due po-» 
di C. tenti fazioni , seguitando i Guelfi il Papa, i 
Ghibellini Y Imperatore . L' una , o Y altra fa- 
zione era dominaiite secondo il vigore , ed il 
talento de'loro capi: si e veduta Fattivita, e 
la forza delF Imperatore Federigo I. protet- 
tore del la Ghibellina fazione, e nemico del 
Papa. II suO figlio Arrigo VI, con piii vizi del 
padre, senza averne ereditata alcuna virtu, 
mor\ presto carico delF odio pubblico, la- 
sciando un figlio pargoletto , che quantunque 
ereditasse i dritti al regno di Sicilia, di Ger- 
mania , e le pretensioni all' Impero , era d' eta 
troppo tenera per poter dar ombra alia Cor- 
te di Roma . Giunse intanto all' imperial co- 
rona Ottone IV. della famiglia Guelfa , e per- 
cio del p^rtito pontificio: ma venendo in Ita- 
lia per esercitarvi i suoi dritti , la Corte di 
Roma non lo riguardb piii per suo amico . 
Papa Innocenzio III. giunse finalmente a sco- 
municarlo , e scor4ato dell' inimicizia con 
Roma della Casa di Sveyia, tento d'oppprgli 
il giovine Federigo , non potendo prevedere 
^ quanto piii terribil nemico dovesse essere un 
Principe eguale, o superiore all' avo Barba- 
rossa nel talento , e nel valore . Dopo la mor- 
te soUecita d' Ottone die il Pontefice al giovi- 
ne Federigo la corona imperiale , facertdogli 
pero prima promettere di portar I'armi in 



LIB. III. CAP. IV. 6l 

Terra Santa. Otteneva cosi due fiiii : pro-"^ 
iiiuoveva un' impresa sempre cara alia Corte di C. 
di Roma, ed allontanava dairitalia un uomo, * 
che potea dar delle brighe alia sovranita 
pontificia . Non prese il nuovo Imperatore 
gran cura d' eseguir la promessa , premendo- 
gli d' aggiustare prima le cose d' Italia : per 
questa mancanza^ ed altri gravami, fu Fede- 
rigo percosso dalla solita arme dei Papi, dal- 
la scomunica fulminata da Gregorio IX. non 
valendogli la scusa d'essere infermo. Venuto 
il tempo opportuno , fece vela da Otranto 
con parecehie naviij e giunse ad Acri, non 
facendo contp delle censure, o credendo di 
riceverne unatacita assoluzione, coU'adem- 
pire alia promessa. Ma trova tutto il Clero, 
e i di lui aderenti suoi dichiarati nemici , che 
in vece di promuo vere unitamente V impresa 
di Terra Santa ^ pieni di fanatico zelo, attra- 
versarono i suoi disegni , spargendo che non* 
si dovea aver comunicazione con un Princi- 
pe scomunicato; nello stesso tempo furono 
invasi i suoi dominj di Puglia dall' esercito 
pontificio , che portando per divisa le chiavi 
di San Pietro sul vestito era detto Chiavisi-- 
gnato . L' attivo Federigo trionfb di tutti gli 
ostacoli : costrinse il Soldano ad una capito* 
lazione , per cui gli furono cedute le citta di 
Gerusalemme, Betlemme ^ Nazzaret e S|do- 



1 



y 



6a STORIA Dl TOSCANA 

*^^ne. Ad onta di questi saiiti acquisti riguar- 
di C. dato con orrore dagli ecclesiastici, non si tro- 
vaiido chi lo coronasse Re di Gerusalemme, 
egli , forse per burlarsi della cerimonia , posta 
la corona suU'altare, se la mise in capo da 
per se stesso . Ritornato rapidamente in Pu- 
glia, riconquisto ben presto i perduti domi- 
nj. Dopo tante reciproche offese e facile Tim- 
maginare , che non v' era da sperar reconci- 
liazione fra lui, e il Pontefice (i^)^ 

Le cittk di Toscana erano divise , ma Pi- 
sa avea sempre seguito il partito imperiale . 
Agli antichi favori ricevuti dalla casa di Sve* 
via si aggiungeva una misura' della Corte di 
Roma atta ad irritare i Pisani . Sempre solle- 
cita quella Corte de'suoi avanzamenti, avea 
inviato ia varie parti d' Italia dei religiose, 
in specie Minori , e Domenicani per V ottimo 
fine di predicar la pace , e la concordia , ma 
che neiristesso tempo esigevano dai popoli 
il giuramento di fedelta al Papa , e portavano 
lettere ai Vescovi, che comandavan loro di 
esiger lo stesso . Furono quei religiosi sban- 
diti da Rinaldo Duca di Spoleti , e da Fede- 
rigo proibite queste pericolose missioni (i8). 

w 

(17) Molti sono gli ScrUtori di questi avuenimenti , 
Vedan$i per tutti gli Ann. del Murat ann, I2a8, 29. 

(18) Cronic, di Rice, da S. German o rer. ital, torn. 7. 
Petr^ de* F'in, epis» lib. t . cap» 19. 



LIB. III. CAP. IV. 63 

Era la Sardegna dominata dai Pisani : in es- ^^^ 
isa si portb uno di questi sacri inviati chia- di C. 
mato Alessandro, cappellano del Papa, colla '^^^ 
quality di Legato Apostolico ^ e gli venne fat- 
to di sedurre i pisani Feudatarj . Ubaldo Vi- 
sconti teneva in feudo dalla Repubblica pi* 
Sana il giudicato di Gallura, Adelasia quello 
di Torri , e Pietro di Capraja quello di Arbo- 
rea . Ottenne il Legato Apostolico che re- 
nunziassero in sua mano i respettivi giudica«* 
ti (19), contro il giuramento gia prestato al- 
ia Repubblica , e gli ricevessero nuovamente 
in feudo dal Papa. Questo atto esaspero il 
Governo di Pisa , ed essendo in essa dei cit- 
tadini soliti ad obbedire ciecamente a Roma, 
auche negli affari , ove la religione non ha 
luogo , vi furono dei scompigli , e delle divi- 
sioni , benche la parte che aveva nelle mani 
il governo si manfenesse salda nell' ^ntico 
partito imperiale (26) . Si portb Federigo in 
Toscana per eccitare quelle citta contro Ro- 
ma, e confermare i suoi partitanti. Si arre- 



(19) I giudici erano chiamati anche reges a regen- 
do . Enzofiglio di Federigo IL sposb la nominata A^ 
delasia , restata Vedova , e riuni Darj giudicati o per 
r autorita imperiale del padre, o colla concessione dei 
Pisani y e fu percih Re , o Governatore della Sar-^ 
degna . 

(20) Ca^f. Flam, dal Borgo delFIstor. Pis. disser. 4- 



> 



64 STOBIA DI TOSCANA 

"^ sto per qualche tempo in Pisa per concertare 
di C. i mezzi di far piii vigorosamente la guerra 
^ contro il Pontefice: questo intaiito molti- 
plicava contro lui le censure. Per dar loro 
maggior solennita intimo un Concilio in Ro- 
ma in S. Giovanni Laterano, chiamando gli 
ecclesiastici da tutte le cristiane provincie. 
Federigo, non spaventato da questi fulmi- 
ni, cbntro i quali era oramai agguerrito , 
trovandosi all'assedio di Faenza, non solo 
arresto tutti gli ^ecclesiastici, che si porta va- 
no a quel Concilio , ma sapendo che in Ge- 
nova era adunata una gran schiera di Prela- 
ti francesi assieme coi Cardinali Jacopo Ve- 
8COVO di Palestrina , ed Ottone di S. Niccolo 
in Carcere, per passare a Roma per mare, per. 
suase i^Pisani a unir le forze loro a quelle 
condotte di Sicilia da Enzo suo figlio , e 
attaccar la flotta geuovese nel pas§aggio . 
Benche tanto nemici de'Genovesi, per reve- 
renza al Clero i Pisani awertirono i Prelati, 
e i Genovesi a non arrischiarsi al passaggio. 
Sprezzata la minaccia gFimprudenti Geno- 
vesi benche inferiori di numero , e coUe navi 
cariche d'uno stuolo di gente imbelle, invece 
di allargarsi in mare , e sfuggir la battaglia , 
andarono baldanzosamente ad incontrar la 
flotta nemica,etra TisoladelGiglio, e Mon- 
te Cristo non lungi dalla Meloria il di 3 di 



LIB. III. CAP. IV. 65 

maggio ebbe luogo una sanguinosa battaglia"^^ 
colla peggio dei Geiiovesi : ventidue galee di C. 
furon prese dai Pisani, tre colate a fondo:^^ ^ 
4ooo prigionieri , fra i quali due Gardiiiali , 
e r altra ^ turba di ecclesiastici , furono con- 
dotti a Pisa in trionfo; e Tunica distinzio- 
ne che riceverono questi fu di essere legati 
con catene d' argent o (21). Nonmanco Fe- 
derigo di vantar questa vittoria come im 
giudizio di Dio, che favoriva la sua causk; e 
il suo segretario, ed amico Piero delle Vigne. 
fece uso di tutta Feloquenza per mostrare , 
che in tale avvenimeiito era manifesta la ma- 
no del Signore (22). Intanto animato dalla 
vittoria Federigo s inoltrb coUe armi per 
gli stati pontificj , ne occupo varie citta , e si 
spinse fino sotto Roma. Papa Gregorio ag- 
gravato daireta,eforseanche dai di^piace- 
ri , cesso di vivere . ^ 

Proseguirono i Pisani la guerra contro Ge- 
nova col massimo vigore, liberarono Savo- 
na dall'assedio^ e nel. mese di settembre u* 
scirono dai pisano porto con ro5 galee , e 
100 legni pill piccoli (23),portandosi contro 

(21) BartoL Script, rer. ital^ torn. 6. e special mente 
urC autentica carta citata dai Cat^. Flam. Dal Borgo 
diss, 4* detVistor, Pisana. Villa/ii lib, 6. cap, no, 
{22) Petrus de Fine, epist, cap, 8^ e, ^ 
(a 3) In questo grande armamerUo non 'i;' e nulla 
T.ULP.I. S 



66 STORIA DI TOSCANA 

"J^di Geneva : il qual magnifico armamento 
<li C. aticlo probabiimeute a terminare nella borio- 
^^^ sa , ed inutile soddisfazione di scagliar con- 
tro la citta delle freccie guarnite d'argen- 
to (24) • Pin volte le flotte imperiale , e pisa- 
na si accostarono alia rivie^a di G^iova , ma 
nulla vi fecero d'importante, anzi pare che 
sfuggissero Tincontro dell' armata genove- 
se (25) • A Gregorio IX. era succeduto Cele* 
stino IV. che poco visse, e percio ebbe po- 
co da fare coll' Imperatore : in suo Inogo f u 
eletto Innocenzo IV. della famiglia de' Fie- 
schi : la sua amicizia coU' Imperatore fece 
sperare facile un aggiustamento : ma gl' in- 
teressi rendono nemici i piii stretti amici . 
Dope mdti inutili negoziati Innocenzo, te* 
mendo te arini , e le insidie di Federigo , era 
fuggito d' Italia, e portatosi in Francia, te« 
nuto m Concilio in Lione, avea scoraunica- 
to , e deposto I'lmperatore . Esso intanto do- 
minava 1' Italia . Fra le cttta di Toscana , 
benoh^ Firenze fosse divisa nelle due fazio* 
fii , pure vi preponderava la Guelfa . L' Im^ 

di esagerato daglistoriciy essendo attestato dalla pub" 
blica iserhioney che stopa affissa lung* Arno nel Pa^ 
. lazzo dst$0 delle Fele; e eh^e sttUa trasporteUa uki^ 
mamente net Campo^anto^ 

(a4) Bart^. Scr.comdn. Caffar. rer, itaL torn. 6a 
{a 5) BoHol. Script, he. c. Tronei Annali. 



LIB. Ill, CAP. IV. 67 

peratore, soffiando sulle jKamnie qua si spen- "J^ 
te, vi riaccese piii forte il fuoco Ghibellino, d>C. 
eccitando specialmente gli Uberti , e pro- ^ ^ 
mettendo aita alia loro parte ; si tornb 11 uo- 
vamente alle armi . In piu luogfai della citta 
si dettero sanguinosi combattitnenti (a6^: 
giuntovi fiiialmente il figlio deirimperatore 
con i6oo cavalieri tedeschi^ i Guelfi furono 
obbligati a cedere { si ritirarono da Firenxe ^ 
ma con aria ferooe^ ecoUe armi alia manor 
anzi prima di partirsi venendo a morire del- 
le ferite ricevute nelle pa^te azioni Rustico 
Marignolli, cavaliere de' primi tra i Guelfi, 
nel giorno stesso della loro partenza lo con* 
dussero a seppellire in S. Lorenzo in mezzo 
alle armi , come in f aria di trionfo , giacchfe 
il solo segno funebre erano le bandiere ro- 
vesciate, e che si strascinavano sul suolo . 
Nella notte appresso, conoscendo inutile la 
resistenza^ uscirono i Guelfi dalla citt^ (27) . 
II furore delle discordie civ ili non ha limiti ; 
i Ghibellini restati padroni noh potendosi 
piu sfogare contro i Guelfi ruinarono le loro 
abitazioni , e specialmente le torri , delle. 
quail era adorna in quei tempi Firenze , co* 
me le altre citta d' Italia . Quella dei Tosin^ 

(26) Mai asp, cap, iS^. Amnt. lib. a. 

(27) Amm, lib. 2. 



68 STORIA Dl TOSC.\NA 

••■^ ghi formata a colonnelli di marmo , che a- 
di C. domava mercato vecchio , s'inalzava novan- 
*^*^ tabraccia da terra; unaltra giungeva a i3o: 
furono qaeste^insieme con molte altre,getta* 
te al suolo. La brutale rabbia di costoro si 
scorge nel barbaro tentativo di ruinare il 
tempio di S. Giovanni , che non era reo di 
altro delitto^ che di essere il luogo ove i 
Guelfi usavano di tener le loro adunanze . 
Stava una bella , ed alta torre al principio 
di via degli Adimari : tentarono di farla ca- 
dere su quel tempio , e cosi ruinarlo . Aven- 
dola appuntellata con grossi travi dalla par- 
te che guardava il tempio , e dallo stesso 
lato in gran parte tagliata , posero il fuoco 
ai puntelli: il ca&o salvo s\ beH'edificio, es- 
sendo la torre caduta altrove(28). Si erano i 
Guelfi ritirati in gran copia aCaprkja: vi furo* 
no strettamente assediati dai Ghibellini rin- 
forzati dai Tedeschi , ed animati dall' Impe<* 
ratore Federigo stazionato a Fucecchio : man- 
cando ai Guelfi le vettovaglie dovettero ren- 
ders! a discrezione , e soffrire gli strazj dei 
barbari vincitori, essendo parte di essi accie- 
cati, parte uccisi^ parte condotti in sc hiavitii 
da Federigo nel Regno di Napoli (29). Queste 

(28) Malasp, cap. 137. ^ 

(29) Malasp. cap, i4o. 



LIB. HI. CAP. IV. 69 

disgrazie invece di abbattere^ non fecero che J^ 

irritare i Guelfi : essi in Val d' Arna di sopra di C. x 

difendendosi vigorosamente rupperoi Ghi- '^ ^ 

bellini, che se ne tomarono vergognosamen- 

te in Firenze . 

Gia il popolo cominciava ad avvedersi di 
esser sacrificato alle discordie dei Grandi , e 
di servire alle loro priv^ite vendette , sotto il 
pretesto di pubblico bene: preso coraggio 
da questa disfatta^ tumultuando specialmen«- 
te contro gli Uberti , capi della dominante 
fazione, chiese altamente nuova forma di 
governo. I nobili impotenti a resistere do- 
vettero cedere : fu costituito il nuovo gover- 
no in modo , che il popolo , che probabil- 
mente o n*era escluso, o v'avea di rado, e 
piccola parte ^ vi fosse piii liberamente am- 
messo . Tolta la Signorfa al Potesdi, dodici 
Anziani detti del Popolo furono creati, ed 
essendo in Sesti divisa la cittjl ^ due per Sesto 
ne furono eletti , ed un Capitano del Popolo 
invece del Potesta ^ la di cui carica abolita , 
fu pero nel seguente anno rimessai^ ma con 
limitazione maggiore d'autorita . Per assicu* 
rare questa nuova forma di governo contro 
le prepotenze d«i Signori, i quali sovente 
stimavano grandezza Y insukare alle leggi, 
stabilirono una forza pubblica : 20 bandie^ 
re , o gonfaloni furono dati a 20 caporali in 



^O STORIA Dl TOSCINA 

-[^ citta, tre per Sesto^ B quattro al Sesto d'Ol-^ 
di C tramo (3o) , e a quello di S. Piero Scherag- 
*^ ^ gio , probabilmente piii popolatt. Al suono 
d' una casDpana , ove il bisogno richiedesse ^ 
doyeano le persone atte alle armi radunarsi 
sotto la loro bandiiera: lo stesso ordine fu 
preso in contado : furono date le bandiere 
agepivieri, la gioventh de'quali dovea esser 
pronta alle armi per sostenere il Govemb, e 
difenderio dagl' interni , come dagli estenii 
nemici . 

La sehtenza pontificia contro Federigo 
non manoo di prodiirgK de' tristi effetti : in 
Germania , in Lombardia , in Puglia , ed al- 
trove si eccitarono delle ribelUoni contro di 
iui: fu abbandonato da molti dei suoi amii- 
ci . Anche i Pisani , dbe si trovavano inVolti 
nelle stessa scomunica ^ voUero riunirsi coUa 
Santa Sede : il Pupa gli riceveva a braccia a- 
perte, ma esigeva che abbandonassero il 
partito d'un Imperatore separato dal grem- 
bo delfa Chiesa : esitarono essi un moment o , 
^ ma restarono fermi al partito imperiale (3 1 ) . 

(3k)) Suc<mu la parte pm estesa delld citta \ steUa 
satnpre sulla sponda dritta delF j^moyfu comune uso 
di chiamoi' Oltrarno quella situata sulla sinistra : chi 
brama sapere tutte le bizzarre figure diplnte nelle ban* 
dhrej pub eonsultare Malasp, cap, 4i. 

(3i) jFinin. dai Borgo diss. 4> del f 1st Pisan. 



LIB. III. CAP. IV^ ' 71 

Ancbe quell' uomo dingolare , e per tanta-^^ 
tempo amico, favorito, e prineipal ministro di C* 
deir Irtiperatore , Piero delle Vigne , cadde fi* *^^® 
nalmente nella &ua indignazione : i\ delitto k 
incerto:ma un favorito che ha tanti nemiei 
puo assai agevolmente esser ruinato quando 
.gli affari del suo padi'one vanno male. II 
pubblico, sempre malcontento d'ogni gover- 
i>o, e pronto a coi^onare il ministro, ed 
as&olvere il Principe 4 A questa causa sag* 
giunga quella addotta da DaUte ^ 1' invidia ^ 
e la persecuzione de* oortigiaiu (32) . Fu il 
disgraziato mini&tro^ che avea per t^nti anni 
feddmente servito, fatto aCeiecare in S. Mt- 
niato , indi mandato a Pisa per esporld alia 
derisione del popolaccio . Caduto da uri mu- 
lo mon d' una grave percossa nel capo (33) * 
Finabnente^ dope una vita sempre agitata ^ 
Hianco di vita anche Federigo in Fiorentino , 

(32) lia tneretrice, che mai dairospizio 
Di Cesare non torse gli occhi putti , 
Mortecomune, e delle Corti vizio, 

InSamttid cotitro me gii aDimi ttttti; 
E gl' iniiammati iniiammai- A Auguste^y 
€be i lieti onor tornaro in tristi lutti. 
L'aniiDO mio per disdegftosa gustcy, 
Credendo col fnorir fuggir disdegfto^ 
IngiDsto fece me confro me giusfo. C i3» 
Onde crede che Piero s uccidesse da se stesso . 

(33) // documento piic autentica delta mortt di Pie^ • 
ro e qiiello dello spe^lale di S, Chiara di Pisa^ riferh- 



7 2 STOMA DI TOSCANA 

"^^castello di Paglia. Fa sepalto in Palermo, e 
di C. fra tutte le iscrizioni sepolcrali presentate al 
'^^^suo figlio Manfredi, si dice che quella che 
pill gli piacque fu lavoro d'un chierico are- 
tino (34); ma pare ve ne fosse apposta una 
altra meno elegante. Nimi sensato scrittore 
ha negato grandi talenti a questo Sovrano ; 
il giudizio che se ne forn^a, sarebbe piii Con- 
corde se non avesse avuto la disgrazia d' in- 
/, 0»/^^ correre nelU -e eomuiiicQ r <gli ecclesiasticijper- 

cio lobanno dipinto qual empio, e irreligio- 
sopAltri al contrario lo ha giudicato pieno 
di quel vigore di spirito, che sa distingue- 
re la vera rehgione daiie contrastat g pre- 
rogative ecclesiastiche, onde ebbe il corag- 
gio di resistere alle armi temporali di Roma, 
come alle spirituali . Il lettore ^savio p er a- 
tro I secondo la propria maniera di pensare, 
se ne formera a suo senno il carattere. Se- 
guitando il sistema dell' avo Federigo I. , fu 



to dal Cavaliere Flam, dal Borgo nella Dissertazione 
Quarta deiristoria Pisana^ ove si dice che fa sepolto 
in S. Andrea . 

(34) Questa era r iscrizione , 
Si probitas sensas , Tirtutuni copia , census 
Nobilitas osti, possent resistere morti ; 
Non foret extinctus Fridericus qui jacetintus. 
Vanonimo Scrittore delta Cronica SicHiana ne rife» 
risce un altra. Rerum Italicarum scriptoresy Tom* a 5. 

.^Syti^cAD c^^/Cju^ ^^^r^'^O^^A^^KAT''^ ./i-/wZ£^-C>00^ •</vJLv>?L*.v'VA..<[7!o '^ULc/t^J^ 



^o 



LIB. in. CAP. IV- 7 3 

nemico delle repubbHche italiane, conside-"T — 
randale ribelli all' Impero . Come quelle fa- di C, 
vor\ le scienze, e le lettere. II primo pero fu ^^^' 
liberale d'onori, e di premj ai Professori di 
legge , specialinente ai Bolognesi , interessan- 
doli a prender la difesa dei diritti imperia- 
li : il secondo amb i letterati per amore delle 
lettere, ne sdegnb d' entrare anch'esso nel 
rango d'autore; tocco anch'esso la poetica 
lira, e si guardano con venerazione i fram- 
menti poetici di un gran Sovrano , che si 
conta tra i fondatori dell' italiana poesia • 
Trasfuse 1' amore del sapere nei suoi figli na- 
turali : Enzo Re de' Sardi si distinse come 
poeta, e Manfredi fu gran protettore delle 
lei cere • 

Animato il popolo fiorentino dalla morte 
del protettore de'Ghibellini, dopo aver co- 
stituito il.governo nella descritta forma per 
tenere in freno sempre piu i Grandi che era- 
no Ghibellini, intesa la morte dell'Impera- 
tor Federigo , richiamo i Guelfi , e furon fat- 
te pacificar le due sette. Era pero difficile il 
tenerle d'accordo. La parte Guelfa divenii- 
ta superiore pretese di far rimettere in Pi- 
stoja gli esuli Guelfi : la fiorentina Repubbli- 
ca era pronta a riguardare come pia , e giusta 
una misura che avea presa ella stessa ; onde 
s'interessb a sostenerla, Resistendo i Pistoje- 



/ 



74 STQRIik Dl T09CANA. 

•7 — si, vollero i Fiorentini costringerii coUe armi: 
di C. ricusarono i Ghibellini d'aver parte airim* 
laSa p|»esa, e di marciare contro i loro amici: que- 
sta fu la causa che, tornati i Guelfi da quella 
spedizione, in cui, benche non venisse loro 
fatto di rimettere gli amici in Pistoja aveano 
perb rotti i Pistojesi, cacciassero di Firenze 
] Ghibellini^ e ciocche mostra 1' ani oiosita , e 
la voglia non di spegnere, ma di perpetuare 
il partito, cangiarono I'arme del Comune: il 
giglio bianco in campo rosso fu notutato iD 
giglio rosso in campo bianco , ritenendo i 
Ghibellini Tantica insegna del Comune: cam* 
biamenti, che quantunque possano apparir 
piccoli , contribuivano col distintivo dell* in- 
segna a mantenere , e ad animare le divisio- 
ni (35) * Gos\ le fazioni che si volcano spegne- 
re erano risorte , e il governo della RepubWi- 
ca andaya ondeggiando fra Tuno, e Faltro 
partito . Se 1' espulsione d' una fazione parto^ 
riva la quiete interna , produceva quasi sera- 
pre una guerra esteriore . Gli esuli Ghi- 
bellini si riuniscono a Montaja con alcuui 
Tedeschi gia seguaci delF Imperator Federi- 
go: sono soccorsi dai Sancsi, e dai Pisani: i 
Fiorentini vanno loro incontro , e gli dissi- 
pano: qucsto non fu che il preludio d'un piii 

(35) Ric. Malus, cap. 45. 



LIB. in. ckP. rr. 7 5 

forte combattimento . S' erano volti i Fio-";j;j7 
rentini contro i Pistojesi, quando fdrono re-^iC. 
cate le nuove che i Pisani aveano rotto i Luc- 
chesi , loro alleati a Montopoli • Gorsero per- 
cib in loro socoorso : giuntili presso Ponte- 
dera, ed attaccatasi una feroce battaglia , fti- 
rono i Pisani sconfitti con grandissima perdi- 
ta, facendosi ascendere a 3 mila i prigionieri^ 
fra i quali il Potesta medesimo di Pisa (36) • 
In ogni altro luogo furono le armi dei Fio- 
rentini sqperiori : Figline , ov'eransi rifugipti 
molti Ghibellim, fu preso ; Montalcino, libe- 
rato dall' assedio de'Sanesi . 

La citta andava rapidamente crescendo d^ <^ 
popolazione, e di ricchezze, ed era cib av-^ 
venuto specialmente nello spazio d'anm 34 ^ 
come lo mostrano varie osservazioni . Non 
esisteva che il solo Ponte vecchio nelFanno 
1218; f u il detto anno fabbridato quello del- 
la Carraja: 18 anni dopo,Riibaconte da Man* 
delta Milanese , Potesta di Firenze dette il no- 
me al Ponte, che ora dice^ delle Grazie; e 
nel presente anno si costru\ quello di Santa 
Triiiita. Si batt^ ancora in quest' anno per 
la prima volta moneta d^ oro : il bel fiorino 
di Fireuae, che acquistb celebrita in tutti i 
paesi commercianti , fu ammirato fin d' allo« 

(36) Malasp. cap^ i5o. Amm, lib. a. 



76 STORIA Dl TOSCANA 

"][^ra suUe spiagge delF Affrica dal Re di Tuni&i 
di C. forse con invidia de'Pisani ; e le loro risposte 
* derogfttorie alia fiorentina Repubblica , mo- 
straiio la continuata animosita fra le due Re- 
pubBliche , seppure non e questo uno dei 
tanti menzogneri aneddoti, di cui sou piexie 
ristx>rie. 

II fiorino d' oro , i suoi componenti , e ge- * 
neralmente la moneta d' una Repubblica di 
tanto commerciOi) meritano una piii detta- 
gliata illustrazione . S' era finora fatto uso di 
moneta d' argento ^ e di rame, la quale pro- 
babilmente comincio a battersi neirXI. seco- 
. lo. Non trovandosi alcuna moneta partico- 
lare alia Toscana sotto i Duchi , e Marchesi, 
ne memorie di esse, si pub con qualche veri- 
simiglianza concludere che non n'avesse Una 
propria, e cominciasse ad averla quando si 
stabih la Repubblica . Se puo parere strano 
che una citta di tanto commercio cos\ tardi 
battesse moneta d'oro, si rifletta al valore 
molto maggiore che avea allora T argento, e 
si vedra che con questo solo poteva suppli- 
re, aggiungendovi le monete d'oro estere, 
che correvano per T Italia come gli Agosta- 
ri ec. Venezia , che piu di buon' ora di tutte 
Taltre citta d' Italia coltivo un esteso com- 
mercio , batte moneta d' oro piu tardi di Fi- 
renze, cioe 1 anno laSS. Che Pisa abbia bat- 



j 



LIB. III. CAP. IV. 77 

tuto moneta d' oro innaazi a questo tempo , "^JJ"* 
potrebbe dedursi da tre monete d'oro col no- di C. 
me deir Imperator Federigo II . e il nome , e ' ^ ^ 
Tinsegne pisane, che si trovano nella copio- 
sa raccolta di Monsignor Franceschi Arcive- 
scovo di Pisa (*) ; se non potesse cadere il 
dubbio che fossero battute da Federigo nel- 
r ingresso in quella citta per sempre piii af- 
fezionarsela . II dubbio puo prender piede , 
quando si riflette che n^ Venezia, nh Geno- 
va battevario moneta d' oro , e che Giovanni 
Villani, che visse vicino a quei tempi , asse- 
risce francamente lo stesso di Pisa . Sarebbe 
strano che quest' uomo , che fu uno dei De- 
putati alia Zecca diFirenze, che si e presa 
cura di far registrare le antiche monete fio- 
rentine coi nomi degli Zecchieri , e versato 
tanto in sifTatte materie , ignorasse questo 
fatto , e sapendolo ^ si esponesse al ridicolo ^ 
in cui cade un autore, che scrive cose noto- 
riamente false . Ma lasciata siffatta questio- 
ne , egli e certo , che Pisa , Genova , Lucca la 
batterono per autorita ^ e permissione impe- 
riale , come mostrano le armi degl' Impera- 
tori impressevi ; mentre Firenze la batt^ di 
propria autorita, n^ vi stampo che S. Gio. 
Batista , ed il giglio . E vero , che le citta 

(*) Ora posseduta da* suoi eredi ^ 



78 STORIA DI foSCANA 

"^^haano ite'nostri tempi preteso che cio fosse 
di C. piuttosto onore conceduto dagl'Imperatori 
^ di porvi le loro armi che pa:*missione ^ a so- 
miglianza di quelle famiglie che hanno avu- 
to liicenza d' inquartare o il giglio y o Y aqoi- 
la neir armi loro dagF Imperatori y o dai Re 
di Francia ; ma siccome si e sempre preteso 
dagl'Imperatori , che spettasse ad essi il eon^ 
cederne il dritto, resta dubbioso il titolo di 
quelle citta . Forse ahcora chiesero quel pri- 
vilegio per autorizzare di piu la loro mone- 
ta presso gli esteri ^ e facilitarle il corso sotto 
Tombra dellautoritk imperiale . In qualunque 
maniera si voglia cio intendere , maggior ve-< 
ra potenza mostrava quella citta ., che <ia per 
se^ senza bisogno di licenza, batteva moneta 
senza altro privilegio , che la bonta della sua 
lega (che tosto si fa nota all' accortezza dei 
mercanti)^ e che presto rese si accreditato ne- 
gli esteri paesi il fiorino d'oro di Firenze, e 
gli fece dar la preferenza sugli altri (37). Fu 
esso battuto d'oro finissimo al peso d'una 
dramma , ossia tre denari , o vvero settanta* 
due grani; questo e il peso del nostro zee* 
chino gigliato , il quale ne ritiene le impron* 
te ^ e il valore . lu quel tempo la propor- 

(37) Pill volte Jbrestieri Sign oriy e Governi dimari' 
darono la permissione cU Fiorentini di battere iljiori^ 
no d^oro per la sua cehbrita . Borghini lixc, cit. 



LIB- III. CA.P. IV. 79 

zione delForo alFargento era di uno a lo ^^^ ' 
-4- ,»y (38), oiide il fiorino d'oro fu diviso indi C. 
30 fioriai d'argento detti anche popolini.^- 
soldi ec. la somma dei quali formava il peso 
di lo drammr-, e tV ossia grani 770 in circa. 
L'impronta era la stessa ^ e la grandezza al<- 
r incirca , onde pote rendersi verisimile la 
burla dei popolini dorati contata dal lepido ^ 
Boccaccio . Questa vigesima parte del fiorino 
d'oro fu suddivisa in 13 denari , ciascuno dei 
quali ^ se la proporzione dell'oro all'argento 
si fosse mantenuta la stessa ^ corrispondereb- 
be ad uno dei nostri oomuni soldi di lira; con 
piu un terzo d' un quattrino . Varj furono i 
nomi del fiorino d'oro ^ due soli de'cjuali me- 
ritano spiegazione , cioe fiorino di galea , e 
fiorino di suggello . II primo ebbe quel no* 
me per essere stampato Tanno it^^ii^ in cui 
armaronsi dalla fiorentina Repubblica le ga- 
lea , e s' intraprese il commercio d' Egitto : a- 
vendo ottenuto dal Soldano gli stessi privi- 
legi che i Veneziani , voile batter questo fio- 
rino per porlo in confronto col veneto, die 
avea cola tanto credito. L'altro fu chiamato 
di suggello perch^ un datonumero di fiorini 
d'oro pesati diligent^mente dal pubblico ufi* 

(38) Si mantenne tale Jino al secolo XVI. y ossia 
alia scoperta iT Atnerica . Carli sulle Zeceke, 



8o STORIA BI TOSCANA 

"J^ zio erano chiusi in un sacchetto di pelle , e 
di C. col pubblico sigillo marcati : si pagavano 
questi gruppetti senza riscontrarsi , e faceva- 
no un comodo nei grossi contratti ; Oltre sif- 
fatta cUyisione materiale, e servibile, fu anche 
diviso.il fiorino d'oro in una moneta imma- 
ginaria inventata per comodo della merca- 
tura, cio^ la Ura, anch'essa formata delle sue 
parti aliquote, soldi, e denari, ciocche dovea 
frequentemente far nascere della confusione 
coi soldi, e denari del fiorino d'oro. Anche 
avanti era esistita la lira immaginaria in Fi- 
renze, e nel secolo Xll.equivaleva al valor e, 
che poi ebbe il fiorino d'oro (Sg)^ ma dive- 
nuta frazione di esso , fu Soggetta a dei con- 
tinui e forti cambiamenti , e per le varie o- 
perazioni del commercio, e in specie per il 
deterioramento della moneta d' argento , in 
cui cambiavasi il fiorino d' oro . E in verita 
Faggio di questo aado strauamente crescen- 
do. Finche Taumento fu moderato, poteva 
immaginarsi che ;il comodo e il pregio mag- 
giore in cui tenevasi Uoro, ne fossero la cau- 
sa: ma essetido giunto sopra ai 3o per lOO, e 
facile il vedere che il motivo nasceva dall'al- 
terazione del fino argei\to , con cui si batte- 
vano i fiorini, o popolini, o guelfi, o soldi 

(39) Rico. Malasp. Sior.Jior. c, 98. 



..J 



LIB. in CAP. IV. 8 1 

d' argeiito , giacch^ se la mistura onde com- "^^ 
ponevansi 20 di questi , invece di contenere di C. 
770 grani d'argento , come faceva di mestie- '^ 
ro per equivalere a 72 grani d'oro, ne con- 
teneva soli 700, o anche meiio, eil resto ra- 
me, o altro metallo, Taccortezza dei ban- 
chieri gli riduceva al giusto valore , e nel 
cambio voleva tanta piu moneta d' argento 
quanta supplisse alia mancanza. Da questa 
causa nascono le strane mutazioni^ e gli sbal- 
zi per dircosk, sofFerti dalla lira come fra- 
zione del fiorino d' oro : qualche volta una 
lira, e mezza equivaleva al fiorino^ talora 2, 
3, 4i 6, 7, ec. Senza siffatte notizie, innurae- 
rabili abbagli si prendono dai lettori, e da- 
gli scrittori stessi nel computar le lire del 
fiorino (4o) , essendo specialmente delusi dal 

(4o) Anche il celebre inglese Scrittore della Vita di 
Lorenzo il MagniJicOj trovando nelF AmmiratOy che il 
fiorino di oro era Dalutato lire tre^ e soldi 10, ha cre» 
duto poter general mente stabilirey che questo fosse il va* 
lore del fiorino y quando nonfii che di quelVanno* In 
una parola noi ahhiamo un tennine seinpre fisso cioe 
il fiorino d^orOy o Zecchino, che dal i252 in qua non 
ha sofferto al piu che V alterazione di \ grani ;^ con- 
vien piuttosto dal fiorino d*oro dedurre il Dalore del- 
la liray che da questa il fiorino ^ onde quanto piu 
cresce il numero delle lirCy tanto piu scema il loro va^ 
lore : per esempio quando era composto di lire quat^' 
tro y ciascuna di esse corrispondeva a 5 dei nostri pao* 
liy posta Fistessa proporzione fra r oro y e P argento 
T. III. Pi. f» 



Sa STQBU m TOSCANA. 

-7— ypcabojio lira, che da ijaaneta iii\maginaria 

die. passo fieaimente a reale sotto Cosimp L, w e 

*^^^ divenuta una fraxiope costante del fioripo 

d'oro^ o zecchino, compo&to di i3 e ^ di 

esse, 

Fu qifesta un eppca gloriosa pe'F.ioreatiiii : 
erano re^i potenti dal commercio accoiiipa'- . 
gnato ii} que^to tempo da quella frugaUtii ^be 
n'e la base^il dj ^ui q^^drp e vivamjpr)t» di-- 
pinto da Dante (4i) per contrapporki fil lu$- 
so, ed alia profusions de'suoi tempi. 3^)iv- 
tarono le loro imprese feUcemeate . pistoja 
piu volte attaccata dov^tt;e finalmeute pren- 
jier la legge dai Fiorentini, s. rimettere i 
Guelfi: assalirono indi Vplt^rra, ove regnava 
il partito Ghibellino ^ e che ^itoata in luogo 
fortissimo^ non pareva j>ossibile, secondo la 
maniera di combatter di quei tempi , il vin- 
cerla . Non era probabilmente iiitenzipne dei 
Fiorentini che devastarne le campagne , se- 
condo la guerra di quei tempi . M^utre cip 
avveniva sotto gli oechi dei Volterrani, non 
sofFrendo questi che impunemeate i nemici 
lo Xacessero , aperta improvvisamente una 
porta , uscirono loro addosso : m^ rispintili 

la quale pero e Dariata. Per tu/te le "variazioni di 
queste monetey e pel numeroy e nomi loro si possono 
consuUare il Conte Carliy e I'autore della Decima . 
(4i) Fiprenza dentro delle cerclua anticke, ^. 



LIB, III, CUP. IV. 83 

furiosameiite,/e dando ad essi la caccia, con J^ 
insperata fortuna entrarono i Fiorentini mi- di C. 
sti ai fiiggitiyi in Volteira^ e guadagnarouo *^^^ 
la piazza piii forte della Toscana . Pub recar- 
M a gloria dei Tincitori, che fu Volterra ben- 
ch^ presa d*assaltb , salvata dal sacco . Tutte 
I'lmprese erano in quest' anno andate Ibro fe- 
Ijcementie, onde ebbero ragione di chiamarlo 
Farino vittorioso {/^^). Aveano scdnfitti i Sa- ia54 
nesi^ ed obbligati a ritirarsi dalFassedio di 
Montalcino , e a ricever legge da loro ; messi 
in dovcre i Pi&tojcai , obl^igJtili a riporre i 
Guelfi in citta^ e fabbricato ivi an castello 
sulla Portn fiorentina in modo da dominarla^ 
occupato Peggibonzi ^ e poii la recente presa 
di Volterra ponendo il colmo alia loro prospe- 
rita, eccitarono la sorpresa, e il terrore dell'al- 
tre citta di Toscana . Dopo Timpresa di Vol- 
terra si porto I'esercito tiorentino sul conta- 
do pisano^ e passata 1* Era prese a devastar 
le cainpagne . La fama delle fiorentina vitto- 
rie area scoraggiti i Pisaiii , e le interne divi- 
sion! indeboliti . Si era^ secondo Tuso di quei 
tempi, levato a rumore il popolo pisano con- 
tro la nobiltk , e avea formato un governo 
popolj^re, di cui se voUero partecipare i no- 
bili furono obbligati ad entrare tra i popo- 

(42") B. Ma/asp. <?..55. 




84 STORIA Dl TOSCANA 

"^[J^lani: molti abbandonarono la citta. (43), la 
di G. quale trovaiidbsi divka non ebbe in questo 
*^**^ tempo coraggio di contrastare al nemico ; 
gli chiese pace rimettendo le condizioni al 
suo discrete arbitrio: accettarono i Fiorenti- 
ni , e torab Tesercitd trionfante a Firenze per 
consultiar sii quelle: erano essi uniti contro i 
Pisani coi Lucchesi, eGenovesi; si.fece per- 
cib un congresso in Firenze degii Ambascia- 
tori di quelle due Repubbliche (44) ^ col fio- 
rentino Governo, e furono dettate ai Pisani 
le cpndizioni : la principale e piii utile pe'Fio- 
rentini fu I'esenzione di tutti idazi, e ga- 
belle alle loro merci , che erano obbli^ate a 
passar pel dorninio pisano : che si restituis* 
sero ai Genovesi i castelli di Lerice, e Treb-- 
biano: ai Lucchesi Motrone , al Vescovato di 
Lucca M ontopoli : lasciassero liberi i castelli 
di Carvaja, e di Massa da loro ultimamente 
occupati , dassero in mano ai Fiorentini o il 
.Castello di Ripafratta, o Piombino, con qual** 
che altro prowedimento meno importan* 
te (45). Non si pub dare ai viucitori molta 

(4^) Tronci Jnu. Pisani an, 1^5^, 

(44) ^fi^» Genuen. lib. f^L rer, itaL f^m. 6, 

(45) Queste condizioni son riferite (variamente piu , 
o meno gravose dagli Storici Bartolont, Scriba Ann, 
Genuen, lib, 6. , dal Tronci Ann, Pisani y dal Malasp, 
cap, 1 5 5^ chQ ve nc aggiunge quakun altra i 



n 



LIB. III. CAP. IV. 85 

lode di moderazione: temporeggiarono i Pi- "j^ 
sani neiradempimento alle condizioni , e se diC. 
si videro obbligati a cedere alle circostanze, ^ 
era fa tile il prevedere che alia prima oppor- 
tunita avrebbero violate una pace vei^ogno*' 
sa . Questo momento non era lontano : il par- 
tite Ghibellino per la morte diFederigo, e per 
la poca attivita di Corrado , restate inferiore 
ill Italia , comincie a rilevarsi per opera di 
Mahfredi, figlie naturale di Federigo. Questo 
Principe^ a cui la natura fu cortese di melti 
doni^ degno fijglio di Federigo 11.^ tie pos- 
sedeva i talenti : leggiadro , amabile, pieno di 
attivit^ y e d'ingegno era state create dal pa- 
dre Principe di Taranto : egli pero divenne 
presto la p ersena piu importante del regno 
delle Sicilie , prima come tutore del piccolo 
Corradino^ indi come Sovrano. Av^ido ne- 
mica la Certe di Roma , che volea disporre a 
sue senno di quel regno , cerce di guadagnar-. 
si il partite dei Ghibelliui che a lui , come 
liglio del prime lore pretettore, facilmente si 
velsero . Vedende Firenze dominata dal con- 
trario partite, eccitb la Repubblica Pisana a 
rompere quelle condizioni , coUe quali peco 
innanzi era stata cestretta a comprarsi una 
pace vergognesa (46) . Non vi voile moke a 

(46) jimmir, 1st Fior. lib. a. 



86 STOKIA Dl T08CAN\ 

An. for muovere i Pisani : tuttavia non contro i 
di C. Fiorentini portarono direttamente le armi ^ 
ma contro i lore alleati , i Lucchesi . A que- 
8ta infrazione dei patti non tardarono a por- 
&i in moto i Fiorentini. Unite le loro genti 
alle luCchesi^ attaccarono i Pisani presso a 
Ponte a Serchio , e le ruppero con grandissi- 
ma perdita de' Pisani (47) • Si avanzarono i 
vittoriosi Fiorentini fino a S. Jacopo assai 
presso di Pisa , e in segno di giurisdizione ^ e 
spregio dei Pisani vi batterono moneta (48) . 
Costretti i vinti a domandar frettolosamente 
la pace , Fottennero , ma le condizioni faro*- 
no gravose , poiche oltre i patti stipukti nel 
i254i si aggiunse la ces^one di yarj castelli 
ai Lucchesi, e ai Fiorentini . Fra quelli che e- 
rano costretti a cedere a questi eravi Mutro* 
ne ) lo che assai doleva ai Pisani , giacch^ es- 



(47) V Ammir. lib. 2. copiando ilMcdas. racconta^ 
the oUre i mortis e gli affogati nel Serchio , 3 mila 

furono i prigiomeri: probabilmente queste perdite son 
quasi sempre esagerate . 

(48) A\feano ivifatto tagliare un altissimo pine , e 
per esprimerlo nella moneta si vedea un trifoglio ai 
piedi di S. Giovanni. Jttesta il Villani d aver <vedu- 
to parecchi di questi Jloriniy onde non pare po,<sa ^a- 
dervi il dubbio che vuol muoi^ere il Cas^» Flam, dal 
BorgOy molto piu che lo stesso Troncipisano annalista 
in tempi tanto piit bassi affertna d^avere avuto in ma* 
no piu d^uno di questi fiorini d^oro. 



LIB. ni. CAP. IV. 87 

sendo sitiiato sul mare poteva divenire un"^^ 
comodo porto ad una nazione cortimfircian- di C. 
te, e industriosa ^ cheiicin solo non avrebbe '^ 
avuto pia bisogno di Porto Pisano, rtia acqui- 
stava i mem di divenire una potenz^a marit 
tima. Nan poteiKlo con la forza^ tentarono 
coir oro d' indurre i Fiorentini a minar Mu- 
trone: non vuolsi lasciare in oblio nn'azione 
k)devole di Aldobrandino Ottobtioni. Nelle 
discussioni sopra Mutrofte questo virtuoso 
eittadino avea opinato , che si disfacesse co^ 
me inutile alia fiorentina Repubblica : ^rano 
quasi persutisi i suoi compagm , e il giorno 
appresso se ne dovea fare il partito : il Mini- 
stro pisano , che era in Firenze , avendone 
iavuto senfore, fefte segretamente offrir da 
un amico ad Aldobrandinb 4 niilsL fiorini 
d' oro , se gli riesciva di far prevalere la sua 
opinione. S^ accorse Aldobrandino dalF of- 
ferta, che il suo seritimento era falso: dette 
buone parole al mezzano , giunto poi in Se- 
nato, chiesta scusa dell^ mutazione di senti- 
roento, con tanta eloquenza perorJ) per la 
cont raria opinione, che giunse (non pero sen- 
za molta difflcoltli) a far cangiare la delibera*- 
zione che il Magistrate stava per prendere . 
Era Aldobrandino male agiato de^beni di 
fortuAa, onde quando fu nota tanta illiba- 
tezza, che ad onta del suo silenzio trapeI6 



88 STORIA m TOSCANA 

"j^ all' oriecchie del pubblico , ne riscosse som- 
di C. mo applauso (49) . Egli non fece che il debito 
^^ ^ di un buon cittadino; e le lodi che si usand 
dare in somiglianti avvenimenti , sono piut* 
tosto una indiretta satira al genere umano^ 
la rarita di queste azioni rendendole piutto- 
sto eccezioni , che regole comuni della vita . 
Essendo neH'anno appresso mancato di vita 
quest' onorato cittadino, la patria con rtia* 
gnifica pompa ne fece in S. Reparata 1' ese- 
quie, e gli eresse per eternarne la memoria 
un mausoleo. 

^ L' abbattimento del partito Ghibellino in 
Toscana avea specialmente causate le perdi- 
te de' Pisani • Manfredi , sul cui ajuto avea- 
no sperato,era lontano e involto nelle guerre 
eccitategli dal Papa, e da'suoi sudditi : il so- 
stegno , che aveano sempre avuto dagl' Impe- 
ratori, mancava loro in questo tempo in cui 
I'lmpero agitato da varie fazioni era vacante . 
Le citta d'. Italia avevano gpduto il drittp di 
partecipare all'elezione (5o) del Re de' Ro- 
mania e d' Italia: e vero che poco tempo in- 
nanzi nel Concilio di Lione Innocenzo IV. 
dopo la deposizione di Federigo IL avea da- 



(49) Gio. VilL 1st. lib, 6. c. 64. 

(50) Murator, diss, 3. de imp, ront. et regUm. ital, 
sle. 



LIB. III. CAP*. IV. 89 

ta la facolta di eleggere a quel posto a sette "Jj^ 
Principi di Germania , ossia Elettori : ma non di C. 
crederono probabilmente le italiche cittk di ^^ ^ 
aver perduto quel dritto . Pisa fra queste , 
considerando le sue critiche circostanze^ e 
quauto di forza le si accrescerebbe per Fele- 
zioiie d' un Imperatore a lei amico , e quasi 
sua creatura, fece un atto che pub sembra^ 
re orgoglioso ai nostri tempi , ma che fu al- 
lora dettato dalla politica , e dalla considera- 
zione che godeva questa Repubblica . Essa 
mando a dar la sua voce per Telezione^ ossia 
ad eleggere realmente Imperatore il Re Al- , 
f onso di Castiglia ^ che graziosamente accol- 
se Fonorevole ambasceria. Bandino di Gui* 
done Lancia, della famiglia Casalei di Pisa, fu 
r ambasciatore , e coi riti solenni lo elesse 
per la sua Repubblica Re dei Romani , ed 
Imperatore ; il qual concesse i piu ampj , ed 
estesi privilegi alia citta di Pisa (5 1). Quest;'at- 
to grande ^ e rispettabile mostra la conside- 
razione dicui Pisa godeva; e se (come (52) pa-< 

(5i) Esiste il diploma riferito dalV Ughelliy dot 
Troncij dal Cav. Flam, del BorgOy in cui vi sono U 
parole : Ego Bandinus Lancea etc. . . . in romanorum 
regem , et imperatorem rom. imperii nunc vaeantis e- 
ligo, et assumo, promoveo atque voco etc., ed esiste 
P accettazione d^ Alfonso j e il diploma dei privilegi ai 
Pisani. 

(5 3) / diplgmi di elezione^ e di concfssipne di pri- 



go STORIA DI TOSCANA 

*Jj^re) nello scisma in eui erano gli Elettori, la 
di C. nomina che fecero dello stesso Alfonso I'Ar- 
^^ ^ civescovo di Trereri , il Re di Boemia , il Du- 
cadi Sassonia, il Marchese di Brandeburgo 
fu posteriore alia pisana elewone, questa ne 
riceve anche un lufitro , ed una dignita mag- 
giore per essere stata seguitata da si potenti 
Principi . Gli altri Elettori , con moiti Prin- 
cipi di Germania aveano gia elettx) Re de'Ro- 
mani Riccardo Conte di Comovaglia , fratel- 
lo del Re d'lnghilterra . Nel tempo della so- 
spensione tra i due concorrenti, i Fiorentini 
crederono forse Alfonso piu favorevole al 
loro partite y onde gU ^dirono il loro illu*- 
stre cittadino Brunetto Latini ; ma le disgra-* 
2ie che avvenncro ai Ghibellini fiorentini re- 
sero inutile Tambasciata (53). tl Papa Ales- 
sandro IV. resto per qnalche tempo neutra- 
le , poi comincib ad appellare eletto Riccar- 
do , e finalmente alia morte di questo negb 
di riconoscere Alfonso . La premura dei Pi- 
sani in eleggerlo, e de' Ghibellini italiani per 
riconpscerlo , lo resero sospetto alia Corte di 
Roma ^ la quale dopo lunghe agitazioni lo es* 
cluse dair Impero . 



w/qgr son segnaei neil'ann. ia56, e V elezione fatta 
dai Principi nominati nel laSj^ ovvero 58. 
- (53) Ric, Malesp, c. tfia. 



LIB. ni. CA^. IV. 91 

L'inattivita, in cui si trovava il potere'JJJT" 
iniperiaie in Italia , e Y impotenza dei Pisa- di C. 
fii a farorirlo , o ad esseme ajutati , resc piii 
facile la loro riconciliazione colla Ghiesa , 
dal di cui grembo erano separati da sedici 
anni, dal tempo cio^ in cui, vinti i Genovesi, 
condussero prigionieri in Pisa i Prelati , che 
andavano al Concilio Lateranense. Aveano 
essi ricusata la riconciliazione con Innocen- 
zio IV. per csservi la condizione creduta dg 
loro poco generosa di abbandonare il loro 
alleato ^ ed amico Federigo II. Non esisteva 
piu siffatto ostacolo <) , onde avendo .chiesto 
ad AlessandroIY. Fassoluzione dalle censn* 
re, fa loro concessa , e imposto -V obbligo di 
scguire le parti delF Imperatore , che sareb- 
be da lui riconosciuto, eT utile e salutare 
penitenza di fabbricare uno spedale , che fti 
quello di S. Chiara . Si esegu\ la fondazione 
da Fra Mansueto Tanganelli di Castiglione 
aretiuo, penitenziere del Papa, ed alia pub-^ 
blica funzione assisterono molti Prelati , e 
lo stesso S.Bonaventura (54). Voleva il savio 
Pontefice pacificarli anco co'Genovesi, che 
contrastando loro la Sardegna , e invaso il 
Principato di Caglieri , tenevano assediata 
S. Gilia. Ordinb il Papa a due cavalieri dimo- 

(54) Cronic, Pis. Fhm.dal Borgo diss. 5. TroMiec. 



9^ STQRIA DI TOSCA?J\ / 

"5[JJ]"ranti in Sardegna , che cola si portassero ca- 
di C. me suoi Legati^ intimassero lora sospensione 
di ostilit^ , che rimettessero la piazza contra- 
stata nelle loro mani , e che ci avrebbe poi 
pronunziata la sentenza: ma prima che que* 
sti giungessero , i Pisani, espugnata la piazzsk ^ 
aveano ricuperato il Principato di Caglieri ^ 
che diedero iii feudo a tre famiglie pisane 
a'Viscohti , a figli del Conte di Capraja ^ e ai 
Gherardeschi ; lo che avvehne nell' anno se- 
seguente , nello stesso tempo in cui in Le- 
vante presso Acri uhiti ai Veneziani dettero 
una micidiale sconfitta ai Genovesi con un 
immensa strage , la perdita di 25 galere , e la 
loro espulsione dal porto d' Acri . I Pisani , 
ed il resto de' Ghibellini toscahi non potero- 
no valersi dell' ajuto imperiale ; V ebbero fi- 
nalmente da Manfredi, che sempre attivo 
proseguiva a fomentare il partito Ghibellino 
in Firenze . Era questo tiranneggiato dal 
, Gtielfo dominante^ escluso dalle cariche 
pubbliche, e guardato con vigilante gelosia, 
onde nascondeva nel silenzio i proprj senti- 
menti: incoraggito pero da Manfredi, tra-i 
mava ocfcultamente delle irinovazioni . Gui- 
davano la cospiraziorie quel degli Uberti, 
che giudicati meno pericolosi , dopo Y es- 
pulsione dei Ghibellini, eran restati in Fi- 
renze . Fu la congiura scoperta . Ghiamati in 



LIB. in. CAP. IV. 93 

giudizio , ricusaron di cornparire, e P^^^s^ ^^^^ 
le armi , ardirono di violare i ministri della di C. 
giustizia. II popolo pero voltossi tutto con- ^^^* 
tro loro , e ne arresto alcuni , che perderaho 
la testa sotto la scare. Molte. altre famiglie 
complici della conguira fuggirono di Firen- 
ze: restb involto in questa disgrazia 1' Abate 
di Vallombrosa , della famiglia Beccheria di 
Pavia , preso a sospetto d' esser complice : i 
tormenti gli fecero confessare ciocche forse 
non era vero-, e gli fu mozza la te^a (55); Si 
ritirarono gli esuli a Siena ^ che era allora di- 
venuta ricovero di quel partito ., Fra i foru- 
sciti fiorentini trovavasi Manente, ossia Fa- 
rinata degli Uberti^ capo della famiglia, d'in- 
dole feroce , eloqueute , ed ugualmente ca- 
^ace nelle armi e nel consiglio (56). Era 
egli r anima della fazione Ghibellina: in- 
fiammo i Sanesi alFarmi contro i Fiorentini, 
irrito contro di essi con tutti gli artificj 
r animo del Re Manfredi (57) , che mando 

.(^5) Ma/asp, cap, iSg. 

(56) Filipp. Villani degli Uomini N/14S, Fior. 

(5.7) Avea quel Re mandato non piu di aoo* cava^ 
lieri Tedeschi: il piccolo soccorso scoKfig^i K Ghilfelli^ 
ni: Farinata pero ne trassfi il m^lior partito : aven^ 
doli ubriiLcatigli mando insieme con altre truppe con^^ 
tro i Fiorentini^ che si trovavano presso Siena . Vi si 
spinsero, con tanto furore y che nelprincipio i Fioren* 
tini presero lajuga* veggendo poi il piccol nurriero, 



94 STORIA DI TOSCANA 

"]5[JJ]~loro in soccorso una scelta truppa di otto- 
di C cento cavalieri tedeschi ^uidati dal Conte 
Giordano , spierimentato guerriero : altri mil- 
le ne furono assoldati : vi concorsero tutti i 
Ghibellini di Toscana ^ e si fece a Siena una 
meMd assai numerosa de' piu feroci nemici 
del Govemo fioreutino: di questa truppa pe- 
TO farmavano il nerbo i cavalieri tedeschi: 
erano assoldati per tre raesi, oude vedendo 
Farinata che se non si tirava da essi pai'tito 
pdma di qpesto termine , mancherebbe il de- 
naro per confermarli, tentb di tirare i Fio- 
rentini ad un' azione (58) . Arendo per mez* 

di cambattenti tornarono. yergognosi indietra , e mes" 
sigli in mezzo tagliarono a pezzi tutti i Tedeschi y e 
poi strascinarono per disprezzo sut suoto Vinsegne di 
Manfredi. Questo opvenimento fattQ super e^ da Pari^ 
UAta al Re, ehe gli estigerb il valore dm swoi, e il 
dispregiojatto a/le sue insegne, impegnh il Re nelFim^. 
presa con molto calore come Farinata avea previsto . 
Malasp, cap, 164. 

(58) Nel racconto del memotabU faU& d* arme di 
Monteapertiy e negli a^fvenimenti che lo precedettero ab^ 
biamo seguitata Ricardano Malesp, Scrittdre contem^ 
poraneo , e la di em autorith sembra percih siiperiore 
ad ogn altro . Tuttavia lo Storico Sanese Maleuolti 
nega molti di questifatti, asserise^ che il Conte Gior^ 
ditnoepa venuto Jino dal dioembre delPanno seorso 
eoffU 9oo cavaUiy onie non pub esser vera il raecon'* 
to degl^ inmlti faiti alPinsegne ec. Se veramente nei 
Hbri pubbKoi di Siena si trovano i dooumenti autenti^' 
ei delta sua asserzione^ twn v*e replica . ilia non sa^ 



XIB. UL CAP. IV. 95 

zo di fidati emissarj che furooo due frati nai-'^j^JJJ]* 
uori , fatto credere ai primi della fiorentina di C; 
RepuhUica che se si fosse mosso il loro eser- ^^ 
cito verso Siena ^ sotto colore di rinfoi^zare 
Montalcino , sare)>be aperta loro una porta 
per liberar la citl;a dalla tirannia di Provenza- 
1^0 Salvani, potente, ed altiero dttadino: fu 
da' Fiorentiuj ci^uto al fraudolento invito; 
e quantuiique molti, e specialmente Tegghia- 
jo Aidobraudi degU Adiinari^ coUa piii for- 
te ostinazione (Sq) di3suade$se un'impresa 
inutile y giacche si sarebbe vinto coll a pazien- 
xa , e i] tempo avrebbe combattuto per loro^ 
fu messo in campagna un esercito numero- 
sissimo di geuti, ma nan di soldati . Si disse 
che non f o^aero meno di 3o mila , e da tutte 
le citta alleate^ o piuttosto soggette ai Fio- 
rentjni ^ vennero truppe ausiliari.; m^ siccor 
me\ dalle medesime citta erano stati cacciati 
i Gtiibelliniy questi s' erano riuniti a Siena, 
e i Guelfi a Fifenze ^ onde i due eserciti pre^ 
sentavaoo il triato aspetto della divisione , e 

rebbe^ stato Juori di propasito ^ che egli avesse riporta^ 
to le parole dei pubblici libriy come fa tante Dolte. 

(59) SuUo stesso tuoHopapto il GherofYfi^i » g^i/i^ 
cotnandata dagli Anzi^ni di $4^er4 SQtto peika. di lire- 
100; voile pagar la per^a , maparlare ; gliju raddop^ 
piaiaf e pagb la nudta di lire 3oo per dire delle inu" 
till verita. Fw finalmente fatto tacere eolkk minaecia 
della pena della testa. Malesp. c. 166. 



96 STORIA. DI TOSGANA 

"^^guerra civile dell' intiera Toscana. Dal solo 
di C, Are^ zo si asserisce , che fino in 5 mila venis- 
° sero in soccorso dei Fiorentini sotto il co- 
mando di Donatello Tarlati , meiitre un' al- 
tra schiera di fuorusciti , condotti dal loro 
Vescovo (60), s era riunita in Siena ; e se dee 
credersi a Raffaello Roncioni^ una scelta 
truppa di 3 mila Pisani vennero a Siena. 
L'esercito Guelfo era superiore in numero al 
Ghibellinoi) essendo quella fazione dominan- 
te in Toscana^ ma probabilmente non /vi fu 
quella sproporzione che voglion far credere 
alcuni storici . Marcia va Y esercito Gu elf o 
come a sicura yittoria , sperando dover sen- 
za combattere entrare in Siena : giunto sui 
colli di M onteaperti s'arresto per aspettar 
Favviso dai Sane&i di procedere piii innanzi . 
Niente h piii capace di sconcertare un Capi- 
tano, ed una truppa quanto il vedersi veni- 
re coraggiosamente incontro un nemico^ che 
si credeva vinto o fuggitivo : cos\ i fiorentini 
Gondottieri, che andavano alia sicura con- 
quista di Siena , quando scorsero avanzarsi 
risolutamente i nemici^ alia testa dei quali 
era la truppa tedesca y tanto alia loro formi-* 
dabile, cominciarono a sbigottirsi. Si venne 

. (60) Legnar. Bran. his. lib. a. Giugurta Tomrn. /• 
st.Sanesepar.L lib, 5. Malavolti lib. t.p. a. PtolcB' 
meus Lucens. Atui, . 



LIB. 111. CAP. IV. 97 

alle mani, e fu combattuto con molto valo-"]^ 
re ; ma non reggendo all'impeto de' Tedeschi, di C. 
piegarono i Fiorentini . Ad accrescer la co- 
sternazione si aggiunse il tradimento . Mol- 
ti Ghibellini nascosi, nel tempo della batta- 
glia passarono ai nemici . Fra questi Bocca 
degli Abati prima di passare all' altra parte , 
tiro a tradimento un colpo a Jacopo del 
y acca della famiglia de' Pazzi , che portava 
r insegna della Repubblica , e lo f^ cadere col 
braccio mozzo in terra (6i) . Sparse quest at- 
to il terrore tra i Fiorentini , non sapendo 
piu distinguere gli aimici dai nemici: il solo 
contrasto rimase intorno al Carroccio su cai 
stavano le bandiere, e dintorno la miglior 
parte de' difensori (62) volenterosi di com- 
prarsi una morte illustre col valore , piutto- 
sto che la salvezza coUa fuga . Fu chiaro tra 
questi Giovanni Tornaquinci, che presso al 
70 anno stava con suo figlio alia guardia di 
quel posto : vedendo tutto perduto, incorag- 
gito il figlio, e gli altri a seguitare il suo 
esempio, si scaglio tra i nemici, protestan- 
dosi di non voler soprawivere a tanta rui- 
na; e valorosamente combattendo fu ucciso.. 

Una parte del rotto esercito si era refugiato 

/ 

(61) Malesp. cap. 167. 

(6a) Leonar, Bruni Hist* Flor. lib. a. 

r. ///. P. I. n 



V* 



\ 



I 



260 



98 STORIA DI TOSCANA 

"^ nel castello di Monteaperti . Preso a farza il 
Oi C. castello , furono i refugiati tagliati a pez- 
zi (63) . Non e facil sapere il numero de'mor- 
ti in una battaglia*, esagerandolo sempre i 
vincitori, e nascondendolo i vinti: questi^os- 
sia gli scrittori fiorentini,non confessano che 
aSoo morti, e i5oo prigionieri; ma il nu- 
mero dovette esser piii grande , inferiore pe- 
ro air esagerazione degli istorici Ghibelli- 
ni (64). Si couta questa battaglia fra le piu 
sanguinose di quei tempi : avvenne il di 4 
Settembre. Festeggiarono la vittoria con.so- 
lenne pompa i Sanesi , in cui vedeasi il Car- 
roccio de'Fiorentini strascinato a ritroso, e 
il nome di Citta della Vergine fu preso da 
Siena in questa circostanza , come un devo- 
to attestato di riconoscer dal Cielo il felice 
successo (65). 

(63) Ammir, Hist, Fior. lib. 2. Dante: 

la strage , e il grande scempio 

Che fece V Arbia coU>rata in rosso. 

(64) li piu autentieo monumento sarebbe la letter a 
de^ Sanesi scritta al Re Manfredi^ ove i morti si fan" 
no ascendere a soli 3 tnila , ma probabilmente e apo^ 
crifa . Vedi Cronic, San, ReK itaL scr. torn. 1 5, « nota 
del Bemfoglienti. 

(65) Malvolti 1st, de*fatti,^ e guerr. de^Sen^ Nelle 
monete alle parole Sena vetus^y^ aggiunto Civitas 
Virginis . Questo Storico per conceder tutta la gloria 
di questo giorno ai Sanesi y esclude il soccorso de^ Pi' 
sani, 11 Bcnvoglientipoivuole escludere V influenza y e 



LIB. III. CAP. V. 99 

CAPITOLO V. 

SOMMARIO 

Decaden^a della Parte Guelfa . Concilio d* Empoli . 
Magnaniinita di Farinata degli Uberti. Guerra can 
Lucca e cOgli esuli Guelfi. Yenuta di Carlo d*An» 
gio in Italia . Battaglia presso Benevento, e morte di 
Manfredi . Rifornna del Governo di Firenze . Turbo- 
lenze che succedoho. Discesa di Corradino di Sve- 
via in Italia. Iniprese dei Pisani armati in suo favo- 
re . Battaglia di Tagliacozzo . Fuga di Corradino . Ar- 
restato, e datb in mano di Carlo. Morte di Corradino. 
Pace di Carlo coi Pisani , e con altre citta di Tosca- 
na*. Pace tra i Guelfi e i Ghibellini di niun efFetto . 
Guerra civile fra i Pisani, fomentata dal Re Carlo , 
Morte del Papa Gregorio X. Nuova concordia fra 
i Guelfi e i Ghibellini in Firenze . AfFari di Sicilia . 
Ceiebre Yespro Siciliano . Nuovo cambiamento di 
governo in Firenze . 

xja rotta di Monteaperti fu uno de' colpi 
piii fatali alia fazione Guelfa non solo in To- 
scana, ma per tutta T Italia. La costernazio- 
ne dei vinti fu tale , che non ardirono tratte- 
nersi in Firenze, e difendersi: nove giorni 
dopo la rotta si partirono volontariamente 

V ajuto del Re Manfredi » Sivegga la risposta vitto* 
riosa del Cav. Flam, dalBorgo Diss, 6. delVIsU pisa- 
na^ che conjuta i due ScriUoH senza lasciar loco a re* 
plica . Noi abbiamo seguitato specialmente il racconto 
di Malesp. contemporaneo scrittore^ ed il piu antico, 
epercib piu autorevale. 



/' 



rOO STORU Dl TOSC\NA 

tutte le famiglie Guelfe, la maggior parte del- 
le quali ritirossi a Lucca , restata Guelfa sola 
in Toscana , giacche Prato , Pistoja , Volter- 
ra ec. seguitarono la sorte de' vincitori , e da 
quelle furono obbligate a ritirarsi i Guel-» 
fi (i). Non tardarono a giungere i vincitori 
a Firenze , e non potendosi sfogare contro i 
nemici , presero a ruinarne le case : ma cio 
che mostra quanto sia cieca, furiosa, ed in- 
1 a6o giusta la rabbia de' partiti , non contenti di 
ruinare in S. Reparata il sepolcro dal pub- 
blico voto gia poco innanzi eretto ad Aldo- 
brandino Ottobuoni , ne trassero il cadave- 
re , e strascinato per la citta , lo gettarono ne' 
fossi (a) . Furono confiscati i beni dei Guelfi^ 
e la citta comincio a governarsi sotto Y in- 
fluenza, o dependenza del Re Manfredi. Do- 
vendo partirsi il Conte Giordano , si aduno in 
Empoli una grande assemblea dei Ghibellini 
per concertare il modo di assicurare la su- 
periorita in Toscana al loro partito. Lacom- 
ponevano persone, che quantunque varie di 
interesse erano tutte nemiche di Firenze . I 
Pisani , i Sanesi , gli Aretini , e gli altri Tosca- 
ni temevano la crescente potenza de' Fioren- 
tini, che minacciava a loroservitu. I Signori 
feudali , i Cpnti Guidi , Alberti , di S, Fiora , e 

(i) Malesp. Cap!' I yo^ 

(a) Gioi^. yUL Is. lib, 6. cap^ 64. 






LIB. III. CAP. V. tOI 

gli Ubaldini, de'quali i Fiorentini aveano"^j^ 
frequentemente gastigato le insolenti soper- di G. 
chierie, ne bramavano la ruina: fu proposto "^^ 
percio che niuna cosa potea piu consolidare 
la forza Ghibellina quanto il disfare la citta 
di Firenze , ove la fazione Guelfa avea sem- 
pre pill dominato, che la Ghibellina, ed ove 
le instabili vicende della sorte potevano puh 
re ristabilirvela . Fu questa la proposizione 
deir ambasciatore di Siena , sostenuta da 
quello di Pisa , cittA capitali nemiche di Firen- 
ze (3). Quasi tutta Fassemblea aderiva alia stes- 
saopinione^e stavasiper condannare alia di- 
struzione una citta si rispettabile, qpiando Fa- 
rinata con detti grossolani , ma pieni di forza 
protesto altamente che egli non s'era esposto 
a tanti pericoli per ruinar la sua patria , ma 
per potervi vivere onoratamente : che egli 
finch^ avea sangue nelle vene non Y avrebbe 
permesso (4) . Non osarono i Ghibellini osti- 
narsi, temendo il valore, Tingegno, e parti- 
to grande che si traeva seco quest' uomo de- 
gno d' eterna memoria , giacch^ Firenze gli 

(3) Giugurta Tommasi 1st. di Siena par, vt, lib. 6. 

(4) Vedi Dante y Jr^er. can. lo, ove e descritto no- 
bilmente ilcarattere di Farinata, che predice Pesilio^ 
al Poeta. 

„ MafUi io sol cola , dove sofferto 

,, Fu per ciascun di torre via Fiorenza , 

,, Colui che la difesi a viso aperto . 



102 STORIA Dl TOSCANA 

*^[;^deve la sua esistenza (5). Si determino il nu- 

di C. mero de' soccorsi che le citta , i castelli , i 
^ Signori collegati dovessero al bisogno con- 
tribuire, e questo fu chiamato TagUa. Si e- 
lesse Potesta di Firenze per due anni il Con- 
te Guido Novello, il quale esige che la citta 
prestasse giuramento d' obbedienza al Re 

1261 Manfredi • Tenea egli ragione nel palazzo 
vecchio di S. Apolliiiare , onde per potere con 
pill agio introdurre in citta , e nel palagio le 
sue genti di Casentino , apri una nuova por- 
ta nelle mura piii vicine , che Porta Ghibelli- 
na, e la corrispondente strada, via Ghibelli- 
na furono appellate . I Sanesi ottennero , che 
cinque castella situate ai confini tra loro e 
i Fiorentini, e che forma vano a questi un 
forte antemurale , fossero disfatte . I Pisani , 
che fossero loro rese varie castella dai Luc- 
chesi, usurpate nelF ultima guerra coi Fio- 
rentini. Lucca, di fazione Guelfa, avea dato 
ricetto ad una gran quantita dei Fiorentini 
esuli: si mosse contro di essa il Conte coU'ar- 
mata della Taglia ; ne scorse , e travaglio as- 

ia62 sai il territorio: resisterono vigorosamente i 
Ijucchesi , giacch^ essendo seco loro riuniti i 
fuorusciti Guelfi di varie citta di Toscana, 
la disperazione ispirava valore, ed e per que- 

(5) Malas, Cap, 170. Amm. lib. 2. 



LIB. Ill, CAP. V. Io3 

ato che si difesero per circa due anni contro "^^ 
la forza della GhibellinaLegatanto piiipoten- di C. 
te di quella citxk . La guerra piu vigorosa era ' ^ ^ 
loro fatta dai Pisani che miravano alia distru- 
zione di Lucca: erano essi i piu attivi, e piu i263 
numerosi nelF esercito della Taglia . Benche 
partissero dall' esercito molte genti , tuttavia 
i Pisani uniti ai Sanesi proseguirono a infe- 
stare ilterritorio de'Lucchesi; e dopo aver- 
li pill volte sconfitti , s' inoltrarono fino alle 
mura di Lucca , vi batterono moneta , sca- 
gliarono delle freccie nella citta , e vi rap- 
presentarono la loro celebre giocosa pugna , 
chiamata comunemente il Giuoco del Pon- 
te(6). Finalmente chiesero i Lucchesi la pa- 
ce , e T otteiinero dai Fiorentini cojle condi- 
^ioni d'entrare ancor essi nella Taglia, e di 
cacciartutti i Fiorentini, ed altri Guelfi fuo- 

(6) Brevtar, histor, Pisanae. Rer, itaL torn. 6. Ivi e 
ckiamato questo giuoco Ludus ad Massascutum, ybr5^ 
di Mass a , e scudo : e quest a e la prima memoria di 
quel celebre spettacoloy e non dicendosi che fosse allo'^ 
ra istituito e da credere che molto innanzi si praHcas^ 
se . Anche in Pat^ia un simile giuoco descrivesi dalVA-' 
nonimo Ticinense . Forse le due armi di scudo, e maz' 
zafurono in seguito riunite in una, neltargone, arme 
d^offesa^ e di difesa, Che Lorenzo de* Medici rifor- 
masse qu^sfarme si asserisce senza pros^e. La prima 
sua istituzione e ignota, ma probabilmente e d origir 
ne longobardica; e uero che neWAnon, Ticinense non 
si describe che lo scudo , con cui correvano di lontano 
ed urtarsi: ma non e ivi chiamato Ludus ad Massa- 
scutum ^ 



Io4 STOBIA Dl TOSC.4NA 

"^[^rusciti. Ando errando questa infelice turba 
di ^. d'uomini, di femmine, di ragazzi , esponen- 
do la loro miseria agli occhi di tutta 1' Italia . 
L' istabile fortuna pero si preparava a 
ia64 vendicargli. I Papi col loro partito conti*- 
nuamente vessati da Manfredi, e dai Ghi- 
bellini, vedendo i fulmini della scomanica 
inutili contro quel Re, avean piii volte chia. 
mate le armi francesi ad invadere il regno di 
Napoli . Carlo d' Angio , fratello del santo Re 
Luigi di Francia , quanto inferiore in santita, 
tanto superiore in talento al fratello ^ lo avea 
. accompagnato nella guerra sacra in Egitto , 
ove le loro armi ebbero si infelice succes- 
so (7) , Tomato in Francia , animato sempre 
da quello^ spirito d' intrapresa , gia eccitato 
in lui dalla Crociata, ascoltb facilmente le 
proposizioni dei Pontefici Urbano IV., e Cle- 
mente IV,, che Y invitavano alia conquista 
del regno di Puglia, e di Sicilia, creandolo 
Senatore di Roma . Ne fece egli i piii vigoro- 
si preparativi; e la sua moglie Beatrice ne 
prese le maggiori cure, impegnando tutte 
lesue gioje. Ambiva anziosamente al titolo 
di Regina, e la femminile vanita era stata 
troppo esulcerata , quando trovandosi colle 
sue tre sorelle Regine , fu obbligata a sedere 

(7) Vedi Memoires du Chevalier de Tonville , com* 
pagno nella spedizione di S. Luigi, 



J 



LIB. III. CAP. V. loS 

iin gradino piii abbasso , pferche priva di quel"^J^ 
titolo (8) . Carlo Signore della Provenza pose di C. 
insieme un fiorito esercito di gente agguer- ^ 
rita, che invio alia volta di Roma, mentre 
esso salito sopra una flotta di non piii di 
venti galee coii soli looo uomini d' anne, 
scelta truppa e valorosa , si mise in mare , e 
fu singolarmente favorito dalla fortmia, es- 
sendosi esposto al rischio d' esser preso ; g^ac- 
ch^ veleggiava la flotta di Manfredi , che 
composta di legni pisani, genovesi, e siculi 
giungeva ad 80 galere; ma la tempesta 1' avea 
dispersa , onde passo indisturbato avanti , 
entr6 nella foce del Tevere , e sbarc6 a Ro- 
ma . S'avanzo anche il suo esercito felicemen- 
te in Italia, condotto dal Conte Guido di 
Monforte , con cui si trovava la moglie di 
Carlo 9 Beatrice: risorsero le speranze de^Guel- 
fi , e 4oo cavalieri fiorentini , sotto la scorta 
del Conte Guido Guerra, andarono in con- 
tro ai Francesi in Lombardia, e furono la 
loro guida per la Romagna , e Marca infino a 
Roma . Coronato Carlo dal Pontefice insieme i ^66 



(8) Rico. Malesp. c, nS; e Gio. Villani lib* Q. c, 9a. 
La maggiore era moglie del Redi Francia ^ la seconda 
del Re (T Inghilterra , la terza delfratello eletta Re dei 
Romani; fuirono queste 4 Principessefiglie di Raimon* 
do Conte di Provenza: la qual provincia y V ultima 
cioe Beatrice ^ portb in dote a Carlo . 



I06 ST0RI4 Dl TOSCANA 

"^J^con sua moglie Re della Sicilia di qua e di 
di C, la dal Faro , non perd^ un momento a mar- 
ciare , bencb^ nel cuor dell' in verno , contro 
il nemico; avendo necessita d'affrettarsi per 
mancanza dei mezzi di sussistere . Presso Be* 
neveuto avvenne Y ultimo di febbrajo la san- 
guinosa battaglia ^ che decise di quel bel re- 
gno : in esso i Fiorentini esuli ^ altamente si 
distinsero :• il Re Manfredi , dope aver com- 
battuto col piu gran valore , vedendo il suo 
esercito sconfitto , non voile sopravivere alia 
disfatta^sicaccio nel piu forte della mischia, 
e restb ucciso . Fu dai vincitori uniti in Cro- 
ciata, e pieni di benedizioni, e d'indulgenze 
dato un orribii sacco a Benevento , citta pa- 
pale , spogliate le chiese , disonorate le don- 
ne, e tmcidati i vecchi, e i fanciulli (9). II 
cadavere di Manfredi , ritrovato dopo tre 
giorni , fu sepolto presso il Ponte di Bene- 
vento vilmente in una fossa, ove Todio, la 
superstizione, e la poca generosita del suo 
rivale condannollo (10). Egli avea avuto la 
disgrazia di dispiacere ad un Corpo allora 

\(s) Quest* orrida scena^durb otto giorni y ede rfe- 
scritta da Saba Malaspina istorico Guelfo , e parziale 
per lafazione di Carlo . 

(10) Vedi Dante y Purgat, canto 3, che ad onta del" 
la scomunicain cui mori Manfredi lo haposto in luo^ 
go di salvazione , ammollendo colla paetica imagina* 
zione la durezza della teologica condi^nna, che vuo* 



LIB. III. CAP. V. 107 

potentissimo , che lo dipinse coi piu neri co-'^^JJ^ 
lori : i piu atroci delitti gli furono apposti , di C. 
la morte del padre ^ e del fratello Gorrado: 
non v'e n'ha perb prova alcuna di fonda- 
mento . Imitatore di suo padre , fu gran prey 
tettore delle scienze , e delle lettere (11): 
rammentarono con desiderio il suo governo 
ben presto i Siciliani, e Napoletani: lapo- 
sterita imparziale lo ha riguardato con molta 
stima , ed una gloriosa memoria resta sempre 
di questo Principe nel nome di Manfredonia 
da lui edificata . La sua ruina fu anche quel- 
la de' Ghibellini in Toscana , e nel resto d' I* 
talia . Incoraggiti i Guelfi occuparono molti 
castelli ; il popplo , a cui e sempre odioso il 
governo presente , e spera nel futuro , mor- 
morava delle gravezze imposte dal G)nte 
Novello per sostener la guerra. Mentre il 
segreto fremito dal malcontento annunziava 
la vicina tempesta , cercarono le piu sagge , 
e devote persone di pacificare le due fazioni . 

Icy che per ogri anno , in cui si e vissuti nelle censure 

ecclesiastiche y se nepassino 3o in Purgatorio : 

,, P^ero e che quale in contumaeia muore 

,, Di santa Chiesa , ancor che alfin ii penta, 

,, Star gli coni^ien da questa ripafuore 

^, Per ogni tempo, ch'egli e stato trenia . 

(i i) Non solo Niccolo di Tamsilla suo panegirista, 
ina Saba Malaspina di partito a lui contrario , si ac^ 
cordano in questa parte . Murat rer, itaL scrip^ torn, 8. 



Io8 . 8T0RIA Dl TOSCANA 

•^JlJj^Chiamati da Bologna a Firenze due dei Cav. 

diCLfrati Gaudenti (12), che fra le virtii di cui 
facevan professione v' era quella di pacifica- 
re I'lnimicizie, fu data loro facolta di rifor- 
mar lo Stato . Questi elessero trentasei citta- 
dini per lo piii popolari ^ e mercanti indistin^ 
tamente Guelfi , e Ghibellini per consultare 
sugli affari pubblici : allora fu il popolo di* 
stinto in sette Arti , che si chiamarono in se* 
guito maggiori y quando vi si aggiunsero le 
minori, dato a ciascheduna il Gonfalone , af- 
finche quando occofresse fossero pronti i 
Capitanidi esse col loro seguito(i3). Niuna 
distinzione conveniva meglio a una citta com- 
merciante . Intanto nel fiorentino popolo, per 
la piu parte sempre di cuore Guelfo , era ri- 

(la) Erano chiamati Cas^alieri di Sj^Maria: vestii^ano 
di bianco col matU^llo bigio : nel vestini f€tceano pro^ 
messa, comegli altri Cavalieriy di difender le vedovCy e 
i pupilli y e infranunettersi a far le paci, Ij>deringo 
di Don Liandolo ne Ju Vistitutore^ uno de^ due che 
vennero a FiPenze^ e Paltro Messer Catalano Male* 
void. Males. Cap. 83. 

(i3) Queste sette arti maggiori'comptendevano: la 
prima i Giudici, eNotai, seconds i mercanti di Cali^ 
mala J e di pannifranceschi ^ i. i Cambiatori , 4* quell i 
deltartedellaLana, 5. Medici, eSpeziali , 6,Setajoli, 
e Merciai, 7. 1 Pelliciai. A queste nefurono in seguito 
a^iunte cinque minor ij le quali poi in varie riforme 
accresciute, e diminuite si ridussero a \^ , forman^ 
do colle maggiori il Num, di ai. Macch. Istoriejior. 
Lib. 3. 



LIB. III. CAP. V. 109 

sorta la speranzadi ripigliar lo Stato, e ma- ']^~' 
nifestare i suoi sentimenti per la vittoria di di G. 
Carlo : i trentasei Riformatori insieme co'due ^^ 
Capi o Potesta Cav. Gaudenti, parea che fa- 
vorissero quella setta. U Conte Guido, che 
vedea crescere il malcontento , chiamo a Fi- 
renze i soldati dalle citta collegate per soste- 
nersi : dovendosi pero levare una grossa con- 
tribuzione per mantenerli , crebbe il mal u- 
more nel popolo , il quale armato avendo al- 
ia testa Messer Gianni Soldanieri, si fortifi- 
CO con serragli a pie della torre de*Girola- 
mi. II Conte coUa sua truppa, e coi Ghi- 
bellini fece testa alia piazza di S. Giovanni ; 
ma crescendo gli assalitori che coUe balestre, 
coUe pietre dalle finestre, e dalle torri gli at- 
taccavano , non si credette piu sicuro , e si ri- 
tirb vilmente co*suoi da Firenze a Prato il 
di II novembre. Essendosi pero tosto ac- 
corti i Ghibellini delFerrore, il giorno ap- 
presso tornarono a Firenze con animo di 
rientrarvi-.furono.pero ributtati dalla porta 
del Ponte alia Carraja(i4). La Cortedi Ro- 
ma , vedendo qual vantaggio ne ritrarrebbe 
dal cacciare affatto di Firenze i Ghibellini , 
npn avea lasciato mezzo di stimolar quel 
popolo coUa minaccia anche degl' interdetti 

(i4) Rico^'Malesp. c. i85. 



no STORIA DI T0SCAN4 

"7;;7 a espeller dalla citta i Tedeschi , che forma- 
diC. vano al suo desiderio il maggiore ostacolo: 
lo che ottenuto^ cerco tutte le vie di rivolger 
la citta alia sua devozione (i5). I Pisani per 
la disobbedienza al Papa , e nella guerra con- 
tro la Sardegna , c contro i Lucchesi ^ e per 
esser recidivi nel peccato contro la Corte di 
Roma della loro adesione al paitito Ghibel- 
lino, erano ricaduti nell' ecclesiastiche cen- 
sure. Ruinata la potenza Ghibellina cercaro- 
tto di riconciliarsi! coUa Sede Apostolica : il 
metodo piii breve per troiicare le difficolta , 
e stato sempre Y oro : deposito la pisana Re- 
pubblica Bo^ooo lire nelle mani dei Ministri 
Pontificj , e fu assoluta (i6) . 
1267 Vi fu un momento in Toscana , in cui 
parve , . che gli uomini , deposta la frenesia 
dellefazioni, volessero riprendere il senno: 
dopo i pii officj dei Cav. Gaudenti si penso 
a riunire gli animi in altra maniera: furono 
richiamati molti dei Guelfi , e varj matrimo- 
nj si fecero fra le famiglie nemiche : fra que- 
sti e da notarsi quello di Guido Cavalcanti.) 
uno dei padri dell'italiana Poesia^ colla figlia 
del celebre Farinata degli Uberti. Egli non vi- 
vea piii , e fino dal 1 264 la morte V avea op- 

(i 5) Martene Anecd» Tliesaur* ove sono riferite varie 
lettere del Papa. 

(16) Breviar fust. Pis. Ren itaL scr. torn. 6. 






LIB. 111. CAP. V. Ill 

portunatamente sottratto alia vista della rui- j^ 
na del suo partito, lasciaiido varj figli^ aUdiCl 
cuni dei quali ebbero nn tristo fine . Questa ^ ^ ^ 
pace pero non era che apparente, e dettata 
piu dalla politica^ che dalla riconciliazione: 
il cadente partito de' Ghibellini , che pure 
restava con qualche forza nelle citta di To* 
scana , era stato obbligato a prendere il tuo- 
no di moderazione , e i Guelfi non ancora 
abbas^anza potenti per opprimerlo, vi rispon- 
devano cogli , stessi sentimenti : erano cht 
trambi in maschera, la quale pero presto 
cadde : i Guelfi , che erano stati oppressi , vo- 
levano opprimere, o almeno prendere tutte 
le redini del governo: ne vedevano la facili- 
ta . Erano sicuri del favore delle due prime 
potenze d' Italia, del Papa, e del Re Carlo, 
che avevano interesse che una citta si ricca 
fosse a loro devozione; vi si aggiungeva il 
favore del popolo, facile sempre a odiare i 
vecchi dominatori , e propenso ai nuovi * 
Chiesero pero segretamente i Fiorentini 
Guelfi ajuto al Re Carlo, che vi mando il 
Conte Guidp Monforte con 800 cavalli : non 
aspettarono i Ghibellini I'arrivo di questi, 
ma prevedendo la loro sorte , per la mag- 
gior parte .abbandonarono la patria . Grati i 
Guelfi al Re Carlo gli offrirono il governo 
della citta di Firenze per i o anni , come a- 



113 STORIA DI TOSCANA 

^^ vean fatto i Ghibellini a Manfredi: ricuso sul 
<li C. principio il Re , ringraziando gentilmente , 
"^ ma sopra nuove istanze, vi mando un suo 
Vicario , che annualmente dovea mutarsi , e 
che la reggeva col consiglio di dodici Buon- 
uomini (17). I beni dei vinti furono secon- 
do I'uso confiscati: nascendo pero quest i one 
sal loro destino , e inviati ambasciatori per 
aver V opinione del Papa , e del Re Carlo , fu 
convenuto il seguente prowedimento , cio^: 
che tre parti ne fossero fatte ; uiia si dovea 
concedere al Comune , coUa seconda indeii- 
nizzare i Guelfi , che avean perduto le robe 
loro nella rivoluzione ; la terza si depositas- 
se per i bisogni del loro partito , ed appar- 
tenesse a parte Guelfa . Per consolidare pero 
sempre piii in mano di questa parte il go- 
verno, tutta la somma di questi beni, senza 
divisione , fu infine deciso che appartenesse 
ai Guelfi, lo che dava ad essi una stabi- 
le preponderanza ; fomandosi cos\ un depo-\ 
sito, che s'ebbe cura d'accrescere in ogni 
occasione , e che serviva mirabilmente e in 
pace , e in guerra , e a remunerare i loro fe- 
deli, e ad allettare le speranze de'bisognosi. 
Gli amministratori di questi beni furono 
tre, eletti da tre Sesti della citta, il di cui of- 

(17) Malasp* Cap. i85. 



LIB. Ill, CAP, V. n3 "" 

fixio durava due mesi , e passava indi agli al- "JJ^ 
tri tre Sesti: ed ecco rorigine dei celebri Ca- diC. 
pitani di Parte Guelfa, la potenza de'quali '^ ^ 
tanto crebbe in appresso , che divennero co- 
me vedremo i tiranni della Repubblica. II 
Potesta , o Vicario del Re Carlo coi 1 2 Buo- 
nudinini , che corrispondevano ai dodici 
Anziani , non potevano che deliberare , e far 
le proposizioni : queste doveano essere ild\ 
seguente approvate nel Consiglio degli 80, 
formato parte di Grandi , parte di popolo uni- 
ti alle Capitudini delle Arti; e finalmeute la 
risoluzione passata nel Consiglio de' 3oo 
prendeva forza di legge(i8). Perlecomuni 
rivoluzioni , in cui gli uomini seguono.il 
partito de' vincitori , tornarono le citta di 
Toscana^Guelfe, trattane Pisa, e Siena: la 
parte dominante perseguitavd ostilmente la 
vinta per laToscana,e tutti gli incontri e- 
rano distinti da tratti scambievoli di rabbia 
de'qusdi il seguente ne sia un esempio. In S. 
EUero , o Ilario si erano refugiati molti Ghi- 
bellini, onde facevano delle scorrerie sul conr 
tado fiorentino; v'ando il Vicario di Carlo, 
e lo espugno con gran strage de' nemici , fra 
i quali e memprabile un giovane degli Uber- 
ti, che piuttosto ch^ cadere nelle mani dei 

(18) Rico. Mai, Cap. 186. > 

T. IIL P, L S 



I 1 4 STOBU 01 TOSCAN A 

""^j^ suoi arrabbiati antagonbti , si gettb da an 
di C. campaniie (19). Ansiosi i Guelfi di vendicarr 
'^^ si della rotta di Monteaperti , volsero le loro 
forze contro i Sanesi : attaccarono Poggibon- 
zi ^ ore s'erano raduiiati molti Ghibellini : si 
difesero questi con tanto valore, che essendo 
venuto a Firenze lo stesso Re Carlo , consume 
circa4mesi nell^espugnazione di quella terra, 
e finalmente mancativi afTatto i vi veri , 1' ot- 
tenne per capitokzione. Pisa, e Siena in To- 
scana, come pin potenti, si mantenevano 
unite per sostenere Favanzo della fazione 
Ghibellina . 
1367 Gli stabilimenti dei Pisani in Sardegna e- 
rano stati presi di mira da diversi avventu- 
rieri, che cercando regni si volgevanoal Pa- 
pa , che gli dispeasava . Don Arrigo , fratello 
d' Alfonso Re di Gastiglia, di spirito turbo- 
lento, ed inquieto, costretto percio dal fratel- 
lo a partire dalla sua corte , dopo un lungo 
soggiorno inTunisi era venuto in Italia . Cu- 
gino del Re Carlo , che in mezzo alle ricchez- 
ze di Sicilia , e di Napoli era sempre povero , 
gli avea somministrato sonune rilevanti di 
denaro , e ambiva di easer dichiarato Re di 
Sardegna : il suo cugino vi s'opponeva, pre* 
tendendo d'essere investito di quell' isola e- 

(19) Ric, Malasp. Cap. 187. 



/ . ^ 



tiB. ni. CAP. V. 1 1 5 

gli stesso^ ciocchfi iorn\ un opportunita al'"^^" 
Papa di non concederlai ad alcuno , avendovi di C. 
sbpra delle mire. Era sempre viva la madre '^ 
d' Enzo , e dal tempo in cm esso restb prtgio- 
niero de^BoIogneai avea governata malamen- 
te la provincia di Torri colF ajuto di Michele 
Zanche , uno de' celebari barstttieri condanna- 
to da Dante all' Inferno , ministro ^ o marito 
di quella vecchia Signora (20) . La Corte di 
Roma , che non perdeva occasione d' accre- 
scere il suo dominio, teneva presso di lei uiv 
Padre*maestro , eome Vicario Papale , che vi 
aveva introdotta non poche milizte Guelfe : 
n ebbero gelosia i Pisani ^ vi spedirono una 
poderosa armata comandata dal Conte Ugo- 
lino de' Gherardeschi ^ che cacciandone i 
Guelfi , vi ristabih il dominio pisano . Si adi- 
vo il PontefioB , minaccio i Pisani de' soliti 
fulmini ecelesiastici ^ ma si astenne dal vi- 
brargli , forse perche questa Repubbtica , che 
gli avea piii volte lungamente^ e paziente- 
mente aofferti^ non vi si accostumasse, e fi^ 
nisse per non curarli (ai). Esclusi tutti i pre- 
tendenti al dominio di quest' isola, 1' inquie- 
to Don Arrigo di Castiglia ottenne di esser 

(30) Dante infer. Can. aa. vedi il Comento di Ben^ 
uettuta da Imola . 

(ai) Vedi Martens Anegd^tom, 2. e Cai^. Flam, dal 
Borgo diss, 7. sulla star. Pis. - 



Il6 STORIA Dl TOSCANA. 

"T^ create Senatore di Roma. Frattanto il Re 
di C. Carlo, che agiva col titolo di Vicario imperia- 
^ le, ricevuto dal Papa dopo la presa diPoggi- 
bonzi ^ si portb sul pisano contado, occu- 
pando castelli, e riiinando le torri del Porto 
pisano . Si dolsero i Pisani col Papa , che que- 
sto Re, suacreatura, dopo avergli persegui- 
tati ne' suoi stati , spogliati de* loro beni , e 
sbanditi , venisse a turbar la Toscana : gli ri- 
spose esso una lettera assai singolare, in cui 
approva^ interamente il Re Carlo , e minaccia 
ai Pisani , se persisteranno nel loro partita, 
mille sciagure (22) . Pisa pero , e il partite 
Ghibellino aveano ripreso coraggio alle nuo- 
ve deirimminente venuta del giovane Corra- 
dino, che si preparava a riconquistare coUe 
armi i suoi ereditarj regni delle Sicilie . Que- 
sta mossa mise in movimento tutta 1' Italia; i 
]3opoli delle Sicilie sempre scontenti s i soUe- 
varono in molte parti , e Roma stessa agitata 
dal turbolento Senatore Don Arrigo , si 
dichiaro in favore di Gorradino, essendo per- 
seguitati , e spogliati i Guelfi . Si ritiro soUe- ' 
citamente Carlo di Toscana, correndo alia 

(?2) Quest a singolar httera eripontata dal Mart e* 
ne Tesaur, jinegd. f^edasi il Cav. Flam, dal Borgo 
diss, 7. suir 1st, Pis,; il quale piccato divedere i suoi 
concittadini parago/iati dal Papa ed Erode, rileua gli 
anacronismi del Papa . 



LIB. III. CAP. V. 1 1 "7 

difesa de' suoi regni , avendo lasciata una "J^ 
piccola truppa sotto i\ comando di Gugliel- di C. 
mo Braisleve. ^^ 

Corradino era fra i i5 e i i6 anni; e per 
la sua tenera eta, la madre s' opponeva al- 
r impresa : ma Y ardor guerriero che 1' ani- 
mava supero gli ostacoli del materno timb- 
re. Lo accompagnava un altro giovinetto, 
ed amico, della stessa eta airincirca, Federi- 
go d' Austria. Con buono esercito entrati in 
Italia, si arrestarono in Verona, donde per 
mancanza di deuaro molte delle lor truppe 
tornarono indietro. Intanto.i fuorusciti Ghi- 
bellini si unirono con essi in gran copia, e le 
citta di quel partito fecero a gara a somiixini- 
strare denaro. Pisa si distinse sulle altre; 
spedi dieci galere al porto di Vado, ove si 
imbarcb Corradino , giuuse felicefnente al 
Porto pisano, e fece il solenne ingresso in 
Pisa il Sabato santo , 7 di aprile . Dopo bre- 
ve tempo arrivo il suo esercito , che tra- 
versata la Lombardia era passato pel Pontre- 
molese , e fu fomito dai Pisani di viveri , Nel 
tempo in cui si trattenne in Pisa fece dei mo- 
vimenti contro i Lucchesi, Si erano con essi 
riuniti i Fiorentini, e tl corpo francese la- 
sciato da Carlo: queste truppe andarono os- 
servando i nemici, e schermendosi contro il 
numero superiore : stettero tuttavia a fronte 



1 18 STOttlA DI rOSCANA 

"■^^qualche tempo i due eserciti divisi dallaGu-' 
di C. scianelia . Si contewtb Corradino di devasta- 
*^ re le campagne lucchesi , non voieiido impe- 
gnarsi in lin'azione, che potesse o diminuir 
le sue forze ^ o distrarlo dalla principale im- 
presa . Trenta, owero 4o galere (23) furono 
approntate dai Pisani in senrigio di questo 
Principe, che doveano favorire le sue opera- 
zioni di terra, ove entrarono piii di cinque 
mila Pisani : e veramente non solo dettero il 
guasto alia spiaggia napoletana, ma fecero 
de'tentatiri i piu arditi. Erano venute 22 ga- 
lere dalla Provenza a Messina, e unitesi con 
esse nove galere messiuesi , si trovaron in fac- 
cia ai Pisani . Presero questi il largo forse per 
guadagnare il vento : le messinesi credenda 
che si ritirassero ne cominciarono la caccia, 
ma non furono seguite dalle provenzali ; on- 
de trovatesi sole attaccate vivamente dai Pi- 
sani fuggiroiio alia spiaggia , su cui si salva- 
rono i Messinesi , abbstndonati i legni : non 
contenti i Pisani delle galere , smontarono ar- 
ditamente sul lido , ed attaccarono i fuggiti- 
vi , che si refugiarono in Messina , e nel porto 
stesso furon dai Pisani bruciate le galere cat- 
tive (24) : diedero indi il sacco a Milazzo ^ e 

(23) Variano gli Scrittori. Saba Malasp, ne conta 
solo a 5. 

(a4) Saba Malasp. rer. ital. torn. 8. 



i 



LIB. nf. CAP. v. I tg 

p\h. grandi successi avrebbero ottentcfco^senza '"^^ 
la discordia del Comandanti. Era partite dd di C. 
Pisa Corradino il dl |5 giugno, esiendoglisi '^ 
unito gran numero di Pisahi , conrdotti da 
Gherardo de' Conti di Donoratico . Prese la 
strada di Siena , evitando Firente ^ ove &i sta- 
va in gran sospetto: fu ricevuto volentieri a 
Poggibonzi, ed a Siena: allora il Braisleve, 
che vedeva la sua truppa inutile in Toscana , 
penso di portarsi verso il Regno in ajuto del 
auo Re Carlo , e prese la strada aretina ccA 
soli Francesi: arvisatone Corradino ^ mandb 
segretamente una parte de' suoi verso Late* 
rine, che si posero in aguato a un passo stret* 
to, chiuso da una parte dai monti, dair^iltni 
dalFArno al Pontea Valle, ove, colto im- 
provvisamente questo corpo, restb intiera- 
mente o morto , o prigioniero {2S): ProseguV 
la sua marcia Corradino verso Roma : il Papa 
si era chiuso, e fortificato in Viterbo, oye 
avea eominciato la sua guerra contro i ne- 
mici di Carlo , acoiminicando Corradino, e i 
Pisani , e privando questi deW onore della 
Sedia Arcivescovile. Dopo Fapplausi, e le fe- 
ste (26) con cui fa ricevirto in Roma , si avan^ 
zb Corradino con grosso esercito ad a(froti«- 

(2 5) Rieo. Malesp. c. t^i, forse il Ponte- a Romito>. 
(a6) Le feste singolari e la pompa, e otiendmone 






120 STORIA DI TOSC.VNA 

-^^tare il nemico, cli'era venuto ad opporsegli 

di C. verso Tagliacozzo: ivi si venue alle mani il 

' ^ di 23 agosto . E assai nota questa battaglia , 

e la vittoria che Carlo dovette ad Alardo di 

Valery : sapeva egli Y uso dei Tedeschi di di- 

isordinarsi al principiar della vittoria per avi- 

dita di rubare : fece nascondere dietro ad un 

colle la truppa migliope insieme col Re Car- 

lo . Cominciata I'azione, erotti sul bel prin- 

cipio i Francesi, si disordinarono i Tedeschi 

per correre al bottino , come avea previsto 

Alardo : esci fuori allora Carlo con quella 

scelta schiera, e pienamente gli sconfisse(27). 

Disperso Tesercito, Corradino coil Federigo 

Duca d' Austria , e Gherardo da Pisa , tro va- 



delle supellettili preziose chefecero in quesf occasione 
i Romaniy possono vedersi neWJstor, di Saba Malasp* 
loco cit. e lib, 4^6. 

(27) Questa e la relazione di tutti gli storici del 
tempo : e veroj che nella lettera del Re Carlo al Papa , 
scritta sul campo di battaglia y riferita dal Martene 
( Tesaur, Anegd. epis. 690 ) non si fa parola delio 
stratagemma d* Alardo: ma potendosi supporre che il 
Re non volesse attribuire ad altri il merito di tanta 
vittoria, abbia taciuto quella circostanza, si e cralw' 
to do9ersi conformare alF universale consenso degli sto- 
rici di quel tempi. Vedasi Ric. Malesp, c. 192. Gio^ 
VilL Nicobald. rer. itaL torn, 9. Saba Malas. rer. ital. 
torn. 8. Sozom. Istor. Carlo in memoria della vittoria 
fece presso Tagliacozzo fabbricare u^a Badia col nO" 
me di S, Maria della Vittoria, 



LIB.jn, CAP. V. 121 

tisi soli , si travestirono per salvarsi , e noleg-"^[;^ 
giato in Astura un piccolo legno , vi s' imbar- di C. 
carono . Venuto il sospetto che fossero^ perso- ' ' « 
ne d' importanza da un anello prezioso ^ che 
Corradino per mancanza di denari ofTerse al 
padrone della barca ^ fu data loro la caccia 
dal Frangipane, Signore del luogo, ed arre- 
stati , vennero in mano di Carlo . E nota la 
barbara sentenza , con cui questo sanguina- 
rio Re condanno Corradino a perder la testa 
sul palco , senz' altro delitto che V aver tenta- 
to di ricuperare colF armi il regno paterno . 
Sofferse intrepidamente la morte il real gio- 
vinetto, e soltanto si dolse dell' afflizione ^ 
che una tal nuova avrebbe recata alia sven- 
turata sua madre, e della sorte de' compagni , 
che avea involti nella sua disgrazia ; e dopo 
averli abbracciati e baciati , sofM il colpo fa- 
tale . Fini in esso la Casa di Svevia resa tanto 
illustre dai due Federighi, e da Manfredi. I 
Napoletani non senza lacrime miraropo la 
ferale esecuzione: Teta tenera, la bellezza, 
Finnocenza , e il coraggio del giovinetto lo 
avean reso piii interessante : dopo di lui an- 
che Federigo d' Austria , e il Conte Gherardo 
da Donoratico perderono la testa . Galvano 
Lancia , si vidfe prima morir sotto gli occhi 
il suo figlio, indi subi la stessa sorte, come 
moltissimi altri Principi , e Baroni . Carlo si 






12a STORIA DI TOSCANA 

"■^ segnalb in crudelta : le cittk saccheggiate , i 
(lie. pc^oli trucidati, i soldati, che avean fatio il 
Ipro dovere , impiccati , sigillarono la vitto- 
ria . CoUa comica rappresentanza delle for- 
malita d'un giudizio, invano voile Carlo dare 
una vernice d' equitli ad un atto barbaro : la 
morte di Corradino era necessaria alia sua 
sicurezza ^ e di rado gli o^equio&i giudici 
manifestano un' opinione diversa da quella 
del Sovrano (28) . La flotta pisana , sentita la 
disgrazia , e la trista catastrofe del Principe 
svevo , si ritiro al suo porto . 

La ruina di Corradino porto la costerna- 
zione ai Ghibellini d' Italia , e in specie a quel- 
li di Firenze . Moiti di questi si trovavano in 
Siena, ove s'era ridotto anche il Conte No- 
yello dopo la sua vergognosa fuga . Si erano 
1 269 assoldate alcune squadre di Tedeschi , e Spa- 
gnoli, avanzo delFesercito di Corradino da 

(28) Ricobaldo storico ferrarese narra di aiders in- 
teso da Gioacehino da Keggio , che si trovo prssenU at 
giudiuQ y chefra gU altri Guido da Suzzara ^ lettore 
di leggi in Modena^ e in Reggio y che era allora in 
Napoli y sostenne pubblicamente che Corradino non 
•potea eondannarsi. Mur. An, d^Itah La stoccata da 
Roberta di Fiandra tirata nel pettt^ al Giudice che 
ai^a Ictta la eondanna ( RicQ. Males, c.gS), il guan^ 
to tirato da Corradino in segno d investitura de^ suoi 
dritti in D. Pietro iCAragona ( Aen. Sihims, histor. 
Austr, ) sentono molto la favola. 



UB. m. CAP. V. ia3 

Provenzano Salviani , ch* era quasi Signore ^JJJT" 
di Siena (29) , cogli ajuti de* Pisani e de' fuo- <Ji C- 
rusciti guidati dal Conte Guide Novello , si * 
era fatto un grosso esercito , il quale si mos- 
se centre Celle. Nen erane in Firenze che 
I] ee cavalieri francesi : senza perdere un istan- 
te cen questi il Vicarie di Carle , Gie. Bertal- 
de , e cen quella fierentina truppa che subi- 
te le pete seguire , si avanzo centre i nemici 
assai piii numerosi , e prefittande del drser- 
dine in cui si pese il campe nel mutar la pe- 
siziene, gli attaccb , e gli ruppe cen gran stra-^ 
ge dei Sanesi . La memeria di Mcmteaperti 
rese crudeli i Fierentini : Prevenzane prese 
cbbe mezze il cape ceme melti altri : ci^ nen 
accadde al Cente Guide , che cen piii caute- 
la , e paura , si mise per tempe in salve . Fu 
fatta la pace cei Sanesi cen patte che fes* 
sere di Siena cacciati i Ghibellini; e hi tal 
guisa anche Siena divenne Guelfa. Fra i Ghi- 1^70 
bellini ebbligati a fuggire vi (urene tre rag- 
guardeveli persene degli Uberti , ferse figli di 
Farinata , e un Grifeni di Figline . Arrestati 
nella fuga , e cendetti a Firenze , interregate 
sepra di lere il sanguinarie Re Carle ^ git 
cendanne alia merte : nen si perdon& che al 
pill gievinette degli Uberti per la sua eta , ma 

(ap) Guido da Cor. His, Pis.Jragm. rer. itaL f. si4. 



1^4 STORIA Dl TOSCAN\ 

""^con una sorte anche peggiore fu mandate 
di C. prigione a Capua ove fin\ infelicemente i suoi 
*^^^ giorni. Degli altri due fratelli, Azzplino nel- 
I'andare a morire ititerrogato da Nericbzza 
ove fossero cortdotti , coraggiosamente rispo- 
se, a pagare un dehito lascidtoci da nostri 
maggiori, mostrandosi degno figlio di Fari- 
nata (3o). Poggibohzi in ogni tempo centro 
di questa fazione , e ora ribelle ai Fiorentini ^ 
fu disfatto; era all ora grande, e popolato, ed 
avea Tapparenza piii d'una citta, che d' una 
terra . Ostina poco avanti avea a vuto la stessa 
sorte . II partito Guelfo dominava ora in To- 
scana ; Pisa quasi sola conservava il suo at- 
taccamento al partito Ghibelliho: era pero 
incapace di resistere a taiiti nemici sostenuti 
da un Re vittorioso , e potente : ebbero i Pi- 
sani una felice occasione di accomodatsi se- 
CO, e coi nemici Guelfi . II di lui fratiello, il 
Santo Luigi Re di Franeia , aniinato sempre 
dallo zelo di combattere i Saracerii, e sempre 
infelice nelle sue imprese ^ condusse una po- 
tente armata contro Tunisi , e invito anche il 
fratello Carlo : questo, che temeva le flotte dei 
Pisani, e le conseguenze di una guet'ra che' 
iasciava accesa in Toscana nella sua assenza , 



(3o) Guidus de Corvara y Rerum italicarum scripto^ 
res, torn. a4. 



LIB. lU. CAP. V. laS 

si accomodo faoilmente con essi , non sde- "J^ 
gnando di mandare quattro Ambasciatori di C. 
alia Reptibblica , coi quali fu convenuto fa- ^ ^^^ 
cilmente delle condizioni : per Y altre cittk 
toscane si teilne un congressb in Pistoja, 
ove si fece per la mediazione del regio Vi- 
cario , e degli altri Ambasciatori un accordo. 
Composte le cose di Toscana, vi fu pace, 
ejia fiorentina Repubblica passo qualche tem- 
po tranquilla sotto la protezione del Re Car- 
lo . Restava pero sempre vivo Y odio tra i due 
partiti in Italia; e benche nella citta di Firen- - 
ze il fuoco fosse coperto dalle ceneri , man- 
cando le forze non il mal animo ai nascosi 
Ghibellini , era pronto a divampare al primo 
soffio . Chi non v' era interessato vedeva la 
necessita di togliere tanto scandolo . Tale era 
il Pontefice Cregorio, che quantunque ita- 
liano , vissuto molto tempo fuori d'Italia(3i), 
non conosceva i mondani interessi , ne Y im- 
portanza pel suo dominio secolare di soste- 
nere una fazione ai Papi aderente ; facilmente 
percio i Pisani si riconciliarono seco , coUa 
cohdizione di ricevere guarnigione del Papa 
in alcuni castelli controver3i ^ Furono asso- 
luti , e restituito a Pisa Tonore della Sedia Ar- 
civescovile (82). Intanto egli era venuto in Fi- 

(3i) Era stato Arcidiacono di Liegi ^ poi passato in 
Soria avei/a avuta la nuova della sua elezione in Acri. 
(32) Giud. de Corv. rer, ital. torn. 24. 



1 2 6 STORf A DI TOSCAN A 

'^^ renze per passare a Lione ^ ove avea ordinata 
di C. un Ck>nciIio generale per eccitare iiuovamen- 
'^-'^ te i fedeli all' impresa di Terra Santa • Fu nel- 
lo stesao tempo Firenze decorata dalla pre- 
seiiza di Carlo Re delle Sicilie, e del greco 
Imperatore Baldovino 11.^ che dopo aver pas* 
sata la prima gioventii come un regio men-* 
dicante alle Corti Europee , dopo aver sednto 
fra i bisogni , e lo stento per pochi anni sul 
trono di Costantinopoli , cacciato di Grecian 
era tornato alia primiera vita miserabile , e 
vagabonda . Molti Cardiiiali ^ e Baroni ac- 
compagnarono questi Sovrani . In faccia ad 
essi il virtuoso Pontefice, pieno di apostolico 
zelo ^ si accinse a pacificar gli animi , e spen-- 
ger le discordie : non osarono i Guelfi resi**^ 
stere alia sua autorita ^ e con solenne funzio- 
ne , resa piii maestosa dalla presenza di tanti 
august! Personaggi , essendo stati richiamati 
molti degli esuli Ghibellini , si fece pubblica* 
mente la pace tra i due partiti . Erano stati 
eretti dei palchi sul greto d' Amo press^o il 
Ponte Rubaconte . Ivi si abbracciarono e ba- 
ciarouo i principal! delle due fazioni . II Papa 
fulmiuo le piii forti censure contro i violator 
ri : ma il Re Carlo piii politico che pio , non 
amaVa la conciliazionQ , contraria ai suoi in- 
teressi , e che gli avrebbe tolto Y influenza 
1273 sopra questa potente Repubblica. Non erano 



LIB. Ill CAP. v., 127 

passati 4 giorni , che dai ministri del Re , e "^^ 
da altri del partito Guelfo insultati^ e minac- di G. 
ciati i Ghibelliui stimaron meglio cercar la ' ^^ 
sicurezza nella fuga, che nelle promesse^e 
censure pontificie. Irritato il Papa $e ne part\y 
lasciando la citta interdetta (33) . Crtunto in 
Lione vi tenne un solenne Concilio : Y oggetto 
principals fu il solito scopo di quel tempo , a 
cui si dirigeva il non anche estinto entusia- 
smo d'Europa, cio^ la conquista di Terra 
Santa: si presero delle misure, e per rimuo- 
vere ogni ostacolo al passaggio dalU Europa 
air Asia , si fece tra i Greci e i Latini una 
delle tante riconciliazioni apparenti. 

Nella pace fatta in Toscana tutte le citta, 1274 
o di buon grade , o per forza erano divenute 
Guelfe, o almeno prendevano la legge da que- 
sta fazione^ fuori che Pisa, che con piii digni* 1275 
ta dell'altre nella pace resto Ghibellina; era 
tollerata dalla fazione Guelfa toscana per 
non riaccendere una guerra pericolosa, giac- 
che pareva che fossero i cittadini pisani uniti 
concordemente in quel partito: ma presto 
liacquero ancor la de'tumulti. I Visconti, e 
Gherardeschi , famiglie principali di Pisa , 
erano Guelfe : la prima possedeva il giudicato 
di Gallura in Sardegna , ed affettando quella 

(33) Malasp. Cap, 198. A^mn. lib. 3. 



1^8 STORU DI TOSCAN^ 

"JjJ]' prepotenza di cui si facevan gloria i Signori 
di C. in quei tempi, fin dagli anni scorsi avea ec- 
^^^ citato dei pericolosi tumulti. Giovanni Vi- 
sconti , dopo aver fatto assassinare un Gual- 
freducci Ghibellino , e tolti colla violenza 
dalle mani de' pubblici esecutori i sicarj , ci- 
tato d' avanti ab tribunale , oso comparirvi , 
e confessare audacemente il delitto . II debole 
Governo, benche pronunziasse contro di lui, 
e del Conte Ugolino Gherardeschi , da cui 
era stato il Visconti sostenuto nelle sue pre- 
potenze, la condanna di confine del primo 
a Rosignano e a Vada, del secondo a Mon- 
topoli , fu costretto dopo i5 giorni a richia- 
marli . Tornati a Pisa , fieri dell' impunita , 
Giovanni divenuto piii insolente fece assas- 
sinare due altri cittadini pisani, e vedendo 
che jl popolo irritato stava per muoversi con- 
tro di lui , se ne fuggi in Corsica nel suo giu- 
dicato di Gallura . Perseguitato pero ivi coUe 
armi dai Pisani , vinto , e fuggitivo salito suUe 
galere del Re Carlo , si riparo presso i Conti 
di S. Fiora, ed ebbe da Pisa Tesilio. II Conte 
Ugolino della Gherardesca , ricusando di pa- 
gare la tassa d'una Signoria posseduta in 
Corsica , n' era stato privato , e posto in pri- 
gione . Altre famiglie potenti erano scontente 
perche costrette a obbedire alle leggi: il 
Conte Anselmo di Capraja , e gli Upezzinghi 



LIB. III. CAP. V. 1 29 

si partirono , ed andarono ad unirsi coll' esu- ~ — 
le Visconti. II malcontento di questi PisanidiC. 
diede animo ai Guelfi di mutar lo stato di ^^^ 
quella Repubblica: fecero lega la maggior 
parte delle citta toscane coi ribelli , e dettero 
loro ajuto . II feroce vecchio Giovanui Vi- 
sconti si mosse coiitro la patria, pose Tasse- 
dio al castello di Montopoli , e se ne rese pa- 
drone. Reclamarono invano i Pisani al Re 
Carlo , con cui avean conchiusa la pace : dette 
loro buone parole, e lettere pel suo Vicario 
in Toscana con ordine di desistere dalla guer- 
ra , ma probabilmente gli mando segretamen- 
te un contrordine : giacche seguitb il Vicario 
ad agir contro i Pisani , ne fu la trasgressione 
punita col suo richiamo, e per altra parte 
impoitava molto al Re Carlo, che Pisa sola 
in Toscana Ghibellina,mutas&e fazione. Mori 
frattanto in Montopoli Giovanni Visconti col 
suo figlio Lapo , ma non cesso la guerra (34) . 
Altri suoi cittadini la fomentarono. Escito 
di prigioue il Conte Ugolino , anelando alia 
vendetta , se ne parti coi suoi figli per Luc- 
ca , e animato da' Fiorentini prosegui la guer- 
ra contix) Pisa , la quale era inabile a resistere 
a tutte le forze della Toscana riunite ai sol- 

(34) Si veggano per questa serie d* avsfenimenti Gui" 
do da CorvarUf loco ciL Fistor, mano$,del Can, Ron," 
cioni , Cav. Flaiiu dal Borgo diss, 8. 

T. HI. P,L 9 



l3o STOEIA DI T05CANA 

j^^ dati trancesi condotti dal regio Vicario: fu- 
di C. rono percib i success! poco felici pel Pisani • 
*^^^ Inutile fu la barriera del fosso Rinonico (35), 
scavato fra Pisa e Pontedera in distauza di 
circa otto miglia da Pisa, c lungo circa a lo 
che comunicava coU' Arno : benche difeso dai 
inilitari ordigni, fu superato dai Fiorenti- 
ni (36) . Si vide Pisa nella necessita di acco- 
modarsi , e rlcever la legge dai vincitori : fu 
obbligata a restituir la terra al Coute Ugoli- 
no^altri castelli a'coU^ati, ed a rimettere 
in Pisa assoluti da ogiii baado i Guelfi cac- 
ciati (37). Ritornarono in Pisa coine trion- 
fanti il Conte Ugolino , i Yisconti , il Conte 
Anselmo di Capraja , gli Upezzinghi ^ ed altri 
Guelfi ; e quantuuque Pisa si manteaesse 
Ghibellina, ebbero costoro, ed in specie il 
Conte Ugolino grande influenza nel governo, 

(35) Cosl detto dal prossimd Villnggio Rinonichi^ 
e per shaglio detto dai Fiorentini istorici Arnonico , 
come ha dimostrcUo il Cat^, Flam, dal Borgo diss, 8. 
deir isL Pis. Passava il fosso al luogo oggi detto le 
FomacettCy ove sboccava in Arno le acque che. con* 
duceva dalle paludi , sen^endo cosi a due oggettij che 
presto divennero inutili. La difesa era piccola^ e pic^ 
colo il pendio, difetto chd il rialzamenio del letto 
d*Amo rese sempre maggiore, 

(36) Ric. Males, c. qo3, 

. (3^) Ric. Males, c. 'xoi. Tutte le altre rondizioni pos" 
sono leggersi nella diss, 8. sulPist. Pis, del Cav, Flam, 
dal Borgo . 



LIB. III. CAP. V. l3l 

giacche sosteiiuti dal partite dominante in"Aw7 
Toscana , non potevano essere senza pericolo di C. 
della quiete pubblica colla forza aperta le lo- ^^^ 
ro operazioni coinbattute . II santo Papa Gre- 
gorio sempre dritto ne' suoi fini scevri d' ogni 
interesse mondano, iiidifferente al Guelfo, e 
al Ghibellino partito , avea fino di Lione escla- 
mato contro questa guerra , e f ulminata an- 
cor la scomunica per mezzo del suo Legato in 
Pisa contro gli ostinati Guelfi , benchfe anti- 
chi favoriti della S. Sede (38) ; onde ritornato 
in Toscana , era sempre piu irritate coi Fie- 
rentini gia pesti setto Tinterdette. Nel sue 
viaggie voile fuggir Firenze^ ma fu impedite 
dalla piena dal valicar X Arno fuori di essa . 
Non essendo decente che un Papa passasse 
per una citta lualadetta, la ribened\ nell'en- 
trarvi ^ e terne ad interdirla quando ne fu 
escito: seguitando il viaggio giuute in Arezzo 
mori , e vi si conserva beatificato il suo cor- 
po. Avea questo Papa stabilito, che moren* 
do il Pontefice fuori della Curia ^ nello stesso 
luoge ^ senza perder tempo si eleggesse il nue- 
ve (39). II palazzo del Vescovo aretino ebbe 
percie Fonore di divenir Conclave, eve fu 
eletto il nueve Pontefice Innocence V. . 



(38) GUfid, de Con\ loco citato 

(Sg) Decretal, 6. Borufaci 8. de elec. et dec. pos^. 



1 32 STORU Dl TOSCANA 

""T^ FireiiM era vissuta qualche anno assai 

diC. tranquilla, mancandovi il fomite della Ghi- 

"^^^ bellina fazione : ma il desio di soprastare 

agli altri e troppo inerente al cuore degli uo- 

1278 mini, germe utile quando gli spinge a cerca- 
re una distinzione con azioni virtuose , dan- 
noso quando si vuole ottener colla forza. 
Questo germe pericoloso si sviluppa piii fa- 
cilmente nelle Repubbliche , nutrici percio di 
gran virtii , e di gran delitti , ma per lo piii- 
turbolente, e agitate. Per invidia di ricchez- 
ze, per emulazioiie di potere^ nasceva gia in 
Firenze un' aitra fazione tra i Donati, e gli 
Adimari , che si traevano dietro altre famiglie 
potenti , ed in parte vi trapelavano insensi- 
bilmente le mascherate animosita Guelfa, e 

1279 Ghibellina . Gli uomini di senno in quei luci- 
di intervalli , ne' quali la ragione dominaya 
suUe passioni , vedendo V importanza della 
quiete, accordatisi colla Comunita ^ inviarono 
ambasciatori al Papa per pregarlo a riunire 
gli animi. Niente di piii puerile sembrera ai 
sensato lettore che le s\ frequenti riconcilia- 
zioni de' Fiorentini violate quasi subito; ma 
sempre son fanciulli nel senno gli uomini ac- 
ciecati dal partito. Niccola III. accetto la dif- 

• ficile impresa , e ne incarico il Cardinale Fran- 
gipane suo Legato in Romagna . Era egli sta- 
to religioso Domenicano , e celebre predica- 



LIB. III. CAP. V. 1 33 



tore. Venue a Firenze con 3oo cavalieri. I'TJP 
Ghibellini esuli oercarono di essere inclusidiC. 
in qii^sta riconciliazione : dopo molti mafteg- ' ^^^ 
gi si face V accordo tralle fazioni , si richia- 
inarono i Ghibellini, e sopra molti palchi laSo 
eretti sulla piazza vecchia di S. Maria Novella 
il d\ i8 gennajo, in faccia del popolo e di 
tutti i magistrati, e primarj d'ogni fazione si 
abbracciarono,esortandoli con un eloquente 
orazione il Cardinale alia concordia (4o) . Fu- 
rono eletti i4 Buonomini , 8 Giielfi , e 6 Ghi- 
bellini , e in mano loro posto il governo del- 
la citta. Molti cittadini pero dell'uno, e del- 
I'altro partito, la presenza de'quali era'peri- 
colosa in Firenze, si confinarono nel Patrimo- 
nio della Chiesa, altri abbandonarono \k cit- 
ta , ritirandosi alle loro ville . Resto confer- 
mata solennemente la pace generate da ambe 
le parti, dati mallevadori con pene pecunia- 
rie gravosissime a chi vi mancasse . Con sif- 
fatta operazione il Papa acquisto in Firenze laSi 
un' influenza anche piu grande di Carlo, la di 
cui potenza era dai Fiorentini temuta ;' giac- 
ch^ quantunque si riguardasse come amico, 
e creatiira della Chiesa , la soverchia potenza 
d'un Re faceva sempre gelosia al dominio dei 
Papi , ed alia fiorentina Repubblica . Avea 



(4o) Malasp, Cap. 3o5. Amm. lib* 3. 



^Zl'lTTS!*.. .* .» ' * ""SU '^K 7^* 



1 34 STOniV T)I TOSCAMA 

"J^peroegli intanto sofYerto de'colpi assai dolo- 
diC. rosi: laSicilia, che gemeva sotto il suo scettro 
'^ ' di ferro, scosse fiualmente il giogo. Giovan- 
ni di Prbcida seguace della fazione Sveva , fn 
il principale autore del movimento. Carlo gii 
avea confiscati i suoi beni. Incite a questa 
impresa Pietro d'Aragona, la di cui moglie 
Costanza^ figlia di Manfred! , ne avea eredita- 
to i diritti. Venne Giovanni stesso travestito 
in Sicilia ad infiammar gli animi alia ribellio- 
ne, e ottenne dalF Imperator greco sussidj in 
denaro, promettendogli unapotente diversio- 
ne air impresa, che Carlo contro di lai appa- 
recchiava . Gia si era mosso Pietro con la sua 
flotta, quando i Palermitani non potendo piu 
soffrire grinsulti, e le insolenze de' Francesi 
cantarono il celebre Vespro Siciliano , in cui 
trucidarono quanti Francesi si trovavano in 
quella citta : tutta Y Isola in breve fu perdu- 
. ta, e Pietro d' Aragona vi fu ricevuto come 
uh angelo liberatore. Queste disgrazie di 
Carlo non dispiacevano molto ai Fiorentini , 
giacch^ la di lui potenza avea cominciato a 
porgli in sospetto, che un Principe avido 
tanto di dominio non s' insignorisse del loro . 
L' ultima riforma del governo, con cui s' era- 
no ammessi i Ghibellini fra i primi regolatori 
della Repubblica , non poteva essere stabile : 
dettata da una momentanea espansione di 



r 



LIB* III. CAP. V. 1 35 

oiiore, e dalla coscienza piu che dalla poHti-"]^ 
ca, dovca comparir pericolosa alia gelosia dei cH C* 
Guelfi , tanto superiori in numero ; e per al- ^ ^ 
tra parte era diflficile ad ogni mutazione di 
Retteri trovare sei Ghibellini di comune so- 
disfazione: i patti della pace stabilita Aironp 
rotti : si esclusero dalle cariche i Ghibellini , 
ai confinati si trattennero le rendite, e infine 
furono dichiarati ribelli. Si riaccendeva il 
fuoco della discordia; i piu savj cercarono 
dei rimedj : si riunirono a proporli sei citta- 
dini^ fra i qiiali il Cronista Dino Compagni, 
bench^ assai giovine, e percio inesperto dei 
pericoli dei conti^asti popolari : fu ascoltata 
la sua voce, e accettato il suo consiglio; si 
muto percio nuovamente il governo : si eles- 
sero tre persone chiamate Priori delle Arti, 
che dovessero cambiarsi ogni due mesi: era 
questo il supremo Magistrato , e col Capitano 
del Popplo trattava i piu importanti afiEari 
della Repubblica: fu il suo principio ai i5 
giugno : dopo i due mesi ne fu accresciuto 
il numero fino a sei, eletti da ciascun Sesto 
della citta : qu^o fu il principio della cele- 
bre Magistratura , che si mantenne per tanto 
tempo in Firenze. Pare che avesserp il pote- 
re esecutivo , e che adunassero quando ne fa- 
cea di mestiere i Consigli per deliberare • Atr 
tenti poi i Fiorentini a cib che potesse, assi- 



l36 STORIA Dl TOSCANA 

""^ curare di piil la Repubblica, e memori, che 
di C. I'ineitatori alle discordie erano sempre i no- 
bili, studiarono di tenerli in dovere: non sti- 
mando giusto escluderli dair esercizio deUe 
pubbliche cariche , voUero almeno che preso 
il nome di cittadino si arrolassero ad alcuna 
delle arti (4i). » 

CAPITOLO VI 

SOMMARIO 

Potenza e ricchezza di Pisa. Guerra co'Qenovesi. Bat* 
taglia della Meloria , e rotta de* Pisani . Lega delle 
citta Guelfe contro di loro. Trattato co'Fiorentini, 
e cessione delle loro castella . Fazione de' Visconti , 
e de* Gherardeschi in Pisa . Orribiie supplizio del 
Conte Ugolino co' figli e nipoti . Riflessioni su' de-^ 
litti attribuitigli . Vicende del Governo di Siena . 
Morte del Re Carlo di Napoli . 

A isa nella passata guerra era stata umiliata^. 
e costretta a ricever la legge dai vincitori : ma 
nelle stesse perdite avea mostrata la sua po- 
tenza, giacche sola contro tutta la Lega To- 
scana , sostenuta anche dal iuo Re Carlo , si 
era per qualche tempo coraggiosamente di- 
fesa ; e se avea terminato per cedere , conser- 

(4i) Giac. Malesp.seguito delFist, Cap. ai4. Gio, 
VtlL lib. 7. c, 8a. Dino Compagni lib. i. 



LIB, ni. CAP. VI. 187 

vava ancora un atteggiamento fiero ed impo- T — 
nente . Popol^ta , e ricca , Y opuleuza de' suoi di C. 
cittadini la rendeva una delle piu considera- ^ 
bili citta d' Italia , giacchfe i Visconti , i Ghe- 
rardeschi, e tant'altre famiglie, che possede- 
vano Sigtiorie , e terreni in Corsica , e in Sar- 
degna, benche coUe prepotenze talora ne 
turbassero la tranquillity, vivevano con gran- 
dezza, e splendore. I dispendiosi, e magnifi-^ 
ci sacri edifizi del Duomo , di S. Giovanni , 
del Campanile eretti ne' due passati secoli , e 
del Campo-Santo , che in, quest' epoca ebbe il 
compimento , son prove autentiche, e oculari 
delle loro riechezze . I suoi dominj erano spe- 
cialmente ^lla costa marittima , e si estende- 
vano dal Gorbo (i) fino a*Civita Vecchia. Si- 
gnoreggiava poi suUe isole di Sardegna , Cor^ 
sica, Capraja^ Elba, Pianora, Gorgona, Gi- 
glio, Monte Cristo (2), onde si scorge che i 
suoi dominj erano piu estesi in mare che in 
terra ferma, come conviene a una potenza 



(i) // Corbo o Corvoy e la punta orientale del gol" 
fo della Spezia poca distante dallafoce della Magra • 

(2) Questo dominio si deduce da due soleitni trat^ 
tati fcUti dai Pisani^ una delP anno itkGS, col Re di 
Tunisi Elmiro di M amino y V altro nel 1 23o^ con Mico 
uno de' Re Affricaniy e ne* quali per gF interessi reci^^ 
prod si nominano le terre dominate dai Pisani : si 
possono ved^re Flam, dal Borgo dell'istor. Pis. diss, 4« 



1 38 STOBIA DI TOSCANA 

"^[]J]" marittima . E in verita la sua forza era spe- 
diC. cialmente sal mare, giacch^ nei mari, che 
' ^ * per quel tempo si dicevano remoti , in Le- 
vante ^ sulle coste della Siria avea degli sta* 
bilimenti precarj in verita , ma sufficient! pel 
<;ommercio ^ e in fondo del mar Nero fino.nel 
XV. secolo , un porto conservava ancora - il 
nome di Porto Pisano (3)* Le fiotte numero- 
se di I oo, e ancora :200 legni , armate spesso 
da questa Repubblica ci scoprono le sue ric- 
chezxe, originate dall' industria , e dal com- 
mercio . La fon&a marittima formava la sua 
vera potenza , per cui era rispettata*^ e temuta 
dagU Imperatori , dai Regi , e la sua amicizia 
spesso sollecitata : ma ella si ac(^ostava alia 
sua decadenza . Elrano stati finora i Pisani 
una delle tre principali potenze marittime, e 
coi Veneziani , e i Genovesi s erano divisi 
Timpero de'mari allora conosciuti. La gelo- 
sia del commercio le avea spesso fatte venire 
alle mani , e ciascuna cercava il suo ingran- 
dimento sulla ruina delV altra . Pisa s'era ve- 
duta sorgere accanto un' altra industriosa Re- 
pubblica, la fiorentina, le dt cui ricchezze, e 
potenza andavano sempre crescendo. Non 
ne avrebbe dovuto prendere gelosia , perchfe 



(3) Fedasi V istor, del Coinmer. de* Toscani da noi 
riferita in appressQ . 



Lib. lit. CAP. VT. i3g 

inesperta qiiella nelFarti marittime, che fa- "]fjj^ 
oeano la su^ potenza , ed avendo bisogno del ^i G. 
mare, sarebbe stata sempre in una certa de- ^^ ^ 
penderiza , qnando non ne fosse tiranneggia- 
ta . Era dunque F interesse di Pisa lo starsi 
tmita con Firenze , potendosi le due Repub- 
bliche spesso giovare eon dei scambievoli 
soccorsi . Una fals^ politica le rese rivali per 
la diversita delle fazioni Guelfa , e Ghibelli- 
na, che furono il flagello delF Italia, e pel 
meschino intei^ess^ di miserabili castelli . La 
vanita d'estenderi? uno sterile dominio suUa 
terra desto fra loro ostinate guerre , an cui il 
sangue, Tindustria, e Foro furon p^duti , 
che imptegati nelF oggetto grande, per cui 
furono grandi queste due Repubbliche, la 
navigazione, e il commercio, le avrebbero 
probabilmente rese arbitre delF Italia . Pisa 
cadde dalFantica grandezza, prima perden- 
do la potenza marittima, indi la liberta, nd 
tempo che manteneva una rivalita pericolosa 
colla fiorentina Repubblica. Era in guerra 
coi Genovesi: avea nei pass^ti tempi com- 
battuto contro di loro con varia fortuna , e i 
disgraziati eventi si erano bilanciati coi pro- 
speri . Abbiamo veduto a suo luogo che dalla 
sua flotta unita a quella di Federigo IL era 
stata disfatta la genovese presso la Meloria , 
scoglio gloridso allora alFarmi pisane quan- 



,-* 



l4o STORIA DI TOSCATCJIl 

"^JJ]~to^dovea essere in appresso funesto. Nel i sSSi, 
di C. i Pisani avean combattuto ne' mari di Levari- 
^ te uniti a' Veneziani contro i Genovesi ripor- 
tandone una comp iuta vittoria coUa presa di 
24 galere : queste vittorie de Pisani ^ e la loro 
alleanza coi Veneziani aveano abbattuto al- 
quanto i loro rivali, e fino all' anno 1282. lu 
fra loro pace, o almeno quella quiete, cbe 
nasce dalla stanchezza , o dal timore recipro- 
co. II genio torbido, ed instabile di Sinon- 
cello, Giudice di Cinarca, dette il principal 
motivo alia nuova guerra . Costui , perdute 
nella tenera eta coUa morte del padre le sue 
terre nell' isola di Corsica , refugiato iu Pisa , 
cresciuto , e fattosi prode uelle armi , col di 
lei ajuto , e sostegno f u mandato in Corsica 
come Govematore , e Giudice . Era allora una 
parte di quell' isola posseduta dai Pisani , u- 
n'altra dai Genovesi: 1' attivo Sinoncello col 
suo nome, e valore non solo riguadagno le 
sue terre, ma si estese fino a Bonifazio. Te- 
mendo pero Je forze de' Genovesi , per con- 
ciliarseli , fino dall' anno 1 249 , scordato dei 
benefizj de' Pisani , si accordo a riconoscere 
le sue terre come feudo di Genova : ma dive- 
nuto in appresso piu sicuro, ed insolente, 
dopo aver offesi i Pisani , prese ad inquietar 
gli stessi Genovesi , e tutti gli altri mercanti 
che giungevaiio a quell' isola. Si vide Genova 



\ 



LIB. 111. CAP. VI. l4l 

in necessita di tenerlo in freno; mandb delle"JJ^ 
truppe in Corsica , che in pochi giorni gli oc- di C. 
cuparono le sue terre , ed ei fu costretto a sal^ ' ^ ^ 
varsi coUa fuga. Si ricovrb a Pisa, ove pen- 
tito della ribellione si protesto di riconoscere 
1' antica sovranita de' Pisani . Questi voUero 
prenderne la protezione . Un Ambasciatore 
genovese venne a persuadergli , che non do- 
vean prender la difesa d' un ladrone ribelle : 
Torgoglio dei Pisani accolse con disdegno 
questa ambasciata , si ostinb a proteggere Si- 
noncello, licenzio il ligure Ambasciatore, e ^ 
maiido i suoi a Genova per dichiarare le in- 
tenzioni di difender colFarmi il vassallo. Fu- 
rono dai Genovesi con eguale orgoglio tratta- 
ti i Pisani , onde fu risoluta la guerra fatale(4). 
Forse sperarono questi col valore, e influen- 
za di queH'uomo sostenuto dalle loro armi^ 
riprendere la parte di Corsica , che tenevano 
i Genovesi : e veramente , rimaiidato la col 
piccolo rinforzo di 120 cavalli, e 200 pedoni, 
pote ricuperare le sue terre perdute . Varj 
combattimenti per lo piii svantaggiosi ai Pi- 
sani precedettero la decisiva giornata , alcuni 
de' quali rammenteremo brevemente . Insul- 
tarono i Pisani Porto- Venere sbarcandovi 
delle genti , e saccheggiandolo : ma furo^o i 

(4) Filippini istor. di Corsica lib, 9. 



1^2 STORIA DI TOSCAliA 

""jj^ Genovesi vendicati dalk tempesta che porto 
diC. I'j galere a rompersi sulla spiaggia toscaua 
^* cou la morte della maggior parte delFequi- ' 
paggio (5). Si moltiplicarorio le reciprOehe 
offese per tutto Y anno : molte navi mercan- 
till de' Pisani furono pr^'se ; e intantd con 
straordinarj sforzi si facevano da amije le 
parti i piii vigorosi armamenti . Una Hotta 
pisana forte di 54 galere era stata condotta 
da Andreotto Saracini verso la Sardegna in 
traccia de' nemici , e non gl' incontraudo ^ 
sbarcate a terra delle genti riconquistb varie 
citta ribellate : dopo questa impresa avea ve- 
leggiato verso Piombino , distaccando Impru-^ 
deutemente 1 5 galere per corseggiare altro- 
ve, mentre si potea temere d'incontrare una 
flotta nemica eguale , o superiore ; realmente 
venivano a cercare la Qotta pisana 54 galere 
genovesi comandate da Uberto Doria, che 
non trovandola presso la Sardegna , s' erano 
rivolte VCTSO Piombino. Non credette pru- 
dente cosa il Saracini, tanto inferiore di for- 
%e , di misurarsi col nemico , e si tenne chiu« 
so riel porto di Faleria , fortificandone 1' in- 
gresso : il Doria ne fece il blocco . Intanto le 
1 5 galere pisaue gia separate tornavano a riur 



(5) Foliett* his. genuens. lib. 5. Aur. ann. genuen. 
rer. ital, torn. 6.^ 



c^. 



LIB. III. CAP. VI. 143 

nirsi . Scopertele il Doria , ne distaccb Sa del- j^^ 
le sue per attaccarle: tentarono le pisane la diC. 
fuga i, e volendo evitar d' esser prese , spinte 
da un forte scirocco investirono la spiaggia, 
una di esse andb a picco , tre Airono preda 
de' Genovesi con 600 prigiomeri . Non esen- 
do stato r Aiiimiraglio pisano accusato di co- 
dardia , convien dire che Y armata chiusa nel 
porto non fosse in stato di uscire^ impedita 
dal vento , giacche avrebbe potuto allora at- 
taecar con superiorita di numero la flotta 
che la bloccava . II vento burrascoso fece in 
seguito allontanar finalmente la genovese da 
Faleria, ed allora esci il Saracini, tornando 
a Pisa col rossore d' essere stato bloccato , e 
spettatore della ruina d'una parte della sua 
flotta (6) . Animate da tant' odio le due Re- 
pubbliche si prepararono cogli sforzi i piu 
grandi nelF anno appresso ai piu sanguinosi 
contrasti : 24 galere pisane scortavano due 
grosse navi cariche di truppa per sedare del- 
le ribellioni eccitate in Sardegna dai Geno^ 
vesi . Una di queste , su cui era Bonifazio Ghe- 
rardeschi , essendosi separata si trovo in mez- 
zo della flotta genovese di 22 galere, che s'in- 
caminava alio stesso luogo: rimase prigionie- 
ra; e siccoine videro i Genovesi comparir la 

(6) FolieU, his. gen, Jacob, Auria ann, gen. loc, citl 



l44 STORIA. DI TOSCAN.4 

-^ flotta nemica^ tolto il meglio dalla nave pri- 
di C. gioTiiera vi posero il fuoco, e si accinsero co 
^ raggiosamente alia pugna . Fu questa feroce , 
e ostinata , ma infine la vittoria si dichiaro 
pe'Genovesi: perderono i Pisani i3 galere, 
ed una sommersa^ circa a seimila fra mortiy 
e prigionieri : cio avvenne verso la fine d' a- 
prile (7) . Queste replicate perdite fecero ri- 
volgere i Pisani a chieder soccorso ai Vene- 
/Kiani^ coi quali uniti in Levante avean rotti 
piii volte i Genovesi. Albeitino Morosini ve- 
neziano Potesta di Pisa tento. questa lega^ ma 
invano : vollero i Veneziani restar neutrali . 
La vera politica perb dovea far loro sostenere 
una poteiiza , ruinata la quale , i Genovesi loro 

(7) F'edi Guido da Corvara ( rer, itaL torn. 44 ) ^A^ 
pone la battaglia net prima di maggio: iframmenti 
tT istor. Pis, in italiano ( loc, c.) e gli ann. genovesi, 
( rer. itaL torn. 6, ) ; tutti questi si accordano sul nume^ 
ro delle galere da noi descritto , e so no i monumenti 
meno autorei^oU. II Cav, dal Borgo seguendo docu^ 
mentipik autentici, e avendo poco riguardo alia gloria 
de^ suoi cittadiniy bencfie in ogn altro luogo ne sia ze* 
lantissimo , numera 34 galere dalla parte de Pisani, e 
22 de^ Genovesi: egli in tempo della battaglia fa ve^ 
ramente soppraggiungere un rinforzo ai Genovesi, gui" 
dato da Arr^o del Mare , ma non pare che essendovi 
sul principio F indicata sproporzione si sarebbero ci^ 
mentati i Genovesi, ne sarebbe glorioso ai Pisani con 
un terzo di galere di piii non aver subito guadagnato 
una decisa superiorita . 



LIB. III. CAP. VI. 145 

j>erpetui nemici crescevano tanto in potere: - — 
e bene ebbero in seguito motive di accor^er- di C. 
81 deirenrore. L' ultima disgrazia invece di ^ 
scoraggire i Pisani^ gl'infiammo davvantag- 
gio alia vendetta; fecero uno dei maggiori 
sforzi , armando 7 2 galere , delle quali fu co- 
mandante il Conte Ugolino gia molto poten- 
tc in Pisa: vi saFi il fiore della nobilta^ e cit- 
tadinanza pisana , vi si aggiunsero altri legni 
minori ; ma invece di attaccare la flotta ge- 
novese , forte di ^ole 3o galere , che sotto il co- 
mando del Giacaria si trovava in Sardegna , 
e che facilmente avrebbero oppressa, per- 
dettero un tempo prezioso andando ad in- 
sultare la citta di Geneva, presentandosi a ia84 
quel porto, tirandovi de' colpi di balestra, e 
sfidando i Genovesi a battoglia ; e dopo que- 
ste inutili bravate se ne tornirono a casa(8). 
Niente e piii prezioso del tempo , e dell' oc- 
casioni nella guerra . Aveano i Genovesi ri- 
ch iamato coUa maggior premura V armata 
del Giacaria dalla Sardegna , e datisi ad ar- 
mare coUa maggior fretta, ebbero presto in 
ordine una flotta di 88 galere con molti altri 
legni minori, e ne fu dato il comando ad 

(8) E strano che niuno scnttore genovese corui que^ 
sta bravata ^ e si contentino di dire , che si vantarono 
di farla^ ma niuno parla che F eseguissero . V. Gio, 
yUlani , /. 7, tr. 9 1 . 

T 111. P. L 10 



1 46 ST0RI4 m TOSCAN\ 

•^^ Oberto Doria . Postosi in mare , iuteso esser 
di G. la pisana armata verso la Meloria, s'avanzo a 
"^^ quella parte. Temendo il Doria che la supe- 
riorita del numero de'loro legni non facesse 
recusar la battaglia ai Pisani , e ritirarsi nel 
lore porto, non s'avanzo che con 58 galere, 
facendo restare indietro la divisione del Gia- 
earia coUe trenta (9). Accettarono la battaglia 
i Pisani ^ e fu combattuto il di 6 d' agosto con 
tutto il furore, e Tanimosita di due popoli, 
che vogliono scambievolmente distruggersi . 
L' ajttto, che sopraggiunse ai Genovesi del 
Giacaria inaspettato ai Pisani, probabilmente 
decisc la sorte di quella giornata. La galera, 

(9) F'ariano molto gli storici sulle circostanze che 

sono di poco momerUo , e sul numero de* legni da una 

parte y e dalPakra j Jfacendosi ascendere a piu di 100 

I pisani y e a iSo, / genovesi , ma si conviene che la 

Jlotta genovese fosse assai superiore . Se poi alF asfvici^ 

narsi dei nemici si armassero niiovi legni in Pisa^ se 

nefacesse la benedizione VArcivescovo sulV Arnoy ben^ 

che lo attestino quasi tuttigli storici pisani , ed il Fil* 

lani tra i fiorentiniy pub dubitarseney gia^ichs pare 

vnanchi il tempo necessario , come ha cercato di mo- 

strare il Cau. dal Borgo ( loc. ciu ),, epercib smentisce 

la calunnia di poca religione data dal Foglietta ad 

alcuni Pisani j i quali vedendo in quella /unzione cade* 

re per accidente il Cristo che stava in cima del gran 

Stendardo y e che cio era da alcuni preso per sinistro 

augurio esclamarono : sia pur Cristo per i Genovesi , 

e per noi il vento. Vedansi Folietta lib. 5. Giac. Males, 

c. 221. yUl. lib. 7. c. 91. Contin, Caff. Marangone y 

Giust. Blzari . 



LIB. III. CAP. VI. 1 47 

su cui era montato il Potesta di Pisa Alber- "^[JJ]* 
tino Morosini , si battfe furiosamente coUa Ca- di G. 
pitana guidata dalF Ammiraglio Doria, con '^ ^ 
cui perb s' era unita altra delle principali ga- 
lere comandata daH'altro Ammiraglio Gia- 
caria . Anche quella che portava il gran Sten- 
dardo pisano fu presa dalla galera ^ detta il 
S. Matteo ^ ove erano molti della famiglia 
Doria, e dalla galera di Finale. Fu lacerata, 
e abbattuto il gran Stendardo , e la rotta fu 
completa . Ventisette galere pisane furono 
prese ^ sette sommerse ; e il resto fracassato , 
e malconcio , col benefizio della notte si sal- 
vo nel vicino Porto pisano, e con tre di que-^ 
ste scampb il C. Ugolino . Quattromila si dis- 
sero i morti^ moltissimi prigionieri, fra i 
quali il figlio del C. Ugolino . Questi sommati 
cogli altri fatti nelle anteriori batta'glie mon- 
tavano a circa 1 1 mila , e tutti delle piu im- 
portant persone (lo). Tale awenimento si 
porto seco la ruina della potenza marittima 
di Pisa^ che non pote piii soUevarsi al rango 
delle sue rivali. Molte illustri repubbliche, 
come ci mostra V antica , e la moderna isto- 
ria, sono risorte dopo le piii gravi perdite. 
Pisa non lo pote dopo, questa , e varie cause 

(lo) Alcurd fanno il numero assai ma^iore: la 
prova del numero grande e il detto di questo tempo ^ 
chcy chi volea veder Pisa dovea andare a Genova* 



l48 STORIA Dt TOSCANA 

.~si combinarono ad impedirlo, la prima, e 
die. principale fu la perclita de'piii valorosi, ed 
*^^ assennati cittadini restati prigionieri, e che 
i Genovesi con crudele , ma utile politica si 
ostinarono a non riporre in liberta, per guisa 
che trattenuti in dura carcere per circa i5 
anni , che tanto duro la guerra , la maggior 
parte vi fin\ miseramente la vita (ii). Priva 
di questi Pisa , divenne una nave senza noc- 
chiero, e pote piii agevolmente esser domi- 
nata da quei faziosi , che non miravano all'u- 
tile pubblico ma al privato loro interesse. La 
seconda causa si riconosce nella guerra for- 
midabile che le dichiararono Femule Repub- 
bliche di Firenze , e di Lucca con tutta la 
Lega Guelfa toscana unite ai Genovesi . Ve- 
nuti gli Ambasciatori genovese , e lucchese , 
in Firenze , si fece un trattato per Y eccidio 
totale di Pisa . A questo intervenne cogli altri 
Capi del Governo il celebre Brunetto Latini , 
forse come Segretario della Repubblica fio- 
rentina (12); ne tardarono gli efFetti: Y eser- 
cito de' Fiorentini entrb in Val d'Era, quello 
deXucchesi occupbalcuni castelli,frai quali 
Ponte a Serchio ; e nello stesso tempo lo Spi- 
«ola con possente flotta attacco il Porto pi- 

(n) F/am. dal Borgo delV isu Pis, diss, 1 1 . 
(la) j4uria rer. itaL loc. cit. 



LIB. 111. CAP. VI. l49 

sano , e guadagno la torre della Lanterna ( 1 3). "J^ 
Veduto il tristo aspetto che prendevano le <li C. 
cose, si prese a consultare in Pisa sulla co- "^ 
mune salvezza . In questo sconcerto una del^ 
le piu autorevoli persone era il Conte Ugoli- 
no, a cui si volgeva la citta per consiglio, e 
per ajuto . E probabile che questo scaltro ia85 
uomo pensasse fino da quel tempo alia si- 
gnori^i Pisa ; e forse percib propose d' ac- 
comodarsi coi Fiorentini , piuttosto che coi 
Genovesi, perche non fossero liberati, e ri- 
messi in Pisa quei cittadini^ che potevano 
contrastargli il Principato . II discorso pero 
che gii pone in bocca Leonardo Bnini e assai 
sensato, assereudo che Pisa, potenza marit- 
tima, dovea riguardar come nemica Genova 
sua rivale in mare , piuttosto che Firenze , 
che dipendeva pel suo commercio da Pisa, 
Non fu sul principio ascoltato il Conte , e si 
cerco accomodamento piuttosto con Geno- 
va; ma questa, credendo venuto il punto del- 
la ruina della sua rivale, ricuso duramen- 
te (i4). Convenne allora abbracciare il con- 
siglio del Conte . Era esso stato sempre ami- 
co de' Fiorentini , perche seguaci di parte 
Guelfa , e la loro influenza lo avea rimesso 
in Pisa coUa restituzione delle sue terre: si 

(i 3) Guid, da Carv, Cron. Pis, rer, itaL tom^ a4» 
(i4) Caff. Ann, gen. rer. itaL torn, 6, 



l5o STORIA Dl TOSCAXA 



j^^ riguardava percib come la persona piii atta 
di C, a trattare V accomodamento , e lo aveano 

^ create i Pisani Potesta, e Capitano del Po- 
polo . Non gli fu percio difficile i\ concluder 
raiccordo con delle condizioni assai gravose 
ai Pisani . Furono obbligati a cedere alia fio- 
rentina Repubblica varie terre important! , 
S. Maria a Monte, Fucecchio, S. Croce, Mon- 
tecalvoli, e di esiliare i piii zelanti Ghibellini 
di Pisa , la quale si ridusse a parte Guelfa . 
La cessione di tante castella fu riguardata 
come un tradimento (i5). E assai verisimile 
che il Conte, mirando a divenir Signore di 
Pisa, col favore, e appoggio dei Fiorentini, 
largheggiasse iielle concessioni; ma per altra 
parte non si poteva ottenere la pace senza 
grandi sacrifizj : e se la guerra continuava , 
piombando sopra di Pisa tutta la Toscana 
per terra , e per mare i vittoriosi Genovesi , 
il suo estermiuio totale era sicuro. Se poi e 
vero , come portb la Fama , che i fiaschi di 
verdea mandati a donare dal Conte ai Capi 
del Governo fiorentino fosser pieni di fiorini 
d'oro , cib niehte aggiunge ai supposti delitti 

(i 5) Taleju la fama sparsa dai nemici del C Ugo^ 
lino f e su quella , dice Dante 

« Che se il Conte llgolino aves^a voce 

« Di aifer tradita te delle castella , 

« Non doves^i i Jigliuoi porre a tal croce . 



LIB. III. CAP. VI. ^ l5l 

del Conte, e non e che una prova di piu fral--^J[^ 
le infinite della forza imperiosa di quel me- diC. 
tallo. Sono tanto incerti, e sov^nte ingiusti ^^ 
gli umani giudizi^ che della stessa colpa data 
al Conte furono accusati i Gapi del fiorenti- 
no Governo , i quali aveado un' occasioiie 
rara, e propizia di occupare, e distrugger 
Pisa r avessero , forse sedotti dalF oro di Ugo- 
lino, negletta (16). E veramente i lore alleati 
i Lucchesi , e i Genovesi ne fecero alti lamen* 
ti : convenne acquetare i primi con nuove 
concessioni; e Bientina^ e Ripafratta, e Via- 
reggio furono loro cedute. 

Divenne il Conte Ugolino colle cariche di 
Potesta , e Capitano del Popolo a lui conferite 
per dieci anni , e col sostegno de' Guelfi V ar- 
bitro, e Signore di Pisa, ma il suo nipote 
Nino Viscoiiti , Giudice di Gallura , benche 
dello stessp partito, gli divenne rivale nel 
governo, e potfe tanto da costringerlo a met- 
tervelo a parte; ed ebbe Pisa allo.ra due Ret- 
tori con eguale autorita . Ma la suprema po-? 

(16) Giov. nilani lib. 7. Cap. 97. dice che allapri- 
mavera i Fiorentini si preparavano afar F assedio di 
Pisa, e che furono assai biasimati di'questo accordo: 
€ aggiunge: e dicerto se i Fiorentini avessero seguita la 
promessa, e giuramento , la citta di Pisa sarebbe sta- 
ta presa, disfatta, e recata a borgpra come era ordi* 
nato . 



l5i SrORIA Dl TOSCAN\ 

"aJT^ testa divisa, di rado ha tenuto uii governcr 
die. tranquillo: nacquero subito delle pericolose 
*^ rivalita tra i due Rettori. In si fatto contra- 
sto, probabilmente accorgendosi il nipote 
d'essere eclissato in Pisa dalla potenza deiral- 
tro, era col di lui consenso andato a gover- 
nare^ o signoreggiare la Sardegna (17). Ma 
temendone T insubordinazione per vegliarne 
r andamenti, e per tenerlo a freno ove faces- 
. se di mestiero, il Conte Ugolino maiido in 
Sardegna il suo figlio Guelfo, che non solo 
occupb il governo de' feudi della casa pro- 
pria, ma di tutta la provinciaCalleritana(i8). 
Questo avvenimento accese piii vivo il fuoco 
della discordia tra i Visconti, e i Gherarde^ 
schi: le loro querele posero in furiose agita- 
zioni la citta, e il suo contado, e furono piii 
volte insanguinate le strade di Pisa, e de'suoi 
castelli dalle rivali fazioni. II Visconti col 
suo partito prese ad accusare Ugolino di re- 
sistere alia pace coi Genovesi , svelando un 
segreto pericoloso, scordandosi, acciecato 
dair ambiziosa rabbia , che quel mezzo avea 
giovato ad ambedue. Mentre la fazione Guel- 
fa di Pisa s era cos\ divisa in due parti, esi- 
steva in questa citta Tantico partito Ghibel- 
lino, che avea dovuto cedere aU'imperiose 

(17) Frag, his. Pis. rer. ital. torn. 24* 

(18) Ptoloem. lucen. loc. cit. 



LIB. III. CAP. VI. 1 53 

circostanze, e nascondere nel silenzio i suoi 'j^ 
sentim^nti . Mirando lacerarsi divisi i suoi di C. 
persecutori , prese coraggio . Era composto 
per la maggior parte di pppolari, e di preti 
e frati, persone atte ad istillare negli aniini 
della plebe i sentimenti, che credono i piii 
opportuni . Si fece capo di questo partito 
r Arcivescovo Rii^^gero Ubaldini , il quale pe- 
rb per Inngo tempo dissimulo i suoi senti- 
menti, mostrandosi fautore oradelFuno, ora 
deir altro rivale . Sarebbe troppo lungo , e 
nojoso lo scorrer minutamente la serie delle 
calamita , in cui fu per circa a due afini av- 
volta la pisana Repubblica ; in queste guerre 
civili soffrirono i due Rivali varie vicende: 
rinunziarono al governo per acquetare le di- 
scordie , ma gustata una yolta la tazza del su- 
premo potere , inebria a segno da non po- 
tersi cosi agevolmente abbandonare. L'avo, 
e il nipote , che avean tanto combattuto pel 
Pr incipato , abbandonatolo , e sentito il do- 
lore della perdita , divennero nuovamente 
amici , e si unirono per riconquistarlo colla 
forza: entrarono percio colFarmi alia mano 1^87 
nel Palazzo del Comune , e in quello del Po- 
polo, cacciando il Vicario Messer Guidocci- 
no^ e la nobilta tanto Guelfa, che Ghibelli- 
na gli accompagno officiosamente , e accon- 
senti che riprendessero il supremo potere. 



l54 STORIA DI TOSCANA 

j^^ Lo scaltro Arcivescovo Ruggiero , che non 
di C. vedea ancor mature il tempo della vendetta , 
' ^ ^ non solo presto il consenso alia mutazione , 
ma padrone della coUera , pote dissimulare 
fino la morte del suo nipote ucciso barbara- 
mente dalle man! dello stesso Conte Ugolino. 
Questo feroce vecchio pero volea esser solo 
a dominare; e riprese le redini del governo 
coll* a jut o del suo nipote, pensava a disfarse- 
ne: F Arcivescovx) lo secondava colla mira di 
ruinare ancor lui, S'era Ugolino a bello stu- 
dio ritirato alia sua villa di Settimo, perche 
intanto scoppiasse contro il nipote la sedi- 
zione , die Y Arcivescovo fomcntava . S' ac- 
corse il Visconti delta burrasca che gli si pre- 
parava contro , e quando vide che ai reiterati 
inviti di venire a sostener la causa comune, 
il Conte Ugolino era restio , prevedendo cioc- 
che gli s'apparecchiava, esc\ frettolosamente 
di Pisa. Tomato allora il Conte, trovo che 
gli si voleva dar per compagno nel reggi- 
mento 1' Arcivescovo Ruggiero . Ricusarido 
egli sdegnosamente , i due partiti corsero al- 
le armi , guidati dai loro respettivi Capi , il 
Conte, e T Arcivescovo. Si sparse molto san- 
gue: fu vincitore Ruggiero, e il Conte ce- 
dendo coi figli, e nipoti, ed altri segtiaci, si 
ritiro, e si fortifico nel Palazzo del Popolo: 
ma attaccato ancor questo dai vincitori , e 



LIB. in CAP. VI* 1 55 

posto il fuoco alia porta ^ dovette rendersi a"^ 
discrizione . Furono presi , e carichi di cate- J* C. 
lie il Conte Ugolino , i due suoi figli Uguc- 
cione, e il Conte Caddo, insieme con due 
giovinetti nipoti Anselmuccio figlio del Con- 
te Lotto , e Brigata figlio del Conte Gaddo . 
Tutti furono in appresso racchiusi nella Tor- 
re detta poi dellafame (19), dalla loro fatale 
catastrofe , dipinta dai sublimi , e negri colo- 
ri di Dante. II Conte era reo di molti delitti 
in faccia ai Pisani ; i suoi figli lo erano meno 
di lui, ed assai meno i giovinetti nipoti. Con- 
fusi insieme nella stessa pena atroce, risve- 
gliarono la pieta di tutti gli scrittori ; ed e 
disgrazia per Pisa, che uno dei piii sublimi 
pezzi deiritaliana poesia, che niun culto Ita* 
liano ignora , e che moltissimi forestieri co- 
noscono , sia unito alia di lei satira . 

Un dotto Pisano ha impiegato molto in- 
gegno ^ e dottrina per accrescere i delitti , e 
rendere odioso piii del dovere il disgraziato 
Ugolino , e per iscusare i suoi concittadini : 
siccome si tratta di un punto d' istoria tosca^ 

(19) Questa Torre era situata sulla piazza detta 
or a de^ Cavalierij i di, cm avanzi formano un pezzo 
del Palazzo ov>* e F Oriolo : esso e composto di due 
antiche torri riuniie poi con un arco : la parte vicina^ 
al Palazzo Cons^entuale fu la celebre torre della fa^- 
me . Vedi Flam, dal Borgo suW ist. Pis. diss. 1 1. 



l56 STORIA DI TOSCAIVA 

\ na tanto celebre non sara fuor dt luogo il 
diCk farvi alcune brevi riflessioni, e dare impar- 
^ ^ zialmente il giusto valore alia colpa , ed alia 
ppna . II primo delitto , di cui quel dotto 
scrittofe fa reo il Conte, ha rapporto alia spe- 
dizione anteriore alia battaglia della Meloria 
comandata dallo stesso Ugolino . A vendo tro- 
vato il porto di Genpva vuoto di legni ar- 
mati, dovea, dic'egli, sbarcar le truppe , as- 
saltare, e impadronirsi di Genova. L'accusa 
e poco fondata , giacche Y impresa sarebbe 
stata assai imprudente , ne si poteva sperare 
con quella truppa , che si trovava suUa flot-. 
ta, di conquistare una citta popolata come 
Genova, piena di gente feroce, e animata 
dall' odio nazionale. Dopo la gran vittoria 
riportata dai Genovesi , questi non crederon 
mai opportuno di tentar la conquista di Pi- 
sa^ benche disanimata tanto ^ e priva de'mi- 
gliori suoi cittadini. Ne maggior fondamen- 
to ha la seconda accusa ^ attribuendosi ad es- 
^ so la perdita della battaglia della Meloria^ 
perche consigliata da lui . Niuno degli scrit- 
tori di qualche couto gli da questa colpa : i 
Pisani quasi uniformemente chiesero batta- 
glia (20) , e il Conte Ugolino non potea fra 

(20) Tutti\gli scrittori e pisani, eforestieri lo atte^ 
stano : lo stesso Flam, dal Borgo bencke F accusi di 



^ 



LIB. III. CAP. VI. 1 57 

tanti guerrieri di mare , piii assai di lui speri-"]^ 
metitati , avere un influenza da farli deter- di C. 
minare contro un partito preponderante . & ' ' 



quel delittOy aggiunge : e in esse ( galere ) come se si 
andasse ad una certa vittdria erano niontati fastosi tut- 
to il ficre della Nobilta, e gioventii pisana. Cih indica 
consenso generate . ll Marangone da lui citato in pro'^ 
va della sua opinione nulla dice del consiglio di com" , 
battere che si suppone dato dal Conte^ anzi ancor esso 
esagera la ^voglia, che avevano i Pisani di comhatte~ 
re: ecco le sue parole: Messer Oberto Moresino mon-. 
t6 il primo suUe dette galee , e il simile fecero tutti gli 
altri con tanta volonta di combattere che e' pareva lo« 
ro miiranni d*essere allemani, stando con timore che 
ei non se ne tornassero indietro. ec. Cons^iene ossen^ar 
poi che questo scrittore non e di quelF autorevole anti" 
ckita che meriti tutta la fade. Egli scriveva al prinaipio 
del secolo XVhed epieno d* errori: nedaremo un solo 
esempio . Narrando la battaglia dei Pisani co Ge» 
novesij in cui Juron presi i Prelati ^ e i Carddnalij 
avifenutaper testimonianza dei pisani , fiorentiniy ege^ 
novesi scrittori V anno 1237, ne fa Amnuraglio il Con^ 
te Ugolino Buzzaccherino : allorquando poi ha narra* 
to la morte atroce del Conte Ugolino axunge: L*ju- 
sto judicio di Dio,che cosi voleva per aver lui fatto 
morire > ed annegare in mare tanti Prelati , e fatto con- 
tro a Cristo. Pare che abbia confuso un Conte Ugoli* 
no con un altro ; giacche il Conte Ugolino di Do^ 
noratico non ebbe parte nella battaglia prima della 
Meloria . Un tale scrittore non ha grande autorita . 
// Marangone ha copiato V errore di cronologia da 
Aic. Malespini, e il Tronci ha copiato da Maran^ 
gone nel dare il titolo di Conte al Buzzaccherini , che 
il nilani chiama Messer Ugolino • 



1 58 STORIA. DI TOSCANA 

"^^ ra Potestk di Pisa il Morosini^ uomo di ma- 
die. re, e percio di maggior autorlta del Conte; e 
se questo sulia fine della battaglia si ritirb 
con tre galere nel porto , un'intempestiva, ed 
inutile resisten:;^ avrebbe accresciuto il nu- 
mero de'prigionieri pisani. II terzo delitto ^ 
di cui si fece piii conto in quel tempo , e di ' 
cui la maggior parte degli storici , ch' espri- 
mono la pubblica opinione, lo accusano , e di 
a vere tradito Pisa , consegnando moiti dei ca- 
stelli della pisana Repubblica ai Fiorentini v 
ed ai Lucchesi percomprarsi la pace. Abbia- 
mo di sopra veduto qual peso si debba dare 
a tale accusa ; aggiungeremo ^ che col consi- 
glio degli stessi prigionieri di Genova fu da- 
ta plenipotenza al Conte Ugolino di eonclu- 
der la pace (21), e bisognava farla ad ogni 
costo . I Lucchesi , i Fiorentini con tutta la 
Toscana riuniti per la parte di terra; i Geno- 
novesi vincitori per la parte di mare^ contro 
i Pisani soli, e abbattuti,e ruinati dall' ulti- 
ma disgrazia \, rendevano ultimo Y eccidio di 
Pisa immancabile. Solo si pub dubitare che 
il Conte, per esser favorito dai Fiorentini nel 

(21) jinn. Genuen. C, Caff. Pisani cognoscentes se 
non posse resistere societati praedictae, voientes suae ci- 
yitatis evadere ruinam , de consilio carceratorum , qui 
erant Januae, data est potestas et pleuum dominiuin 
Coiniti Ugolino ec. 



LIB. III. CAP. VI. %5g 

domiiiar Pisa, fosse iin po'generoso con essi, T^ 
ma in fine convenia ricever la legge dai vin- diC. 
citori. Un delitto assai piii probabile e che il '^^^ 
Conte impedisse, per quanto poteva , la pace 
di Pisa con Genova : vi era il suo interesse ; 
la pace era unita col ritorno dei prigionieri j 
tra i quali si trovavano le persone di maggior^ 
conto, che avrebbero frenato i di lui ambi^ 
ziosi desiderj . Di fatti fu piii volte accusato di 
questo delitto ; non ve ne sono pero delle 
prove dirette: il partito contrario spesso an- 
do gridando per Pisa mojano quelU che non 
Dogliono pcLce con Genova . Non di meno af- 
ferma uno scrittdre pisano assai antico , niu- 
no si mosse perche si vide che si alzava quel 
grido pill per ruinare il Conte che per altro 
motivo (22) . Vennero poi di Genova quattro 
dei prigionieri a portar le condizioni di pace 
che si offrivano loro; queste non son note, 
ma debbono esser state gravosissime : il Con- 
te con molti de' primi cittadini \ avrebbe ri- 
ciisata , ma so^tenuta per fargli onta dal par- 
tito contrario, cedette anch egli , e fu eonclu- 
sa(23) . E pero accusato di averla segretamen- 

(2 2) Fragm, hist. Pis, rer. ituL script, t, 1^; ^^E cono^ 
seendo li Pisani che non lo fticevano per pace volere^ 
ma per confondere lo Conte Ugolinoy non si leifonno a 
rornore „ . 

(23) Fragtn, his, pis. loc. cit, „ P^ennero a Pisa mes' 



l6o SrORIA DI TOSCANA 

"T^te impedlta , facendo dopo Taccordo attacca- 
di C. re i legni mercantili geuovesi da dei corsari 
'^ pisarii: Faccusa uon e priva di fondamentL: 
i corsari si ai'marono in Caglieri, e inOre- 
stano luogi soggetti al Coiite Gaddo figlio di 
Ugolino che si trovava in Sardegna, onde 
con 111 connivenza del padre, e del figlio, e 
forse d' ambedue si fece Y armamcnto ; e la 
forza della congettara cresce, giacche i Ge- 
novesi presi dai corsari, (urono condotti in 
Orestano , ed ivi posti in carcere (24), lo che 
non avrebbero fatto senza esser sicuri del- 
r approvazione del Govematore. Di qucsta 
colpa , che e moito probabile, il Conte Ugo- 
lino non potrebbe scusarsi : benche la pace 

ser Guiglielmo di Ricoi^eransa . . . . per far la pace 
tra^lCommuno di Pisay e il Co/nmuno di Genova che 
aveano tratto li pregioni col Communo di Genoi^a . E 
perche la pacie fosse mo I to grave y e impossibile percke 
judici ( cioe il ViscorUi ) era da Uuo dei pregioni y e 
Doleala per corfondere y e disfare lo Conte Ugolino 
che non la voleaelliy ne cuico tutti quelli che sa\^i era-- 
no a Pisa : lo Conte Ugolino per non volersi recare a 
romorcy e grido di populo addossoy ne incontra con- 
sentire che si recasse a consiglio rnaggiore in Duo mo ^ 
quine si fermoy e prese che sifacesseper quello trat- 
tato ch'' e^ pregioni (wean fatto coi Genos^si ec. „ 

(24) Ann. Genuens. Cantin. Caffar. loc. cit.. Anche 
in questi Annali non si assicura positivainente che i 
corsari fossero armati da chi non voleva la pace , ma 
si adoprano le parole: ut fcrlur. 



V 



LIB. III. CAP. VI. l6l 

fosse gravosa ai Pisani conveniva farla,e per ^^ 
ristabilire nel seno deila tranquillita la navi- di C. 
gazione , e il commercio ruinati , e per libe- 
rare da una dura prigione tanti infelici . Fi- 
nalmeiite una sorte di tirannia , che esercito 
su i Pisani , le crudelta contro di essi , le sol- 
levazioni, i tumulti sono per lui un delitto, 
il quale e dimostrato dalla serie degli aweni- 
menti narrati . E vero che il supremo potere 
da lui esercitato col titolo di Potesta ^ e Capi- 
tano del popolo non fu una totale violenta 
usurpazione ^ poiche la volonta dei Pisani vi 
concorse : Y influenza pero delle sue ricchez- 
ze, e delle sue aderenze ve lo fecero mon- 
tare , ma cio avveniva in ogni paese , ove 
i potenti cittadini con tutti i mezzi o del- 
la forza , o del favore , o delle speranze , 
o del timore determinavano V instabile, e fa- 
zioso popolo . V indole del Conte era vera- 
mente sanguinaria, e feroce, qualita comune 
ai feudal! Signori di quel tempo : le risse , i 
tumulti ^ le battaglie cittadine erano frequen- 
tis$ime in tutte le turbolente Repubbliche 
d' Italia non nella sola Pisa; Tambizione di 
Ugolino, del Visconti, delF Arcivescovo Rug- 
gero pose loro le armi in mano ; e se nell' ul- 
timo contrasto Y Arcivescovo soccombeva , 
toccava a lui forse a morire nella Torre coi 
nomi di trnditore : giacche i vinti hanno sem- 

T.IILP.L II 



1 62 STORIA. m TOSG^NA 

■"^[^pre torto. II lettore discrete, ed iraparziale 
di C. dalle esposte osservazioni ha la giusta misura 
della reita del Conte.Ugolino, e pub giudi- 
carc se la pena fii corrispondente . L' atrocia 
della pena non diminuira punto , anche adot*- 
tando il racconto d' un incerto autore , il 
quale asserisce es^ere stata posta una multa 
di lire 20 mila alia famiglia imprigionata , 
togliendole il cibo finch^ non Y avesse paga- 
ta; nc vi sara io credo persona sensata da 
credere che^ potendo pagarla volesse piutto* 
sto morire di morte ^ dolorosa (aS) . I piu 

(a 5) JUur. rer, itaL script, torn. 14. Jragm. ist. Pis. 
11 raccconto del fa multa e di quesio autore, di cui 
non e noto ne il nome, ne il tempo in cui scrisse, Sepe^ 
ro come pare tutto il codice riferito dal Muraton con 
una irUerruzionefu scritto dalFistesso autore y esso -vi- 
vei>a dopo il i337, fino al qualanno arriua, epercib 
meno autorevole di Guido da Con^ara scrittore con^ 
temporaneo al Conte Ugolino^ e abitante in Pisa che 
narrando come il Conte coi Jigli Ju posto in carcere , 
e vi mxyri difamcy non parla della multa pecuniaria . 
Mur. loc.cit. Solo qutUche cosa iTanalogo al racconto 
deir anonimo si dice da Bartolommeo da Lucca rer. 
itaL torn. 1 1. An. Dam. 1288. Dominus Ugolinus capi- 
turaPisanis, favente, ^t coadjuvante Archiepiscopo 
cum multis clerici&; cum duobus fiiiis Gaddo et Bri- 
gata, et uno nepute Henrico ponuntur in carcere: 
ibique post longam estorsionem pecuniarum Came ibi- 
dem pereuut. II negg^r poifede a Qio. nilam perche 
Guelfoy e nemico di Pisa, e un ingiustizia : questp 
scrittore invece di difendere il Conte Ugolino , Ip ri^ 



LIB. 111. CAP. VI. " 1 63 

autorevoli scrittori o pisaiii , o fiorentini rac- '^^ 
contano uniformi il tristo caso, com'e comu- diC. 
nemente noto . Piii felicetn ente e venuto fat- 
to al pisano scrittore di mostrar che i figli , 
ed anche i nipoti del Conte Ugolino non era- 
no fanciuUetti innocent!, circostanza forse . 
supposta da Dante per accrescere il patetico 
della sua narrazione . Tutta la famiglia dei 
Conti di Donoratico non peri in quella Tor- 
re : v' era il Gonte Lotto sempre prigioniero 
in Genova, e il Conte Gaddo governatore 
d' una provincia di Sardegna , oltre altri ni- 
poti, le vicende de'quali sono diffusamente 
narrate dagF istoriografi di Pisa , e di quell' il- » 
lustre I) e sventurata famiglia; la ruina della 
quale invece di recare a Pisa la pace , risve- 
gH6 contro di essa piii fiera la guerra , esseiv 
dosi mossi i Fiorentini per una parte per ven- 
dicare il loro amico, ed alleato , per l' altra i 
Lucchesi coi quali s'era unito Nino Visconti 
Giudice di Gallura y fuggito da Pisa . Questi 
occuparono il castello d' Asciano , e intanto 
gli altri fuorusciti devastavano le campagne , 
i castelli , e spargevasi per ogni lato la deso- 
lazione y e il terrore . 

guarda come un traditore sulla voce comune, la quale 
abbiamo veduto quanto poco fosse fondata ^ onde 
merita fede quando parla della di lui pena . f^ilL 
lib. 7. cap, 120, 127. 



1 64 STOBIA DI TOSCANA 

T — Delle tre principali Repubbliche di Tosca- 
diC.na, Firenze, Pisa, e Siena, si e gia veduto 
'^^^ assai spesso le due prime agitate per gelosia, 
e preminenza di governo: Siena non lo fu 
meno , ne meno rapidamente alterossi la sua 
politica costituzione . Siccome in questi tem* 
pi avvennero degli essenziali cambiamenti , 
convrien riunire in un breve quadro le prin- 
cipali sue mutazioni . Fu sul principio il go- 
verno della sanese Repubblica nelle mani di 
gentiluomiiii . Avrebbero potuto conservar- 
selo stabilmente , se le discordie per le fazio- 
ni Guelfa , e Ghibelliha , o per gelosia di do- 
•minio non gli avesse divisi . Giascuna delle 
fazioni per rendersi piii forte cerco di trarrc 
al suo partito unar porzione del popolo^ e 
venute piii Volte alle mani , insegnarono alia 
plebe coir esperienza che essa aveva il pote^ 
re, quando' n avesse avuta la volonta, d'im- 
padronirsi del governo . Comincio pacifica-> 
mente a domandarlo : non oso ne 1' una , n^ 
Taltra parte d'opporsi, e s'accetto il pppolo 
nel reggimento , che suUe prime ne partecipo 
della sola terza parte, creandosi invece di 
due , tre Consoii , uno dei quali fu tratto dal 
seno del popolo . II Consiglio generale de' no- 
bili era formato di cento persone , ne vi po- 
teva entrare che un individuo per casa : solo 
a cinque famiglie come numcrosissime, cio^ 



LIB. III. CAP. VI. 1 65 

Piccolomini , Tolomei , Malevolti , Salimbeni , J^ 
Saracini, fu concesso averne due. In quella di G. 
riforma pertanto , volendo&i conservare la ^ ^ 
stessa proporzione, furono ai cento gentiluo-^ 
mini aggiunti 5o popolani (26) . Conosciuta 
il popolo la sua forza^ e gustato il piacere di 
governare, dopo qualche tempo ne voile una 
parte maggiore, e pronto a pretenderla col- 
la forza, Tottenne pacificam^nte . L'autoritk 
de'Cpnsoli per T introduzione del Potesta 
( come abbiamo visto a suo luogo ) era assai 
diminuita; si determino che 24 p^rsone fos- 
sero i Rettori , scelte indifferentemente dai 
nobili, o popolari, le quali ogn'anno si rin- . 
novassero. Pare che cio avvenisse circa Fan- 
no i23i: a queste ne furono aggiunte poi al- 
tre dodici . Soft rivano mal volentieri i genti- 
luomini questa diminuzione di autorit^ ; e 
colle querele, e cogUinsulti irrjtavano d'av- 
vantaggio i popolari, che preso sempre piii 
coraggio, cacciarono finalmente affatto la 
nobilta dal reggimento nelF anno 1 280. Parve 
ai Riformatori troppo numeroso ilMagistrato 
dei 36 s\ per la difficolt^ di trovarsi d'accor- 
do , come pella necessaria segretezza negli af- 
fari , e fu ridotto a 1 5, detti i Governatori , e 
Difeiisori del Comune , e Popolo di Siena . 

(26) Malav. istor. Sane, pag. \ . lib, 3. 



l66 STORIA Dl TOSCANA. 

"J5[^ Ancor questo iiumero fu creduto poi troppo 
di C. esteso , percib 4 anni appresso fu ridqtto a 
nove ; e questa h V origine del celebre Magi- 
strate , o Monte di Nove. Fu stabiiito che per 
la sollecita spedizione degli affari abitassero 
in uno stesso pala^&zo, e che il tempo del lo- 
re reggimento non oltrepassasse due mesi. 
Dal Magistrate de* Nove , supremo Rettore 
della RepubMica , ( tanto era il timore , e ge- 
losia de' potenti ) non solo furono esclusi i 
nobili , ma i cittadini , e mercanti troppo 
ricchi , i Dottori , e i Notai . Nacque un siffat- 
to governo appunto in questi tempi, cio^ 
nelFanno 1284; si mantenne lungamente fra 
continue agitazioni , delle quali alcune delle 
principali saranno esposte a sue luogo. 

Mor\ il Re Carlo di Napoli , amico perico- 
loso de' Fiorentini . Avea provato la prbspe- 
ra , e r avversa fortuna : favorite da lei nelle 
battaglie , vinse due Re potenti Manfredi , e 
Corradino , e guadagno i regni di Napoli , e 
di Sicilia, mentre era ancora Signore della 
Provenza , ed ebbe gran potere sulla fiorenti- 
na Repnbblica : la fortuna pero cambiandosi 
sparse d' amarezza gli ultimi suei giorni . Si 
vide odiato atrocemente dai sudditi ; perdette 
la Sicilia , eve tutti i suei furono tr ucidati nel- 
la pill orribil maniera ; si vide deluso da Pie- 
tro d' Aragona , che dope avergli occupata la 



LIB. III. CAP. VI. 



167 



Sicilia^ lo scherm ancora, facendolo andare ^j^ 
inutilmente a Bordeaux alia cOiicertata disfi- di C. 
da , a cui qnello avea finto di aderire per gua- * 
dagnare un tempo importante; e a cio si ag- 
giunse la prigionia del suo figlio maggiore nel- 
la battaglia che quest' imprudeate giovine ac- 
cetto da Rugffieri Loria. Mor\ Carfo fralle agi- 
tazione dei preparativi per la sua vendetta; 
grande esempio di varieta di fortuna, utile 
lezione ai Regnanti , giacch^ gran parte delle 
disgrazie dovette alia sua crudelta . II figlio 
fu proclamato Re di Piiglia : ma dopo avere 
a gran stento salvata la vita fra gl' irritati Si- 
cilian!, era stato condotto prigione in Spa- 
gna: anche il rivale di Carlo, il Re Pietro 
d' Aragona fin\ di vivere . Alfonsa suo figlio 
maggiore gli successe nel regno d' Aragona^ 
Giacomo sepondogenito in quelle di Sicilia. 



t 

I 



168 8T0H1A Dl TOSCANA 

CAPITOLO VIl 

SOMMARIO 

Repubblica d' Arezzo . Potenza de* suoi Yescovi . Gac- 
ciata de'Guelfi daHa citt^. Guerra co' Fiorentinv e 
Sanesi . Battaglia di Canapaldioo . Ckierra de' Fkn 
fentini contro i Pisani. Presa di Caffinaia , e di Por* 
to Pisano . Mutazione di governo in Firenze . Pace 
CO* Pisani . 



'JJJ7"^n'altra Repubblica in Toscana avea co- 
<li G. minciato a segnalarsi , ed a spiegare la sua 
potenza contro i Fiorentini . Arezzo per quel- 
lo che mostrono i dubbiosi barlumi dell' an- 
tica istori^i^ rispettabile fralle etrusche Citta.^ 
potente nel vigore della romana Repubblica, 
e in specie n^Ua seconda guerra punica (i) , 
involta poi nella comune disgrazia quando 
la gotica, e longobardica invasione sparse 
suir Italia la desolazione, e \ ignoranza, co* 
mincio a risorgere a nuova vita sotto il vin- 
citore dei* Longobardi Carlo Magiio. Quel 
pio , e valente Sovrano , dominatore di tanta 
parte del mondo , e a cui pereio il dono di 
provincie , non che di citta , e di castella era 
inconsiderabile, s\ generoso all'altare, distin- 

(i) Tit. Uv. 



LIB. in. CAP. VII. 169 

Be particolarmente la Ghiesa aretkia quaa*"^^ 
do onor& coUa sua presenza la citta d'Arezzo. di C 
Pare che allora facesse de grandiosi doni a ^ 
quel yescovQ, fra i quali probabilmente la 
citt^ di Cortona^ che resto soggetta lunga- 
meate non solo n^llo spirituale ^ ma uel tem" 
porale governo al medesimo (2) . Divenne nei 
seguenti secoli il Vescovo ar^tiiio uno dei : 

pill potenti Signori d' Italia , non che di To* ' ^. 

scana ^ essendo vastissimi i suoi secolari do- ^^^ 

luinj, i quali si estendevano dal Tevere a 
Montalcino , dair Alpi di Bagno al Trasime- 
no^per guisa che comprendevano la meta del 
Casentino^del Yaldarno di sopra, del Ghian- 
ti , una buona parte del territorio della citta 
di Siena sino a due miglia dalla citta stessa^ 
Pienza, Montalcino^ Cortona, Montepulcia- 
no con tutta la Val di Ghiana, il capitanato 
d* Arezzo^ il vicariato di Anghiaii, e parte 
della moderna diocesi di S. Sepolcro (S). Non 
e gia che il Vescovo avesse un assoluto im* 
pero sopra d* Arezzo, che pretendeva di go- 
vernarsi in repubblica, ed eleggeva i Pote- 
sta , e gli altri Rettori , ma la sua potenza ^ le 
sue ricchezze davano al Vescovo un* influen- 
za quasi sovrana , quand' avea talenti politici 

(2) Guazzesi, deWant. Dotn. del F^escoifo d^jirezzo . 

(3) Guazz. loc. cit 



/ 



1 70 srORIA DI T0SCAN4 

"^[JJ7*abbastauxa . Era inoltre il Vescovo Principe 
di G. deirimpero, e anendosi lo spirituale al tern* 
porale potere^ diveniva la persona piu atta a 
governare quei popoli , e tenerli alia divozio- 
ne imperiale . Cortona si ribello dal suo Si- 
gnore circa Tanno i3i3o, e per circa 26 anni 
si mantenne indipendente: invano le ammo- 
nizioni, e i fulmini ecclesiastici vibrati da 
Roma sui Cortonesi tentarond di rimettergli 
sotto Fantico dominio finch^ nan sali a quel- 
la sede un uomo che facesse succedere la for- 
za alle imbelli armi ecclesiastiche . Yenne a 
quella Ghiesa il feroce Guglielraioo Ubertini ^ 
Prelato piii atto^ per testimonianza di uno 
scrittore contemporaneo (4) , a-»maneggiare 
la spada^ che il pastorale . Mai soflfrendo per- 
cio la ribellione di Cortona, nel 1258 messe 
insieme namerose truppe, ed ajutato dal Co- 
mune d'Arezzo, e da Astoldo de' Rossi suo 
Potesta', marcio sopra Cortona , e o coUa for- 
za aperta ^ o per una notturna sorpresa pe* 
netratovi , vi porto la desolazione disfacendo 
le mura , e le fortezze . Fuggirono i migliori 
cittadini a Castiglione del Lago; ma per ti- 
mida politica non essendo da quella popola- 
zione riciemti, furono costretti a viver lunga- 

(4) Dino Compagni: II Vescovo che sapea meglio 
gli uffici della guerra die della Chiesa, ec. Gr^n. rur. 
ital. Script, torn. 



LIB. Ill, CAP. VII. 17 f 

mente sotto le tende (5). Videro di mal occhio"']^ 
i Fiorentini sif¥atta coiiquista, e forse aVreb- <H G. 
bero tentato qualche impresa contro il Ve- 
scovo d' Arezzo , - che vedevano partitante 
Ghibellino , ma il timore di questa fazione 
c^or crescente per Y influenza del Re Man- 
fredi , il timore dei Sanesi , e poi la rotta di 
Monteaperti , gV impedirono di soccorrere 
gli esuli^ che finalmente neiranno 1 261 ritor- 
napono in Gortona, riconoscendo pacifica- 
mente il dominie del Vescovo di Arezzo (6). 
Nel lungo suo governo di quella Ghiesa Gu- 
glielmino si mantenne del Ghibellino parti- 
to ; e bench^ talora secohdo le tortuose stra- 
de , che sono obbligati a prendere i Capi dei 
govemi per interesse si mostrasse Guelfo, 
quando pote obbedire al suo genio promos- 
se gl' interessi dei Ghibellini . Cos\ nel tempo 
in cui Firenze , Siena , e la piu gran partes 
della Toscana seguivano parte Guelfa^ fece 
ribellare nel 1 286 un forte castello ai Sanesi 
detto il Poggio di Santa Gecilia, e cerco di 
sostenerlo con tal vigore, che le forze dei 
Fiorentini, e Sanesi riunite per espugnarlo 
non vi consumarono meno di mesi cinque , 
dopo i quali i ribelh, disperando del perdono, 



(5) Giotf. Fill. lib. 6. cap. 6. Guazz. loc. qi$. 

(6) Guazz. loc. cit. 



I'] 2 STORIA Dl TOSCANA 

"JJJ^ tentarono di notte la fuga , ma molti di essi 
di C piresi ebbero la mprte, ed il castello fu disfat* 
to (7). Questo inutile tentative eccitb gran 
rumore per la Toscana dominata da parte 
Guelfa, onde e da credere, che il Vescovo 
fosse biasimato anche dal Govemo aretino , 
che seguendo la sortc delle altre cittk, si go- 
vernava popolarmente dai Guelfi , sotto un 
Rettore chiamato il Priore del Popolo , che 
teneva bassa la potenza dei Gr^ndi . Quindi 
dovette nascere la mutazione d' Arezzo del- 
i' anno appresso 1 287, in cui il Vescovo preso 
il tempo della morte del Pontefice Onorio , e 
di quella del Re Carlo, unitosi co' Ghibellini 
di citta , e coi potenti Signori di contado , 
caccio d' Arezzo i Guelfi , recando nelle sue 
mani il supremo potere di quella Repubbli- 
ca . Queste mutazioni non si facevatto senza 
sangue, e al disgraziato Priore,- forse in ri- 
compensa delta sua giustizia , e imparzialita y 
furono cavati gli occhi (8). Cotnmossi i Fio- 
rentini da questo colpo , che mostrava loro la 
fazione nemica crescente di forza ogni gior- 
no, crederono non dover piii dissimulare col 
Vescovo, e cdlla Comunita d' Arezzo, e si 
determinarono alia guerra . Vi s' accinsero gli 
Aretini con un coraggio che si accostava 

(7) Gio. yUL lib^y], c. 109. 

(8) Gio. F'ilL he. cit. 



J 



LIB. III. CAP. Vltl 17^ 

airimprudenza (9); giacche Don solo aveano"^ 
a combattere i Fiorentini, ma i Sanesi , e fu- di C. 
rono anche i primi a cominciare le ostilita: ^^ 
scorrendo su i contomi di Montevarchi, e 
secondo il ruiiioso modo di guerreggiare di 
questi tempi, ardendo , e desolando le campar 
gne : passarono indi sul Sanese , e cacciarono 
i Guelfi di Chiusi riducendolo a fazione Ghi- 
bellina. Non potendo i Fiorentini piii sop- 
portare tanti insulti, s'armarono chiamando 
da tutte le citt^ tlella Confederazione Guelfa 
le tmppe che per convenzione della Taglia; 
erano in obbligo di armare . Cogli ajuti per- 
cib di Siena, di Lucca, di Pistoja, di Prato, 
di Volterra, e delFaltre citta, e Signori con- 
federati posero insieme un esercito il mag* 
giore dopo quello della disgraziata battaglia 
di Monteaperti , e si mossero verso Arezzo: 
posero il campo a Laterine, castello assat 
forte , e in otto A Y ottennero per tradimen- 
to del Capitano Lupo . Non avendo gli Areti- 
ni forze per misurarsi^ stettero chiusi nelle 
loro mura : vi giunsero le truppe coUegate , e 
non trovando contrasto, devastarono le cam- 
pagne , e per insulto Ja vigilia di S. Gio. Bat- 
tista fecero correre il loro palio innanzi ad 

(9) £ per questo che Dante gli ha chiamati battoli 
jcioe cagnolini 

Ringhiosi piii che non chiede lor possa • 



/ 



1^4 STORI/i Dl TOSCANA 

^j[JJ"una delle porte, come se fossero tranquilla- 
diG. mente in Firenze. Non osaFono peraltro at- 
'^ taccar la citta, e dope devastazioni ^ ed in- 
cendj si ritirarono verso Firenze . I Sanesi 
staccatisi dai Fiorentini presero la strada di 
Val diChiana. Intesa dagli Aretini la divisione 
deir esercito , furono soUecitamente dietro ai 
Sanesi con non piii dt 3oo cavalieri e 2000 pe^ 
doni^ e aspettatili al passo della Pieve al Top- 
po , li attaccarono iraprovyisamente , li rup- 
pero, e fecero moltissimi prigionieri delle 
principali famiglie di Siena, restando morto 
anche il loro Condottiere Rinuccio Farne- 
se(io). Crebbe la potenza, e Tanimo agli 
Aretini dopo che Pisa , fatto qiorire Ugolino , 
e tornata Ghibellina, s'era coUegata con essi. 
Si fecero varie scorrerie dagli Aretini, e dai 
Fiorentini nelle rispettive Terre con recipro- 
ci danni : stettero a fronte presso a Laterine 
1289 i due eserciti inutilmente, essendovi Arno di 
mezzo ; donde essendo sloggiati i primi , gli 
Aretini mandarono rapidamenfe una truppa' 
spedita , che per la via di Bibbiena , e di Ca- 
seiilino corse in Val di Sieve con siffatto ter- 
rore de' Fiorentini , che richiamarono solle- 



(10) Gio. /^ilL iib. 7. cap. 119. Malaif. ist, di Siena 
par. 2. Hi, 3. Crofu Sanens. rer. ital. torn. i5..Din0 
Comp, lib. I. 



J 



LIB. III. CAP, Vll. 175 

citamente T esercito (11). Continue questa'^" 
guerra per qualche tempo , ruinandosi 8cam- di G, 
bievolmente le campagne. Intanto passb di ^^ ^ 
Firenze Carlo II. Re di Napoli , useito di pri- 
gione , che dopo essere stato molto onorato 
dai Fiorentini ^ come figlio del grande lore 
alleato^ seguito il suo viaggio verso Napoli. 
Venne in pq^iipro agU Aretini di tentare un 
colpo ardito 4 d' imprigionare il Re Carlo 
consideratcx^a essi come nemico , e che viag- 
giava con piccola scorta; onde si mossero 
chetamente con una truppa risoluta , e Ispe- 
dita- Avutone perb sentore i Fiorentini, colla 
maggior fretta adunato un sufficiente corpo 
di truppa raggiunsero il Re Carlo, e lo scor- 
tarono salvo al di \k dei confini sanesi . Gli 

m 

odj eccitati da reciproche offese erano cre- 
sciuti a segno tra queste due citta rivali da 
dover aver luogo qualche sanguinoso awe- 
nimento. Adunarono i Fiorentini numero- 
sissimetruppe, giacche oltre gli ajuti delle 
confederate cittk , ebbero dei soccorsi di Bo- 
logna .^ e di Romagna . Guidava 1' esercito 
Amerigo di Narbona, Generale datQ loro dal 
Re Carlo : Y esercito degli Aretini minore al- 
mcno di un terzo aveva alia testa il valoroso 



(i 1) Gio. nil. ist, lib. 7. c. a3. Leonar. Brum hist, 
,flor. lib, 3. 



1^6 STORI\ Dl T0SCAN4 

"]J^Vescovo Gu glielmino , vi s'erano riunite le 
diC.genti de'loro amici Conte Guide Novello al- 
" ^ loraPotesta d'Arezzo, Buon Conte di Mon- 
tefeltro , e Guglielmino de'Pazzi • I Fiorentini 
fecero mostra di venir verso Arezzo per Val 
d'Arno, avendo piantate le lore insegne a 
Ripoli il di i3 maggio ; ma improwisamente 
il dl a di giugno , essendo trasportate alia 
riva destradeirArno^s'avvib Tesercito verso 
il Casentino per attaccare le castella del Con- 
te: il Vescovo Aretino per dtfendere Tibbie- 
na mosse le genti per la stessa parte: s'incon- 
trarono i due eserciti presso Poppi a Certo- 
mondo , e gli Aretini bench^ inferiori di nu- 
mero non recusarono la battaglia^ la quale 
si appiccb nel piano detto Campaldino agli 1 1 
di giugno . Furono nel principio rotti i Fio- 
rentini, e quantunque col numero supplis- 
sero alia straordinaria ferocia dei combatten^ 
ti nemici , vi s' era sparso il terrore e la con- 
fusione in guisa che andavano piegando, e 
sarebbero stati intieramente vinti senza il 
coraggio , e la risolutezza di Corso Donati . 
Eragli stato afBdato un corpo di riserva di 
cavalieri , e pedoiti specialmente di Lucca , e 
di Pistoja ov' era Potesta ; ma conoscendosi il 
di lui naturale feroce , e impaziente gli era 
stato dal Generale sotto pena della testa vie- 
tato d' entrare in battaglia senza un ordine 



LIB. III. CAP. VII. 177 

espresso. NelFardore, e confusione dellk bat-"^[^ 
taglia , pare che il Generale si fosse dimenti- di C. 
cato di questo corpo (12). Stette saldo per ^^ ^ 
qualche tempo il Doiiati , raffrenato dagli or- 
dini rigorosi : ma vedendo che la rotta dei 
Fiorentini andava crescendo , e che non rice- 
veva ordini , voile piuttosto correre il rischio 
della condanna , che mancare alia patria . In- 
vitata dunque con ardite voci la sua schiera , 
piombo su i nemici,che Tardore, e la speran- 
za della prossima vittoria aveano fatti sover- 
chiamente distendere fiiori d' ordine : questa 
truppa non solo ristabiH la pngna, ma di- 
sordinb gli Aretini. Aveano ancor essi un 
corpo di riserva guidato dal Conte Guido 
Novello , a cui ordinarono di entrare in bat- 
taglia ; ma quest' uomo , che nella battaglia 
presso Colle, ed altrove avea dato segni di 
poco valore, non ismenti neppur qui il suo 
carattere; onde o che egli credesse le cose 
perdute , o volesse risparmiar le sue genti , si 
staccb dagli Aretini ritirandosi alle sue ca- 
stella. Sconcertati da questa defezione, gli 
Aretini furono intieramente posti in rotta : il 
feroce Vescovo Guglielmino dopo aver fatto 



(12) ISella famosa battaglia di Pavia il rice-Re 
Lanoia si scordo difare entrare in battaglia un consi'^ 
derabile corpo di truppe, V. Robertson istor. di Carlo V^ 
T. III. P. L la 



*t 



1^8 STORIA DI TOSCANA 

""^rufficio d'ottimo generale, e di soldato non 
di C. voile sopravvi vere alln sua disfatta , e moA 
* ^^ valorQMmente combattendo ( 1 3) . V uso , os- 
sia Tabuso di quel tempo, che tollerava ne- 
gli ecclesiastki il maueggio delF armi , puo 
servire di qualche scu$a al Vescovo (i4)- Non 
puo negarsi ch' ei non possedesse talenti po- 
litici, e militari: Teta non avea abbattuto ne 
il vigore, n^ il suo guerriero coraggio (i5). 
Arezzo non fu mai piu grande quanto sotto 
di lui ; egli V avea inalzato a un grado di po- 
tepza da metter terrore alle Repabbliche di 
Firenze, e di Siena. Ebbero la stessa sorte 
del Vescovo molti dei principali dello stesso 
esercito come Guglielmo de' Pazzi , con due 
suoi nipoti , Boncopto di Montefeltro ec* (i6). 

(i3) Benche valoroso , // f^escovo avea un gran di^ 

fetto per un Generale f cioe la 7}ista corta . Gli scudi 

dei feditori fiorentini aveano il Campo bianco : egli 

dimandh: quelle che murasonoP^^/g'// risposto i pal- 

vesi de* hemici. Dino Comp, Cron. 

(i4) Uabuso era tale che facendosi dal Papa guer^ 
ra contro ifigU di Federigo IL recusando diprendere 
le armi V Arcivescovo di Magonza , con la scusa c/ie 
non conveniva ad un sacerdote , fu privato della Chie* 
$a dal Papa. Rer, Magun. lib, 5. 

(i5) Governo la chiesa d^ Arezzo per ^o anni: deve 
supporsi- che fosse eletto Vescovo d^ eta poco minore 
di 3o, onde quando combatie in Campaldino doveva 
essere almeno circa il settantesimo anno , 

(i6) // di cui corpo non si pote trovare. Dante che 



LIB. HI. CAP. VI, 179 

Furono uccisi varj altri uomini di conto, e "^[^ 
circa a duemila soldati, oltre i prigionieri . di G. 
Dalla parte dei Fiorentini non se ne accerta ' ^ ^ 
il numero. Si trove in questa battaglia ^ la piu 
sanguinosa in Toscana dop4 i|ueU^ di Mon- 
teaperti, coi Fiorentini il Poeta Dante ^ che 
ne'suoi versi piii d'una volta fa menzione 
delle persone che vi combattwono (17) . LV 



^nge di trot^r la sua Ombra nel Purgatorio ( Canto 5 ) 
cost gli parla 

qual f6rza , o qual ventura 

' Ti travi6 A fuor di Gampaldino, 

Che non si seppe mai Hia sepoltura? 
Oh , rispos* egli , a pie del Casentino 

Traversa un'acqua, che ha nome 1* Archiano^ 
Che sovra TErmo na^e in Appennino. 
UiVe'l vocabol suo diventa vano, 
Ai^riva' io , forato nella gola , 
Fuggendo sempre, e insanguinando 1 piano. 

Quivi perdei la vista, e la parola 

Ben sai come neU'aer si raccogtie 

Quell* umido vapor, che in acqua riede, 

Tosto che giunge dove '1 freddo il coglie 

. Lo corpo mio gelato in sulla foce 

Trovo r Archian rubesto ; e quel sospinse 
Nell* Arno , e sciolse al ^io petto la croce , 
Ch'io fe' di me, quando'l dolor mi vinse : 
Voltommi per le ripe, e per lo fondo, 
Poi di sua preda mi coperae e cinse. 
(17) VilL lib, 7. cap. i3o. Dino Comp. Cron, Leo^ 
nardo Bruni hist. fior. lib. 4* Cron. Sanes. rer. ital. 
ton^, 1 5. 






,»» 



l8o STORIA DI TOSGANA 

j^^ sercito vincitore non volendo lasciar dietro 
di C. luoghi forti in mano dei nemici , indugio otto 
^^ ^ giorni ad arrivare ad Arezzo, indugio che 
probabilmente gli privb delFacquisto di quel- 
la citta. Ella era non solo scoraggita da s\ 
gran rotta, ma quasi aperta, mancandovi un 
pezzo delle mura . Ritirativisi gli avanzi della 
battaglia , e conoscendo che Y universale sal- 
vezza dipendeva dal difender quel recinto , 
chiuso frettolosamente con sbarre, e travi il 
pezzo mancante delle mura, intrepidi alle in- 
giurie (i8) come agli assalti^ fecero la piu 
ostinata difesa . In vano appiccando il fuoco 
i Fiorentini alia parte di legno delle mura ^ 
tentarono entrarvi: fu I'apertura difesa con 
straordinario valore: anzi fatta una sortita 
gli assediati arsero le principali macchine da 
guerra de' nemici , che furono costretti a riti- 
rarsi (19). La citta di Firenze, che era stata 
insomma apprei^ione (20), non si rallegro 
mai tanto d' alcun' altra vittoria. Rientro in 

(18) f^olendo (Fiorentini insultare il morio Con^ 
dottiero degli Aretini ^ colle macehine use a quei tempi 
scagliarono dentro la citta un asino con la mitra in 
testa . 

(19) VilL Leon, Bruni lib. 4* 

(ao) hafavola de* Priori che dormivano , riss^egliati 
da una voce incognita , che annunziava loro la vit* 
toria assai prima che ne, giungesse V am^iso , mostra 
abbastanza la solleeitudine in cui era la citta . 



n 



LIB. 111. CAP. VII. 181 

Firenze Y esercito in trionfo : fra gli altri tro- "J^ 
fei si portarono pubblicamente lo scudo , e di C. 
Telmo di Guglielmino , e furono sospesi al '^^ 
creduto tempio di Marte, ossia a S. Giovan- 
ni (21), ove restaronb fino ai tempi del Gran- 
duca Cosimo III. che fece toglier dalla vista 
del pubblico un monumento perenne delF a- 
buso fatto deir armi dagli ecclesiastici . Gli 
andb incontro festeggiando la maggior parte 
del popolo 5 e in solenne processione gli ec- 
clesiastici . Bench^ si difendessero gli Aretini 
nel recinto delle lor mura , questa perdita re- 
cb un gran colpo alia loro potenza , e fu per 
essi ciocch^ ai Pisani la rotta della Meloria . 
Tentarono piii volte i Fiorentini , e col tra- 1 290 
dimento , e coUa forza di occupare Arezzo , 
ma sempre invaiio . Aveano segrete intelli- 
genze , per le quali doveano ess^ loro aperte 
le porte . Si mossero improvvisamente , ed 
erano giunti a Civitella , quando uno dei 
congiurati essendo caduto da uno sporto^mo* 
ribondo palesb il trattato al confessore , che 
lo rivelb a messer Tarlato , e cosi ando a vuo- 
to (22) . Solo il Conte Guido Novello pagb la 
pena della sua defezione , giacche 1' esercito 
fiorentino portatosi nelle sue terre, Poppi, 

(21) Bruni his. lib. 3. Guazzesi delP antico dominio 
del Vescovo di Arezzo ec. 

(22) Fill. lib. 7. c. 137. Bruni lib. 4. 



182 STORIA Dl TOSCANA 

"^ Castel S. Angelo , Chiazzolo , Cietica , e Mon- 
diC. tauto d\ Valdarno, le bccupo, e diede loro il 
* ^^^ sacco . Si pro8egu\ la guerra con reciproci 
danni specialmente degli Aretini, restando 
miseramente desolate le loro campagne. x\l>- 
battuta la potenza d* Arezzo , si volsero i Fio- 
rentini contro i Pisani , alleati di quella Re- 
pubblica. Erano i Fiorentini uniti coi Luc- 
chesi, e Genovcsi. Benche i Pisani nonaves- 
sero forze da misurarsi con tanti nemici, an- 
darono schermendosi con bastante successo 
1 290 pel senno del loro Condottiero il Conte Gui- 
do da Montefeltro. L'istoria non presenta 
cbe piccoli fatti di campagne ruinate, e ca- 
stelta prese, e perdute, Fra questi aweni- 
menti , per qualche singolar circostanza, si di- 
stingue la presa di Calcinaja . Era essa occu- 
pata dai fuorusciti pisani , e specialmente dal- 
la famiglia Upezzinghi . II Conte Guido avea 
delle corrispondenze segrete con alcuni del 
castello. Accostatasi di notte una truppa, pas- 
sato chetamente il fosso cbe lo circondava, 
dette la scalata: i suoi fautori dentro del ca- 
stello, corsero a serrare di fuori la maggior 
parte degli usci delle case , perche i terrazza- 
ni non potessero usci re. Gualtieri Upezzingbi 
correndo alia difesa, fu trafitto da una lan- 
cia , il castello f u preso , e gli Upezzinghi 
condotti prigionieri in Pisa con molti altri 



\ 



LIB. III. CAP. VTT. l83 

Guelfi , parte dei quali chiusi nella Torre "]^ 
della fame . Una negligenza di Gttaltieri ca- di C. 
giono questa perdita, e la sua morle . Nella *^^^ 
sera che la precedette gli fu reoata una let- 
tera , dove si avvisava della traina . Gioca va 
egli a tavola reale , o ai scacchi , se la pose 
in tasca senza aprirla , e poi la dimenticb : fu 
trovata ancor sigillata nelle tasche del mor- 
lo, e il carattere serv\ a scoprire il traditore, 129a 
che era uno degli Anziani di Rsa , che fu de- 
capitate (aS). Mentre i Fiorentini per una 
parte, i Lucchesi uniti ai Genovesi dalFaltra 
attaccavano il territorio pisano , una squadra 
ligure , condotta da Arrigo de Mari , assah 
Porto pisano , ne ruinb le torri , e con barche 
piene di sassi tentb colmame il porto. L'odid 
fra queste due nazioni riyali giunse a segno , 
che una delle torri essendo pros&ima a cade- 
re , perche tagliata alia base , e solo appun- 
tellata, awisati di cib e intimati di arrendersi 
i difensori che yi erano racchiusi , vollcto 
piuttosto morire sotto le ruine che venir vi- 
vi in mano dei nemici (^4) • Vinti gli Areti- 

(2 3) La lettera era senza sottoscrizione y ma sicco^ 
me a questi soli era noto il trattatOy il Conte Guido 
tenendo segreta la lettera , trovb un pretesto per fard 
scrivere tutti gli Anziani y e cosi discoperse il reo. Ma- 
rang^ Cron, di Pisa . Tronci Ann. Pis, 

(24) Ann. genuens. rer. itaL torn* 6. Matang. Cron. 
Pis. Tronci Ann. Pis. 



l84 STORIA Dl TOSCANA 

"■^ ni , e i Pisani , rallentato percio in Firente il 
di C. timor dei nemici esterni , risorsero le interne 
' ^^ turbolenze . Non erano stati bastanti i prov- 
vedimenti presi dal popolo nelle passate rivo- 
luzioni a raffrenare le prepotenze de'Grandi: 
le guerre che si facevano specialmente col 
consiglio , e colla mano loro , li rendevano 
arditi, e la vittoria orgogliosi, e superiori 
alle leggi . Cos\ era avvenuto a quest' epoca . 
Itisultavano con aperta insolenza, e sover- 
chiavano non solo la bassa plebe, ma ancfae 
gli onesti cittadini, turbandoli nelle loro pps- 
sessioni , e usando F armi , e il bastone (25) . 
Tacevano in faccia loro le leggi : non si tro- 
vava giudice criminale , o civile che osasse 
chiamarli in giudizio j ne chi facesse testimo- 
nianza contro di essi. Giano della Bella, di 
condizione popolare , insultato villanamente 
da Berto Frescobaldi , uno dei Grandi , tenne 
proposito con molti dei primi cittadini po- 
polari come si potesse por loro qualche.fre- 
no ; e convennero che il tempo piu acconcio 
era il presente , in cui i Grandi per private 
inimicizie erano disuniti . Fu per questa cau- 
sa eseguita molto facitmente la mutazione : 
la potenza del popolo era tale che lion osa- 



(aS) Dino Comp^ Cron. lib. i. Gio. yUL loc. cit. 
jintm. lib* 



WB. Ill CAP. VII. 1 85 

rono i Grandi di opporvisi. Si determino che '^^ 
i Priori fossero eletti fra gli artefici , che real- di C. 
mente esercitassero un' arte , e non bastasse * ^^ 
aver fatto descrivere il nome alia matricola, 
onde cosi furono privati i Grandi di questa 
carica ; ma Y importanza della riforma fu la 
creazione d'un Gonfaloniere che da 12 citta- 
dini , due per Sesto, i Priori a^luraht^ di voti 
doveano eleggere . II tempo di questo Magi- 
strate si stabili di due mesi , in modo perb che 
neir anno andasse tal carica a cadere vicen-- 
devolmente in ogni Sesto^ e di niuna famiglia 
potesse essena alcuno dei Priwi , e il Gonfa- 
loniere ad un tempo istesso (26) : quando il 
foisogno lo richiedesse fosse pronto il Gonfa- 
loniere facendo suonar la campana , e traen- 
do fuori il vessillo y o gonfalone , formato di 
bianco con gran croce rossa ; e adunati mille 
uomini di fanteria, che furono poi cresciuti 
fino a 4 mila, facesse eseguir la giustizia. Ec- 
co come appoco appoco, e quasi di un pezzo ^ 
dopo Faltro ando formandosi il fiorentiqo 
governo , secondo che era la Repubblica am- 
maestrata dalF esperienza : ecco finalmente in 
piedi la celebre Magistratura dei Priori col 
Gonfaloniere alia testa . Se qui si fosse arre* 



(26) Gio. VilL Macchiavl ist, Jion lib. 2. Bruni his. 
flor, lib. 4« 



1 86 STOIUA. DI TOSCAjXA 

An. ^^^^ ^^ riforma sarebbe stata giusta ; ma sic- 
Ji C. come difficilmente finora si potevano prova- 
re i delitti dei Grahdi, fu percib ardinato 
che la pubblica voce e famta attestata (fe due 
soli testimonj bastasse a provarlo , e che un 
consoite fosse tenuto per I'altro; nello stesso 
tempo si stabilirono due tamburi uno al pa*^ 
lazzo del Potest^ , V altro a quello del Capi* 
tano del Popolo , ove fosse a chicchesia leci- 
to di attaccar delle accuse contro i Grandi . 
V ingiustizia di questa l^ge si mostra da se 
stessa a chi ha fior di senno. II Codice cri- 
minale h il termometro di una buona , o rea 
legislazione; esso, quando h bene ordinato, 
e imparzialmeute eseguito^ h il Palladio della 
vera liberta reale, personate, e politica; e tal 
non era in Firenze , percib avean luogo i fa^ 
ziosi ttimulti cos\ sovente per rinforzarsi 
sempre piii contro i Grandi • Fu accelerata 
dal nuovo Governo la pacie coi Pisani . Poche 
1 294 furono le condizioni : restituzione scambie- 
vole dei prigionieri; franchigia di gabelle in 
Pisa pe' Fiorentini -, e loro coUegati ; disfatte 
le fortificazioni di Pontedera , ed ilConteGui- 
do obbligato a partir di Pisa , coUa qual con- 
dizione i Fiorentini rendevano un tacito o- 
maggio al valore di quell' uomo , che teme- 
vano: vi si aggiunse che per alcuni anni non 
potessero i Pisani elegger Potesta , o Rettore 



J 



LIB. III. CAP. VII. 187 



se non nelle terre de' Fiorentini o loro colle- ^^i" 
gati ; finalmente che si rendessero i beni al di C. 
Giudice di^ Gallura , e agli altri Guelfi , ai * ^^ 
quali fosse perm^sso il ritonio nelk pa- 
llia (27). Coir ultima mutazione nel fioren- 
tino govemo si era esarcebato un corpo po- 
tente, qual era quello dei Grandi, e fatta ad 
esso una ferita nella parte piu sensibile , giac* 
che non occupati^ come il resto della citta^ 
nel commercio . La loro passione non poteva 
cssere che la voglia di comandare, ed era 
stato ad essi tolto il mezzo di soddisfarla^ spe« 
cialmeiite per opra di Giano della Bella . 
Quest* uomo retto nelle sue intenzioni , fran- 
co , e leale, fu attaccato con sorde macchina- 
zioni, e colle cabale le piu vili, i racconti 
delle quali fatti dal suo arnica Compagni ri- 
svegliano lo sdegno . Oltre V odio dei Grandi 
avea incorsa anche la gelosia, e invidia del 
suo ordine, per I'autorit^, e considerazione 
acquistata n ell' ultima riforma: la sola ehe gli 
fosse attaccata era la bassa plebe, che avea 
pin sentito il benefizio della protezione delle 
leggi ; ma questa sorte di gente pe suoi bi- 
sogni, e per mancanza d'educazioneelapiti 
mutabile . A vvenne che in una lissa tra i se*^ 
guaci di Corso Donati , e di Messer Simone da 

(37) Gio. Fill. lib. 8. cap. %, Tronci, Marang. 



1 88 STORIA DI TOSCANA 

"^JJJ]" GaIasti*one fu commesso un omicidio , e furo- 
di C. no molti feriti : si attribtil generalmente Y uc- 
' ^^* cisione a Corso , o ai suoi sgherri . Fattone il 
processo fuda uno dei Ministri falsificato 
1' attestato dei testimoni , onde il Potesta in- 
gannato assolv^ Messer Corso . Non lo sotfri 
il popolo , attruppossi percib , e correndo alia 
casa di Giano della Bella autore della rifpr- 
ma^ To stimolava a farla eseguire. Giano lo 
rimandb al Gonfaloniere ^ che a vea la f orza 
esecntiva : il popolo nel suo furore irragione- 
vole saccheggib il palazzo del Potesta^ e tra 
questi tumulti Corso ebbe agio di salvarsi , 
1295 ascondendosi . Ma grinimici di Giano, che 
lo aspettavano ad ogni passo , presero questa 
occasione accusandolo del tumulto, quasi che 
avesse animato il popolo alia sedizione in ve- 
ce di consigliarlo a deporre Y armi : gli fece 
una formale accusa: i due partiti de'Grandi, 
e de' ricchi popolaiii , benche nemici , eraiio 
riuniti nell'odio contro di lui, e si prepara- 
vano a sostener Y accusa colF armi . Bench^ 
coUa protezione del minuto popolo potesse 
difendersi, non voile Giano ricorrere a que- 
sto pericoloso rimedio, amb meglio andare 
in Yolontario bando ; e il popolo di cui era 
stato il difensore lo vide partire con dolore , 
ma non si mosse (2S) . La pena confermata , 

(28) Dino Comp. Cron. lib. i* Gio, Fill. lib. 8. cap. 8.. 



LIB, III. CAP. VII. 189 

e aggravata dai suoi nemici , e fino dal Pon- "JJ^ 
tefice approval , dette animo alia nobilta di di C. 
riprender Fantico stato. Cresceva loro la spe- "^ 
ranza nel vedere una divisione fra i ricchi 
popolani , in mano de' quail era il govemo , 
e che per la disgrazia di Giano aveano ini- 
mica anche la minuta plebe. Mandarono per- 
tanto una pacifica supplica ai Priori , che vo- 
lessero annullare i provvedimenti fatti cen- 
tre di loro ; ma per darle maggior peso s' era- 
no uniti y ed aveano date le armi a molti dei 
loro aderenti cittadini , e masnadieri . Ar- 
mossi iiUora il popolo infuriate , e gia si tro- 
vavano a fronte i due partiti pronti ad ap- 
piccar la zuffa; quando alcuni piu saggi cit- 
tadini s' interposero per acquietargli , n^ i 
Grandi poterono ottenere , se non che invece 
di due , tre esser dovessero i testimoni nelle 
accuse centre di loro ; lieve rimedio che fu 
pei anche annullato (29) . 



/ 



(29) Gio. VilL lib, 8. c. la. Amndr, lib, 4* Macchiai^, 
ist, lib, 2. Potrebbe porsi in dubbio questo tumultQ per 
non parlarsene da Dino Compagni j che viues^aj ed 
era fra gli attori: ma la sua Cromcay per quanta ve- 
ridica, ed anche minuta j tralascia talora de^ fatti. 



190 STORU DI T08G\NA 

CAPITOLQ Fill. 

SOMMARIO 

Grandiose fabbriche inalzate in *Firenze . Terzo afiro 
delle sue mura. Maggioranza de' Fiorentini sugli 
altri popoli d' Italia hel commercio e nelle lettere. 
Fazione de* Biancfai e de' Neri in Pistoia. Crude|tii 
che ne seguono . Pistoia si Ak in mano ai Fioreotini. 
Funeste conseguenze che ne derivano. I Ghibellini 
si uniscono ai Bianchi , i Guelfi ai Neri . Entrata di 
Carlo di Valois in Firenze. Gli h data fac6lt4 di rifor* 
mare il Governo. Eailio de'Bianohi^. Nuove divisio- 
ni. Robert^ Duca di Calabria e chi^mato dai Quelfi 
in Fireqze . Morte di Corso Donati . Turbolenze in 
tfltre Repubbiiche^ delta Toscana. Discesa delFIoi^ 
peratore Arrigo VII. in Italia . Giunge in Pisa . Si 
reca a Rem^ y indi si move oontro Firenze . Dopo 
due mesi h costretto a lavarne il campo . Muore indi 
a Baonc6nvento . Origine di Uguccione della Faggio- 
la . Suo valore . S' impadronisce di Lue<;a. Rompe le 
truppe fiorentine alia battaglia di Montecatini. Prim 
cipj di Castruccio. E fatto arrestare dal figlio di U* 
guccione. Non osando di ucciderlo, lo tien pr^- 
gione • liberato dal popolo , Castruccio e dicfaiarato 
Signore di* Lucca. 



"T — Jue sediziose agitazioni cosi frequenti della 

di C. iiorentina Repubblica erano effetto della so- 

^^^ Verchia ppdsperitai) e ricchezza , e somigliaiiti 

alle malattie di un corpo troppo vigoroso , e 

pletoriGO. Un popolo avvilito dalla miseria, 



Lip. III. CAP. vii/ igi 

o abbattuto sotto un governo di ferro, ben-''^j^ 
cbe possa per dispefrazione sollevarsi, ciodiC. 
non avviene.che raramente, e solo, quando '^^ 
vi h spipto quasi a forza daU'esorbitanti gra- 
vezze , o ingiustizie ; mentre la potenza , e la 
ricchezza cbe rendono 1' orgoglio loro com- 
pagno pill inritabjle , trovano ne' motivi i piii 
piccoli il malcontento ^ e percio sono pronte 
ai sediziosi movimenti . Tali appunto sono le 
cause de'fiorentini tumulti indicate dagFisto- 
rici contemporanei(i). E che.veramente que- 
sta Repubblica ad onta delle civili tempeste 
fosse in un florido stato di riccblezze, di po^ 
tenza^) e di proiperifii cresceiite, oltre le pro- 
ve cbe si roostrerauHo nelF esporre T* istoria. 
del loro commercio, potra dedursi da'pocbi 
fatti cHe accenneremo . Una Repubblica mer- 
cantile , e perb economa ^ non si volge a spe- 
sp grandi , e di ornamento , se non soprab- 
bondino nel suo seito le ricchezze . Nel tratto 
di pochi anni molte fabbriche dispendiose 
furono erette ; e la generosita si uni coUa pie- 
ta religiosa ad abbellire Firenze . Poco innan- 
zi, nell'anno 1 288, un cittadino fiorentino piii 
noto per la sua figlia Beatrice divinizzata da 
DantjB, cbe per la pia, ^ utile opera a cui 
die principio, Falco Portinari, avea fondato 

• » 

(i) Dino Comp. Cron. Gio. Vilt* ist. in piii iuoghi. 



192 ST0BI.4 DI TOSGANA 

"JJj;[*lo Spedale di S. Maria Nuova , uno dei piu 
di G. utili stabilimenti della Toscana , ed il {n*iino 
* ^^ di questo genere . Cinque anni dope, Tarte di 
Galimala presead ornare il tempio di S. Gio- 
vanni di marmi bianchi , e neri ; nello scorso 
anno nel niese di maggio , il d\ di S. Croce 
s' incomincio la Ghiesa di questo nome ^ con 
la grandiosity con cui si ammira; e nel set- 
tembre nel luogo ov' era la Chi^sa di S. Re- 
parata, si die principio con tutta la mdgnifi- 
cenza alia maestosa Cattedrale di S.Maria del 
Fiore , formandosi i fondi per proseguirne la 
fabbrica . Ne i soli pii edificj , ai quali i mer- 
canti di buona voglia consacravano una par- 
te de'loro guadagni, furbno V oggetto deTio* 
rentini: per assicurare sempre piu la Repub- 
blica dagli attentati di alcuni Signori feuda- 
li , e specialmente i Pazzi , e gli Ubaldini , che 
dominavano nel Valdarno di sopra , fabbrica- 
rono due castelli , gli popolarono , e diedero 
agli abitatori dei privilegi. Furono questi San 
Giovanni suUa riva sinistra deirArno.eCastel- 
franco sulk destra. La Signoria cresciuta tan- 
to in potenza, e in ricchezza credette iherita- 
re un piu onorevole albergo che quelk) delle 
private case de'Gerchi ove si adunava : si pre- 
se a fabbricare percio il maguifico Palazzo dei 
Priori , che oggidi appellasi: Palazzo Fecchio, 
coUa direzione d' uno dei restauratori deU'ar- 






LIB. III. CkV. VIII. 193 

chitettura, Amolfo di Lapo« L'odio pubblico 'J^ 
si mescolo nel disegno , e si amo meglio che di G. 
questo fosse irregolare , ne si ascoltarono le ' ^ 
saggie rimostranze dell' Architetto ^ perch^ 
non venisse a posare sopra terreno Ghibel- 
lino quasi infame, e maladetto: e le casede- 
gli Uberti , e degli altri della stessa l^zione 
gia demoMte, dettero adito alia spaziosa piaz- 
za . Finalmente con tutta la pompa ecclesia- 
stiea , e secolare si comincio il terzo giro del- 
le mura , assistendo a benedir la prima pie- 
tra i tre Vescovi, di Firenze, di Fiesole, di 
Pistoja , con molti altri Prelati , la Signoria ^ 
Itutti gli altri Ordini della cittk, ed innumera- 
bile popolo. Le private persone ancor esse 
aveano cominciato a coronare le vicine coUi- 
ne di numerose , e dilettevoli ville (2) . . 

I Fiorentini soprastavano agli ahri popoli 
non solo nel commercio , ma nelle lettere ^ e 



(a) f^edi Dante 

Non era vinto ancora Montemalo 

Dal vostro Ucoellatoio ec. 
U UccellatQio e un sito suW antica strada bolognae, 
onde si ha un grazioso prospetto dei contomi di Fi'^ 
renze , come da Montemario di quelli di Roma , pro- 
spetto, che ai tempi di Dante- era superato da quelh 
di Firenze* Dante scriveva appunto in questo tempo, 
o almeno in questo tempo contemplava si bel prospetto, 
ondefu poi ptwo per tutto il resto di sua vita, essen- 
donefra due anni partito esu/e, 

T. III. P. L i3 



194 STORIA. DI TOSGANA. 

'^j^ nei politici affari . Ba&ti per quelle nomiriar 
di C. Brunetto Latini^ Guido CavaleanU^ e sopra- 
'^^ tutti Dante non solo nella poesia , ma in tutte 
le scienze tanto superiore al sue secolo . I ta- 
lenti politici de' Fiorentini soiio provati da 
un singolare awenimento , che ehhe luogo 
appuntp in quest' anno , in cui si istitui da 
Bonifazio VIIL il solenne Giubbileo . Egli 
api^ i tesori spirttuali noti solo ai Romani ^ 
ma a tutti i fedeli ^ che andassero a visitare i 
sepolcri de' SS. Apostoli Pietro, e Paolo. La 
novit^ della divozione trasse a Roma un' in- 
immerabile quantita di pellegrini , ed un te- 
stimone oculare asserisce , che di soli forestie- 
ri erano in Roma ogni dl !20o mila perso- 
ne (3); ciocche non lascio di recare a Roma 
un aommo profitto . I Sovrani inviarono degli 
Ambasciatori a complimentare il Papa, e a 
partecipar per loro delle grazie spirituaii ; fra 
questi si trovarono insieme alia presenza del 
Papa dodici Fiorentini Ambasciatori di do- 

(3) Gio. Fill, lib. 8. c. 36. looo lU^bre (Targento il 
gi4>mo erano qfferte . PtoL Lucensis Rer, ItaL torn, i. Si 
agffunge I0, testimonianza di Guglielmo Centura da 
sisti: de Roma, in Vigilia Natiiitatis Ghrkti, 'vidi turbam 

nugnam , quam xieino dinuinerare poterat Papa 

innumerabilem pecuniam ab iisdem recepit, quia die 
ac Docte duo clerici ^ubant ad altare S. Petri tenen- 
tes in eorum manibm rastelios rastellantes pecuniam 
iDfinitain , Chron, Rer. ItaL Script, torn. 2. Mur. diss, 68. 



I 

J 



3oo 



LIB* nr. CAT* vm. igS 

dici diversi Sovranii) ciocchfe fece dire al Pon-"^ 
tefice marayigliato essere i Fiorentini nellediC. 
umane cose il quinto demento : fatto vera- 
mente singolare , ed esposto in un gran qua- 
dro delta casa Strozzi, ove si rappresenta I'in- 
tiera Ambasceria (4) . Si bella mostra faceva 
in pochi anni dt pace la fiorentina Repub- 
blica ; ma appunto per soverchio vigcx^ era 
prossiraa a niiote malattie . La potenza delle 
yarie famiglie, o grandi , o popolane, la vo- 
glia di soyerchiarsi scambieyolmente in ogni 
occasione si manifestaya ^ mostrando che il 
yiilcano non era lungi da fare nn'eruzione^ 
quando una nuoya fatal diyisione fu portata 
da una citta vicina , cioe da Pistoja . Le mici* 
diali fazioni onde e piena Y istoria di questi 
tempi , fanno il disonore d' Italia , gtacche in 
esse di rado si spiegaya quella g^nerosit^ , e 
quel yalore per eui si stimano, e si ammira- 
no fra loro i nemici stessi . Si combatteya di 
rado a forza aperta, ma per lo piii coirinsi- 
die, col tradimento; n^ cercaya il nemico di 
yendicarsi contro il yero suo nemico ; gli ba- 
stayano per sfogo della sanguinaria rabbia il 
padre , i iigli ^ i parenti delF ofTensore ^ ed 

^4) ^. Serie di ritratti (Tuomini illustri Toscani^ 1. 1. 
ov* e nel principio riportata la stampa del quadro . In 
uno del 4 gran quadri del salons di Palazzo t^ecchio 
i;' la stessa rappresentanza dipennello del Ligozti, 



196 STORIA. DI TOSCANA\, 

^j^ erano trucidati barbaramente senz'altro de- 
di C. litto , chc la parentela . Una breve istoria del- 
'^ ^^ la micidiale divisione di Pistoja fark prendere 
idea del genio crudele delle fazioni . 

Era in questa citta una ricca, e poteutis- 
sima famigKa , discesa da un Ser Cancelliere ^ 
da cui percio avea preso il nome de' Cancel- 
lieri . Da due mogli avea egli avuta numero- 
fiissima figliolanza , cbe in due rami divisero 
la famiglia ^ la quale andb sempre accresceh- 
dosi ; n^ avendo altre famiglie che potessero 
contrastar loro il primato, divennero itiue ra- 
mi per gelosia di potere rivali fra loro stessi , 
ed uno fu appellate de' Cancellieri Bianehi , 
e Faltpo de' Neri . Piii di 1 00 erano gV indivi- 
dui di queste due famiglie, fra i quali si di- 
stinguevano diciottoGavalieri asprone d'oro. 
BoUiva questa gara senza aperte ostilita ; ma 
quando le materie combustibili sono prepa* 
rate , ogni scintilla basta a levare un grande 
incendio . Alcuni giovani di parte Kanca , e 
Nera, in una cella di vino avendo soverchia- 
mente bevuto si qu^relarono , ed uno de'piii 
ragguardevoli di parte Nera dettOi Dore di 
Messer Guglielmo , fu battuto da un tal Car« 
lino di Messer Gualfredi de' primi di parte 
Bianca. Non oso resistere Dore veggendoai il 
meno forte, essendo Faltro accompagnato 
dai fratelli: ma nella sera appostatosi per 



LIB. Ill, CAF, vni. I 

vendicai*si , vedendo passare Vanni fratello di "^^^ 
Carlfaio, lo chiamoase. Quello ignaro del-diC 
Taccaduto senza alcun sospetto si accostb a ' ^^ 
Dore, che gii meno improvvisamente un coU 
po di spada suUa testa : Yaimi volendo per 
un moto naturale pararlo, ebbe lamano reci- 
sa per modo che non gli restb appiccato che 
il dito grosso , e tagHata a un tempo la fac- 
cia. Quest* eccesso risvcglib il risen timento 
dei suoi , che si preparaVano alia vendet- 
ta, quandd il padre di Dore^ e i suoi fratelli , 
vedendo le fatali conseguenze della di lui a* 
zione ^ crederono placare la parte oftesa col- 
Tumilta, ponendo F offensore nelle loroma- 
ni ; onde mandarono Dore a casa di Gualfre- 
di , sperando che le scuse che egli chiedereb- 
be, e questo atto d'umiUazione risvegliereb- 
be la generosta , e calmerebbe la rabbia del- 
Foffesa famiglia. Ma invece di placarsi misero 
essi le mani addosso al giovine ^ e condottolo 
in una stalla sopra una mangiatoja^ gli reci^ 
sero quella mano con cui avea ferito Vanni , 
gli tagliarono il viso, e cos\ mal concio lo 
rimandarono a casa (5) . Questi atroci misfatti 

(5) Essenda questo /atto contato con qualche divert 
sita da varj storici, ho creduto dover seguire la Cro^ 
niea intitolata : Istoria Pistolese , giaccke pare che lo 
storico vivesse, e si trovasse presentjs a mo hi deglipv^ 
uenimenti che racconta con minuto dettaglioy e- con 



97 



K 



198 STORU Di TOSC^NA. 

^"J^ risvegliarono alle arrtii ed al saiigue ambedue 
die. le" partly fra le quali il resto della citta, e del 
^ ^^ contado resto diviso. Quasi ogni giorno si ve- 
niva aile mani dai cittadini ^ e molte crad^ 
uccisioni avvennero in quelU infelice citlii, 
alcuna delle quali racconteremo . Era in tem- 
po di una di qoeste icittadine battaglie stata 
scagliata lina pietra dalla casa dei Pecoroni 
«uila testa di un Cavalier pistojese che com*^ 
batteva, chiabiato Messer Detto ^ che dal colp(y 
resto alquanto sbalordito : il suo nipote Mes* 

eandore. Ferreto Vicentino ( Her. ItaL torn, 9. ) , che nel 
tempo dell avi^erumerUo dovea esser faticmllo^ aggiun* 
ge che da due fratelli , una di capello nero , e P al' 
tro biondo presero lefamiglie i nomi diNeri, e Bian^ 
chi; altri dice da due mo^ti di Ser Cancelliere una 
chiamavasi Bianca , f altra Nera . Tuttocio e di poco 
conto ; quello pero che sembra certo contro F asserziow^ 
ne del Villaniy e di tutti gti StQrici fiorentiniy e che 
non ebhero principio in quest* anno le fazioni dei Bian- 
ehiy e d^Neri^ ma da qualche anno erano comincia' 
te . Lo attestano le Istarie Pittolesiy che nel principio 
del racconto le suppongono esistentij e Tolomeo LuO' 
ehese, il quale all* anno 1295 dice: item in gc^sti^ Lu- 
centium inveni hie incepisse ferventem discordiam 
Gancellariorum de Pistono^ ut nominarentur Albi , et 
Nigri 9 quod nomen fermentavit Florentine, et Lucae, 
•t lex quo nomine utrobtque exorta sunt rauka mala , 
et adhuc peraeverant. Ptol. Lucen. Ann^ Rer. Ital. t i . 
Pare pero che il vulcano gia aecesojacesse in questman" 
no una nuoua terribile eruzione . Giampi . Notizie ine'- 
dite della Sacrestia Pistojose de* belli arredi ec, pag. 56. 



LIB. III. CAP. virr. 199 

sfer Simone , senza aver contezza delk mano ,*^^[Jj^ 
che avesse scagliato il .sasso, osservaiido una diC. 
persona di quella casa chiamata Pero,che ' 
andava al'Palagio del Potesta, corse con mot 
ta brigata di sgherri al Palagio , e davanti al 
Potesta, ed alia di lui famigUa uccise il sup* 
posto reo, e se ne parti impune. Quest' in - 
sulto air Amministratore della giustizia non 
fu solo : la sua famiglia istessa un' altra volta 
per aver voluto difendere alcuno assalito nel 
Palazzo , fu insultata, ferita, e qualcuno ucci- 
so ; onde sembrandogli di esser troppo vitu- ^ 
perato^ gettb il bastone della Signoria per 
terra ^ e partissi . Inorridisce Y umano lettore 
a percorrere anche di volo gli enormi atten- 
tati riferiti dallo storico , ^seguiti per lo piii- 
coir insidia, col tradimento . Si pone il colmo 
air orrore pensando , cbe anco quando V in- 
sultata maesta ddile leggi poteva esercitar la 
Mia forza , i rei non erano condannati che in 
lienari ^ o ad un confine , pena che di rado era 
osda^y ata (6) . Tra queste due Curiose sette t' e* 
rano alcuni pochi moderati, i quali pergib si 
chiamavano iposati, che vedendo andare in 
ruina la citta ^ e il contado ^ in quei lucidi in- 
tervalli, ne' quali un lampo di ragione si mo- 
strava , persuasero alia maggior parte di dare 
il governo della citta ai Fiorentini per ordir 

(6) htor. Pistol. Rer^ Jtal. tQ/n. 11. 



300 STOKIA Dl TOSCANA 

""■^ narlo. Erano questi bramosi di ^)egnere le 
did nascenti discordie, onde presa col consenso 
' dei Pistojesi la signoria della citta/ ne aveva- 
no fatti escire varj dei piii colpevoli, e confi- 
natigli a Firenze . Ma essi vi pottarono fatal- 
mente il veleno della diacordia , il quale tro- 
yando i corpi aj^bastanza disposti a ricever- 
lo si sviluppo col maggiore vigore . Siccome 
v' erano i semi delle dissensioni fra due po* 
tenti faoriglie Cerchi , % Donati (7) , bastb che 
la parte Nera fosse sostenuta dai Donati , per* 
ch^ i Cerchi si unissero alia Bianca^ e come 
awiene nel corpo umano y che una malattia 
nuova esacerba ancora le vecchie mal guarite, 
si risvegliarono le parti Guelf a ^ e Ghibellina, 
a questa unendosi la Bianca , alia Guelfa la 
Nera. Non tardarono quindi ad aver luogo va- 
rie sanguinose risse per la citta. Invano tento 
di acquietare le fazioni il Pontefice , prima 
col chiamare a Roma Vieri de' Cerchi pos^ 
sente cittadino , che con durezza inaspettata 
dal Pontefice niegb di pacificarsi con Gorso, 

(7) Chi brama vedere dettagliatamente i perniciosi 
effetd prodotU in Firenze da queste ditfisioni, e lo scon* 
volgimento, la poca sicurezza dei cittadini, P irrego^ 
larita dei giudi^ ec. legga la Cronica (li Dino Com* 
pagni, che vu^eva in quel tempo ^ che oceupQ le prime 
cariche , e che avrebbe potato dire 

.... quaeque ipse miserriina Tidi ^ 

Et quorum pars magna fui . 



. V 



LIB* III. GAP. ¥411. 2CM 

indi col mandar a Firenze Legato i\ Cardinal "j^;^ 
d'Acqua-sparta, che non trovo ostacoH a fardi G. 
le paci , che egli disegnava , ma credendo ne- ^ 
cessario che gli fosse rilasciato rarbitrio di 
riformar la citta , la fazione Bianca come Ghi- 
bellina, che aveva la principal parte nel go- i3oi 
vemo , temendo perderla non voile acconsen* 
tire; anzi essendo trapelata la propensione 
del Gardinale contro i Gerchi , gli fu ^ mentre 
sta va a una finestra del Y escovado , tirato an 
quadrello che vi restb fisso (8). Si parti finaU 
mente il Gardinale adirato , ponendo la citta 
sotto r interdetto . La parte Bianca per le 
ricchezze, e parentele della famiglia de' Ger- 
chi era divenuta la piu potente^ e la sua in^ 
fluenza si estese anche sulla dt^aziata Pisto- 
ja, ove i Rettori mandati, invecte di riunire i 
cittadini ^ si posero a perseguitare colla forza 
aperta i Neri, ed attaccandoli per le strade^ 
per le case, ne'loro fortilizj, e col ferro, e 
col fuoco, gli.costrinsero alfine a fuggirsi, e 
cercar ricovero^ altrove . Anche in Firenze 



(8) Essendosi assai sdegnatOy i Fiorentini per placar* 
lo gli presentarono lioo Jiorini nuotn, ed io {dice il 
Campixgni) gUel portai in una coppa di arienio: e dis* 
si: „ Monsignore non gli sdegnate, perthe siano pachi, 
perche senza i consigli paUsi non si pub dare piu mo^ 
neta ,^ Rispose gli avea can, e molto li guatdh , e nom 
li voile, Dino Comp, Cron, Hi. i. 



202 STORIA Dl TOSCAIfA 

"^JJ^^prevalsero iBianchi a segno, cfhe molti dei 
die primi cittadini dovettero partirsi , e fra cjue- 
' ^^ 8ti Corso Dopati . L'influenza della pill poten- 
te dtti di Toscana operava sul resto , e il par- 
titx> Bianco amalgamato col Ghibellino andar 
va adivenirvi dominante. Ma Corso Donati 
andato a trovare il Ponte6ce, ed il Cardinal 
d' Acqua*sparta , mostrb loro il pericolo di la- 
sciar tanto crescere per tutta la Toscana la 
fazione Bianca, o Ghibellina, nemica antica 
dei Pontefici . Sedeva nel soglio Pontificio 
Bonifazio VIII. avido di soprastare a i Re , alle 
Repubbliche , ai popoli , e pronto ad abbract*^ 
ciare i partiti che potessero accrescere la sua 
secolare potenza (9) . Egli gusto le ragioni di 
Corso, ed avendo, per toglier la Sicilia al Re Fe- 
derigo, chiamato in Italia Carlo diValois, con* 
certb seco celatamente la ruina di parte Bian- 
ca . Andati a Roma gli Ambasciatori di que- 
sta, gli persuase a rimettere in lui le differen- 
ze ; ed essi • facilmente si affidarono al Padre 
deTedeli. Fece egli da arnbe le parti dichiarar 
Carlo pacificatore di Firenze , ma in sostan- 
za egli ebbe commissione di render la parte 
Nera dominante . I principali di parte Bianca 
erano dotati di molta buona fede , virtu pre- 
gevole fra i privati , ma non sempre lodata 

(9) Vedi Dante Inf. can^ 19I7 ^ il carattereche ne 
fa pill volte. 



LIB. III. CAP. VIII. !lo3 

negli affari politic! , giacche soveiite e sacrifi- J^ 
cata airartifixjo , il quale quando sucoede nei di G. 
suoi fiai e sempre approvato , e quella scherr * 
nita (lo). S*appressb Carlo a Firenze decern* 
pagnato da una scorta di 5oo, o al piii 800 
cavalieri , ai quali si ag^unse un gran nume- 
ro di fuorusciti ^ e amatori di novita , Si deli- 
berb se si dovesse lasciare entrare : non era 
difEcile ai Bianchiv^ d^i numerosi compa- 
gni che gU s' erano uniti , tutti loro neraici , e 
dalla premura , che mostrava della sua venu- 
ta la fazione contraria,ilprevedere che Carlo 
yenia per abbatterli : il Governo poteva con 
un atto vigproso impedirlo , giacche se aves- 
se negate riceverlo e si fosse armato fortifican- 
do Poggibonzi , quando Carlo era a Siena , 
non si $arebbe arrischiato a venire avanti , 
non avendo forze da contrastare ai Fiorenti- 
ni . Niente e piu pericoloso della debolezza nei 
tempi di fazione: non s ebbe il coraggio di re- 
sistergli, d' inimicarsi la Casa di l^'rancidv^ 
ed inasprire d ■ avvantaggio il Pontefice. FuL 

{10) JjO stesso Dino Comp. attore in questa scena co" 
me uno dei Signorij si scorge dalla sua Cronica , chs 
era f atto piiiper esser Missionario che uomo di Stato : 
e veramente oltre le tante omelie fatte aicittadirUy il 
principio del secondo libra e un pezzo di sacra decla'^ 
mazione ^, Levatevi, o malvagi cittadini^piekii di scandai* 
1i, e pigliate il ferro, e il fuoco nelle vostre mani, e 
distendet^ le Tostre malizie ec. ,, . 



ao4 STOMA. Dl TOSCANA . 

"■Jj^JJ^dunque ricevuto , e gli fu data la focoltk di 
di C riformare il governo (ii). Comparve nello 
' flte3$o tempo ^ ed entro in cittk, sforzando le 
porte ^Corao Donati con molti seguaci, ed as- 
ftai altri se n' accrebbero del popolo incostan- 
te : fece yiolentemente aprir le porte di tatte 
le prigioni : andato al palagia licenzio il Gon- 
faloniere , e i Priori: assali co'suoi partigiani 
i Bianefai^ molti ne uccise, e saccheggi6 le lo- 
ro case, e botteghe; stando ^ettatori, anu 

(ii) // Fillani segmtato da tuttidice^ che Carlo 
entrh in Firenze il di nT Ognissanti ; il Compagni an- 
ch'esso presence y ildi 4 novembre: aggiunge una cu^ 
riosa circostanza, echsjk solo pregato ( essendo sulla 
fine di ottohre ) di nan entrare in Firenze il dX d^Ognis* 
santi ,j perch^ il popolo inlihuto in tal di fa fesU coi 
yini nuoYi , e assai »candali sarebbero potuti incorre- 
re jj Dino Camp* Cron. lib. 2. Un*alira circostanza e 
che interrogati non solo i Consigli, ma tutu leArU se 
Carlo si doi^esse ricevere y tutti Jiironq pel si „ eocetto 
i fornai , che disseno che nk riceruto, ne onorato fosse 
perche Tenia per distriiggere la citti ,, . f^edi lo stes. 
loc. cit, Sulla data ddF ingresso importa assai poco il 
giorno , ma solo il sauio lettore pub dedurne quanto 
facile sia V alterarsi le circostanze dagli storicii pik 
'veridiciy come erano il Villani^ e il Compagni ambe* 
due presenti 'alia venuta fli Carlo , e che non OA^evano 
ne^sun interesse di porla in un giorno piuttosto che in 
un altro: se importasse lo stabilir quella data,potrebbc 
anteporsi F autorita del Compa^i^ che erajra i Si^ 
gnori del Governo f si per la curiosa circostanza dei 
vini y si perchs pare che egli seri^esse giorno per 
giorno. 



LIB. HI. CAP. vm. 2o5 

fautori iFrancesi di siffatte crudelta che dura- 'J^ 
rono sei giorni . Allora la parte Nera vittorio- di C. 
sa s'impadron\ del governo, e mandb molti ^ 
in esilio. II Pontefice, che volea solo la mu- 
tazione del governo, ma non avea con^lia- 
to queste violenze, biasimando e Carlo di Va- 
loiS) e Corso Donati , mando di nuovo a Fi- 
renze il Gardinale d*Acqua-Sparta, che poco 
ascoltato , prese la solita vendetta ecclesiastica 
di poire la citt^ sotto Y interdetto . Si rispet- 
tavano cosk poco fra loro anche i parentis 
che il figlio di Corso Donati stando a cavallo 
il di di Natale a udir la predica nella piazza 
di S. Groce, e vediendo passare Niccola dei 
Cerchi suo zio, gli corse dietro fiior di Firen- 
ze, lo raggiunse al Ponte d'Africo, ove appic- 
catasi la zofTa fra di essi ed i loro partigiani, 
furono il zio^ ed il nipote uccisi. Intanto 
tutto era disordine, e scompiglio. Carlo, che 
favoriva, ed avea rimess^ in istato la parte 
Nera , volea apparentemente c<Hnparire neu- 
trale; onde coF pretesto di congiiire, e di de- 
litti esso ed i i^uoi perseguitavano i disgra- 
ziati Bianchi . Talora erano ant^rtati, e seque- 
strati nella loro abitazione alcuni dei piii ric- 
chi cittadini , ai quali , se vole vano esser posti 
in liberty, si facea pagare una gr#ssa ammen«- 
da: si ardevano le case di altri che si etsxio 
salvati: si faceano nella notte con tutto il 



2o6 STORIA Dl TOSGANil 

"^[1^7'"*^^'^ visite doraiciliari:) trafoirandosi per an- 
di G. Meta di ricerca coi ferri fino i sadconi . Fiiial- 
^ mente nel di 2 aprile, quel che restavano an- 
cora di parte Bianca farono esiliati, e fra 
quest! si trovano due celebri nomi cio^ quel- 
di Dante allora Ambasciatore^al Papa, e Tat- 
tro di Petracco di Parenzo, padre del celebre 
Petrarca, che si ritirarono in Arezzo, ove 
aacque da Petracco queirillustre poeta. Pa- 
re che 1' innocente mediocrita di talento del 
Compagni lo facesse obliare in questo naufra- 
gio della parte Bianca • Dopo cosi crudel me- 
dicina, si pird Carlo y credendo avere abba- 
stanza ordinate le cose . Pareva cbe cacciata 
la maggior parte dei Bianchi , dovessero ces-- 
sare le atrqci esecuzioni , e le stragi , ma coi 
piu vani pretesti si proseguivano ; una lettera 
di Gherardino Diodati refugiato a Pisa a'suoi 
consorti , nella quale dava loro speranza def 
ritDmo degli esuli^ bastb per fare arrestare e 
decapitare due suoi nipoti insieme con altri ; 
ne la madre, che scapigliata si getto per la pub^ 
blica strada ai piedi del Potesta , pot^ ottenere 
che inganneyoU parole (12). Messer Donato 
Alberti pre$o colF armi alia mano , condotto 
vilmente sopra un asino a Firenze , fu fatto 
porre alia corda , e trarre in alto , e lasciato- 

{11) Dino Comp, Cron, lib* 2. 



LIB. III. CAP. VIII. 207 

lo ivi appeso, siaprirono tutte le finestre, e te""JJJ]* 
porte del Palazzo perch^ il popok) godesse del di C. 
fiero spettacolo, e finalmente quasi, per pietk ^ 
ottenne il Potesta di fargli tagliare la te»t^^ e' 
terminar. eoUa morte lo strazio, e grinsal- 
ti (i3). Ne qui si acceiiua che una piccolissi- 
ma parte di tanti eccessi. Questa fu la pace 
medsa in Firenze da Carlo di Valois, chiama- 
tovi da Bonifazio VIII. come paciere ' Era 
quel Principe discendente del S. Re Luigi, 
che appunto pochi anni avanti lo stesso Pa- 
pa area canonizzato ^ e che il devoto storico 
deir atroce rivoluzione va piamente , e inutiK 
mente invocando (i4) • Crli espulsi Bianchi 
o Ghibellini andarono refugiandosi per le 
citta, ove piii dominava il loro partito ^ e do-^ 
ye potevano almeno esser toUerati; e Pistoja, 
Arezzo, Bologna, Pisa^ e molte altre citta^, e 
castella furono il loro ricovero . La piii parte 
dei Signori di contado erano Ghibellini, si 
unirono percio fkcilmente gli esuli con essi^ 
e con gli ajuti delle citta nominate comincio 
una disastroia guerra di fatti piccoli^ ma mi- 
cidiali ^ d* arsioni , devastazioni , e itiberie . La 
sola Siaia si teneva saviamente neutrale, ma 

(i3) Dino Comp, loc. cit. 

(i4) )i O buono Re Luigi che tanto temesteDio! oi/*e 
lafede delta real Casa di Francia? ,| ec* Dino Comp, 
loc, cit. 



208 STOniA DI TOSCANA 

''J^ in tempo dt fazioni la saviezza diventa ana 

die. colpa, e Farrabbiati faziosi de'due paititi 
^^ chiamavano meretrice laLupa (i5), Erano in- 
tanto padroni del govemo di Firenze i Ne- 
riy ossia i Guelfi, e aomoia inflaenza avea- 
no acquistata i Grandi rispettati^ e temu- 
ti| benche non avessero potato romper la 
legge che gli escludeva dal gov^no . Fra i 

i3o3 principali erano i Buondelmonti ^ i Pazzi, 
gli Spinij ma specialmente Corso Donati , il 
quale avendo avuta la prima parte nella ri* 
▼oluzione , avrebbe voluto averla anche nel 
governo. Inqoieto sempre, e appetente df co- 
se Duove J circondato sempre da uomini faci- 
norosi nutriti alia sua tavola , rassomig^iava 
pill a un Signore di castella, che a un citta- 
dino repubblicano . Scontento dei Rettori, e 
del Governo , cercava ogni mezzo di eccitar 
de'tomulti, e mirava forse a piii alto segno. 

i3o4 Affettando integrita, e desiderio che il pub- 
blico non fosse frodato, pretese che si rendes- 
se conto d* una grossa somma di denaro im- 
piegata nella compra di grani in tempo di una 
carestia , che avea afflitto Firenze . Resisteva 
il Gonfaloniere con molti grandi cittadini, o 
pmrche vi fosse stata della frode , che sarebbe 
rilevata , o perche paresse loro la dimanda un 

« 

(i5) Dino Comp, loc. cit. 



* •^. 



LIB. III. CAP. vni. 209 

affronto ,' o piccati che quest' uomo torbido ^^^ 
dovesse ogni monfiento eccitare dei motivi da di C. 
tenere inquieta la citta. Ebbe Corso Taccor- ^ ^* 
tezza di tirare nel suo partito il Vescovo di 
Firenze Tosinghi^ uomo eloquente, destro, 
e che ccmciliava a quella parte maggior ris- 
petto . Si divise nuovamente il paese in dbie 
partiti ; si armarono , si fortificarono neMe 
case, nelle strade , e il pubblico Palazzo, e il 
Vescovado stesso presentavano rimmagine 
di due fortezze • I nuovi Priori , e Goiifjpilonie- 
fe inabili a richiamare la, calma ,'invitarono i 
Lucchesi 'Come lore amici ad esser pacifica- 
tori : accettarono F invito, e una Deputazione 
loro venne a Firenze con molti armati ; ebbe- 
ro il go verno nelle mani, e per alcuni giorni 
furouo Signori di Firenze. Fecero posar le > 
armi, stabilitono un oblio generale delle ingiu- 
rie, e lasciaroiio la citta in una momentanea 
calma . Per renderla piii durevole il Pontefice 
Benedetto XL con migliori intenzioni di Bo- 
nifazio,istigato segretamente dai Bianchi, cbe 
pure in un piccolo numero mascherati esi- 
stevano ancora in Firenze, vi mando il Cardi- 
nale da Prato . Egli era di famiglia Bianca- 
Ghibellina , oiide o prese a favorirla per ge- 
nio di partito ^ o veramente vide che il van- 
taggio della citta sarebbe stato il rimettere i 
fuorusciti : vide die una gran parte del popo- 

T. III. PL «4 



310 STOKIA Dl TOSGANA 

. "" lo vi si sareb)je indotta , giaeche la$ciaiido 
di C. da parte i nomi di Bianchi , e Neri, o Ghi- 
*^^^bellini, o Guelli^i era accorta negli ulti- 
mi faziosi teiitativi di Corso ^ che dal partito 
dei Neri si voleano opprimere i popoktni , e 
forse cacciargli dal gdverno . Vedendo il Car- 
dinale favorito da non pochi il suo dtsegao ^ 
e coUa sua unzione ^ e affettuosa eioquenza 
avendolo a molti pepsuaso^ ne comincio il 
trattato^ e gia alcuni sindaci de' Bianchi era- 
no venuti a parlar seco in Firenze. Avvisto- 
si il contrario partito delF immiriente ruina ^ 
pensb di rimediarvi eon un inganno . Con- 
traffatti i sigilli del Cardinale , furono a suo 
nome scritte delle lettere, coUequali^'invi- 
tavano i Capi di fazione Bianca a venire sol- 
lecitamente con quanta gente armata potes- 
sero a Firenze . Si finse che le lettere fossero 
intercettate ; e lette nel pubblico, si eccitb 
rabbia.^ e dispetto contro il Cardinale, che 
per evitare i primi movimenti d' un tumulto 
fu consigliato d' andare a Prato sua patria , 
ove non fu piii felice nel far rieiitrare i Bian- 
chi ; onde pieno di sdegno contro i Fiorenti- 
ni alfiiie partissi (i6) . Resto nella civile di- 
scordia la citta , e si tomo alle armi ^ fra le 

(ig) VistoHa della faldficauone de' sigilli e rao 
coruata da Gio, F'illani, benehs il Compagtii non lo 
mceenni: ambedu4 queUi istorici erano in Firenze* 



LIB. III. CAP. vni. 2 1 1 

quali i capi della parte Nera volendo ruinare "^^ 
specialmente i Gavalcantii) i pdu potenti della di C. 
parte Biancachefosserd in Fireiize,lanciaro- ^ 
noun fuoco d'artifizio sulle case, e botte* 
ghe loro situate presso Mercato nuovo ^ le 
quali ardendo , comunicando il fuoco ai vi- 
<jini, il daimo fu immenso (i7);giacche quel* 
la parte della citta era la piii ricca pe' mer- 
cantili fondaci . I disgrisiziati padroni , e la 
forza pubblica istessa furono impotenti ad 
estin^erlo^ e spettatoH del comune danno. 
II tumulto della citt^ , gli urli degF infelici , i 
ladri che si arrischiavano a rubare impune- 
niente, faceyano uno de'piii tristi spettacoli. 
Terminato Y incendio , mplti ricchissimi cit- 
tadini si trovarono nella piu gran miseria. 
Intanto il favor del Cardinal da Prato alia 

(17) Pare che si servisscro d^una sorte di fuoco gre^^ 
CO ( vedicap. i. del lib. 3. ) giacclie era lanciato ,, Di 
mercato vecchio si saett6 fuoco in Calimala ,, Dino 
Cofnpagni Cron,* lib. 3. Gio, f^llL lib. 8. ec. 7 1 , asse^ 
risce che il fuoco si distese tanto ^ che fra palagi^ e 
forri arse furono piu di 1700^ e che il fkidolloj e la 
parte piu importante della citta resto distrutta . Che si 
corioscessero allora delle misture di similfiioco e mos^ 
trato anehe da una Novella di Francesdo Sacchetti. 
Aggiunge il Compagni che il fuoco fu lauorato in O^ 
gnissanti, che Ser Neri A bad Priote di S. Piero Sche^ 
raggioy chefi uno de' primi attori in questa scelera^ 
tezza^ lo porto in una pentola , e che era di tal sorte ^ 
che quando cades^a in terta tasda/^a un colore Oizr 
zurro. 



f 212 STORIA DI TOSCANA 

•^ parte Bianca^ accresciuto dalla pertinace con- 
di C. trarieta dell' opposto partito , lo portb a ten- 
* ^^ tare di rimettere coir artifizio , o colk foria 
la parte Bianca in Firenze. Dopo aver col 
racconto esagerato degli ayvenimenti esacer- 
bata la romana Corte contro i Neri , indusse 
il Papa, che si trovava a Perugia , a chiama- 
re a se i lor# Capi i piii valeuti , ed accorti 
per trattar con essi defla tranquillita di Firen- 
ze (i 8). Obbedirono essi, fra quali era Corso 
Donati ; e il Cardinale fece sapere ai fuoru- 
sciti segretanaente esser tempo di rientrare 
coUa forza nella patria, mentrela parte av- 
versa era priva de'piu valorosi difensori . 
Non trascurarono i fuorusciti Y opportuna 
occasione ; e se fossero stati guidati dal valo- 
re, e dal senno, il colpo era fatto . Riuniti da 
tutte le parti si avanzarono verso Firenze in 
numero di 1600 cavalli , e 9'mila pedoni , ed 
erano gianti allaLastra sopra Montughi, pri- 
ma cbe in Firenze se ^ avesse sentore: onde 
se profittando dello spavento , e confusione 
eccitati dalla sorpresa , senza perder tempo 
avessero assalita la citta, la vittoria era sicu- 
ra. Ma mentre si trattengono ima notte ad 

I. -' • ^ 

(18) Co si il ViUani: il Compagni dice che si mosse'^ 
ro spontaneamente per scusarsi presso il Papa delF a\^^ 
venuto incendio : ma il primo pare sempre nteglio in^ 
formato delle molle occulte del Governa. 



LIB. III. CAP. VIII. 2l3 

aspettare altri ajuti ; mentre peiietrati nella*"^^ 
citta che avea dato ordine alia difesa, s'ac-diC- 
campano in luogo ov'erano privi di acq\ia , ' ^ 
inVece di occupare una sponda dell*Arno ; 
mentre combattono con poca energia, e al 
prime incontro si ritirano ; mentre i Bolo- 
gnesi invece di avanzarsi in loro soccorso, si 
ritirano sbigottiti alia niiova del prim b svan- 
taggio ; il colpo ando a vuoto. A tutto do 
s'miisca il poco concerto nelF azione di tanti 
corpi che da tante parti dovevano venire, e 
che non attaccando Firenze nel giorno sta- 
bilito, i loro corrispondenti segreti n ella c^it- 
ta non si mossero , gli assalitori furono re- 
spinti , e lasciarono alcune vittime infeli ci al 
furore della parte irritata , e vittoriosa (19). 
Questa allora portb learmi contro alcune 
castella parti tanti de'nemici , fra'quali dis- 
tingueremo il castello di Stinche de Cavalcan- 
ti posto in Val di Greve, perche dopo breve 
difesa gli abitanti arresi , condotti a Firenze, 
e chiusi nelle nuove carcm fabbricate pres- 
so S. Simone sul terreno degli Uberti, diede- 
ro ad esse il nome di Stinche {^o) . La parte 1 3o5 
Nera, ad onta della vittoria, scorgeva con 

(19) Gio. VilL lib. 8. c. 72. Dino Comp. Cron. lib. 
3. Ambedue questi scrittori eran presenti alfatto, Amr 
mir. ist. lib. 4. 

(20) Gio. nil lib. «. c. 75. 



2l4 STORIA DI TOSC\:^4 

"^J^^dispiacere, che in Toscana era la Bianca as- 
(H C. sai potente^ giaoch^ Pistoja ^ Pisa , Arezzo ^ e 
'^^^ Bologna la favorivano : volendo muover loro 
guerra cercb un Capitano di nome, e d'au* 
torita , ed invito Ruberto Duca di Calabria 
figlio del Re Carlo . Venne questo Principe , 
a cui fu dato il comando delle genti fioren- 
tine riunite alle lucchesi. Si fece con massi- 
mo vigore I'assedio di Pistoja: si difesero i 
cittadini con coraggio da sgomentare i nemi- 
ci . II Pontefice Clemente V. che come Padre 
di pace , voleva spengere questa guerra nata 
dair odio delle parti, mandb due Cardinal! , 
che prima colle pr^hiere , e poi con le mi- 
naccie tebtarono di riconciliare gli animi, ma 
inutilmente : si partirono scomunicando quei 
i3o6 che non obbedivano* II solo Duca di Cala- 
bria , che aveva dei moti vi di non disgustare 
il Papa , si parti lasciandovi pero tutte le sue 
genti . Si difesero bravamente i Pistojesi dal 
mese di aprile fino a dieci di gennajo , e non 
si arresero che dopo aver sofferto i disagi i 
piu orribili della fame (!2i);anehe allora non 
capitolarono che ad ottimi patti : che la Ter- 

(ai) Dino Comp. Cron. lib, 3. Gio. Vill. lib, 8. c. 
8a. Dice il prima che quando si arresero non as^eano 
vettowx^lia che per un giorho j e che aueano alcuni 
giorni innanzi mandate fuori le hocche inutili^ donne^ 
vecchi, efanciuMi . 



I IB. 111. CAP. VTII. 2l5 

ra resterebbe libera , e le fabbriche e le for--^[J^ 
tificazioili illese ^ patti cbe i Fiorentini offer- diC. 
sero lore, sapendo che veniva NapoIeoneOr- ^' 
sini Cardinal Legato , che avrebbe dichiaratc^ 
che la citt^ era della Chiesa : i patti pero non 
furonp osservati. II Papa yedendo inutili con*- 
tro di Fh'enze I'arini sue spirituali, voile ten- 
tar le temporal! mandando a far loro la guer- 
ra il Legato^ ma queste riescirono egualmente 
Vane: termino il Legato con poco onore la sua 
guerra temporale, ricorrendo di nuovo alle 
armi spirituali , e scomunicando Firenze . 
Pareva che la cittk non potesse restar tran-- 
quilla,e pochi anni passarono senzaciYili di- 
scordie : bisogna concludere che la costitnzio- i3o^ 
ne politica era difettosa , ed anco senza I'uni- 
versale epidemia de'Guelfi, e Ghibellini ^ e 
de'Btanchi^ e Neri skrelhhe stata divisa , co- 
me prima di questi nomi lo era stata dagli 
Uberti . I potenti volevano il govemo in ma- 
no ad esclusione del popolo ; e questo sareb- 
be loro venuto fatto agevolmente, giacch^il 
popolo intento alle arti meccaniche , o alia 
mercatura , ha poco ozio per applicarsi alle 
arti del govemo , e per lo piti si lascia tran- 
quillamente regolare quando non h oppres- 
so . Ma ravididk di occupare le cariche divi- 
deva gli animi dei primi cittadini , e comin- 
ciavano fra loro le fazioni , nelle quali si trae- 



2 1 6 STORl A Di rose A> A 

""Jj~van dietro rinnocente popolo: inoltrt ere- 
di C. devanu ^ o volevano che la liberta loro con- 
' ^ sistesse nel soprastare alle leggi, e uniti in 
fazione turbayano a segno resecuzione delle 
leggi , che i Capitani , e i Potesta di Firenze 
non aveano coraggio ^ o forza da tenerii in 
freno (22). Niente piu di tali violenze esacer* 
ba il popolo ^ ed e capace di soUevarlo . Fra 
i prepotenti cittadini si distingueva sempre 
Cor^o Donati, ne Teguaglianza repubblica- 
na poteva sodisfare un cuore tanto ambi- 
zioso r Fu creduto che egli aspirasae alia ti- 
• rannide : i nuovi vincoli di parentela con 
Ugaccione della Faggiola , e la segreta allean- 
za con esso lo facevano sospettare*: si aggian- 
geva la sua maniera di vivere, coUa quale 
tendevaa guadagnarsi Fanimo de'piii arditi^ 
e facmorosi, essendo la sua casa, e la sua 
tavola aperte a costoro , e usceudo sepfipre 

(22) Pochi anni at^anti il Potesta aveafatto curre'^ 
stare per malefizio Talano de^CaviciuUi. Tornando 
il Potesta dalla Casa de^ Priori fu assalito dai parentis 
e consorti di Talano ^ neju malamente ferito ^ e restb 
liherato il reo; onde sdegnato il Potesta abbandonh la 
earicaj e torno al suo paese, Gio, f^ill, lib. 8. c yX 
F'e/li Dino Comp. che sullajine della sua Cronica di^ 
ce: In questa Citta . . . . gli uomini vi s'ucciilono, il 
male per 1 egge non si punisce ^ ma come il malfatto- 
re ba degli amici, e pu6 moneta spendere, e liherato 
dal malefieio. 



LIB. Ill, CAP. viii. ai7 

fuori u cavallo ciricondato da una masnada ^^ 
di simil gente. Fu accusato; ma temendosi diC. 
la sua arditezza, e le forze che avrebhe potu- 
to radunfire se gli si fosse dato il tempo der 
bito e legale per rispondere all'accuse ; il Go- 
verno a lui qontrario , passando su tutte le 
forme , un' ora dopo non essendo compai^o , 
lo condanno come ribelle: e senza perder 
tempo marcio contro di lui la forza pubblica. 
Si difese egli co'suoi per le strade^ per le ca- 
se col piti pstinato yalore , ad onta deUa got- 
ta di cui era malato , e pose in gran pericolo 
la citta. Ajutato pero il Magistrato non so- 
lo dal popolo, ma dalle straniere truppe che 
vi si trovavario, assalitolo da tutte le parti nel- 
le strade delle sue case, finalmente lo ruppe. 
Si ritiro egli fuori di porta alia Croce cercan- 
do di salvarsi, ma giunto da'suoi nemici, fu 
ucciso verso S. Salvi , e in quella chiesa se-- 
polto. Cos\ mori un uomo che fu eil soste- 
gnOj, e il terrore della sua patria; pieno di va- 
lore, e d'eloquenza non poteva meno colla lin- 
gua che colla spada^ e Taria nohile e maestosa 
ornava queste qualita . Tutte le piccole Repub- 
bliche della Toscaua erano agitate dagli stessi 
moti^ e o Guelfi o Ghibellini, o Bianchi o Ne- 
ri , o Nobili o Popolani non potevano viver 
tranquilli . In S. Miniato i Mangiadqri ^ e i 
Malpigli, chiamate ie loro fqrze, combattero- 



2l8 STOBIA Dl TOSC/INA 

"^ no, e vinsero il popolo, e gli tolsefo il go- 
di C. vemo . In Prato i Bianchi cacctarona i Neri^ 
' ^ ma ne furpno* espulsi il giorno appresso; i 
Volterrani , e i S. Gemmianesi si rtiin^urono 
scambievolmente le carapagne, e furono poi 
acquetati dai Fiorentini . Arezzo era stato per 
quakhe tempo govemato dai iTarlati, che si^ 
gnori feudali, e perci^ Ghibellini o Bian- 
chi, ne aveano cacciata parte Guelfa o Nera y 
ed erano stati percio nemici dei Fiorentini . 
Nell'anno scorso cacciati i Tarlati^ si era pa- 
cificata co' Fiorentini , accomunando le cari- 
che con tutti i cittadini , senza privilegio di 
nome, e la parte dominante si fece appellare 
parte Verde \ ma poco duro quel raggio di 
senno ; nel presente anno vi rientrarono i 
Tarlati, ne cacciarono la parte Guelfa, e si 
ricomincio daessi la guerra coi Fiorentini , i 
i3ioquali devastarono le campagne aretine . Nel- 
r anno seguente ebbe luogo tra di essi un af- 
fare assai piii vivo; aveano gK Aretim attac- 
cato Citta di Castello, che cbiese ajuto ai 
Fiorentini ; vi marciarono essi soUecitamente 
con un ck>rpo di seimila uomini , ai quali erar 
no unite le bandit ^atalane condotte dai Ma- 
liscalco del Re Ruberto di Napoli poco in- 
nanzi.Trapassando il territorio aretino , que- 
ste truppe si distesero imprudentemente sot- 
to iCortona in im difficile passo, ove erano 






■«-.«v -■- . . -^' -•^*-itt *:■* --^ 



J 



LIB. III. GAP. VIII. a 19 

aspettate dagli Aretini' guidati da Uguccione*"^^ 
della Faggiola ^ Capitano , che doveva un di di C. 
essere si fatale alia fiorentina Republica: ma * '^ 
1 suoi soldati ^ e gli Aretini stessi non mo* 
strarono il solito valore . I Fiwentini, che do- 
veano esser per la maggior parte trucidkti^ 
o presi ^ respinsero i nemici con molta strage, 
e fra gli altri vi fu morto Vanni Tarlati, uno 
dei primi del Governo aretioo. « 

Iiitanto la fama portava che il naovo Im- 
peratore Arrigo VII . ai preparava a sceude- 
re in Italia. Era gran tempo da che un somi- 
gliante astro, apportatore sempre di novi- 
ta, e rivoluz.ioni<) non era comparso nel cielo 
d' Italia; e intanto la $aa politica coatitnzio- 
lie era assai alterata. Non esi&yteva piii quel-* 
la Lega Lombarda,che avea saputo abbatte^ 
re la potenza d'uno de piu formidabili Im- 
peratori^ e costringerlo a riconosoere la sua 
indipenden^. Questa Lega, cos\ vantaggiosa 
airitalia, edatta a raffrenare le forestiere in- 
vasion!, s'era rotta in pezzi alle scosse delle 
fazioni ; e Y Italia , e specialmente la Lombar* 
dia in questo momento , invece di quelle vi*- 
gorose , ed energiche Repubbliche che avea- 
no resistito alia Casa di Svevia per la loro u- 
nione^ non prestava che un sanguinoso tea^ 
tro di guerra civile. Guido della Torre do* 
minavaduramentein Milano d'onde avea cac* 



220 STORIA DI TOSCANA 

"]J]jJ7^***^ Maffeo Visconte, Simone di Golubia- 
di C. no in Vercelli, e Novara, Alberto Scotto in 
Piacenza, il^Conte Filippone in Pa via, i Pas- 
serini in Mantova , in Parma i Signori di 
Correggio^ in Gomo Martino Lavetario , Al- 
, boino della Scala in Verona; in Rovigo Ric- 
ciardo di Camino , in Brescia Maffeo de'Mag- 
gi. Cremona con turboknto alternativo go- 
verno "ora dai nobili era dominata , ora dalla 
plebe; Lodi^ e Crema da Antonio da Fixa- 
ratico ; Modena ^ e Reggio dai Ghiberti . Bo- 
logna era libera; Ferrara strappata dai Ve^ 
neziani agli Estensi, recuperata dai Legato del 
Papa , tenevasi in Vicariato dai Re Roberto . 
Tutti qtiesti Signori, che vacillavano nel loro 
piccolo Stato , dovean temere una tal venu- 
ta, e sarebbe stato coinune interesse unirsi , e 
impedire risolutamente il passaggio ; ma si o- 
diavano anche piii tra loro , di quello che te- 
messero Tlmperatore . In Toscana non vi era 
che Pisa, ed Antzzo, che ne braraassero la 
venuta. Pisa, sempre addetta alk fazione im- 
periale, speraya ingrandirsi suUe ruine de'Fio- 
renttni,che aveano superbamente trattati gli 
Ambasciatori di Cesare: percib per agevolar- 
gli la strada gli fece pagare 4o mila Eorini 
d'oro, ed altrinepromesse al suo arrivo. Sie- 
na si tenne unita con Firenze, che decise 
di non permetter V ingresso aella sua citta 



.-4.-*, 



LIB. III. CkV. VIII. '221 

airimperatore, lie riconoscere in lui alcuna"^^ 
superiorita , ami nonaveanmancato di nian- di C. 
d are Ambasciatori ai Signori di LomBardia 
consigliandogli ad oppbrsi ai suo pass^gj^o, 
e specialmente a Guido della Torre Signore 
di Milano , che ebbe tanto motivo poi di pen- 
tirsi di non aver seguitato il loro consiglio (23): 
Avea Firenze ricchezz^, e coraggio , e non 
gli mancavano esempi di aver contrastato in- 
trepidamente con altri Gesari. JE vero che 
r Itaperatore non voleva ascoltare i nomi di 
Guelfi , o di Ghibellini , e dicea di venire^per 
mettere concordia in Italia ; ma i prudenti 
Fiorentini aveano un esempio fresco davan- 
ti agli occhi nella venuta di Garlo di Valois 
entrato in Firenze col bel titolo di pabiere *,' 
e che vi avea recati tanti sconceF^. Un'al- i3ii 
tra revoluzione aviea alterato il sistema d' Ita- 
lia . II Papa era un potente rivale dejl-lmpe- 
ratore , ed atto a frenare con la sua pre- 
senza, eprontezza le di IvA usurpazioni. II 
Papa to non esisteva piii in Roma, ma in A- 
vignone. Filippo il Bello , Re di Francia , che 
avea seutita la formidabil potenza di Bonifa-^ 
zio , alia morte del suo successore Benedetto 
tramb Y elezione d' un suo suddito, il Vescovo 
di Bordeaux, e pote non solo farlo eleggere, 

('23) Istor. Pistohsi. 



aa2 STORIil DI T05CANA 

■j^ma trasportare la £ede Pontificia vicino alia 
di<}. sua capitale , per aver su di esso la maggiore 
*' influenza (34)- Avrebbero percio fisitto grari 
senno gritaKarii a imitai^e i Fiorentjni , e 
chiuder le porte d' Italia al nuovo Imperato* 
re. II saggio Re di Napoli Ruberto non solo 
si preparo a difendere il regno , ma invio an- 
che a Roma il suo fj^tello con delia truppa 
per animare i Roman! a contrastargli I'ingres- 
80. Si era egli strettameiite legato coi Fi6- 
rentini ^ e nel passar di Firenze indi per Sie- 
na, tornando da x\yignone, avea esortati i cit- 
tadini alia concordia p^r «esser piu forti con- 
tro il foresttero nemico . E gia queU* Impe- 
ratore cominciava a dar dei segni non equi- 
voci ddr obbedienza che esigeva , e delF im- 
pero che pretendeva esercitar sulla Toscana ^ 
come sul resto dell' Italia . I sudi Ambasciato- 
n yenuti a Firenze intimarono, che Teserci- 
to fiorehtino si partisse dal contado d' Arez- 
zo, che era sotto la protezione delFImpero , ^ 
che la Repubblica gli mandasse Ambasciato^ 
ri a fargli omaggio. Alia domanda imperiosa 
Betto Brunelleschi , uomo altiero e feroce , e 
jnsuperbito per la caduta di Corso Donati , di 
cui fu ^tore , essendogli statu commessa la 
ri&posta replico con orgoglio, ed indecente 

(24) Murat, Ann, d'ltaL ^ ' 



LIB. JII CkP. YllU 2!l3 

insolenza: onde i Signori cVsapprovatala pre^'AjfT 
garono gli Ambaseiatori di tomare per altra die. 
risposta , la quale fu gentile ^ ma ferma , e ne> ' 
gativa : dope la quale si diedero tutti i proT* 
vedimenti per la necessaria difesa^essenda gia 
Arrigo giunto a Turino, Agl'inviti die con 
tutto I'ardore gli facevano i Ghibellini si ag- 
giunse un'epistola di Dante . £ scritta con ti-* 
na certa fierez.za, che era il carattere di quel- 
le uomo, la quale conswvava anche parlando 
ad un Imperatore ; vi sono delF espressioni 
che seiitqno il rimprovero suUa sua lunga 
tardanza a Milano ^ lo incita contro Firenze , 
indieandogli chela vera testa di quell' idradi 
ribellioni , che pulhilavano una dopo 1' altra 
in Ijombardia, era Firenze: nh s'ingannaya. 
Se lo scritto semhrera poco pio verso la pa- 
tria , de« almeno saperglisi grado che la gene- 
rosita lo trattenesse^- dal portar le armi con- 
tro di essa quando 1' Imperatore ne fac^v^ 
I'assedio. Questa lett«ra pero resa nota fu a lui 
fatale: Todio dei cittadini, che il tempo co- 
minciava a calmare <, si esatpero , e nel 1 3 1 5 fu 
di nuovo confermato il siio esilio ; ed ei per-^ 
dette ogni speranza di rientrare nella patria . 
Intanto, quasi che ancor dopo la morte Cor- 
so Donati dovesse agitare la citta^ quel del 
suo partito ne cercarono vendetta ^ ed uccise- 
ro Betto Brunelleschi che avea armato il po-* 



J 



2a4 STORIA DI tOSCANA 

•^[^j^polo contro Corsq; e trovandosi forti abba- 
diC. stanza andarono al monastero diS.Salvi, ove 
seiiza onore erastato sepolto il sue cadavere, 
lo dissotterrarono , e gli celebrarono magni- 
fiche eseqiiie , faceiido armati la guardia per- 
che il divin servizio non fosse turbato . Quel- 
romicidio, e Taltro avvenuto in seguito di 
Pazzino de'Pazzi per opera de'Cavalcanti, a- 
vrebbero probabilmente ricacciata la citti 
negli antichi civiii disordihi, senza il timore 
di Ar rigo , che espugnata Brescia si prepara- 
va a venire in Toscana: ma forse non la cre- 
dendo agevole impresa ^ e volendo tentare le 
vie piacevoli, mando nuovi Ambasciatori^^ ai 
quali fu vietato Tingresso in cittJi. Combatte* 
vano i Fiorentini coirarmi , in cui erano piit 
potenti , coi denari : con questi aveano soste- 
nuto Brescia, con questi, dopo che Airigo lie 
fu partito , la fecero ribellare , e collo stesso 
i3i2 mc^zzo guadagnaronoMesserGbibOTtoSignor 
di Parma , che alzo contro di lui lo stendardo 
di ribellione in Lpmbardia.Si citarono allora 
i Fiorentini a mandare a Genova dodici per- 
sonea scusarsi;e,ricusando essi, furono po- 
sti al bando deli' Impero . Dopo tanti insulti 
alia regia Maesta^ conveniva prepararsi alia 
pill valorosa difesa. Era grande la fama di 
Arrigo, Tutta la Lombardia o vinta dal timo- 
re, o dalle armi gli avea ceduto . I Pisani era- 



LIB. III. CAP. Vm. 2li5 

no impazienti di averlo fra le mura , e i loro ^^ 
Ambasciatori ne soUecitavano in Genova la di C. 
partenza. Benche Pisa, dopo la fatal rotta del- 
la Meloria , non fosse piii risalita all' antica 
potenza, era sempre commerciante, e ricca: 
quella guerra tanto a lei furiesta non era ter- 
minata che nel i3oo in cui avea stipulata epi 
Genovesi una pace assai gravosa, col riscatto 
dei prigionieri, i quali perb in i5 anni di 
carcere eraiio per la maggior parte periti . U- 
na mortale epidemfa, in cui lascio lavita 
rimperatrice stessa, e il mal umote dei Gcno- 
vesi,lo fecero finalmente imbarcarsi per Pisa: 
giunse a Porto-pisano nel di 6 marzo , e fu 
ricevuto nella citta con allegrezza , e pompa 
straordinaria , ove si radunarono tutti i fuo- 
ruscitiyc i malcontenti di Toscana, o stra- 
fiieri, molti altri o tratti dalla speranza, o 
dalla curiositk ,o dal desiderio di fargU la cor- 
te, come il Vescovo d'Ar^zo, Uguccione 
della Fag^ola , Federigo di Montefeltro . Gli 
offrironO i Pisani coUe chiavi la signoria del- 
la loro Repubblica . Questa era una formali- 
ta , ma tali non erano le somme anche esor- 
bitanti ch' ei trasse dalla Repubblica, somme, 
che se dee prestarsi fede ad un istorico con- 
temporaneo (^5)^ fecero mormorare assai il 

(2 5) Ferreto Vicent. hist. lib. 5. rer. iiaL torn. 9/ 
JsU Pist. Marang. Cron* Pis, 

T.JILP.L i9 



226 5TORIA DI TOSCANA 

Tj^popolo. Ne primi d'aprile neirorto de'Gam- 
di C. bacorti, ove solea spesso tener de consigli coi 
suoi primi Signori,dichiar6 solennemente ne- 
mici deirimpero varj Prinoipi lombardi.che 
si erano ribellati ^ e i Fiorentini , e i Lucche* 
si . Le sue genti nel tempo di questo soggior- 
no fecero alcune piccole scorrerie sul conta- 
do fioreutino, e lucchese: non si fece pero 
impreaa di conto ^ perche anelava Arrigo di 
esser coronato in Roma, dove si*port6 soUe- 
citamente per la via di Maremma ; e ad onta 
del partito formato dalle genti mandatevi dai 
Fiorentini, unite a quelle del Re Roberto ed 
agli Orsini , coUe quali ogni d\ si veniva alia 
mani , se gli fu impedita la via di ;San Pietro, 
prese la coroaa in S. Giovanni Laterano (26) • 
Partito di Roma , si awib verso Toscana pep 
la parte di Perugia . Ricevuto allegrantente in 
Gortona , e in Arezzo , qui si tra:ttenne du« 
giorni, e vi ricevette gli Ambasciatori di S. 
Sepolcro venuti a implorar perdono . Si mos- 
se verso Firenze. Montevarchi coUe sue de- 
boli forti&cazioni lo arresto solo tre giorni « 
San Giovanni si era circondato di una fossa 
piena d'acqua^ ma appena vide dar lo scolo 
alle acque^ si arrese. Non trovo I'esercito im- 
periale resistenza di qualche conto fino al* 

(a6) Albert. Muss. Gio. Fill. lib. 9. c. 42* Perr. Vicen. 
loc. cit. . 



LIB. III. CAP. vin. 227 

rincisa, ove un grosso corpo di Fiorentini si '^ 
era accampato a guardare il passo in sito as- di C. 
sai forte. Non credendo opportune rimpe' 
ratore il perder tempo ivi , e vedendo diffici- 
le di forzargli col vantaggio che aveano del 
luogo , fece salire le sue truppe per altra via 
montuosa mostratagli dai fuorusciti , e pren- 
dere Montelfi. Una schiera di Fiorentini ve- 
dendo avanzarsi i nemici per occupar xjueL 
passo, tento velocemente di prevenirli; ma 
percossa da una banda di T^eschi scesa dal 
monte , fu rotta , e costretta a ritirarsi fretto- 
losamente alF Incisa : i nemici pertanto occu- 
parono Montelfi . Con questa operazione , al- 
r^ercito fioreutino restava tagliata ogni co- 
municazione con Firenze , e privo di vetto* 
vaglie^si sarebbe trovato a mal partito, se Te- 
sercito imperiale conoscendo il vantaggio del 
posto vi si fosse mantenuto. Ma di la si mosse^ 
e giungendo alle porte di Firenze prima del^ 
Farmata fiorentina, pose in gran sconcerto^ 
e terrore la cittk, che fu meglio rassicurata 
quando per altra strada giunsero la notte le 
sue genti, emolto piu quando arrivati gli ajuti 
di Lucca, di Siena, e di molte citta di Tosca- 
na ^ e di Romagna , che il comune timore riu- 
niva , si fece in Firenze una massa assai nu- 
merosa di truppe non minore di 4 niila ca- 
valli , e 24 mila fanti . Questo esercito, in quei i3i3 



228 STOKIA DI TOSCAINA. 

^"T^ tempi grandissimo , tenne s\ poco conto de- 
di C. gl' Imperiali , che le porte restarono sempre 
' aperte , fuori di quella che corrispondeva al 
campo nemico. E vero che I'esercito impe- 
riale era assai minore del fiorentino ; ma la 
sua cavalleria agguerrita , e valorosa recava 
spavento agrimbelli Italiani (27), ne si ardi- 
vano i Fiorentini misurarsi a campo aperto. 
Sapevano bene pero che il tempo combatteva 
per loro , e che presto mancberebbero all'Im- 
peratore denari, e vettovaglia. Per la parte 
degrimperiaii la guerra si ridusse a devastare 
il paese^ non avendo gente da far Tassedio 
della citta nelle forme; per la parte dei Fio- 
rentini non si fece che star suUe difese^e so- 
lo sotto le mura alciini dei giovani piii ar- 
denti escirono talora a scaramucciare: piccole 
battagliole , che servivano di spettacolo ai 
cittadini ed alle donne istesse alfacciate alle 
mura . Fecero i Fiorentini la guerra con mol- 
to senno dalla torre della chiesa di S. Minia- 
to, dalla rocca di Fiesole , dalla villa dei Be- 
nincasa a Ripoli, luoghi da loro assai fortifi* 
cati. Andavano speculando i movimenti dei 
Tedeschi , e quando- ne vedevano qualche 
piccola partita allontanata dalx^ampo, le cor- 

(27) Istor. Pistol, „ Lo Imperatore avea duomila 
cavalieri infra i quali rC <wea 800, che as^ebbero com" 
baUuto con tutti quelli di drento . \^ 



LIB. III. CAP. VIII. 229 

revaito sopra con superiori forze, ed erano"^[^ 
per lo piu vincitori • Parimente furono inter- di C. 
cettati piu volte i viveri : 5o some di essi che ^ 
venivano d' Arezzo restarono prese , e dei 260 
soldati, che lo scortavano, 70 uccisi,e6o, 
prigionieri. Bernardino da Polenta Capitano 
de* Fiorentini occupo il castello di Leccio, 
indi la torre che stava sul ponte delF Incissl , e 
poi Ganghereto . A Castelfiorentino dai Sene- 
si uniti ai Fiorentini era stato intercettato un 
grosso convoglio di viveri : le foci , e i mon- 
ti del Mugello erano presi, onde non restava 
al campo imperiale libera altra via , che quel- 
la del Gasentino (28) . Mancavano percio le 
vettovaglie agF Imperiali : Arrigo si ammal6 
a S. Salvi, ov'era attendato, d' una tertiana 
doppia originata probabilmente dalFinsalu- 
bre aria romana, in cui avea passata Testa* 
te. Gonosciuta la difficolta delFimpresa, dopo 
due mesi , levo finalmente il campo la notte 
deir ultimo d'ottobre. Ebbe la gloria Firen- 
ze di aver cacciato un Imperatore con un 
valoroso esercito , di cui da tre anni si p'arla^ 
va con terrore da tutta F Italia. Si ritiro Ar- 
rigo a S. Casciano , ove si trattenne circa due 
mesi^ facendo dar Fassalto ai vicini castelli(2g). 

(a8) Albert, Muss. hist. Augu. lib. 9. rer. ii. torn. lo. • 
(29) Era i Castelli risparmiati 'vi fu Lucardo y for" 
se pel suo buon ca^io . Viedi Iter. Ital. Henrici VIL 



aSo sToniA di toscana 

"^J^Alcuiii di questi furono arsi, altri rispar- 
di C. miati . Giunto a Poggibonzi ordino che il ca- 
* ' stelk)^ gia disfatto da Carlo di Valois, fosse ti- 
fabbricato sul poggio , cib che fu presto ese- 
guito , e prese ii nome di Gastello , o Poggio 
Imperiale. Prosegui Tlmperatore il viaggio a 
Pisa , ove dopo aver dimorato brevemente ^ 
prese la via di Roma , molestato sempre dai 
confederati dei Fiorentinirfinalmente, esacer- 
bata la malattia cominciata a S. Salvi^ si mo- 
r\ a Buonconvento^ ed il suo corpo portato a 
Pisa fu ivi sepolto (3o) . 



Nicolai Episcopi Botrontinensis. ho seriitore era com" 
pagno di viaggio dell* Imperatore, e dice ,, AUqua 
Gastra combussit, aliaretinuit ^icut Lucardum ubi fiunt 
boni Gasei ,, . 

(3o) Fu creduto che fosse fatto avs^elenare dai Fio^ 
rentini nefPostia con cuisi comunico per mezzo deifra* 
ti DomenicanL Questa voce creb.be in modoy che porta-- 
to a Pisa il cadavercy alcunifrati di cfuelF Ordine Ju-' 
rono uccisi dai popolo: piu di tremita Pisanisi vesti^ 
rono a brunoy e andarono incontro al cadavere, ( Cron. 
Bolognese Mura, rer, itaL scrip. ) Per smentire siffaUa 
caUmnia non s* ha che da leggere Pistoria di Ferreto 
Vicentino che descrii^ a lungo la malattia delV. Impe^ 
ratore con tutti i suoi progressij e la poca cura ch' e^ 
ne prendeva y e si vedra che questa gli cagionb la mor* 
te; nondimeno basta che una calunnia sia pconunzia^ 
ta una voltOAy percKe sia ripetuta da cento penne . Per 
questa spedizione si vedano Gio. F^ilL lib, 9. Istor. pi- 
stol, Ferr, Vicen, his. e Fitinerario delF Imperatore 
scritto dai F^escosfo diButriPUb, tutti scrittori contempo^ 



LIB. III. CAP. VITI. !23l 

In tutto il tempo di questa guerra Siena si "^^ 
tenne ferma nella lega co* Fiorentini , e allor- di C. 
quando si accostarono i nemici alle sue mu- 
ra, o passarono sul suo territorio, non solo 
si difese, ma gli attacco felicemente piii vol- 
te , e reco all' esercito imperiale non pochi 
danni^ specialmente incettando le vettovagUe, 
che daPisani erangli inviate (3i). Anche il 
resto della Lega Toscana , fuori che Pisa , ed 
Arezzo, stette salda , e mostro qael che possa 
I'lmione, e la concordia contro i forestieri 
invasori. La letizia, il dolore, il giubilo, la 
costemazione , e varj movimenti eccito la 
morte delF Imperatore in Italia , secondo i 
varj partiti^ ed interessi . Si rallegrb F^irenze 
col resto della Lega Toscana , perchfe quan- 



ranei, Chi avesse "voglia in un etfento tragico di mescO' 
larvi del comico non ha che da conjrontare le lunghe , 
e stuccheifoli riflessioni alia Cronica Sanese fatte dal 
Benvoglienti ( rer. ital. torn. 1 5. ) sulla morte delF Imr 
peratore con un passo della Cron. Pis. del Marang. 
Questo pretende che morisse per troppa castita, e conti" 
nenza, il Benvoglienti d^un male che suolper lopiu na» 
scere da incontinenza , facendo una falsa censura al 
Vocabolario della Crusca : ma e egli d^ uopo cercare^ 
o peleno , o altre cause per ispiegare la morte di un 
malato di febbre maligna , accompagnata da un car^ 
bonchio? Vedij oltre i citatiy Alhertino Muss. rer. itaK 
torn* to. 

(3i) MaleuoL istor. di Siena par. 7.. lib. 4- 



232 STORIA Dl TOSCANA 

"■^ tunque lo avessero gloriosamefite respinto , 
di C. finche restava in Italia^ era un centre di riu- 
nionea tutti i malcontent! fuorusciti,eaquel- 
li che mascherati si celavano fra le lore mu- 
ra, Una delle citt^ pid costernate da quella 
mortefu Pisa, che vedea la Lega Toscana pro- 
babilmente rivolgersi a suo danno . II Re di 
Sicilia Federigo^ che si era con loro^ co'Ge- 
novesi, e coll' Imperatore legato contro il.Re 
Roberto , e che con potente flotta unita a 
quella de' Genovesi , si trovava in mare pron- 
to alFimpresa, a cui per terra s'incaminava 
il defunto Imperatore, fu dolorosamente sor- 
preso udendo in mare la trista nuova, e yen- 
ne a Pisa ad accertarsene , e a mescolare le 
sue querele con quelle de'Pisani, Gli offerse- 
ro essi la signoria della Repubblica , come i 
Fiorentini avean fatto al Re Roberto , ma ne 
Federigo , ne Amedeo Conte di Savoja , ne A- 
Inerigo di Fiandra voUero accettaria . Veden- 
do la tempesta che andava preparandosi^ pre- 
sero al loro soldo molta truppa dell' Impera- 
tore, e ne fecero Capitano il piu valente di 
quel tempo, Uguccione della Faggiola. Di 
quest' uomo,*u|io de' piii illustri guerrieri del 
suo secolo , che ha fatta vacillare la fiorenti- 
na potenza , e piangere i Reali di Napoli , non 
e chiaramente manifesta 1' origine . La fami- 
glia della Fag^ola non era nota prima d' U- 



LIB. III. CAP. VIIT. 233 

guccione , e a lui de ve tutto il suo splendore . "jj^ 
Nel distretto d'Arezzo, in quei tem|ii estesissi- di C. 
mo neir Appennino , che sovrasta a S. Sepol- 
cro , esisteva in mezzo a scoscese rupi , ed ai 
faggi^ dai quali trasse probabilmente il nome^ 
la Fajola , e i nideri ruinosi che vi si veggono 
aiiche al presente, possono esser resti delle ca- 
se di Uguccione (32) . Nato ivi d' oscura ori- 
gine<, ma ricco benestanfe , ec6lY anima guer- 
riera^ fece il suo tirocinio militare insieme 
con Maglinardo da Susinana , ed altri Chi- 
bellini contro i Bolognesi , poi cop Azzo Mar- 
chese d' Este , indi* cogH Aretini , de' quali fu 
Potesta , e Capitano : ed essendo assai accetto 
air Imperatore , fu mandato da lui Vicano a 
Genova. Di la ritornato, fu eletto dai Pisani 
loro condottiere , pericoloso per5 alia liberta 
pisana ^ come lo era stato ai sospettosi Areti- 
ni . Confermava la sua celebrita guerriera un 
feroce aspetto , che fa la piii grande ioipres- 
sionesu'sensi^ e sulF espettazione del volgo. 
Smtsurato di statura , robustissimo di mem- 
bra, faceva uso d'armi piii grandi , e piii pe- 
santi delle comuni , e si contavano di lui va- 
rie meravigliose prodezze , fra ie quali che , 
abbandonato in una battaglia da tutti i suoi , 

(3 a) Guazzesi dell* arUico dominio del vescovo d^ji^ 
rezzo par. 2. $. 6. JVpta . 



^^hV ••& 1 



234 STORIA. Dt TOSCANA. 

""[JJJ^ ^^ taezix) ai nemici ferito, e malamente pesto , 
di C. s' era pui* ritirato in salvo , riportando fitte 
neirampio scudo 4 partigiane, e i3 verret- 
toni scagliatigli addosjio dai nemici. Non va- 
leva meno nel consiglio, che nelle armi, ne 
era scrupoloso suUa scelte de'mezzi che la 
conducessero alia grandezza . La sua sola ve- 
nuta rincuorb i Pisani . Parea che alia morte 
deir Imperatore la fazione Ghibellina in Ita- 
lia ^ e specialmente iti Toscana dovesse essere 
spenta , giacche avea contro di se il Re Ro- 
berto, il piu potente Sovrano dltalia, Signo- 
re , oltre il regno di Napoli , di Provenza , di 
Roma, e che dominava per mezzo de'suoi 
Vicarj in Firenze, e in Lucca; le quali Re- 
pubbliche tenevano unita nell' istesso partito 
la maggior parte della Toscana . Ma tanto 
puo un uomosolo talvolta, che Uguccione fe- 
ce pender la bilancia contro questaLega. Non 
perdette tempo , e spinse le bande tedescbe 
unite ai Pisani contro i Lucchesi . Erano essi 
rinforzati dai Fiorentini , Sanesi , dalle genti 
de'Malespini, e de'Fieschi: furono nondime- 
no rotti da Uguccione , che una volta perse- 
guitatili fino nei borghi di Lucca , ove fix po- 
sto il ftioco, portate via delle statue, ed al- 
zati dei trofei scheme voli ai Lucchesi (33), 

(33) jilber. Muss. lib. 3. rer. ital. torn, lo. Troncl 
Ann. Pis. 



LIB. III. CAP. VIII. a35 

dopo averne in piu luoghi devastate le Cam- ^^^j" 
pagTie , gli costrinse a restituire a Pisa moke di G. 
castella usurpatele fino dai tempi del Conte ^ ^^ 
Ugolino- Ma, quello che fu di maggior mcv- 
metato, impose loro, se volean la pace, di ri- 
metter nella citta i Ghibellini , fra i quali a- 
vendd un gran partito , si apriva la strada a 
insignorirsi di Lucca. Era divisa questa citta 
tra i Bernarducci , e gli Obizi : dominavano 
perb gli Obizi , e invano il Vicario del Re Ro- 
berto , Gfaerardo da S. Lupidio y si affaticava 
a tener fra loro la pace . 

Seppe profittarne lo scaltro Uguccione, il 
quale tenendo occulto trattato con i malcon^ 
tenti rientrati, e fra queSti coH Castruccio 
AntelminelK, che tanto poi si rese celebre, 
marciando a Lucca colla scelta de' suoi nel 
di 1 4 giugno, ed essendogli aperta dai fau* 
tori una porta <) vi eiiitro, ed ajutato da questi 
ft'insignori della citta , onde fuggirono i prin- 
cipali della contraria fazione , e il regio Vi- 
cario . Fu Lucca messa a sacco , specialmente 
il palazzo del Vicario ^ ne si rispetto davvan- 
taggio il tesoro pontificio tratto da Roma ^ e 
da' suoi contorni dai Cardinal di S. Fiora per 
ordikie pontificio , e depositato in S. Frediano, 
che giungeva a un milione di fiorini d'oro, 
Fu preda ancor esso degli avidi soldati , che 
non risparmiarono neppure gV insmti alle 



236 STORIA. DI TOSCANA. 

•j^vergini, e alle piii nobili matrone (34). I Ghi- 
di G. bellini, o Bianchi , specialmente i Pistojesi si 
'* distinsero per la rabbia persecutrice deloro 
nemici, dopo i quali eccessi che durarono 
8 di, tomarono i Pisani in trionfo, avendo 
Uguccione lasciato suo figlio Francesco Si* 
gnore della citta con buona guardia . Resto 
costernata Firenze alle nuove di tanto disa- 
stro , e si prepararono con vigore ad una 
guerra pericolosa, che vedeano imminente . 
Gik fino qualche tempo innanzi la morte del* 
rimperatore^ quando fecero stretta lega col 
Re Roberto , gli aveAno per alcuni anni con- 
cesso il governo della citta con patto cbe non 
ne fosse alterato il sistema , vi avea esso in* 
viato un Vicario con poca truppa . Ora che il 
pericolo si accresceva, vi mandb con 3oo seel* 
ti cavalieri il suo fratello minore Hero Con- 
te di Gravina^'gioyine di grazioso aspetto^ e 
di belle maniere , che si guadagno V afTetto 
de'Fiorentini; e rimessa nel suo arbitrio la 
creazione de' Priori , e degli altri Magistrati , 
procuro in questa elezione di soddisfare i 
voti del pubblico. Importava il diminuire 
piu che si poteva il numero de' nemici , onde 
cerco di accomodarsi cogli Aretini , che uniti 



(34) Gio. FilL lib, 9. c, Sg. Istor, pistoles. Alberti. 
Muss^ Rer. ItaL torn. X. 



i3i4 



LIB. III. *CAP. VUI. 237 

ad Uguccione sarehbero stati pericolosi : sr "^ 
fece con essi la pace, e a condizioni egua- cUC 
li (35). Non posava pero Uguccione; egli fa- 
cea delle continue scorrerie ora sul Volterra- 
no^ or sul Pistojese fino a Cafmignano , spa- 
ventando i Fiorentini : prese Seravalle , e ten- 
to la sorpresa di Pistoja : la trama era ben 
concertata : guadagno alcuni villani , che fa- 
cean la guardia sulle mura , i quali secondo 
r ordine preso, in una oBcura notte diel dk 1 1 
di dicembre lasciarono scalare le mura a 5o 
nemici, che aperta , o rotta la porta , entraro- 
no coi loro compagni circa 80 cavalieri, e 
3oo fanti . Essendo riconosciuti pero, tutta Pi- 
stoja fu in moto suonando le campane a mar- 
tello , e si comincio a combattere . Se Uguc- 
cione giungeva in questo tempo ^ il colpo era 
f atto : armato il popolo , conosciutone il pic- 
colo numero , li assali coraggidsamente: dopo 
lu^go contrasto vedendo spuhtare il giorno, 
e hon comparire gli ajuti, furono^ostretti a 
ritirarsi dalla citta. N'erano appunto esciti, 
quando apparve troppo tardi Uguccione: ma 
gli convenne ritirarsi (36) . I Fiorentini , che 
miravano farsi sempre piii pericolosa la guer- 
ra , mandarono a cercare nuovi soccorsi al Re 



(35) Vill, lib. 9. cap. 63. Amm, istor.fior. lib. 5. 

(36) htor. Pistol. 



' i 



^38 STORIA Dl TOSGiWNA 

"JJJ^ Roberto . Chiese d'andami Taltro suo fratello 
di C. Filippo Principe di Taranto col figlio Carlo : 
* ^ il aaggio Roberto «he ne conosceva la legge- 
rezza mal volentieri vi acconi;ent\ : vennero 
con esso 5oo seelti cavalieri . Ek>po la cadu- 
ta di Lucca aveano i Fiorentini assai ben for- 
tificato Monte Catini come un' importante 
barriera. Uguccione voile attaccarlo, e pre- 
vedendo , che i Fiotentini gli sarebbero stati 
contro^ col piii grande sforzo raccolse quanta 
genti pote di Pisani, di Lucchesi , delle trap- 
pe del Veacovo d' Arezzo., de'Conti di S. Fio- 
i3iS ra, e de'molti Ghibellini, e fuorusciti. Subi- 
to si fece anche dai F^iorentini un numeroso 
esercito coU'ajuto delle citta collegate, Bolo- 
gna^ Perugia , Gubbio, Siena, Pistoja , Prato , 
Volterra ; e coUe truppe napoletane giunge- 
va a tre mila cavalieri, e moltissima fanteria, 
dbe si fa da aleuni ascendere a 3o mila uo- 
mini; ma la forza in quei tempi consisteva 
nella cavalleria. II Principe vi marcio alia' te- 
sta per liberare Montecatini , che Uguccione 
assediava . Erano assai minori le genti di 
Uguccione , ma superior! «di valore , e di Ca- 
pitano. Si trovarono a fronte i due eserciti. 
Stettero qualche tempo fermi, divisi dalla 
Nievole , fiumicello che scorre per una valle, 
la quale separa le alture di Montecatini, e 
Monsulmano . Filippo , Comandante de' Fio- 



LIB. ni. CAP. VIII. aSg 

rentini, era malato di febbre. Facevatfo essi "^^ 
delle scorrerie pressp il campo pisano per di C. 
incitare alia pugna^ e vedendolo immobile, 
cresceva la Iotq audacia , credendolo intimo- 
rito; e lo scaltro Uguccione appunto cerca- 
va di accrescere V inconsiderata confidenza 
del nemico. Finalmente, credendo gli fosse 
intercetta la via delle vettovaglit , prese il par- 
tite di ritirarsi, ovvero lo finse, mia in buon 
ordine , e pronto a battera se Foccasione s'of- 
friva (87) . Lo seguitb come se gia fosse rotto, 
allegro , e in poco buon ordine Y esercito fio- 
rentino; qiiando ad un tratto, arrestatosi^ 
Uguccione d'assalito divento assalitore, fece 
attaccar la debole vanguardia , composta di 
Sanesi, e Colligiani da i5o de'migUori sol^ 
dati guidati dal suo figlio , e da Giacotto Ma- 
lespini fuoruscito fiorentino. La ruppero pre- 
sto , e corsero imprudentemente sulla schiera 
diPiero ov'era il nerbo delF esiercito : bench^ 
in tanto pericolo niuno volto le spalle , e fu* 
rono percio quasi tutti tagliati a pezad . U*^ 
guccione allora con 800 cavalieri tedeschi, 
che erano il fiore della sua truppa^ assal\ con 
tal vigore i nemici poco ordinati , che age* 
volmente gli vinse. II maggior contrasto si 
fece intomo al Conte di Gravina, ov'erauo 

(37) Istor. Pistol. Ren ItaL torn. 1 1. 



» ( 



• I 



i^O STOMA DI TOSCKSk 

"^^le truppe migliort, ma anch' esse fiirono po- 
di C. ste in fuga . La battagli^ fxi sanguinosissima, 
' ' e i Fiorentini ebbero una delle rotte piii me^ 
morabili . Vi resto morto un figlio d' Uguc- 
ciotie, alia qual nuova I'intrepido gueniero 
non muto aspetto: ma 1' ardore della vendet- 
ta, e y odio contro i Fiorentini lo incito a 
proclamare che non si facessero prigioni , 
e pen si risparmiasse la vita ad alcono ; oiuie 
fu grandissima la strage. Circa a due mila se 
ne contano morti de' vinti dal Villani, ma il 
numero dovette esser ma^ore come si de- 
duce da akri scrittori , molti affogati nella 
Nievole , pocfai i prigionieri . Una Ingubre ce- 
lebritfk ebbe la sconfitta di Montecatini dalla 
morte di Piero fratello del Re sommerso pro- 
babilmente in un padule, il di cui cadavere 
non potfe ritrovarsi , di Carlo figUo del Prin- 
cipe di Taranto suo nipote, e di molti dei 
principali Fiorentini, e delle citta coU^a- 
te (38) . SicCome di queste si trovavano a 
combattere persone delle principali famiglie ^ 
si videro per qualche tempo Napoli, Firen- 
ze, Bologna^ Siena, Perugia quasi intiera- 
mente vestite a lutto. Fra i piii distinti si 
1 14 delle prime famiglie di Fl- 



'(//. lib. 9. c. 70. Istor. Pistol. Alhert. Mass. 
' Ann. Pis. Cron. Sanese di Andrea Dei . 



LIB. III. CAP. vm. 24 1 

renze, Carlo Coiite di BattifoUe, Carroccio, ~^ 
e Brusco di Aragona guerrieri de' piii apprez- '!• C. 
^zati; dall'altra parte, oltre il figlio di Uguc- *^ 
clone ^ vi resto il suo compagno Malespini, 
che portaya Timperiale iiisegna, e che mai , 
non lascio ne pur ferito a morte . Vi rimase 
ferito Gastruccio Antelminelli che mititaTa 
80tto Uguccione. Gli avanzi della rotta ai^ 
XDaXSL si dispersero verso Pistoja, Fucecchio , 
Cerbaja, e molti restarono annegati nei pan- 
• tani della Gusciana . La preda dei vincitori 
fu immensa ; la mollezza , e it lusso fiorenti- 
no avea poriato tra le arqii i tappeti , i letti 
serici, e fregiati d'oro con la piii nobile su- 
pellettile da rassomigliar pin a' Sibariti , che 
Hg\i Spartani (39) . Molte bandiere furono 
prese, fralle quali due stendardi reg). Awen- 
ne questa battagUa il di 29 d'agosto. II corpo 
del Principe Carlo fu di decente funerale 
onorato, e quello del figlio d' Uguccione se- 
polto in uno de' cassoni del Campo Santo di 
Pisa col suo nome notato. Si trovo in questa 
battaglia co' suoi Pisani il Conte Ranieri (4o) 
da Donoratico : conservava sempre fresco 
r odio ereditario contro i Reali 
r autore de' quali Carlo I. avea fa 

{39) I'err. rScent. hist. lib. 7. 
(4o} Alber. Muss, la chiama NeriJiglU 
T. lU. P. I. 



i3i6 



243 STOntA Dt TWCAHA 

tare insieme con Corradino il suo avo Ghe- 
di C-rardo; onde, essendosi trovato fra i morii il 
cadavere del Principe Carlo, si naira che Ra- 
nieri calpestandolo con barbara compiac^- 
za , invocando I' ombra del suo avo a gusta- 
re il feroce piacere della vendetta , ed ese- 
crando quella di Carlo , si facesae crear cava- 
liere sul cadavere stesso (4i) - Montecatini , e 
Monsulmano si arresero subito al vincitore, 
e molte castella seguirono la stessa sorte. Ab- 
battuto da queste perdite, se ne tomo a Na- 
poli il Principe di Taranto , e il Re Roberto 
vi mand6 nuovo Vicario il Conte di Mcmte- 
scaggioso e d'Andria, detto ancora il Conte 
Novello. Le pubbliche disgrazie perb che so- 
gliono o a dritto , o a torto produrpe il mal- 
contento contro i regolatori del governo, a- 
veano eccitato tin partito. in Fircnze contro 
i Reali di Napoli, del quale era capo Simone 
della Tosa, mentre Pino della stessa famiglia 
dirigeva il contrario, sostenendo che non si 
dovea rompere un' ainicizia da tanti auni 

(4i) Molti Scrittori narrano il fatto : Jra qudli 
Alber. Muss, de gest. ttal. Hh. 4> Ber. Ital. torn. io.,piu 
>rta le parole di Banieri : el tollite , 
di manes : este Irnjus rouneris ma Ur- 
iique Canis Senex Carole , Corradini 
r^s, atque Avi roei camifex, acd- 
eiitate propaginem . 



LIB. IIT. C\P. Tin. 243 

mantenuta con quella casa reale. II contrasto "^7" 
si termino col limitare assai le facolta del Vi- di G. 
carlo regio . Si sarebbero forse aiiche risve- * ' 
gliati de' pericolosi tumulti , senza il timoi'e 
d' Uguccione . Ma la fortuna cominciava a 
stancarsi del Sue favore verso di lui . Trovava- 
si in Lucca un uomo straordinario, superiore 
di talenti ad Uguccione senza la sua erudelta. 
Castruccio Antelminelli Castracani , uomo dei 
piii grandi che abbia prodotto 1' Italia ,' prima 
di giungere all' altezza , e celebrita , a cui lo 
portarono i suoi talenti^ passb per varie av- 
venture. Esule di Lucca col padre per esser 
nemici della fazione dominante, perdette in 
Ancona i genitori: passo in Inghilterra sotto 
gli auspicj del suo parente Alderigi , ricchissi- 
mo lucchese mercante, probabilroente inizia- 
to anch' esso alia mercatura. II suo spirito 
elevato pero lo fece penetrare alia Corte del 
Re Eduardo , a cui fu somm^mente accctto . 
Giuocando col Re alia palla , e cogli altri cor- 
tigiani , uno di quest^ per disputa di giuoco 
gli tiro una guanciata in presenza del Re (42). 



(4a) Tigrini, Vila Cas.Berum Itai 
' Manuz. jizinni di Cail'ruc. Quanto e 

Macchiaveilo nello stile istoriro , e r, 
fleisioni onde V arricchisce , altrettant 
fatti: questa ne^ligenza pero ffiunge {> 

nella vita di Castruccio di cui ha pi 



^44 STOBI* DI TOSCANA 

"j^ Non sofPr) I'atrronto il generoso Castruccio , 
di C. e tratto fuori un pugnale i' uccise nell' istan- 
te. Pel sollecito ajuto de'suoj amici, e forae 
per conniveiiza del Re , fatto fubito imbar- 
care., passo in Fiandra ove ardea la guerra tra 
gl' Inglesi , e i Francesi , prese il partito di que 
sti sotto Musciatto Fraficesi Fiorentino , che 
vi militava con 4oo cavalli, e i5oo fanti ita- 
liani , e vi si distinse per molte prove di va- 
lore. Quando Uguccione costrinse i Lucchesi 
a rimettere gti esuli tomo Castruccio alia pa- 
tria, e pel sue valore, e condotta ne furono 
cacciati gli Obizi, e fatto Signore Uguccio- 
ne . Netla battaglia di Montecatini si distinse 
aitamente (43)1 a fu uno de' piii attivi, e va- 

manzo che un'istoria: F ordine d^fatti e confitso, le 

circostanze errate, la naseita, e incertezza delta con- 

' dizione di Castruccio non appoggiata ad alcana te- 

stimonianza . Questa tela difahita e coninata colTas* 

serzione che non ebbe mogUe, neji^i, quando n^ebbe 

tantiec. tutto cib apparira chiaram^nte a chi confron- 

tera gli scrittori contemporanei , e in specie il f^illani 

con Macchiavello che scriveva un secolo e mezzo dopo. 

(43) // Macchiauello nella Vita di Castruccio at- 

nente a lui la vittoria di Montecatini, 

juccione non vi si trovo , iinpedito da 

I Tigrini nella*vita di Castruccio dice 

nirasta con questa assendone I' auto- 

'ani scrittore contemporaneo al fatto. 

avesse gran parte nclla vittoria non 

J etsenduvi restate Jerito in una gain- 



LIB. UI. CAP. TIU. 34s 

lorosi seguaci d'Uguccione. Ma benchfe que- "^fJJT* 
sto tanto eli dovesse, il valore, e il talentodiC. 
di Castruccio , che si -guadagnava 1' affetto 
universale, comincib a dar s\ gran gelosia al 
"' sospettoso Uguccione , che delibero disfar- 
sene. Trovavasi a Pisa mentre il suo figlio 
governava Lucca: questi, ricevuti gli ordini 
dal padre, invito a cena Castruccio, elo fece 
arrestare . Ma come il favore dei Lncchesi a 
quest' uomo era grande, quanto I'odio verso 
Uguccione, non osb il 6glio di tentare un 
colpo s\ pericoloso senza la presenza del pa- 
dre , che chiamb con la piu gran preroura a 
Lucca per eseguirlo . Era Pisa egualmente 
che Lucca stanca della tirannfa d'Uguccio- 
ne , che appunto avea fatto decapitare Ban- 
duccio Buonconti , e il figlio , perchb gli da- 
van ombra, sotto vani pretesti di tradimen- 
to (44)' Irritati da questa fresca crudelta i 
Pisani , appena partito Uguccione , levarono 
rumore, uccisero i suoi partitanti, e diedero 
il govemo al Conte Gaddo della Gherardesca. 
Questa nuova giunse a Lucca in tempo che 
i Lucchesi tumultuavano chiedendo la liber- 
ty di Castruccio . Non osando n 
cioue , fu tratto di prigione , e 

l>a, e non avends valuta medicarsi 
nan fosse terminata . 

(44) yui. lib. Q. c. 74. Tigrini vUa 



a46 SToniA. di toscaha 

"^ pubblico Gafitruccio , carico di catene . A tal 

di C. vista infuriossi viepiu. il popolo : si vide co- 

' ' stretto Uguccione a fuggire, e tolte le catene 

a Castruccio , fu con rara felicita lo stesso 

giorno , destinato per la sua morte , dichia- 

rato Sigtiore di Lucca (45) . 



(45) redi Gio. Fill. Ub.g. cap. 76. Tigr. vita Cos. 
Aldo Manuzio . Istor. Pistolesi. 



LIBRO TERZO 

SOMMARIO 

Capitolo I. Stato della Toscana dopo la morte delta 

Contessa Matilde Pag. i 

I%a. Sua origine a 

Sua ricchezza 4 

Sua potenza ib. 

Sue imprese 5 

Parte che ha nel oacciare Musetto di Luni, e di 

Sardegna 6 

I Pisani sono inTCstiti dal Papa del dominio della 

Sardegna 7 

Atuccano Falenno 8 

Crociate , ib. 

Riflessioni su ^ esse 9 

Parte che vi prendono t Pisani 10 

Pretese di Daiberto Arcivescovo di Pisa . . 11 

Djl rinvesUtura di Gerusalemme a Gofiredo . ib. 

Capitolo II. Origine di Firenze . ' la 

Estensione delle sue mura i5 

Aumento di popolazione 17 

Secondo , e terzo recinto delle mura ... 18 

Notizie certe di Firenze alia fine del XH sec. 19 

Imprese dei Pisani . Qo 

Pandette ritrovate in AmalG 3i 

I Pisani son rotti da Ruggieri aa 

Lucca, antica colonia de'Romani, sede de'Duchi 

e Marches! di Toscana 33 

Origine di Siena 

Esiende i suoi confini .... 
Suo governo , e sua potenza . . 
Spedizioni de' Pisani .... 
Iinpresa delle Baleari .... 
Stranieri che vi concorsero . . 



a48 I N D I C E 

Attacchi replicati a8 

Epiitemia nell' esercito . . 29 

Majorca k presa d'assalto ....... 16. 

PietroVerneseDiacono Canute gloriede'I^sani. 32 

Guerre con Genova . 33 

Capitolo IU. Discesa in Italia di Federigo I . . 34 

Milano e obbligata a mpitolare ■ .... 35 

E distrutta quattro anni dopo it. 

DieU di Roncaglia ib. 

V intervengono varj Professori di Bologna . ib. 

Son concesse le regalie a Federigo .... 36 

Lega Lombarda ib. 

Fedsrigo i cosiretto a ritirarsi d' Italia. . . ij 

Vi ritorna con nuovo esercito ib. 

£ sconfitio 9u1 Ticiiio ib. 

Celebre Pace di Costanza ib. 

Abolizionedelle regalie 3S 

Governo delle cittik italiane . . . . . , ib. 

Privileg] ottenuti dai Pisani 4*> 

Sono investiti della Sardegna ib. 

Avreninienti in Oriente ^i 

Saladino Soldano di Babilooia ik 

Sue imprese 4a 

Odj fra i Pi«aoi e i Genovesi 4fi 

Arrigo VII. Imperatore s' impadronisce della Si- 

ciba '. . 41 

Ritoma in Germania carico di pteda . . , ib. 

Capitolo IV. Governo repubblicano in Firenze . 48 

Instituzione dei Potest^ nelle citt4 libere . . So 

Dividono I'autorita coi Capitani del Popolo . 5i 

Isucuzione de' Priori e Goo^onieri. . . . ib. 

varj castelli feudali. ... 5a 

jnato , indi diroccato ... 53 

Firenze 54 

i Buondelmonti e gli Amidei. 55 



I N D I C E a49 

Guerre tra Flreuze e Pisa. . . . . . • i'*- ' 

Sconfitta de' Pisani a Castel del Bosco . i . 5g 

Federigo II. Imperatore scomunicato . . . 6i 

Perde, e riacquista i suoi dominj in Puglia . 62 

Si reca in Toacana 63 

Federigo fa prigionieri, per mezzo de'Pisani, molti 

Prelati suUe galere genovesi 65 

Fazioni mili in Firenze 67 

I GuetG si ridrano dalU citta i^- 

I Gliibellini rovinano le case e le torrl de'Guelfi . ib. 

Strazio de'Guelfi assediati a Gapraia . ■ if'- 

Nuova forma di Governo in Rrenze ... 69 

EfFetti della scomunica di Federigo . . . ■ 7<> 

Vicende e moite di Pier delle Vigne ... 71 

Morte di Federigo J*. 

Suo carattere 7^ 

I Guel& son richiamau in Firenze . . . . 7^ 

Nuove dissension! 74 

Monete d' ore battute in Firenze . . . . yS 

lllustiazione del Fiorino 76 

Fiorentini vittoriosi da per tutto ^3 

Trattato di Pace tra i Fiorentini e i Pisani. . ^4 

n partito Ghibellino si rileva in Itali" — ''' 

Manfredi , (i^tiu naturale di Fede 

I Pisani ronipoiio la guerra contro i 

son battuti a Ponte a Serchio . . 

Nuova Pace con condizioni gravos 



Pisa manda a dar la sua voce per t 
ratore Alfonso Re di Castiglia. 

Riconuiliazione de'Pisani colla Chie 

-Cospirazione degli Uberti in Firenz 

Fai'inata capo dei Gliibellini . . 

Massa di cssi in Siena .... 

Celebre battaglia di Monteaperti 
Giielfi 

T. Ill P. I. 



a5o INDICE 

Capitolo V. Decadenza de'GueIG qq 

Cacciati da varie citta di Toscana , sono accolti in 

Lucca too 

I loro beni sono con6scati ib. 

Concilio de' Ghibellini in Empoli .... ik 
FarinatasiopponealprogettodiruinarFirenze. loi 

Stabilimento della To^/i'a loi 

Giierra con Lucca e con gli esuli Guelfi . . io3 
Pace con Lucca; abbandono e miseriade' GuelG. io4 
Venuta di Carlo d' Angi6 in Italia .... io5 
Battaglia di Benevento; morte del Re Manfredi. io6 

Carattere di questo Re 107 

Ruina de' Ghibellini in Toscana ib. 

CaTatieriGaudentitentanodipaci6car FirenTe. 108 

Riformano lo Stato ik 

Distinzione del popoio in Arti ih. 

Huove dissension! e tumulti 109 

Finta pacificazione de'Guelfi e Gbibellini. . no 

I Gbibellini abbandonano Firenze . ... in 

I Fiorentini ofifrono il governo della loro citti al 

Re Carlo, che vi manda un Vicario . . . ii- 

Si conliscano i beni de' Gbibellini . . . , m 

' I Guelfi marriano contro i Senesi . . . . ii4 

Jgolino della Gberardesca caccia i GueiG 

egna, e vi stabilisce il dominio pisano. i iS 

giovine Corradino di Svevia . . . 116 

s imprese n? 

rhibelline fanno a gara a sohiministrargli 

ed ajuti i^- 

itingue fra le altre '*■ 

li Corradino in Pisa '"• 

e' Pisani in di lui favore ■ ■ • • n'' 

< marcia Terse Ronia *'9 

Dtnunica Corradino e i Pisani . ■ '^- 

di Tagliacozio "O 

fuga di Corradino '" 



INDICE 25r 

G arrestato e dato in mano H Carlo . . . ii. 
■ Siia morte per mano del carneKce .... il>. 
Cradelti del Re Carlo dopo la vitioria. . . laa 
I Senesi sono attaccati dal Vicario di Carlo . laJ 

Pace co' Senesi '*■ 

Pog^bonsi disfatto ....•..■■ 124 
■ Pace coi Pisani '^■ 

I I^sani si riconciliano col Papa ..... laj 
Persoiiaggi ragguardevoli in Firenze . . . 1 26 
H Papa pacifica i Giielfi e i GhibelUni . . . j*. 
Dopo quattro giorni, i Ghibellini sono costretti a 

fuggire 127 

Guerra civile in Pisa il>- 

II Re Carlo la fomenU 129 

I Fiorentini vi prendono parte i3o 

Pisa fe obbligata a riccTcr la legge daivincitori. iii. 
Morie di Papa Gregorio in Arezzo . . . . i3i 
Fazioni fra i Donati e gli Adimari in Firenze. r3a 
Nuova concordia tra i Guelfi e i Ghibellini . iXi 

AHari di Sicilia i34 

Vespro Siciliano i/>. 

Cambiamento di Governo in Firenze , . . i3j 

CA.PITOLO VI. Potenza, e ricchezza di Pisa .' . . I'SG 
Estensione de'suoi doniinj . . 
Suoi stabiiimenti oltre mare . . 
Rlvalit^ dannosa con Firenze. . 
Sinoncello Giudice di Cinarca, ca 
ra dei Pisani co'Genovesi . . 
Sue imprese, e sue awenture . 
Contbattimenti di poco conto . 
Perdite successive de' Pisani . 
Chiedono inutilmente soccorso a 
Fanno gli uJtioii sforzi, e aitidam 
flotte al Conte Ugolino della G 
Rattaglia della Metoria. . . . 



/, 



Rotta memorabile dei I^sani, e loro total dec^ 

denza 1 4? 

Varie cause cfae ai opposero al loro nsorginien* 

to i48 

Trattato in Firenze per 1' eccidio di Pisa . . ilh 
Lega delle citU Guelfe contro di ewa . . . ib. 
D Conte Ugolino k creato Potesti e Capitano del 

popolo in Pisa i5o 

Conclude la pace coi Florentini. . . . . i^. 

Cede loro molte castella ib. 

Fazione in Pisade'Gherardeschiede'Viscona. i5i 
L' ArcivescoTO Ruggiero Ubaldini anima il partito 

Ghibelllno . . i53 

Sua dissimulazione i54 

Botmra aperu con Ugolino ib. 

L' ArcivescoYO e vincitore, e Ugolino k obbligalo 

a renderai a discrezione iS5 

Orribile supplizio di Ugolino co'figli e nipoti. ii. 

Riitessioni sui debtti attribuitigli i5ti 

Vicende del govemo di Siena 1(14 

Morte del Re Carlo di Napoli M 

Capitolo VII. Vicende della Repubblica d' Arezzo. 168 

Potenza de'suoi VeacOTi , 169 

"' ' ' ' "ore dominj iJ. 

el VescoTO Ubertini 170 

lelfi d' Arezzo , e ne assume il domi- 

i7> 

i si Brmano contro Arezzo , . . i^- 
si inovono, e invadono il tertaoino di 

rchi • . • 17' 

ni s'uniscono gli ajuti delle citti Guel- 

rciano contro Arezzo *■ 

si cbiudono dentro le mura . . ii>- 
i, dopo essersi appressati ad Arezzo, « 
divideDdosi dai Senesi . . . ■ '7^ 
battono i Senesi nella ritirata . . i*- 



I N D I C E a53 

> di Carlo If. Re di N^apoli .... 176 
Gli Aretini tentano inutilmente di sorprenderlo e 

imprigionarlo ib. 

Celebre bottaglia di Campaldino 176 

Kotta degli Aretini 177 

Morte del Vescovo Gu^ielmino Ubertini . . 178 

Dante si trova a quella battaglia 179 

V indugio de'FiorentinisalTa la citt^ d'Arezzo. 180 
Intrepidity d^li Aretini in difenderia . . . ib. 

Decadenza d' Arezzo 181, 

Guerre di Fireoze con Pisa i8a 

Presa di Calcinaja, e di Porto pisano . . . i83 

Turbolenze interne in Firenze 184 

Giano della Bella ib, 

Cambiameoto di governo i85 

Pace coi Pisani 186 

CAPitOLO VIU. La soverchia prosperidk cauaa delle fre- 

^ quenti sedizioni in Firenze - igo 

Fondazione dello Spedale di S.IUaria Nuora . 191 
Ornamenti al tempio di S. Giovanni . . . 19a 
Inalzamento della Chiesa di S. Grace , e della Cat- 

- tedrale di S. Maria del Fiore ib. 

Del Palazzo Vecchio ib, 

Terzo giro delle mura. . . ^"^ 

Preminenza de' Fiorentini nel 

lettere, e negli affari politico 
Ambasciata al Papa Bonifazio V 
Micidiali fazioni nell'istorie di q 
Fazioni de' Bianchi e de'Neri it 

Loro cmdelta 

Pistoja si dk in mano ai Fiorent 
Varj Pistojesi, confinati a Firena 

me della discordia , . . 
Si risvegliano le parti Guelfe e 
Potenza della parte Bianca, o G 
Perseguiu la Nera, o Guelfa. 



254 IN DICE 

Corso Donati, di pane Nera, concerta con Itonifa- 

zio VIII. la ruina de' Biancbi aoi 

Carlo di Valois in Firenze 3o3 

Gil k data facolta di riformare il governo . . 9o4 
Corso Donali entra a mano arretata in Firenze ib. 
Crudelti, chedurarono 6 giorni .... 3o5 

Esilio della pane Bianca 306 

Partenza di Carlo ib. 

Proseguono I'esecuzioni contro i Bianchi. . ib- 

Fatti d'arme fra i Bianchi esiili ed i Neri . . 207 

Nuove divisioni in Firenze per opera di Corso Oo- 

nati 309 

I Luccheai sono chiamati a Firenze per pacificare 

la citU ib. 

Benedetto 1%^ v'invia il Cardinal da Prato . ib. 

Inganno iisato dai Guelfi aio 

Lanciano un fuoco-d'artifizio sullecase e botteghe 

de' Cavalcanti 311 

Danni che ne resultano ib. 

II Cardinale tenta invano di rimetlere i Bianchi in 
Firenze *. . .an 

Roberto Duca di Calabria e cliiamatodaiGuelfi: 31^ 

Assedio di Pistuja ib. 

Firenze e interdetta aiS 

rso Donato 317 

: tutte le Repubblirhe di Toscana it. 

dia verso il [3io 319 

lla discesa dell' Impera tore Arrigo VII. 

330 

I oppone aaa 

e a Torino aa3 

[li scrire Dante ib. 

ion posti al faando dell'Impero . 334 

in Pisa 335 

erso Roma aafi 

a S. Gio. Laterano ib. 



IN DICE a55 

Si muove contro Firenze 227 

Dopo due mesi e costretto a ritlrarsi . . . 229 

Huore a Bonconvento a3o 

Origine d'Uguccione della Faggiola. , . , aSa 

Suo valore e sue imprese ■. . 234 

S' im padroni see di Lucca ..,'.... aSS 

Tenta di sorprender Pistoja 237 

Battaglia di Montecatini 239 

Bravura e vittoria d'Uguccione a4o 

Personag^ che vi perirono ib. 

Principj di Castruccio 243 

Gelosia che desta in Uguccione 245 

E fatto arrestare dal di lui figlio ib. 

Hon osa ucciderlo, elo tien prigione . . ib. 

Liberato dal popolo, Castruccio e dichiarato Si- 

gnore di Lucca a46 



FINE DEL TOHO TERZO, P. I. 



* ^ 



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